| l' a. ricorda la mozione ferri-la malfa-zaccagnini, votata dalla
camera il 5/10/67, il successivo documento approvato, sempre dalla
camera, il 7/4/71, e infine il passo compiuto l' 8/2/75 dal governo
italiano presso la santa sede per conoscere la disponibilita' di
quest' ultima ad una revisione del concordato secondo i voti espressi
dal parlamento. sottolinea che nel 1975 l' accento cade non tanto sui
contenuti degli accordi, intesi come varianti o conforme rispetto
alla disciplina del diritto comune delle altre confessioni religiose,
ma cade proprio, sulla natura di "accordo di garanzia" che fonda
bilateralmente nell' ordinamento italiano le liberta' ecclesiastiche.
ritiene non accettabile l' iniziativa del senatore basso per l'
abrogazione dell' art. 7 cost., e nemmeno l' atteggiamento dello
jemolo che vorrebbe abbandonare il concordato a un tranquillo
tramonto, lasciando all' opera del tempo il compito di far cadere i
rami secchi. ad evitare qualunque ripresa di conflittualita' la cosa
migliore e' procedere all' aggiornamento, che e', prima di tutto un
ripensamento dei ruoli delle due istituzioni.
| |