| Onorevoli Colleghi! -- Lo studio scientifico del benessere
psico-fisico della popolazione sana e del recupero funzionale
di quanti siano stati affetti da patologie inabilitanti
costituisce un obbiettivo di grande rilevo sotto il profilo
della ricerca applicata.
Al contempo però la formazione dei quadri di chi opera
nelle scuole, nelle società sportive e nei centri di
riabilitazione non può essere più lasciata a momenti che non
coniughino la ricerca scientifica più avanzata con la
didattica.
E' proprio per dare adeguata risposta ad una diffusa
domanda di conoscenza più approfondita e di più alta
qualificazione degli operatori del settore delle attività
motorie che si ritiene opportuno
tuno incardinare nell'università la ricerca e la formazione
nel campo delle attività motorie.
La proposta di legge che viene sottoposta alla vostra
attenzione ed al vostro giudizio è intesa, infatti, a superare
l'attuale stato di cesura tra la ricerca scientifica inerente
le attività motorie, incardinata essenzialmente nelle facoltà
di medicina, di biologia e di farmacia e la formazione
professionale degli operatori.
A questi fini, la proposta di legge mira a dare dignità di
facoltà universitaria e di laurea al corso di studi in scienze
motorie, onde far convergere su di esso l'eccellenza degli
studiosi del settore e creare una trasmissione di pensiero
scientifico verso i discenti.
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In quest'ottica, però, le soluzioni proposte
nell'articolato non puntano a dare in via legislativa una
rigida disciplina preconfezionata alla facoltà, ai suoi corsi
ed ai loro contenuti, ma viceversa intendono far sviluppare a
pieno l'autonomia universitaria, se pur in un corretto
rapporto con il Ministero competente (articolo 2). E' prevista
la durata quadriennale del corso di laurea. Tuttavia, data
l'assoluta novità di un corso di studi di questo genere,
caratterizzato dalla necessità di una forte integrazione
interdisciplinare, è parso opportuno dare con legge (articolo
3) alcune indicazioni, pur flessibili, di indirizzo. In
particolare si è ritenuto di indicare le aree disciplinari da
inserire nel corso degli studi e cioè quelle
biologico-mediche, quelle sociologico-economico-giuridiche
(ovviamente applicate ai temi sportivi e riabilitativi) ed
infine quelle più propriamente tecnico-sportive relative alle
specificità delle singole discipline. La ricerca, gli studi e
la didattica in quelle aree, opportunamente articolate tanto
in campo scientifico che d'insegnamento secondo gli
ordinamenti universitari, daranno luogo a corsi organizzati in
due parti: una di base ed una a vocazioni più specialistiche,
con indirizzo pedagogico, sportivo e biologico (articolo 3,
commi 2 e 3).
Trattandosi di un corso di studi che comporta notevole
impegno da parte dei discenti ed una adeguata
infrastrutturazione di impiantistica, si è reso necessario
puntare ad accessi programmati alla facoltà. Tale
programmazione, che nel suo iter formativo dà ruolo agli
atenei ed alle organizzazioni sindacali del comparto, dovrà
tenere nel debito conto le strutture delle facoltà e gli
sbocchi professionali, operando, di conseguenza, una selezione
tra gli aspiranti all'iscrizione, selezione basata sia su di
una prova (ad esempio a test) sia su di una valutazione
tecnico attitudinale (articoli 4 e 5).
Così impostato il tema dell'inserimento della facoltà
nell'università e della disciplina dei suoi ordinamenti
scientifici e didattici, nonché degli accessi alla facoltà
stessa, la proposta di legge si premura di dare risposte ai
temi strettamente organizzatori.
Il primo e più delicato è quello del personale di ricerca e
di didattica, il quale non può essere inventato con promozioni
sul tamburo o con squallide idoneità a chi aveva comunque
operato negli Istituti superiori di educazione fisica
(ISEF).
Si è ritenuto, pertanto, di prevedere che le figure docenti
e ricercatrici siano quelle proprie e tipiche dell'università,
al fine di rendere inscindibile il rapporto ricerca-didattica:
stesso tipo di ruoli, stessi modi di selezione, stesse
carriere, status giuridico dei professori universitari e
dei ricercatori. Per altro resta chiaro che ai concorsi
possono partecipare i docenti degli ISEF e quelli tra loro, e
ve ne sono, che hanno coltivato la ricerca nei settori delle
discipline base, ben possono accedere ai ruoli universitari
(articolo 6).
Viceversa per le materie tecnico-sportive, più legate a
fatti di esperienza e a formazione meno rigidamente legata
alla ricerca scientifica, è opportuno prevedere una loro
qualificazione come tecnici laureati universitari e consentire
l'immissione in ruolo, a domanda, da parte di quei docenti
ISEF che non si sentono di affrontare un concorso
universitario per le materie base. D'altro canto, le
discipline applicative tecnico-sportive trarranno grande
utilità da personale dotato di sicura esperienza professionale
nelle discipline motorie.
Poiché, come si è detto, il tema delle strutture è per
questo tipo di facoltà quello che sono i presìdi ospedalieri
per la medicina, è stata prevista una autoprogrammazione da
parte delle università per dotare le facoltà di scienze
motorie di idonei impianti per lo svolgimento anche degli
insegnamenti tecnico-sportivi (articolo 7).
All'avvio della nuova facoltà non può che seguire la
soppressione degli ISEF ed il passaggio dei loro beni e
rapporti giuridici agli atenei, ma tale soppressione e tali
rapporti non possono avvenire in modo secco ed automatico. Ne
consegue che la soppressione è progressiva, nel senso che,
dopo l'entrata in vigore della legge di istituzione delle
facoltà di scienze
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motorie, gli ISEF portano a compimento i corsi di studi già
legalmente avviati (articolo 8). In tal modo si avrà, con il
progressivo avvio dei corsi della facoltà di scienze motorie,
l'altrettanto progressivo e parallelo esaurimento di quelli
degli ISEF, con correlato trapasso di beni e rapporti
giuridici da questi ultimi agli atenei (articolo 9).
Va da sé che, per rispetto dei diritti quesiti, i diplomi
ISEF conserveranno la loro efficacia giuridica, e che solo
successivamente saranno sostituiti dai titoli accademici in
scienze motorie per l'accesso alle professioni.
L'ampiezza e la rilevanza che hanno acquistato negli anni
più recenti le attività professionali e la ricerca legate alla
pratica motoria tanto ludica che sportiva o riabilitativa
impongono scelte precise e qualificate: l'incardinamento
nell'università di una specifica facoltà, nel rispetto
dell'autonomia degli atenei, con attento riguardo a quanti nel
passato hanno lavorato e lavorano in questo comparto e con
mirata valutazione degli assetti organizzativi, sono la
risposta adeguata ed idonea ad una forte richiesta sociale,
culturale e professionale.
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