| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
riproduce il testo unificato dei progetti di legge in materia
di informazione sessuale nelle scuole statali, approvato dalla
VII Commissione (Cultura) della Camera dei deputati nello
scorcio finale della X legislatura.
Tale testo si ritiene ancora valido perché rappresenta un
elevato punto di incontro tra le forze politiche.
Il dibattito sviluppato sui mass media durante
l'esame della materia da parte della VII Commissione nella X
legislatura
e quanto fu allora sostenuto - non sempre correttamente - sui
giornali ha confermato nella sostanza che quello oggi
ripresentato è un provvedimento necessario e che da esso si
potrà partire per costruire un discorso nuovo in quella che
sarà la pratica quotidiana.
Vi furono allora interpretazioni semplicistiche e riduttive
e permangono tuttora diffidenze e perplessità, ma il testo che
si sottopone all'esame delle nuove Camere appare chiaro negli
obiettivi che si propone.
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Tradurre legislativamente una materia equivale, nei fatti,
a sancire un insieme di atteggiamenti e comportamenti, nonché
complessi e variegati modi di sentire e di vivere alcune
dimensioni della realtà. Ciò implica, in definitiva, avere la
capacità di filtrare i contenuti culturali e dare veste
normativa ad esperienze già maturate.
Nel caso in esame si trattava di predisporre un
provvedimento che si facesse carico dell'inserimento in un
sistema scolastico già dato di una disciplina di per sé molto
delicata, non solo per il suo contenuto e perché implica la
capacità di sviluppare un nuovo coinvolgimento
psicopedagogico, ma anche perché di fatto rientra tra le
materie non formalizzate né cristallizzate, le quali
inevitabilmente trovano difficoltà pratiche nel collocarsi
all'interno di un corpo didattico. La proposta in esame,
proprio perché ricca di tante implicazioni affettive ed
etiche,nonché di valori, può rientrare tra le leggi di costume
che ineriscono la morale e, in senso più largo, la cultura.
Predisporre un tale testo ha comportato, quindi, prendere atto
di una cultura diffusa, patrimonio di tutti, ed operare una
riflessione su questa cultura, avvalendosi del contributo di
esperti e specialisti che, nel corso delle audizioni tenutesi
presso la VII Commissione nella scorsa legislatura, hanno
consentito una migliore lettura dello stato delle cose in
questo campo.
Se un dibattito a più livelli si è andato attivando, ciò è
anche per merito del lavoro svolto dalla Commissione cultura.
In campo pedagogico, in particolare, ciò è avvenuto con
maggiore evidenza anche perché, negli ultimi anni, i
pedagogisti avevano affidato il compito di educare i giovani
alla sessualità agli esperti sociosanitari, soprattutto da
quando il discorso sul sesso ha dovuto far fronte
all'emergenza AIDS.
Il tentativo sotteso alla proposta di legge in oggetto è
quello di promuovere un'informazione che non si limiti ad
essere solo tale, perché, coinvolgendo inevitabilmente
emozioni, affetti, sentimenti e valori, oltrepassa il compito
che si è dato ed assume un ruolo educativo, cercando di dar
vita ad un nuovo essere, ad una persona in grado di
determinarsi responsabilmente, di darsi delle norme che
consacrino il rispetto di sé e degli altri e di dire no alla
violenza ed alla prevaricazione. Una persona che guardi alla
sessualità come momento non solo di piacere e di gioia
reciproci, ma anche di responsabilità. Si deve anche
sottolineare che nella proposta di legge i termini antitetici
di "informazione" e di "educazione" divengono parte di un
binomio capace di reciproca integrazione. Allo stesso modo,
viene superata l'antitesi famiglia sì-famiglia no. Il fatto
che questa sia la prima comunità educante non significa che
sia sempre in grado di educare alla sessualità e che ad essa
non debba subentrare la scuola per portare avanti con profonda
responsabilità questo compito.
Peraltro, se alla scuola compete educare i giovani, perché
si dovrebbe ritenere che da questo compito debba essere
esclusa la sessualità, che rappresenta la dimensione di
maggior rilievo nella personalità dei giovani? D'altro canto,
esistono famiglie in grossa difficoltà nell'assolvere questo
compito. Esse vanno dunque aiutate dalla scuola e dagli
esperti che la scuola stessa potrà mettere a loro
disposizione.
Le famiglie possono, per converso, aiutare la scuola a
meglio comprendere i loro figli, portando il contributo delle
loro esperienze, di cui spesso sono protagoniste giovani
coppie che, messo da parte il modello normativo, si trovano
implicate in uno schema comunicazionale di non facile
applicazione sia perché contro di esso si ergono i silenzi dei
figli, sia perché sono gli stessi genitori ad essere incerti
se parlare o meno.
Vi è poi la situazione dei docenti, i quali si sentono
improvvisamente gravati di un compito che ritenevano dovesse
essere affidato agli insegnanti di scienze e biologia, magari
aiutati da esperti provenienti dai consultori. Il fatto che,
in base alla presente proposta di legge, il sesso non sarà una
materia a sé stante, confinata in un'ora di lezione, torna a
coinvolgere
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l'intero corpo docente per dar vita a momenti di
interdisciplinarietà che vedranno il concorso di più materie
(dalla lirica greca e dall'arte antica all'antropologia e alla
storia), valutate con ottiche del tutto particolari, anche
perché non continuino ad emergere percorsi tutti al maschile
che nascondano quanto la cultura delle donne ha saputo dare
nella evoluzione delle diverse civiltà.
Saranno quindi necessari una riqualificazione degli
insegnanti ed un loro aggiornamento, sia universitario sia con
l'aiuto di esperti, i quali potranno fornire il loro
contributo con veri e propri corsi di sensibilizzazione;
infatti, per parlare di sesso
bisognerà operare una riflessione su di sè e sulla propria
sessualità.
E' opportuno avanzare un'ultima considerazione: la proposta
ha in parte tolto la parola ai giovani, poiché le istituzioni
sono rappresentate dagli adulti, ma nel momento in cui la
legge diverrà operante la parola tornerà ai giovani, poiché
essa sarà attuata da loro, dai loro docenti, dalle loro
famiglie.
Per i motivi sopra esposti si ripresenta perciò il testo
approvato nella X legislatura dalla VII Commissione della
Camera dei deputati, auspicando che venga adottata la
procedura prevista dal comma 1 dell'articolo 107 del
regolamento.
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