| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge
intende ordinare, regolare e tutelare una professione che,
presente in Italia da oltre cinquanta anni, è divenuta sempre
più uno strumento indispensabile in una società complessa come
la nostra. Dalle prime leggi che adombravano il futuro Stato
sociale alle ultime leggi sulla riforma carceraria e sulla
droga lo Stato italiano, così come gli altri Paesi europei ed
extraeuropei, ha sempre più basato la propria opera di
prevenzione
e recupero sulla professione degli assistenti sociali.
La figura dell'assistente sociale è la più antica nel campo
dell'assistenza e dei servizi sociali, la prima che ha
praticato il lavoro sociale con metodo scientifico, che ha
favorito lo sviluppo della scienza sociale in un contesto
molto difficile, riuscendo di fatto a imporre la propria
specificità professionale.
Con lo sviluppo delle scienze sociali e il loro
assorbimento nel tessuto sociale
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italiano, con le innovazioni legislative e le trasformazioni
organizzative, l'assistente sociale ha raggiunto una capacità
di penetrazione tale che non vi è area di disagio o problema
sul quale non sia chiamato ad intervenire. Del resto le
numerose leggi nazionali e regionali sull'assistenza,
sull'affidamento e l'adozione, sulla tutela della maternità e
dell'infanzia, sulle tossicodipendenze, sulla carcerazione, e
da ultimo, la prossima legge sul riordinamento del Servizio
sanitario nazionale, hanno sancito la necessità di questa
figura professionale che possiede una visione della realtà
sociale globale e unitaria, visione che caratterizza anche il
suo approccio alle persone ed ai problemi.
L'assistente sociale si ritrova sempre in prima linea e
alla "porta del cittadino", a far da tramite fra istituzione e
utente, a collegare il mondo vitale del singolo e il mondo
sociale più generale, a mantenere un equilibrio difficile in
un sistema di welfare come quello italiano che non ha un
preciso modello di riferimento essendo di volta in volta
"residuale", "istituzionale" o "totale" e immerso in una
realtà che si presenta estremamente difforme per la presenza
di zone, nel Paese, che offrono servizi sufficienti ed
efficienti e zone con gravi carenze di servizi e massiccia
presenza di bisogni.
Il decentramento di servizi, quindi la loro
territorializzazione, ha posto il problema
della organizzazione e direzione dei servizi sociali
che non possono più essere affidati - come nel passato - a
figure estranee alla realtà e alla esperienza del servizio
sociale professionale.
Il lavoro sociale infatti comprende non solo il processo di
aiuto all'utenza ma anche le funzioni di organizzazione e
gestione delle risorse istituzionali, la promozione e lo
sviluppo delle risorse del territorio e dunque la direzione
dei servizi sociali. Il servizio sociale professionale è
un'attività che non soltanto ha una sua chiara ed evidente
specificità ma anche una razionalità scientifica (essendo
applicazione oggettiva di princìpi e strumenti metodologici),
un corpo sistematico di conoscenze teoriche e un procedimento
metodologico riconoscibile oltre ad una autorità professionale
e sociale che si fonda sulle competenze tecnico-professionali
connesse alla funzione che ricopre, sulle istituzioni le quali
affidano all'assistente sociale un mandato sociale.
Ora, rispetto ad una presenza dell'assistente sociale nel
campo dei servizi sociali fino a qualche tempo fa quasi
esclusiva, si registra l'inserimento di nuove professioni
sociali che intervengono tutte su uno stesso problema o area
di bisogni.
Per questi motivi occorre definire chiaramente finalità e
funzioni della professione dell'assistente sociale, istituendo
albo e ordine professionale.
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