| Onorevoli Colleghi! -- L'approvazione definitiva dei Nuovi
orientamenti programmatici della scuola dell'infanzia dà
motivo per una più vasta considerazione sullo stato della
scuola per i bambini dai 3 ai 5 anni e sull'esigenza di un
urgente impegno politico in ordine alla sua formazione
qualitativa e al suo adegumento
istituzionale. La proposta di legge che si presenta,
raccogliendo fra l'altro il parere del CNPI sul documento,
adotta il termine "scuola dell'infanzia", significando anche
nella dizione la più forte caratterizzazione della scuola come
tale, che si legittima per il soggetto cui si rivolge, per la
propria motivazione culturale
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e per l'impostazione pedagogico-didattica.
Infatti il decreto ministeriale 3 giugno 1991 (Nuovi
orientamenti di scuola materna) pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 15 giugno 1991, n. 139, si distingue come
progetto culturale e formativo che, mentre precisa l'identità
della scuola dell'infanzia nel sistema educativo di base,
intende rispondere alla più diffusa e consapevole domanda del
servizio in rapporto all'evoluzione della società complessa.
Esso coniuga la sua prescrittività con una programmazione
flessibile e contestualizzata che riafferma prioritariamente
la centralità del bambino come soggetto attivo
nell'interazione con i pari, con gli adulti, l'ambiente e la
cultura, nonché come titolare di diritti, fra cui quello
educativo assume particolare rilevanza. Il suo specifico
pedagogico si rivolge alla famiglia e all'extrascuola anche in
una prospettiva di educazione interculturale fondata sulla
convivenza democratica, sul rispetto e sulla valorizzazione
delle diversità, sull'offerta di pari opportunità che
promuovano l'effettivo diritto allo studio e
l'autorealizzazione, facendo leva sulle dimensioni di sviluppo
tipiche (affettive, sociali, cognitive) dell'età
considerata.
L'attuale attenzione per l'infanzia e per la sua scuola è
sostanziata da una maggiore consapevolezza dei diritti della
persona recepiti nella nostra Costituzione ed affermati più
volte, specie riguardo al bambino, nei documenti degli
organismi internazionali. La scuola dell'infanzia sviluppa il
proprio intervento in direzione dell'uomo e del cittadino di
domani, sulla base di indirizzi sempre più qualificati per le
istanze della società e con risposte dal significato
autentico, adeguando ordinamenti e strutture alla propria
crescita.
Con la famiglia, contesto primario e naturale
dell'educazione, e con le altre agenzie del territorio, essa
ricerca le possibili interazioni in un'ottica di
complementarietà e di sviluppo, favorendo il dialogo e il
confronto su finalità la cui condivisione postula - a vari
livelli - precise responsabilità superando giustapposizioni e
deleghe.
Ne esce rafforzata la dignità di "vera scuola", di un
fertile terreno d'esperienza e di prima alfabetizzazione
culturale sottratto a indebite gerarchizzazioni o a residui di
concezioni assistenzialistiche.
Dal 1968 (anno d'istituzione della scuola materna statale)
ad oggi, il servizio è venuto configurandosi come istituzione
aperta, interagente con la famiglia e la più ampia comunità
sociale come "progetto" e "luogo di vita" orientato ai bisogni
di identità, competenza e autonomia dei bambini, favorendo
altresì tempestivi decondizionamenti in ordine a deprivazioni
e a svantaggi. Esso si è qualificato - in certo senso - come
opportunità di educazione permanente anche attraverso la
capillarità della sua diffusione, nel confronto di opzioni
ideali, culturali ed educative. Alla sua generalizzazione ha
certamente concorso il pluralismo istituzionale, favorendo la
frequenza - ancorché facoltativa - dei bambini in età;
l'adeguamento, inoltre, della scuola autonoma agli
orientamenti statali del 1969 - importante prova di maturità
dell'esistente - ha motivato presso l'utenza la percezione più
profonda dei suoi obiettivi educativi e il progressivo
riconoscimento del valore pubblico di tutto il servizio. Ciò è
stato recepito in ambito normativo e legislativo atraverso la
politica regionale sul diritto allo studio e i rapporti di
convenzione attuati in numerose province fra comuni e scuole
autonome, con prestazioni di natura finanziaria che hanno
superato semplici forme di assistenza e di sussidiarietà.
Il concorso alla piena realizzazione della personalità del
bambino offerto dalle varie realtà territoriali ha tuttavia
risentito - come risente - sia delle disomogeneità culturali e
socio-economiche presenti nel Paese, sia del dualismo di fatto
esistente tra scuola materna statale e non statale. Ciò a
partire dalla diversità dei riferimenti normativi (per la
prima, la legge istitutiva 8 marzo 1968, n. 444; per la
seconda, il testo unico approvato con regio decreto 5 febbraio
1928, n. 577), cui si aggiunge - all'interno dello stesso
servizio di Stato - un profondo divario nelle condizioni di
funzionalità tra regioni e
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zone geografiche diverse, con la concentrazione di gravi
situazioni negative nel Meridione e nelle isole.
E' inoltre nota la precarietà istituzionale ed
economico-finanziaria delle scuole autonome, pure aventi una
fisionomia popolare ed aperta; in molti casi, è l'unico
servizio prescolare accessibile alla comunità, in ordine al
quale il contributo statale appare sperequativo e ne accentua
la "sopravvivenza a rischio". A fronte della generalizzazione
della frequenza, assistiamo pertanto a forti disomogeneità
nell'effettiva realizzazione del diritto allo studio, nella
scelta di un'offerta comunque qualificata, di pari opportunità
formative, nonché nella conclamata continuità nella scuola di
base e nel rispetto dell'indirizzo educativo della
famiglia.
Lungi dal valorizzare come sano parametro di competitività
la varietà di esperienze e di situazioni, in assenza di un
quadro unitario di riferimento normativo il pluralismo
istituzionale della scuola dell'infanzia diviene elemento di
discriminazione e di mortificazione del diritto all'autonomia
e alla libertà educative. Il fatto è tanto più grave se si
considera che, secondo statistiche CENSIS riferite all'anno
scolastico 1989-1990, la scuola dell'infanzia non statale
comprende il 48,2 per cento del totale degli alunni
iscritti!
Ora, dinanzi a un documento di grande portata come i Nuovi
orientamenti, non possiamo non tener conto di queste
problematiche. Senza condizioni di parità, la "diversità"
delle scuole dell'infanzia - invece che garanzia e
arricchimento della proposta educativa - rappresenterà un
arretramento. E qui è ineludibile dare una risposta coerente
alle premesse poste da un documento sostanzialmente rivolto "a
tutta" la scuola.
Si tratta pertanto di superare gli squilibri esistenti
attorno alla progettualità forte dei Nuovi orientamenti,
affrontando la ristrutturazione di un sistema competitivo e
compatibile con quelli comunitari, anche in vista dei
traguardi dell'integrazione europea. Innanzitutto, al fine di
garantire livelli qualitativi omogenei sul territorio,
assicurati a tutti nel rispetto delle pregiudiziali citate,
all'interno di una normativa organica che consideri
obiettivamente il problema della convivenza di istituzioni
statali e istituzioni libere nel circuito di un "servizio
pubblico integrato", comprensivo di tutte quelle scuole
dell'infanzia che previamente vi si adeguino. Accanto al
mantenimento della loro autonomia ed originalità, queste
garantirebbero oggettivamente la qualificazione di standard
formativi; al tempo stesso, la legge porrebbe condizioni in
ordine alla funzionalità e all'agibilità del servizio,
all'organizzazione del medesimo, alla qualificazione del
personale e alla direzione delle istituzioni, in coerenza con
quanto proposto dal quadro culturale e pedagogico dei Nuovi
orientamenti.
La scuola statale, all'interno di questo sistema,
concorrerebbe come punto di riferimento regolativo per tutte
le altre scuole del servizio pubblico intgrato, rispettose di
alcuni fondamentali requisiti e condizioni, tra cui
l'osservanza degli Orientamenti, la regolamentazione interna,
la partecipazione delle componenti alla collegialità,
l'adozione del calendario e dell'orario, i limiti numerici
degli alunni per sezione, l'accoglienza dei soggetti
handicappati.
In tali termini, il superamento del tradizionale dualismo
presuppone la definizione di un nuovo quadro di rapporti
giuridici con l'applicazione dell'istituto della parità
scolastica, costituzionalmente affermata, che traduca
concretamente la funzionalità e la gestione economica delle
istituzioni con i necessari finanziamenti sulla base di
apposite convenzioni.
Oltre all'identità e ai compiti della scuola dell'infanzia
in ragione della sua motivazione educativa, la proposta di
legge considera le specifiche condizioni istituzionali,
organizzative, strutturali della sua funzionalità. Riconosce
l'alto livello di professionalità dei docenti e degli altri
operatori scolastici come condizione essenziale della qualità
del sistema, ed auspica strumenti per la formazione iniziale e
in servizio sostenuti da interventi organici, fra i quali
(oltre alla realizzazione della legge che prevede il corso di
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laurea e, a medio termine, l'elevazione del curricolo di
base) un piano di riqualificazione e di aggiornamento aperto
anche alle realtà autonome. Anche qui l'ottica, da sinergica e
sistematica, rischia di farsi parziale e riduttiva in assenza
di una normativa generale; è il caso dell'aggiornamento sui
Nuovi orientamenti che interesserà sin da quest'anno i docenti
della scuola materna statale trascurando la ricognizione sulle
risorse e il coinvolgimento di quelle realtà che pure nel
territorio concorrono alla generalizzazione del servizio.
Per le ragioni suaccennate, la proposta si configura come
un progetto organico per il riordinamento istituzionale e
organizzativo della scuola dell'infanzia, considerando la
questione del rapporto tra realtà statali e non statali oltre
meri termini di dipendenza o di giustapposizione. Essa
peraltro ribadisce l'autonomia pedagogica, didattica,
organizzativa del servizio a sostegno di un coerente processo
di continuità educativa per lo sviluppo di tutto il sistema
scolastico.
La proposta di legge che ora s'intende presentare muove
dall'analisi e dall'interpretazione delle esigenze
istituzionali e organizzative le quali, nell'esperienza
dell'attuale scuola materna e nelle acquisizioni della ricerca
e del dibattito che hanno accompagnato la riforma degli
Orientamenti, vengono assunte come un complesso di condizioni
oggettivamente necessarie per l'applicabilità degli
Orientamenti stessi, per la fattibilità del progetto
pedagogico che sottendono e, dunque, per la stessa
realizzazione dell'identità educativa della scuola.
L'articolato considera sistematicamente:
l'identità istituzionale (natura, caratteri,
denominazione, finalità, compiti, destinazione della scuola
dell'infanzia in ragione della sua qualificazione propriamente
scolastica motivata con forza dal diritto educativo del
bambino) (capo I);
la funzione di un quadro ordinamentale unitario (il più
urgente) per lo sviluppo di tutta la scuola dell'infanzia,
nonché le specifiche condizioni istituzionali, organizzative,
strutturali garanti della funzionalità del servizio (capo
II);
l'istituzione di scuole dell'infanzia a caratere
meramente privato (capo III);
le condizioni strutturali necessarie a garantire la
qualità funzionale nonché il problema della qualità
professionale degli insegnanti e della loro
formazione/aggiornamento (capo IV).
In particolare, la proposta si caraterizza:
per la configurazione sistemica di un servizio pubblico
di scuola dell'infanzia (statale e non statale), assicurato su
tutto il territorio e fondato su un autentico pluralismo
istituzionale;
per la ridefinizione della natura e dei caratteri della
scuola per il bambino affermandone l'identità, la specificità
e l'autonomia;
per la configurazione istituzionale della scuola
all'interno del sistema scolastico di base di cui essa
costituisce il primo segmento ponendosi in rapporto di
continuità educativa con i due successivi: elementare e
media;
per la funzione propria riconosciuta alla scuola pubblica
statale in ordine all'esigenza di assicurarne ovunque
l'agibilità, e tuttavia non in condizioni di contrapposizione
ma come intervento integrato con quello degli enti locali e
delle libere istituzioni;
per la soluzione avanzata in ordine ai problemi propri
dei diversi tipi di scuole con l'introduzione di un regime di
convenzione con lo Stato, al quale le scuole stesse possono
accedere nel rispetto della loro autonomia e con precisi
requisiti;
per lo standard di funzionalità educativa e
organizzativa proposto a tutte le scuole per un loro
riconoscimento nel servizio pubblico integrato di scuola
dell'infanzia;
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per il riconoscimento di piena professionalità agli
operatori;
per l'esigenza di dare autonomia a rispettive direzioni
didattiche di scuole materne statali;
per un piano straordinario di aggiornamento del personale
a sostegno dell'applicazione dei Nuovi orientamenti
programmatici;
per un programma d'interventi finalizzati a rimuovere
situazioni di grave dif-
ficoltà che ostacolano la normale attività e lo sviluppo
della scuola del bambino in zone del Paese caratterizzate da
situazioni negative sotto il profilo economico-sociale.
L'articolato offre, fra l'altro, interessanti concordanze
con gli indirizzi preparati come accompagnamento della
proposta dei Nuovi orientamenti, e con le "raccomandazioni"
conclusive del parere del Consiglio nazionale della pubblica
istruzione.
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