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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


1315
DDL0203-0002
Progetto di legge Camera n. 203 - testo presentato - (DDL11-203)
(suddiviso in 24 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C203. TESTIPDL
...C203.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC203 ZZ11 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- L'approvazione definitiva dei Nuovi
  orientamenti programmatici della scuola dell'infanzia dà
  motivo per una più vasta considerazione sullo stato della
  scuola per i bambini dai 3 ai 5 anni e sull'esigenza di un
  urgente impegno politico in ordine alla sua formazione
  qualitativa e al suo adegumento
  istituzionale.  La proposta di legge che si presenta,
  raccogliendo fra l'altro il parere del CNPI sul documento,
  adotta il termine "scuola dell'infanzia", significando anche
  nella dizione la più forte caratterizzazione della scuola come
  tale, che si legittima per il soggetto cui si rivolge, per la
  propria motivazione culturale
 
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  e per l'impostazione pedagogico-didattica.
    Infatti il decreto ministeriale 3 giugno 1991 (Nuovi
  orientamenti di scuola materna) pubblicato nella  Gazzetta
  Ufficiale  del 15 giugno 1991, n. 139, si distingue come
  progetto culturale e formativo che, mentre precisa l'identità
  della scuola dell'infanzia nel sistema educativo di base,
  intende rispondere alla più diffusa e consapevole domanda del
  servizio in rapporto all'evoluzione della società complessa.
  Esso coniuga la sua prescrittività con una programmazione
  flessibile e contestualizzata che riafferma prioritariamente
  la centralità del bambino come soggetto attivo
  nell'interazione con i pari, con gli adulti, l'ambiente e la
  cultura, nonché come titolare di diritti, fra cui quello
  educativo assume particolare rilevanza.  Il suo specifico
  pedagogico si rivolge alla famiglia e all'extrascuola anche in
  una prospettiva di educazione interculturale fondata sulla
  convivenza democratica, sul rispetto e sulla valorizzazione
  delle diversità, sull'offerta di pari opportunità che
  promuovano l'effettivo diritto allo studio e
  l'autorealizzazione, facendo leva sulle dimensioni di sviluppo
  tipiche (affettive, sociali, cognitive) dell'età
  considerata.
    L'attuale attenzione per l'infanzia e per la sua scuola è
  sostanziata da una maggiore consapevolezza dei diritti della
  persona recepiti nella nostra Costituzione ed affermati più
  volte, specie riguardo al bambino, nei documenti degli
  organismi internazionali.  La scuola dell'infanzia sviluppa il
  proprio intervento in direzione dell'uomo e del cittadino di
  domani, sulla base di indirizzi sempre più qualificati per le
  istanze della società e con risposte dal significato
  autentico, adeguando ordinamenti e strutture alla propria
  crescita.
    Con la famiglia, contesto primario e naturale
  dell'educazione, e con le altre agenzie del territorio, essa
  ricerca le possibili interazioni in un'ottica di
  complementarietà e di sviluppo, favorendo il dialogo e il
  confronto su finalità la cui condivisione postula - a vari
  livelli - precise responsabilità superando giustapposizioni e
  deleghe.
    Ne esce rafforzata la dignità di "vera scuola", di un
  fertile terreno d'esperienza e di prima alfabetizzazione
  culturale sottratto a indebite gerarchizzazioni o a residui di
  concezioni assistenzialistiche.
    Dal 1968 (anno d'istituzione della scuola materna statale)
  ad oggi, il servizio è venuto configurandosi come istituzione
  aperta, interagente con la famiglia e la più ampia comunità
  sociale come "progetto" e "luogo di vita" orientato ai bisogni
  di identità, competenza e autonomia dei bambini, favorendo
  altresì tempestivi decondizionamenti in ordine a deprivazioni
  e a svantaggi.  Esso si è qualificato - in certo senso - come
  opportunità di educazione permanente anche attraverso la
  capillarità della sua diffusione, nel confronto di opzioni
  ideali, culturali ed educative.  Alla sua generalizzazione ha
  certamente concorso il pluralismo istituzionale, favorendo la
  frequenza - ancorché facoltativa - dei bambini in età;
  l'adeguamento, inoltre, della scuola autonoma agli
  orientamenti statali del 1969 - importante prova di maturità
  dell'esistente - ha motivato presso l'utenza la percezione più
  profonda dei suoi obiettivi educativi e il progressivo
  riconoscimento del valore pubblico di tutto il servizio.  Ciò è
  stato recepito in ambito normativo e legislativo atraverso la
  politica regionale sul diritto allo studio e i rapporti di
  convenzione attuati in numerose province fra comuni e scuole
  autonome, con prestazioni di natura finanziaria che hanno
  superato semplici forme di assistenza e di sussidiarietà.
    Il concorso alla piena realizzazione della personalità del
  bambino offerto dalle varie realtà territoriali ha tuttavia
  risentito - come risente - sia delle disomogeneità culturali e
  socio-economiche presenti nel Paese, sia del dualismo di fatto
  esistente tra scuola materna statale e non statale.  Ciò a
  partire dalla diversità dei riferimenti normativi (per la
  prima, la legge istitutiva 8 marzo 1968, n. 444; per la
  seconda, il testo unico approvato con regio decreto 5 febbraio
  1928, n. 577), cui si aggiunge - all'interno dello stesso
  servizio di Stato - un profondo divario nelle condizioni di
  funzionalità tra regioni e
 
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  zone geografiche diverse, con la concentrazione di gravi
  situazioni negative nel Meridione e nelle isole.
    E' inoltre nota la precarietà istituzionale ed
  economico-finanziaria delle scuole autonome, pure aventi una
  fisionomia popolare ed aperta; in molti casi, è l'unico
  servizio prescolare accessibile alla comunità, in ordine al
  quale il contributo statale appare sperequativo e ne accentua
  la "sopravvivenza a rischio".  A fronte della generalizzazione
  della frequenza, assistiamo pertanto a forti disomogeneità
  nell'effettiva realizzazione del diritto allo studio, nella
  scelta di un'offerta comunque qualificata, di pari opportunità
  formative, nonché nella conclamata continuità nella scuola di
  base e nel rispetto dell'indirizzo educativo della
  famiglia.
    Lungi dal valorizzare come sano parametro di competitività
  la varietà di esperienze e di situazioni, in assenza di un
  quadro unitario di riferimento normativo il pluralismo
  istituzionale della scuola dell'infanzia diviene elemento di
  discriminazione e di mortificazione del diritto all'autonomia
  e alla libertà educative.  Il fatto è tanto più grave se si
  considera che, secondo statistiche CENSIS riferite all'anno
  scolastico 1989-1990, la scuola dell'infanzia non statale
  comprende il 48,2 per cento del totale degli alunni
  iscritti!
    Ora, dinanzi a un documento di grande portata come i Nuovi
  orientamenti, non possiamo non tener conto di queste
  problematiche.  Senza condizioni di parità, la "diversità"
  delle scuole dell'infanzia - invece che garanzia e
  arricchimento della proposta educativa - rappresenterà un
  arretramento.  E qui è ineludibile dare una risposta coerente
  alle premesse poste da un documento sostanzialmente rivolto "a
  tutta" la scuola.
    Si tratta pertanto di superare gli squilibri esistenti
  attorno alla progettualità forte dei Nuovi orientamenti,
  affrontando la ristrutturazione di un sistema competitivo e
  compatibile con quelli comunitari, anche in vista dei
  traguardi dell'integrazione europea.  Innanzitutto, al fine di
  garantire livelli qualitativi omogenei sul territorio,
  assicurati a tutti nel rispetto delle pregiudiziali citate,
  all'interno di una normativa organica che consideri
  obiettivamente il problema della convivenza di istituzioni
  statali e istituzioni libere nel circuito di un "servizio
  pubblico integrato", comprensivo di tutte quelle scuole
  dell'infanzia che previamente vi si adeguino.  Accanto al
  mantenimento della loro autonomia ed originalità, queste
  garantirebbero oggettivamente la qualificazione di  standard
  formativi; al tempo stesso, la legge porrebbe condizioni in
  ordine alla funzionalità e all'agibilità del servizio,
  all'organizzazione del medesimo, alla qualificazione del
  personale e alla direzione delle istituzioni, in coerenza con
  quanto proposto dal quadro culturale e pedagogico dei Nuovi
  orientamenti.
    La scuola statale, all'interno di questo sistema,
  concorrerebbe come punto di riferimento regolativo per tutte
  le altre scuole del servizio pubblico intgrato, rispettose di
  alcuni fondamentali requisiti e condizioni, tra cui
  l'osservanza degli Orientamenti, la regolamentazione interna,
  la partecipazione delle componenti alla collegialità,
  l'adozione del calendario e dell'orario, i limiti numerici
  degli alunni per sezione, l'accoglienza dei soggetti
  handicappati.
    In tali termini, il superamento del tradizionale dualismo
  presuppone la definizione di un nuovo quadro di rapporti
  giuridici con l'applicazione dell'istituto della parità
  scolastica, costituzionalmente affermata, che traduca
  concretamente la funzionalità e la gestione economica delle
  istituzioni con i necessari finanziamenti sulla base di
  apposite convenzioni.
    Oltre all'identità e ai compiti della scuola dell'infanzia
  in ragione della sua motivazione educativa, la proposta di
  legge considera le specifiche condizioni istituzionali,
  organizzative, strutturali della sua funzionalità.  Riconosce
  l'alto livello di professionalità dei docenti e degli altri
  operatori scolastici come condizione essenziale della qualità
  del sistema, ed auspica strumenti per la formazione iniziale e
  in servizio sostenuti da interventi organici, fra i quali
  (oltre alla realizzazione della legge che prevede il corso di
 
                               Pag. 4
 
  laurea e, a medio termine, l'elevazione del curricolo di
  base) un piano di riqualificazione e di aggiornamento aperto
  anche alle realtà autonome.  Anche qui l'ottica, da sinergica e
  sistematica, rischia di farsi parziale e riduttiva in assenza
  di una normativa generale; è il caso dell'aggiornamento sui
  Nuovi orientamenti che interesserà sin da quest'anno i docenti
  della scuola materna statale trascurando la ricognizione sulle
  risorse e il coinvolgimento di quelle realtà che pure nel
  territorio concorrono alla generalizzazione del servizio.
    Per le ragioni suaccennate, la proposta si configura come
  un progetto organico per il riordinamento istituzionale e
  organizzativo della scuola dell'infanzia, considerando la
  questione del rapporto tra realtà statali e non statali oltre
  meri termini di dipendenza o di giustapposizione.  Essa
  peraltro ribadisce l'autonomia pedagogica, didattica,
  organizzativa del servizio a sostegno di un coerente processo
  di continuità educativa per lo sviluppo di tutto il sistema
  scolastico.
    La proposta di legge che ora s'intende presentare muove
  dall'analisi e dall'interpretazione delle esigenze
  istituzionali e organizzative le quali, nell'esperienza
  dell'attuale scuola materna e nelle acquisizioni della ricerca
  e del dibattito che hanno accompagnato la riforma degli
  Orientamenti, vengono assunte come un complesso di condizioni
  oggettivamente necessarie per l'applicabilità degli
  Orientamenti stessi, per la fattibilità del progetto
  pedagogico che sottendono e, dunque, per la stessa
  realizzazione dell'identità educativa della scuola.
    L'articolato considera sistematicamente:
      l'identità istituzionale (natura, caratteri,
  denominazione, finalità, compiti, destinazione della scuola
  dell'infanzia in ragione della sua qualificazione propriamente
  scolastica motivata con forza dal diritto educativo del
  bambino) (capo I);
      la funzione di un quadro ordinamentale unitario (il più
  urgente) per lo sviluppo di tutta la scuola dell'infanzia,
  nonché le specifiche condizioni istituzionali, organizzative,
  strutturali garanti della funzionalità del servizio (capo
  II);
      l'istituzione di scuole dell'infanzia a caratere
  meramente privato (capo III);
      le condizioni strutturali necessarie a garantire la
  qualità funzionale nonché il problema della qualità
  professionale degli insegnanti e della loro
  formazione/aggiornamento (capo IV).
    In particolare, la proposta si caraterizza:
      per la configurazione sistemica di un servizio pubblico
  di scuola dell'infanzia (statale e non statale), assicurato su
  tutto il territorio e fondato su un autentico pluralismo
  istituzionale;
      per la ridefinizione della natura e dei caratteri della
  scuola per il bambino affermandone l'identità, la specificità
  e l'autonomia;
      per la configurazione istituzionale della scuola
  all'interno del sistema scolastico di base di cui essa
  costituisce il primo segmento ponendosi in rapporto di
  continuità educativa con i due successivi: elementare e
  media;
      per la funzione propria riconosciuta alla scuola pubblica
  statale in ordine all'esigenza di assicurarne ovunque
  l'agibilità, e tuttavia non in condizioni di contrapposizione
  ma come intervento integrato con quello degli enti locali e
  delle libere istituzioni;
      per la soluzione avanzata in ordine ai problemi propri
  dei diversi tipi di scuole con l'introduzione di un regime di
  convenzione con lo Stato, al quale le scuole stesse possono
  accedere nel rispetto della loro autonomia e con precisi
  requisiti;
      per lo  standard  di funzionalità educativa e
  organizzativa proposto a tutte le scuole per un loro
  riconoscimento nel servizio pubblico integrato di scuola
  dell'infanzia;
 
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      per il riconoscimento di piena professionalità agli
  operatori;
      per l'esigenza di dare autonomia a rispettive direzioni
  didattiche di scuole materne statali;
      per un piano straordinario di aggiornamento del personale
  a sostegno dell'applicazione dei Nuovi orientamenti
  programmatici;
      per un programma d'interventi finalizzati a rimuovere
  situazioni di grave dif-
  ficoltà che ostacolano la normale attività e lo sviluppo
  della scuola del bambino in zone del Paese caratterizzate da
  situazioni negative sotto il profilo economico-sociale.
    L'articolato offre, fra l'altro, interessanti concordanze
  con gli indirizzi preparati come accompagnamento della
  proposta dei Nuovi orientamenti, e con le "raccomandazioni"
  conclusive del parere del Consiglio nazionale della pubblica
  istruzione.
 
DATA=920423 FASCID=DDL11-203 TIPOSTA=DDL LEGISL=11 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0203 TOTPAG=0019 TOTDOC=0024 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=024 PAGFIN=0005 RIGFIN=018 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=5 SORTRES= SORTDDL=020300 00 FASCIDC=11DDL0203 SORTNAV=0020300 000 00000 ZZDDLC203 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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