| Onorevoli Colleghi! - Il Servizio sociale
internazionale (SSI) è un'organizzazione internazionale
professionale che opera a favore di tutti coloro - italiani,
stranieri e apolidi - che presentino problemi la cui soluzione
esige un intervento di servizio sociale coordinato in più
Paesi. Interviene anche per tutti i problemi che derivano
dalla mobilità della popolazione e pertanto svolge programmi a
favore di emigrati, immigrati e rifugiati.
Ha inoltre finalità statutarie di carattere generale
relative allo studio di problemi socio-legali a carattere
internazionale.
A livello internazionale tale organismo è costituito da 14
sezioni nazionali autonome ma con scopi e tecniche di
intervento comuni e da numerose delegazioni in oltre 117
Paesi. La sua sede centrale è a Ginevra ed ha il compito di
coordinare
l'attività dell'ente e di mantenere i rapporti di
collaborazione con altri organismi internazionali. L'ente
opera con personale specializzato in varie discipline:
assistenti sociali, giuristi, psicologi e collaboratori
amministrativi.
L'attività dell'ente si esplica in collaborazione con gli
organismi ministeriali e locali interessati. L'ente ha lo
status consultivo presso l'Organizzazione delle nazioni
unite, il Consiglio d'Europa e l'Organizzazione internazionale
del lavoro (OIL), oltre a collaborare attivamente con varie
organizzazioni internazionali, quali l'Alto commissariato
delle Nazioni Unite per i rifugiati, la Lega per i diritti dei
popoli, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni
(OIM), il Comitato internazionale delle croci rosse, Amnesty
international, la Comunità economica europea e la Conferenza
di diritto internazionale dell'Aja.
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La sezione italiana, sorta nel nostro Paese nel 1932 come
ufficio distaccato della Associazione italiana della croce
rossa (CRI), è stata eretta in ente morale con decreto del
Presidente della Repubblica 20 aprile 1973, n. 361;
attualmente è sottoposta alla vigilanza del Ministero degli
affari esteri, al quale annualmente invia copia del bilancio e
un rapporto sull'attività svolta.
I programmi dell'ente sono realizzati in armonia e nel
rispetto dei programmi e delle competenze delle
amministrazioni centrali e degli enti locali e comprendono
servizi che non vengono svolti da altri istituti pubblici o
privati. L'organizzazione garantisce una impostazione
rigidamente professionale dei servizi resi.
In conformità a quanto disposto dall'articolo 38 della
legge 4 maggio 1983, n. 184, il Servizio sociale
internazionale è stato autorizzato con decreti del Ministro
degli affari esteri di concerto con il Ministro di grazia e
giustizia, a svolgere pratiche inerenti all'adozione di minori
stranieri. Si aggiunge altresì che costituisce un punto di
riferimento dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i
rifugiati per l'esecuzione di programmi assistenziali a favore
dei rifugiati presenti sul territorio italiano.
Il problema degli stranieri in Italia negli ultimi tempi ha
assunto dimensioni tali da esigere interventi diversificati e
quindi un notevole sviluppo delle attività del Servizio
sociale internazionale in quanto tale ente ha una collaudata
esperienza in merito ed opera attraverso la struttura
internazionale nei Paesi di origine degli immigrati.
Il Servizio sociale internazionale, in virtù
dell'esperienza acquisita nei molti anni di politica
assistenziale internazionale, è stato costantemente chiamato
dalle amministrazioni dello Stato, degli enti locali e da
organismi internazionali a collaborare nella realizzazione di
programmi di formazione di operatori e nelle iniziative più
complesse della sfera sociale.
Risulta opportuno che un organismo di tale rilevanza, in un
momento così delicato del nostro Paese, per le scelte sociali
che dovrà compiere, abbia il sostegno necessario per svolgere
l'attività istituzionale nel modo più proficuo per la
comunità.
Fino ad oggi la pluralità dei servizi è stata sopportata
economicamente da convenzioni e finanziamenti su programmi
particolari da parte dei Ministeri degli affari esteri,
dell'interno, di grazia e giustizia o degli enti locali.
L'organizzazione dell'ente e i costi di gestione sono stati
invece fronteggiati con apposito stanziamento annuale iscritto
nel bilancio dello Stato per il Ministero degli affari esteri
che, a sua volta, ha approntato, per la copertura degli
stessi, leggi di finanziamento con scadenza triennale,
approvate peraltro all'unanimità dal Parlamento.
Questo tipo di intervento da parte dello Stato ha
determinato una serie di disagi (esempio: ritardi di pagamento
del personale) e di inadempienze a causa di frequenti rinvii
nell'emanazione delle richiamate leggi di copertura,
conseguenti alla precarietà della situazione politica. Infatti
l'ultima legge di finanziamento per il triennio 1987-1989 è
slittata al triennio 1988-1990 lasciando scoperto il periodo
nel frattempo intercorso, durante il quale non è stata mai
interrotta l'attività istituzionale.
Per ovviare a questa situazione nel corso del 1990 è stato
predisposto un disegno di legge (atto Senato n. 2418) che
prevedeva la messa a regime di un contributo finanziario di
lire 1.500 milioni al Servizio sociale internazionale ma per
motivi di copertura di spesa e di rapidità di intervento il
disegno di legge è stato presentato con la limitazione
dell'intervento finanziario ad un contributo straordinario di
lire 500 milioni, per risanare il deficit precorso, e a
un contributo annuale portato a lire 1.000 milioni per il solo
1991. Tale provvedimento è stato approvato con legge 17
dicembre 1990, n. 400.
Le Commissioni competenti del Senato e della Camera,
esaminando il disegno di legge in sede deliberante, hanno
entrambe rilevato l'insufficienza del contributo limitato
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all'esercizio 1991 e la necessità di un diverso
provvedimento che garantisca negli anni la continuità dei
programmi dell'ente. In particolare il Presidente della III
Commissione della Camera onorevole Piccoli, che già nella
discussione della legge precedente aveva espresso l'esigenza
di una diversa e definitiva considerazione del Servizio
sociale internazionale, ha nuovamente raccomandato di studiare
un provvedimento legislativo più funzionale alla continuità
del lavoro dell'ente. I rappresentanti del Governo in seno
alle Commissioni
hanno peraltro garantito il loro impegno a perseguire
lo stesso scopo nell'ambito delle rispettive competenze.
Per provvedere in tal senso, onde evitare la chiusura di un
organismo quale il Servizio sociale internazionale, che per lo
Stato è di supporto essenziale per l'attuazione dei propri
programmi sociali all'interno e nella collaborazione con i
Paesi terzi, si è predisposta la presente proposta di legge
per la messa a regime di un finanziamento di lire 1 miliardo e
500 milioni annuali.
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