| Onorevoli Colleghi! -- L'evoluzione delle conoscenze
scientifiche ed il perfezionamento delle biotecnologie hanno
consentito di assicurare una vita di relazione pressoché
normale anche a soggetti affetti da malattie
cronico-degenerative come ad esempio le nefropatie croniche,
alcune emopatie, alcune patologie autoimmuni. Va anche tenuto
conto che le moderne terapie consentono il controllo di alcune
patologie neoplastiche attraverso trattamenti ciclici, spesso
eseguibili ambulatorialmente, anche se tali applicazioni
possono protrarsi per alcune ore.
In particolare la dialisi è un trattamento terapeutico
iterativo, che viene effettuato mediamente tre volte alla
settimana per tre, cinque ore alla volta. Altri trattamenti
iterativi possono essere considerati le trasfusioni di sangue,
plasma ed altri emoderivati, la plasmaferesi e le terapie
ambulatoriali antineoplastiche.
Da quanto appena detto appare evidente che il miglioramento
dell'assistenza se, da un lato, ha contribuito in modo
concreto al prolungamento della vita, dall'altro ha prodotto
un conseguente aumento del numero delle persone che
necessitano di tale tipo di assistenza. Basti pensare che, per
quanto riguarda i dializzati (nel cui caso influisce anche il
ritardo nella disciplina dei trapianti d'organo), si è passati
dai circa 2.000 nuovi casi in trattamento durante il 1976 agli
oltre 4.000 registrati nel 1985, per un totale di pazienti che
supera attualmente le 20.000 unità.
La normativa INPS, che ha assorbito le norme INAM,
considera queste assenze come malattia, ma obbliga il
lavoratore ad assentarsi per l'intera giornata allo scopo di
percepire la relativa indennità. Tale procedura si risolve in
un comprensibile
Pag. 2
danno per il lavoratore, il quale, a causa del cumulo
delle giornate di malattia, va incontro all'emarginazione ed
all'espulsione da parte del mondo del lavoro; ricordiamo
infatti che, con la procedura attuale, il solo trattamento
dialitico può coprire 156 giorni l'anno. Parimenti, intuibile
danno viene arrecato in tal modo alle aziende interessate ed
allo stesso INPS, i quali devono sopportare un inutile carico
economico-contributivo.
Sembra a tale proposito più opportuno consentire l'assenza
del lavoratore anche per le sole ore necessarie alla terapia;
quando le sue condizioni lo consentono egli potrà quindi
riprendere la sua attività quotidiana nelle ore non impegnate
dal trattamento terapeutico.
A tale scopo viene presentata la seguente proposta di legge
per la concessione e la disciplina dei permessi finalizzati a
trattamenti terapeutici.
| |