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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


1509
DDL0332-0002
Progetto di legge Camera n. 332 - testo presentato - (DDL11-332)
(suddiviso in 21 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C332. TESTIPDL
...C332.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC332 ZZ11 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Riteniamo opportuno ripresentare
  ancora una volta questa proposta di legge in quanto ha in sé
  tutti gli elementi dell'attualità pur essendo stata affidata
  all'esame della Camera già nella X legislatura.
    Potremmo cominciare da una delle tante esigenze "concrete"
  - sulle quali si può essere tutti d'accordo - e trarre spunto
  dal noto fenomeno dell'aumento delle allergie, dovute ad
  intolleranze di certi prodotti medicinali di tipo chimico.
  Anche per questo verso, l'attenzione del pubblico è stata - ed
  è sempre di più - rivolta verso l'uso delle piante officinali
  che, proprio nei casi di allergia, si sono rivelate di grande
  utilità.  Potremmo continuare sottolineando un altro sempre più
  diffuso "fenomeno" in atto, quello del ricorso ai cosiddetti
  "integratori alimentari", che si è reso necessario per il tipo
  di alimentazione in uso oggi; specie nel momento in cui nei
  grandi agglomerati
  metropolitani milioni di persone sono costrette a nutrirsi
  all'incredibile - e, per noi, perversa - insegna del "mangia e
  fuggi"; e anche su questo versante incontriamo la stessa
  necessità già percepita dagli allergologi.
    La verità è che, se appena appena si approfondisce questo
  argomento, si percepiscono subito i complessi contorni di uno
  dei maggiori "problemi" del vivere sociale contemporaneo, che
  si può impostare - crediamo, correttamente, senza enfasi né
  partigianeria - nei termini indicati dalla domanda (non a caso
  abbastanza corrente) relativa all'uso, o all'abuso, dei
  farmaci di origine chimica.  Molti, moltissimi (in ogni caso,
  un numero crescente di persone) ritengono che si sia superata
  - o che si stia per superare - la soglia dell'abuso; né
  mancano vere e proprie "crociate", anche di scienziati, di
  chimici e di medici, contro il cosiddetto "consumismo dei
  farmaci".
 
                               Pag. 2
 
    Senza entrare neanche per un momento in questo specifico
  campo - difficile ma affascinante e di estrema attualità -
  appare tuttavia chiaro che, anche un simile stato di cose
  fornisce una componente qualificata a quella che definiremmo
  come una richiesta crescente di un "altro tipo" di prodotti
  che in qualche modo escano dai "condizionamenti" (nel senso
  dei rischi, pericoli, ecc.), che sono ormai evidenti quanto
  meno nell'abuso - o nella assuefazione - ai prodotti di
  origine chimica.
    L'erboristeria si situa in questo contesto; che è sociale,
  culturale e psicologico al tempo stesso.  Vi si situa - anche -
  con tutte le sue "valenze" di ordine curativo; aggiungiamo:
  con tutto il peso specifico di una sua antica e nobile
  "tradizione" che l'uomo della moderna società di massa, tutta
  centrata sugli inurbamenti e lo "sradicamento" dalla natura,
  ha incautamente dimenticato.  E qui si pone anche la
  correlativa constatazione che, nel settore, manca un qualsiasi
  organico complesso di norme, opportunamente e chiaramente
  disciplinatrici, finalizzate al duplice scopo di "garantire"
  quanti all'erboristeria vogliono (o debbono?, ormai)
  rivolgersi e tutti coloro - e non sono certo pochi né
  immeritevoli di tutela giuridica - che dell'erboristeria hanno
  curato spesso in silenzio e col coraggio di "andare
  controcorrente" le sorti e le fortune, sin qui
  legislativamente poco o niente curate.  Per questo - nel
  tentare, quanto meno, di far questo - siamo anche sollecitati
  dal fiorire, dal diffondersi di tante manifestazioni, raduni,
  convegni - tutti altamente e seriamente qualificati - nei
  quali proprio questo problema viene abitualmente discusso,
  analizzato, approfondito; e anche dal crescente successo -
  scientifico e di pubblico - che ottengono "incontri" volti
  alla diffusione di questa esigenza.
    E' stato detto, fra l'altro, e giustamente che "la
  crescente presa di coscienza dell'opinione pubblica relativa
  ai problemi della salute, la propensione all'automedicazione,
  il degrado ambientale, stanno creando l'esigenza di un ritorno
  al "naturale".
    Il conseguente interesse nei confronti di terapie "dolci",
  e in particolar modo per l'erboristeria, fa sì che il bagaglio
  culturale relativo alla cura del corpo e delle sue affezioni,
  formatosi in millenni di storia, torni utile all'uomo del
  duemila.
    Questo, grazie all'apporto offerto dalla ricerca
  scientifica, che ha convalidato ed ampliato le possibilità
  terapeutiche preventive, curative e coadiuvanti, nel
  mantenimento dello stato di salute, delle piante
  officinali.
    D'altronde, è anche vero che i punti di vendita erboristici
  sono in continuo aumento non soltanto al nord ma anche nel
  centro sud.
    Così come è vero che l'attuale interesse per "la medicina
  verde" ed i nuovi orientamenti dell'OMS (Organizzazione
  mondiale della sanità) fanno supporre che l'importanza delle
  piante medicinali ed officinali nel prossimo futuro aumenterà
  e con fondata ragione.  L'Organizzazone mondiale della sanità
  preconizza il ritorno alle piante officinali e cioè ad una
  terapia che presenta meno inconvenienti di quella eseguita con
  sostanze chimiche di sintesi.  Per altro va annotato che i
  responsabili della sanità pubblica, mettendo in guardia dal
  grave pericolo rappresentato da un uso indiscriminato dei
  medicinali di sintesi, hanno demandato all'OMS di promuovere
  le ricerche sulla utilizzazione delle piante medicinali e di
  collaborare alla migliore utilizzazione di queste piante, e
  ancora di promuovere la collaborazione per la ricerca sui
  medicinali di origine naturale e particolarmente sulle piante
  medicinali ed officinali.
    Né si può trascurare il fatto che il "nuovo mercato" ormai
  creatosi in materia, impone all'Italia (nonostante le sue
  solidissime e nobili tradizioni in materia di erboristeria) un
  pesante esborso per le importazioni.
    Nel nostro paese alle piante medicinali sono riservati
  attualmente (secondo
 
                               Pag. 3
 
  uno studio effettuato dall'IRVAM su dati 1980-1981) 1.300
  ettari circa: una cifra irrisoria.
    Questo comporta una produzione nazionale capace di
  soddisfare soltanto un quarto della richiesta del mercato
  interno, con un conseguente esborso che supera i 60 miliardi
  di lire annui e che va sempre più crescendo.  Nel corso degli
  ultimi anni, a fronte di una incapacità legislativa del
  Parlamento e di un costante e continuo aumento della
  richiesta, il divario tra le piante ed i prodotti importati e
  quelli nazionali è ancora cresciuto con grave danno per
  l'agricoltura e l'economia.  Non è molto, di contro alle
  migliaia di miliardi del nostro  deficit  agro-alimentare,
  ma è davvero assurdo ove si pensi che non solo potremmo non
  importare ma, agevolmente, esportare per almeno dieci volte il
  nostro attuale  import  se solo sapessimo utilizzare
  almeno una parte delle immense "potenzialità" che il nostro
  territorio, con il suo clima e la sua conformazione - e,
  sottolineiamo, con la sua immensa cultura storica in materia:
  una vera e propria "miniera di specifica sapienza" al riguardo
  - indubbiamente ed evidentemente offre.  Non è poi trascorso
  molto tempo da quando, negli anni '30 e '40 e ancora nel primo
  dopoguerra, l'Italia era ai primi posti fra i paesi produttori
  (ed esportatori) di piante officinali.  Una pubblicazione
  diffusa ad "Herboroma '84" (e non certo di nostra parte quanto
  ad orientamento politico), ricorda che quel "successo" era,
  senza dubbio, "favorito principalmente dalle eccezionali
  condizioni geografiche, climatiche e pedologiche della nostra
  penisola, che permettono di avere una grande varietà di specie
  botaniche e una qualità
  superiore delle droghe, dovuta alle caratteristiche
  organolettiche e alla concentrazione dei princìpi attivi" ma -
  e questo è il punto - ""la prosperità" della quale allora
  godeva il settore era anche dovuta ad una normativa confacente
  alla situazione e ad una efficiente struttura del settore
  produttivo e commerciale dell'erboristeria (centri di
  raccolta, erboristi provinciali, incentivazioni, ecc.)".
    Si fa inoltre notare che "la coltivazione di piante
  medicinali ed officinali (che dovrà essere sempre preceduta da
  sperimentazione sistematica e inserita con ponderata scelta
  nella programmazione colturale) presenta vantaggi per
  l'economia agricola in quanto offre la possibilità di recupero
  dei terreni incolti, marginali, o male sfruttati".
    Su questi temi specifici - e in genere sulla complessa
  problematica dell'erboristeria - si potrebbe scrivere a lungo,
  essendo ormai pressoché sterminata la pubblicità (anche seria,
  con alto contenuto culturale) ma riteniamo che meglio, in via
  di sintesi, non potremmo dire.
    Occorre uscire, insomma, da uno stato di assoluta
  inadeguatezza legislativa, per tagliare quello che non
  esitiamo a definire un traguardo affascinante e importante al
  tempo stesso, con risvolti socioeconomici - oltre che,
  ovviamente, di sanità autentica e positiva - di grande
  rilievo.
    Una proposta di legge pressoché identica a questa nostra fu
  presentata nella IX Legislatura, prima firmataria l'onorevole
  Cristiana Muscardini.  Abbiamo ritenuto di modificarla
  leggermente, aggiornandola alla luce dell'esperienza maturata
  in questi ultimi anni, e di ripresentarla nell'attuale
  legislatura.
 
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