| Onorevoli Colleghi! -- L'approvazione delle leggi n. 276 e
277 del 1993 per l'elezione del Senato e della Camera dei
deputati, determinando il passaggio dal sistema proporzionale
a quello maggioritario, ha segnato una profonda svolta nel
rapporto tra i cittadini e le rappresentanze elettive, ma,
certamente, non sarà funzionale, almeno nella prima fase, alla
semplificazione dei processi politici ed alla stabilità dei
governi.
E' probabile, anzi, che il nuovo sistema elettorale possa
determinare un fenomeno di ulteriore disaggregazione nelle
rappresentanze e che diventi, quindi, fonte di future
incertezze politiche.
La situazione del Paese è molto preoccupante poiché può
condurre, sotto la spinta di attacchi indiscriminati alle
istituzioni
ed alle componenti politiche, molte volte chiaramente
qualunquistici e strumentali, ad involuzioni pericolose, tali
da poter incidere sullo stesso principio della democrazia
rappresentativa, sul quale poggia il nostro attuale assetto
istituzionale.
D'altra parte sono presenti nel Paese spinte centrifughe,
irrazionali ed esasperate, che, lungi dal realizzare un nuovo
e moderno sistema delle autonomie regionali, potrebbero minare
la stessa unità nazionale.
Il sistema politico italiano è, di conseguenza, esposto,
pericolosamente, a due attacchi concentrici,
anti-istituzionale l'uno, antiunitario l'altro.
In presenza di questa situazione occorre, da un lato,
operare per realizzare
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opportune riforme istituzionali, possibilmente in questa
legislatura, finalizzate alla stabilità democratica, alla
partecipazione effettiva dei cittadini alla vita democratica
del Paese, all'efficienza governativa; dall'altro, dare ai
cittadini un livello istituzionale unitario, che sia loro
diretta espressione.
Il nuovo sistema di norme costituzionali, qui proposto,
risponde alle suddette esigenze ed esprime la sollecitazione
dell'orientamento degli elettori in un contesto di trasparenza
e chiarezza, consentendo, in ogni turno elettorale, un loro
giudizio immediato ed autenticamente democratico.
Pertanto, si è previsto non solo l'elezione diretta a
suffragio universale del Presidente del Consiglio dei
ministri, così
da garantire la stabilità dei Governi dal medesimo formati
(articoli 3 e 5), ma anche, in una visione di un corretto
equilibrio fra tutti i poteri istituzionali dello Stato, il
controllo costante del Parlamento sulla adeguatezza e sulla
efficienza dell'attività del Presidente del Consiglio e dei
suoi singoli Ministri (articolo 4) e la vigilanza garantistica
su Governo e Parlamento da parte del Presidente della
Repubblica (articolo 1) e della Corte costituzionale (articolo
6).
In coerenza sistematica con le norme riguardanti il
Presidente del Consiglio dei ministri, si è, infine, proposta
l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni (articolo 8)
con l'attribuzione ai medesimi di un potere autonomo di
formazione dei Governi regionali (articolo 7).
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