| Onorevoli Colleghi! - Riteniamo opportuno ripresentare
ancora una volta questa proposta di legge in quanto ha in sé
tutti gli elementi dell'attualità pur essendo stata affidata
all'esame della Camera già nella X legislatura.
La ex Salina Comacchiese è inserita fisicamente, sul lato
nord-est, nel più ampio complesso vallivo locale ed era
anch'essa una semplice valle di pesca, quando con il rogito
del notaro Giovambattista Giletti, dell'11 luglio 1797, tutte
queste valli vennero dallo Stato francese, che le aveva
acquisite dalla Camera apostolica romana, restituite in piena
proprietà, con pagamento di un rilevante corrispettivo, al
comune di Comacchio, al quale erano appartenute ab
immemore.
Anche quando, concluso il periodo napoleonico, ritornò poi
lo Stato pontificio, il rogito Giletti continuò per altro a
conservare pienamente la sua validità ed efficacia
traslativa, in forza delle disposizioni del trattato di
Vienna a favore dei terzi, che si erano resi acquirenti di
beni dello Stato francese. In effetti, con il dispaccio del 28
maggio 1831, della Segreteria di Stato, inviato al Cardinale
Legato di Ravenna, comunicato al comune con nota 4 giugno
1831, fu imposto anche sul rogito suddetto il "silenzio
perpetuo" pontificio, in modo che: "gli acquirenti non avranno
più molestia alcuna per invalidità delle compere fatte da
qualunque dei precedenti governi". Ciononostante, tale
consolidata situazione giuridica non aveva impedito che, per
precedenti gravi difficoltà economiche e aziendali, con
rescritto del 1^ febbraio 1827, la Camera Apostolica assumesse
di fatto in "gestione provvisoria" l'intero specchio vallivo,
ma senza intaccarne però la piena proprietà, la quale rimase
al comune. Tale provvisorietà, in vero, si protrasse fino al
sorgere
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del Regno d'Italia, al quale le Valli passarono senza alcuno
strumento e rimasero, benché ancora in istato di prorogata
provvisorietà, fino a quando, con legge 7 luglio 1868, n.
4478, vennero, ancora una volta, restituite nel pieno possesso
e nella gestione del comune di Comacchio, essendo per altro
riconosciuta e riconfermata esplicitamente, anche in tale
occasione, l'efficacia del più volte sopra menzionato rogito
Giletti.
Da quanto sopra esposto è da ritenere, con fondate ed
evidenti ragioni, che anche l'area denominata "Salina" sia
stata coinvolta, con le altre valli, in tutti i trasferimenti
sopra richiamati, tanto che ora è legittimo concludere che
essa è già da lungo tempo di piena proprietà comunale, se è
vero che anch'essa era compresa nel rogito Giletti.
Effettivamente, il trasferimento, in esso portato, riguarda
"tutte, e singole le Valli e Pesche di Comacchio e sue
adiacenze"; così come è certo che, con l'articolo 1 della
citata legge italiana n. 4478 del 1868, le "Finanze dello
Stato" hanno immesso: "Il comune di Comacchio nella libera
amministrazione delle Valli al medesimo cedute con istrumento
Giletti...", con in più (articolo 2): "attrezzi e scorte che
si troveranno nei depositi e magazzini", ed anche: "le così
dette fabbriche dei pesci" (articolo 5).
In effetti, non esiste alcuno strumento in base al quale
poter dire che la "Salina" è stata veramente in proprietà
dello Stato italiano. Senonché, la cosa può essere spiegata
come segue: è accaduto che l'area, di cui si tratta, divenne
"Salina" solo nel 1810 (dopo il rogito predetto) per
iniziativa della Francia, a seguito di una assegnazione di
mero fatto a quest'ultima da parte del comune e che poi, dopo
l'unificazione nazionale, ancora di fatto, essa venne dalla
Camera apostolica passata al demanio italiano, presso il quale
si trova ancora oggi, benché ormai da tempo improduttiva ed
inutilizzata, senza alcun titolo.
E' da rilevare, altresì, che non solo la suddetta
assegnazione fu del tutto gratuita, senza corrispettivo: ma
anche il comune, confidando nel 1810 sulla nascita di
un'industria nella quale venissero impiegati dei comacchiesi,
si dimostrò talmente interessato a ciò, che volle
spontaneamente concorrere, in parte notevole, ai finanziamenti
necessari alle trasformazioni ambientali e alla costruzione
dei fabbricati, imposti le une e gli altri dall'insorgenda
impresa di produzione del sale. Purtroppo le fonti storiche
consultate non ci illuminano sulla reale portata
dall'apparente spontaneità, sia della "donazione" di fatto
dell'area, sia dell'esborso delle somme cennate.
Ora, si deve considerare che, se i fatti sopra esposti
appaiono congruamente idonei per dimostrare tanto il buon
diritto del comune ad ottenere dal Parlamento la restituzione
della "Salina", affinché trovi il suo naturale e storico
reinserimento del complesso vallivo comunale, quanto
l'encomiabile livello di imparzialità e di correttezza della
pubblica amministrazione statale nel concederla, essi vanno
integrati da altre importanti considerazioni, non solo
storiche, ma anche socio-economiche relative alla situazione
presente.
In vero, con la fine della produzione salina, è venuto ad
estinguersi l'interesse pubblico statale verso l'area, più
volte sopra menzionata. Di contro, avendo il comune di
Comacchio chiesto la restituzione, il Ministro delle finanze
in carica a quel momento, con nota n. 12356 del 25 agosto
1981, ha comunicato alla regione Emilia-Romagna ed al comune
la volontà di promuoverne la cessione a prezzo simbolico a
favore del legittimo proprietario municipale. La cosa non ha
però ancora avuto seguito. Vi è da considerare, altresì, che
la Salina non potrà restare per lungo tempo ancora abbandonata
e senza alcuna coltivazione, se non a prezzo di un suo
inevitabile e irreparabile degrado ecologico ed ambientale, il
quale è nocivo non solo ad essa, ma anche all'intrinseco
valore delle aree vallive circostanti di proprietà comunale;
che, inoltre, non solo per prevenire i suddetti pericoli, ma
soprattutto
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per preparare una seria futura utilizzazione dell'area
suddetta, il comune di Comacchio, con autorizzazione
ministeriale, da tre anni circa ha in corso di svolgimento,
grazie a finanziamenti regionali, seri studi e ricerche
intorno all'"artemia salina", con l'ausilio di illustri
studiosi di chiarissima fama internazionale, come il professor
Sorgeloos, il professor Barigozzi ed altri.
Si sottolinea che il suddetto esperimento costituisce una
iniziale dimostrazione sia della serietà delle intenzioni
comacchiesi, sia della necessità di utilizzare la ex salina in
modo strettamente organico con le Valli di Comacchio di cui è
parte integrante.
Si cita, per altro, anche la più recente iniziativa
comunale riguardante la progettazione di un uso plurimo
dell'ex salina
per la conservazione attiva dell'ambiente mediante attività
che lo valorizzino, come l'incremento dell'avifauna stanziale
e migratoria, il recupero archeologico dei manufatti
industriali ivi presenti, il turismo ecologico e
l'acquacoltura estensiva tradizionale da sempre praticata
nelle Valli di Comacchio.
E', dunque, vivo interesse del comune di Comacchio che la
Salina torni nella più indiscutibile proprietà comunale, per
un corrispettivo meramente simbolico, ma solo per mezzo di uno
strumento pienamente garantista, quale è, per l'appunto, una
legge statale, onde evitare nel futuro, anche lontano, la
possibilità, sia pure meramente teorica, dell'insorgere di
nuove complicazioni, simili a quelle del passato.
Per quanto sopra esposto, si formula la seguente proposta
di legge.
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