| Onorevoli Colleghi! -- Il dibattito sulle conseguenze della
sempre maggiore influenza della partitocrazia sulle
istituzioni dello Stato si è progressivamente intensificato di
fronte alla sempre più evidente crisi dell'autorità dello
Stato.
Ci sembra ovvio sottolineare che il nostro popolo ha ormai
preso coscienza del fatto che non è sufficiente conclamare il
principio di libertà come base della vita associata, ma esso
deve essere strettamente collegato ad un altro fondamentale
principio, quello dell'autorità; poiché proprio
l'assenza di autorità trasforma - come tutti possiamo
constatare - il nostro vivere in licenza.
D'altro lato, specie dalle parti più deboli della società,
di fronte ai fatti ed ai misfatti ai quali quotidianamente si
è costretti ad assistere, si sta elevando con sempre maggiore
insistenza e consapevolezza una domanda di autorità, di
protezione, di sicurezza. In altre parole, il cittadino cerca
di riconoscere nello Stato se stesso e il suo contributo di
partecipazione attraverso ogni forma di attività che si
rafforza con l'ampliamento della
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base che direttamente la determina e cioè attraverso la
partecipazione diretta del popolo alle grandi proposte che più
direttamente incidono sulla vita della comunità nazionale.
Rientrano in tale ambito l'elezione diretta dei vertici dello
Stato, delle regioni e degli enti locali.
Della stessa natura deve essere la materia di riforma della
rappresentanza politica, oggi in crisi come da riconoscimento
generalizzato, per lo svuotamento delle scelte ad opera della
partitocrazia, per la insoddisfatta necessità di
partecipazione istituzionale dei cittadini in relazione alla
propria attività e alla propria responsabilità nel lavoro e
nella produzione.
Il vuoto determinato dalla latitanza dell'autorità è stato
occupato dal potere dei partiti, con tutti i guasti che
possiamo constatare, poiché il potere, da un lato, si è
dissociato dalla responsabilità, e, dall'altro, dal consenso
del cittadino, che subisce la crisi del rapporto di delega e
della sua rappresentanza.
Infatti, nel nostro Paese, si è giunti al punto in cui
colui che è investito di responsabilità spesso non ha poteri,
mentre chi ha poteri non risponde sempre delle sue scelte.
Di fronte a questa situazione di fatto appare
indispensabile riarmonizzare potere, responsabilità e consenso
il più possibile attraverso la partecipazione diretta.
La partitocrazia, per propria vocazione, ed anche per
necessità, ha determinato la polverizzazione dei centri
decisionali, cioè dei centri del potere, e, da qui,
l'ingovernabilità del nostro Stato.
Ma anche, da qui, la necessità di risalire la china dando
al popolo la possibilità di riprendere la sua funzione di
primo protagonista della vita organizzata, offrendogli il modo
di pronunciarsi direttamente, di far sentire il peso del
proprio giudizio, delle scelte, attraverso l'introduzione nel
nostro sistema del referendum propositivo, come avviene
già da tempo in altri paesi di altissima civiltà.
Pertanto, con questa proposta di legge costituzionale,
intendiamo predisporre lo strumento indispensabile per
consentire al popolo stesso, attraverso l'istituto del
referendum propositivo, di pervenire all'elezione, anche
diretta, dei vertici dei fondamentali organi esecutivi, da
quella del Presidente della Repubblica a quella dei
sindaci.
Il nostro scopo è quello di dare al popolo la possibilità
di superare il muro della partitocrazia, per dare ai vertici
dell'esecutivo il massimo di rappresentatività attraverso
l'investitura popolare, liberando in tal modo l'eletto dai
tanti, troppi, condizionamenti che ne hanno svuotata, se non
anche avvilita la funzione.
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