Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


1790
DDL0420-0002
Progetto di legge Camera n. 420 - testo presentato - (DDL11-420)
(suddiviso in 7 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C420. TESTIPDL
...C420.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC420 ZZ11 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! --  Oggi la funzione civile del
  giornalismo è gravemente minacciata dal condizionamento che
  deriva dalle distorsioni del mercato e dalle influenze
  politiche.  Da una parte i finanziamenti a pioggia alla stampa,
  che hanno aperto la strada al controllo dei grandi gruppi
  finanziario-industriali, dall'altra, la gestione duopolistica
  del settore televisivo hanno provocato un decadimento
  strutturale della professione giornalistica.  L'Ordine
  rappresenta un ulteriore fattore di blocco di mercato e di
  degenerazione partitocratica.
    Se ancora vi fosse stato qualche dubbio sulla opportunità
  di abolire l'Ordine dei giornalisti, lo scandalo degli esami
  truccati alle prove di idoneità professionale, venuto alla
  luce nel novembre 1991, l'ha spazzato via.  L'unica funzione
  rilevante
  svolta dall'Ordine nel corso degli anni è stata infatti
  quella dell'usciere cui spetta aprire o no le porte dei
  privilegi professionali a chi si affaccia al giornalismo.
  L'Ordine è sempre stato un usciere esoso, burocratico, del
  tutto indifferente alla realtà concreta dell'attività
  giornalistica.  E per giunta corrotto, come ora sappiamo grazie
  all'inchiesta della magistratura che ha messo a nudo il
  meccanismo delle raccomandazioni: testi anonimi di esame
  identificabili dalle prime righe del tema, commissari di esame
  complici per amicizia di partito o altre ragioni.
    Lo scandalo, scoperto per l'errore di un commissario che ha
  inserito l'elenco dei propri raccomandati in una rete
  computerizzata accessibile ad altri giornalisti, ha soltanto
  portato in superficie un fenomeno di malcostume che durava da
  anni, se non
 
                               Pag. 2
 
  da decenni, e che investe tutto il
  percorso di guerra che un giornalista deve superare prima di
  arrivare all'esame.  Essere riconosciuto praticante (e avere
  quindi titolo di ammissione all'esame) è spesso frutto di un
  negoziato politico: lottizzazione partitocratica, familismo,
  clientela, sono la regola.  Proprio come sono la regola le
  raccomandazioni al momento del cosiddetto concorso di
  esame.
    Questi esami e questo Ordine dovrebbero del resto essere
  aboliti per la loro inutilità e stupidità costituzionale anche
  se fossero un esempio di ortodossia prussiana.  A maggior
  ragione devono esserlo ora che è stato provato ciò che tutti,
  nel mondo giornalistico, da sempre sapevano.  E in attesa che
  un qualche incidente di percorso possa alla fine far emergere
  il marcio in altri settori che ricadono nella sfera di azione
  dell'Ordine: ad esempio nei criteri e modalità di assegnazione
  delle abitazioni che fanno parte del patrimonio immobiliare
  dell'Istituto di previdenza dei giornalisti (INPGI).
    Con la soppressione dell'Ordine prevista da questa proposta
  di legge viene a cadere un'anomalia italiana all'interno della
  Comunità economica europea e si restituisce piena dignità
  professionale a chi svolge effettivamente la professione di
  giornalista.  L'articolo 2 istituisce infatti la "carta di
  identità professionale del giornalista" valida fino al momento
  in cui l'attività giornalistica cessa, abolendo da
  una parte la qualifica (altrove sconosciuta) di
  "pubblicista", e dall'altra lo  status  sociale vitalizio,
  indipendente dall'esercizio della professione, di "giornalista
  professionista".
    Cessa così la commistione fra giornalisti e lobbisti, vale
  a dire funzionari redattori di uffici stampa o pubbliche
  relazioni: identificazione pericolosa per chi svolge
  un'attività di giornalista legata a valori costituzionalmente
  protetti; ma, d'altra parte, implicitamente offensiva per chi
  si vede costretto a mascherare la propria attività di
  informatore di parte, che è pienamente legittima all'interno
  di meccanismi di mercato chiari e rigorosi.
    In questa proposta non viene previsto un periodo di
  praticantato, visto che l'apprendistato professionale è stato
  di fatto cancellato nella vita delle redazioni proprio dalla
  legge attualmente in vigore e sostituito da lavoro nero,
  sottopagato e privo di diritti.  I proponenti sono favorevoli,
  anche se il tema esula da questa proposta di legge, a corsi di
  formazione professionale e a un rapporto più stretto fra il
  mondo dell'informazione e le università.
    Con l'istituzione della "carta di identità professionale
  del giornalista" cessa anche l'assurda discriminazione fra
  redattori di quotidiani da una parte e redattori di emittenti
  radiofoniche o televisive, di agenzie e periodici
  specializzati dall'altra, vale a dire le forme più moderne di
  accesso alla professione.
 
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