| Onorevoli Colleghi! -- Ragioni di sicurezza e motivi morali
impongono il divieto di pubblicazione o di diffusione
dell'immagine o del nome dei magistrati in attività connesse
alle loro funzioni in materia penale.
Ciò per due ragioni: 1) evitare che il magistrato diventi
più facile bersaglio della violenza altrui; 2) evitare che i
più deboli cedano alle nefaste tentazioni del protagonismo,
malattia epidemica di pericolosa ricorrenza e di estesa
diffusività.
Non è censura per giornalisti della carta stampata o del
video, né per magistrati, ma riduzione di una delle ragioni, e
non l'ultima, che incidono negativamente
sul funzionamento della informazione e della
giurisdizione.
Il buon giudice sa che la palestra ideale è la rivista
professionale e mai la vetrina delle vanità; egli non firma
biografie ma sentenze in nome di tutti noi; quindi non vi sarà
sacrificio ma coerenza per i più forti, divieto
responsabilizzante per i più esposti.
Perché la giustizia (ci siamo limitati all'attività penale,
perché connessi vi sono i valori più alti, secondi solo alla
vita: la libertà e l'onore) è bene prezioso e umano, e perciò
fallibile; ma tutti dobbiamo difenderlo dalle occasioni di
caduta. Perché la giustizia è la più fedele clessidra della
civiltà di un popolo.
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