| PRESIDENTE (Stando in piedi) pronunzia il seguente
discorso:
Onorevoli colleghi,
esprimo anzitutto un grazie a tutta l'Assemblea: un grazie
ai colleghi che hanno avuto la bontà di darmi il voto di
fiducia per essere eletto, un grazie anche ai colleghi che per
ragioni politiche hanno ritenuto di schierarsi in modo diverso
ma che so - e li ringrazio in modo particolare - lo hanno
fatto con particolare rispetto nei confronti della mia
persona.
E' di estrema emozione, mentre stanno per compiersi i miei
quarantasei anni di vita in quest'aula, sentirsi investiti
dalla vostra fiducia che mi porta a questo vertice di dignità
e di responsabilità. Qui io vidi presiedere Vittorio Emanuele
Orlando; qui Saragat, che lasciò per dar man forte alla nostra
democrazia; qui Terracini, e la sua intelligenza e la sua
bravura rimangono patrimonio che non ho mai dimenticato; e,
giungendo agli ultimi, qui la saggezza, la cultura, la dignità
di Ingrao; qui la Presidente Iotti, anch'ella costituente, che
ancora onora quest'aula con la sua forte personalità e con la
grande capacità di farsi amare dall'intera Assemblea
(Vivissimi applausi).
E Gronchi, e Pertini, e Leone: quanti ricordi! Ma più
ancora di succedere a Presidenti insigni, mi emoziona e
travaglia presiedere questa Camera dei deputati, depositaria,
con il Senato della Repubblica, della sovranità del popolo
italiano.
La nostra è democrazia rappresentativa e, nell'inchinarmi
con l'intelletto e con il cuore all'Assemblea, sento
attraverso voi di mandare un saluto devoto e fedele a tutto il
popolo italiano, che costituzionalmente voi tutti qui
rappresentate. E' il primo saluto, poiché questo Parlamento è
stato concepito e voluto nella Carta costituzionale come
vertice di tutta la costruzione dello Stato democratico.
Parlamento nel quale credo, e che credo di amare
profondamente.
E rivolgo il saluto devoto e affettuoso al Capo dello
Stato, al quale, attraverso il Segretario generale, ho
immediatamente telefonato per questo saluto devoto e
affettuoso.
E il saluto al Governo, alla magistratura, ad ogni
magistratura: alla magistratura, con il cuore di chi ha avuto
l'onore di indossare la toga, segno di indipendenza e di
autonomia sia dell'intero potere giudiziario sia di ogni
singolo magistrato che veramente incarni una giustizia pure
limitata, perché umana, ma sempre
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serena e al di sopra delle parti, se vuol essere giustizia.
Un particolare saluto riservo alla Corte costituzionale ed
al suo Presidente - Corte che ha il delicato compito del
controllo di costituzionalità delle leggi - e all'altro ramo
del Parlamento, al Senato della Repubblica, al suo illustre
Presidente, con la devozione e l'impegno della più attenta
collaborazione. Un saluto alle Forze armate, nelle quali tanti
anni fa ebbi l'onore di compiere il mio dovere, ed alle forze
dell'ordine, che ho imparato a conoscere, ad apprezzare e ad
amare nei sette anni di presenza al Ministero dell'interno, da
sottosegretario di Stato e da ministro.
Sento la dignità ed il peso del compito che mi avete
affidato e chiedo a Dio, con la povertà di un modesto credente
qual sono, e lumi e forza e capacità di sacrificio e di
rispondere alle vostre legittime, giuste attese. Sento
vivissimo il dovere di esercitare il mio compito al di fuori e
al di sopra delle parti, con totale indipendenza e grande
rispetto verso tutti e verso ciascuno di voi. Mi incombe
anzitutto il dovere di difendere la dignità, la competenza, il
prestigio della Camera dei deputati.
Troppe volte queste delicate prerogative costituzionali nel
corso dei decenni sono state poste in forse o lese o
trascurate, e ciò ha creato serie difficoltà ai miei
predecessori. Troppe volte momenti vitali di politica
nazionale sono passati sulla testa del Parlamento e sulla
testa di questa Camera. Troppe volte - e lo dissi da deputato
- qui si è recitato l'ultimo, quasi inutile, atto di processi
politici nati, svolti e risolti fuori di qui.
I partiti sono certamente essenziali alla democrazia, ma lo
straripamento dei partiti può diventare logoramento, se non
aggressione, alla democrazia stessa. Tutto ciò non è né nelle
parole né nello spirito della Carta costituzionale.
Non mi illudo, certo, non penso, certo, di saper affrontare
da solo problemi così delicati e complessi, ma sarà mio dovere
e raccogliere le vostre proposte, le vostre richieste o le
vostre proteste, e sollecitare la solidarietà di tutta
l'Assemblea per trovare soluzioni costituzionalmente valide e
degne, sempre in armonia con tutti gli organi costituzionali
della Repubblica.
Questo rimane il problema primario e sommo, senza risolvere
il quale questa Assemblea non potrà affrontare i suoi doveri
costituzionali. E tra i maggiori impegni anzitutto le riforme,
che hanno bisogno del massimo consenso possibile, affinché
ogni cittadino si senta rappresentato nella Carta
costituzionale, comunque verrà modificata.
Le riforme, per poter nascere, richiedono la prevalenza dei
diritti, delle attese della gente sulle visioni e gli
interessi di parte. Una Carta che nella parte della
proclamazione dei diritti della persona è certamente completa
quant'altre mai. E quindi le leggi, a cominciare dalle più
urgenti, che hanno bisogno anzitutto di una forte volontà
politica perché giungano presto e bene ai cittadini
destinatari.
Ma desidero sottolineare l'adempimento di un grave,
delicato, primario compito del Parlamento, della Camera, ed è
il compito del controllo; compito che non è riserva delle
opposizioni, ma deve essere sentito come continuità di fiducia
nei confronti del Governo da parte della maggioranza.
Abbiamo dinnanzi una realtà politica assai nuova. E' uscita
così dalla volontà degli elettori. E sta a noi, ai vari organi
costituzionali, nelle rispettive competenze, questa realtà
registrarla, accoglierla, interpretarla e attuarla.
Quando sento da taluni ventilare ipotesi di nuove elezioni
a scadenza breve, penso che venga a mancare la volontà di
accettare il responso delle urne, penso che venga meno il
senso genuino della democrazia che è il rispetto della volontà
popolare (Vivi applausi). Penso che il solo formulare
tale ipotesi finisca per determinare anche una pressione
indebita sulla libertà dei parlamentari o sulla stessa dignità
del Parlamento. E qui mi fermo.
Ma questo, onorevoli colleghi, questo è il tempio della
politica: qui o si fa politica o non è Parlamento. E politica
vuol dire tutto ciò che interessa, che riguarda, che è utile,
che è indispensabile al bene della polis, cioè al bene
della comunità. Gli interessi di parte, di fazione o di
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settore, che a volte trovano troppa comprensione in
Commissioni in sede legislativa, devono lasciare il campo alla
visione globale delle realtà umane, ai grandi temi della vita
dell'uomo, della famiglia, del lavoro, dello studio, della
lotta al male materiale e morale, dell'impegno per la pace;
dell'impegno sommo per la pace (Applausi).
Il Parlamento ha dinnanzi il grave problema del disavanzo
del bilancio dello Stato e l'ingresso dell'Italia nell'Europa
con pienezza di dignità.
Ci ferisce e ci umilia tante volte la sanguinosa
aggressione della criminalità organizzata, che riesce persino
a mortificare il pur marcato impegno, tante volte duramente
pagato, delle forze dell'ordine e della magistratura, e la
piovra mortale della droga. Ma siamo chiamati in causa da ogni
problema, da ogni sofferenza alla dignità umana nel mondo non
per la banale presunzione di voler pensare a tutto, ma per la
doverosa e sentita solidarietà e partecipazione che ci devono
coinvolgere sempre.
A breve distanza da noi e in altre vicine e lontane parti
del mondo è ancora guerra e distruzione e morte e ogni umana
sofferenza.
Questi e ancora altri i grandi temi della politica interna
ed internazionale che ci impongono responsabilità vigile e
fattiva. A questa ho il dovere di impegnarmi.
Può far quasi paura questo grave compito, ma se crediamo
nella democrazia e se siamo disposti a pagare qualcosa di
nostro perché essa viva, cresca e operi, se sapremo sulle
grandi questioni trovare unità di intenti, le difficoltà si
potranno, si dovranno, si sapranno superare. Non dimentichiamo
che il termometro della democrazia di un paese è la forza,
l'intelligenza, la compostezza, la sensibilità alle attese
della gente, la capacità di risposte equilibrate e puntuali da
parte del Parlamento.
E' forse quasi tradizionale che questi messaggi si
concludano con un "viva il Parlamento" e con un "viva
l'Italia"; ma affinché non sia vana retorica e perché questa
acclamazione diventi augurio vero e valido occorre il comune
impegno nell'adempiere ogni giorno il nostro dovere. Solo così
la gente, seguendo i lavori della Camera, avrà motivo di
speranza e di fiducia. E' per questo che "viva il Parlamento"
e "viva l'Italia" dipende anzitutto e soprattutto da ciascuno
di noi. Grazie, onorevoli colleghi (Vivissimi, prolungati
applausi - L'onorevole Leonilde Iotti sale al banco della
Presidenza e si congratula con il Presidente).
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