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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


18183
SMA0001-0019
Resoconto Sommario n. 1 del 23 aprile 1992 (SMA11-1)
(suddiviso in 21 Unità Documento)
Unità Documento n.19 (che inizia a pag.9 dello stampato)
...Insediamento e discorso del Presidente della Camera.
PRESIDENTE (Stando in piedi.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE OSCAR LUIGI SCALFARO
ZZSMA ZZRES ZZSMA230492 ZZSMA920423 ZZSMA000492 ZZSMA000092 ZZSMA1 ZZ11
    PRESIDENTE  (Stando in piedi)  pronunzia il seguente
  discorso:
    Onorevoli colleghi,
    esprimo anzitutto un grazie a tutta l'Assemblea: un grazie
  ai colleghi che hanno avuto la bontà di darmi il voto di
  fiducia per essere eletto, un grazie anche ai colleghi che per
  ragioni politiche hanno ritenuto di schierarsi in modo diverso
  ma che so - e li ringrazio in modo particolare - lo hanno
  fatto con particolare rispetto nei confronti della mia
  persona.
    E' di estrema emozione, mentre stanno per compiersi i miei
  quarantasei anni di vita in quest'aula, sentirsi investiti
  dalla vostra fiducia che mi porta a questo vertice di dignità
  e di responsabilità.  Qui io vidi presiedere Vittorio Emanuele
  Orlando; qui Saragat, che lasciò per dar man forte alla nostra
  democrazia; qui Terracini, e la sua intelligenza e la sua
  bravura rimangono patrimonio che non ho mai dimenticato; e,
  giungendo agli ultimi, qui la saggezza, la cultura, la dignità
  di Ingrao; qui la Presidente Iotti, anch'ella costituente, che
  ancora onora quest'aula con la sua forte personalità e con la
  grande capacità di farsi amare dall'intera Assemblea
  (Vivissimi applausi).
    E Gronchi, e Pertini, e Leone: quanti ricordi!  Ma più
  ancora di succedere a Presidenti insigni, mi emoziona e
  travaglia presiedere questa Camera dei deputati, depositaria,
  con il Senato della Repubblica, della sovranità del popolo
  italiano.
    La nostra è democrazia rappresentativa e, nell'inchinarmi
  con l'intelletto e con il cuore all'Assemblea, sento
  attraverso voi di mandare un saluto devoto e fedele a tutto il
  popolo italiano, che costituzionalmente voi tutti qui
  rappresentate.  E' il primo saluto, poiché questo Parlamento è
  stato concepito e voluto nella Carta costituzionale come
  vertice di tutta la costruzione dello Stato democratico.
  Parlamento nel quale credo, e che credo di amare
  profondamente.
    E rivolgo il saluto devoto e affettuoso al Capo dello
  Stato, al quale, attraverso il Segretario generale, ho
  immediatamente telefonato per questo saluto devoto e
  affettuoso.
    E il saluto al Governo, alla magistratura, ad ogni
  magistratura: alla magistratura, con il cuore di chi ha avuto
  l'onore di indossare la toga, segno di indipendenza e di
  autonomia sia dell'intero potere giudiziario sia di ogni
  singolo magistrato che veramente incarni una giustizia pure
  limitata, perché umana, ma sempre
 
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  serena e al di sopra delle parti, se vuol essere giustizia.
    Un particolare saluto riservo alla Corte costituzionale ed
  al suo Presidente - Corte che ha il delicato compito del
  controllo di costituzionalità delle leggi - e all'altro ramo
  del Parlamento, al Senato della Repubblica, al suo illustre
  Presidente, con la devozione e l'impegno della più attenta
  collaborazione.  Un saluto alle Forze armate, nelle quali tanti
  anni fa ebbi l'onore di compiere il mio dovere, ed alle forze
  dell'ordine, che ho imparato a conoscere, ad apprezzare e ad
  amare nei sette anni di presenza al Ministero dell'interno, da
  sottosegretario di Stato e da ministro.
    Sento la dignità ed il peso del compito che mi avete
  affidato e chiedo a Dio, con la povertà di un modesto credente
  qual sono, e lumi e forza e capacità di sacrificio e di
  rispondere alle vostre legittime, giuste attese.  Sento
  vivissimo il dovere di esercitare il mio compito al di fuori e
  al di sopra delle parti, con totale indipendenza e grande
  rispetto verso tutti e verso ciascuno di voi.  Mi incombe
  anzitutto il dovere di difendere la dignità, la competenza, il
  prestigio della Camera dei deputati.
    Troppe volte queste delicate prerogative costituzionali nel
  corso dei decenni sono state poste in forse o lese o
  trascurate, e ciò ha creato serie difficoltà ai miei
  predecessori.  Troppe volte momenti vitali di politica
  nazionale sono passati sulla testa del Parlamento e sulla
  testa di questa Camera.  Troppe volte - e lo dissi da deputato
  - qui si è recitato l'ultimo, quasi inutile, atto di processi
  politici nati, svolti e risolti fuori di qui.
    I partiti sono certamente essenziali alla democrazia, ma lo
  straripamento dei partiti può diventare logoramento, se non
  aggressione, alla democrazia stessa.  Tutto ciò non è né nelle
  parole né nello spirito della Carta costituzionale.
    Non mi illudo, certo, non penso, certo, di saper affrontare
  da solo problemi così delicati e complessi, ma sarà mio dovere
  e raccogliere le vostre proposte, le vostre richieste o le
  vostre proteste, e sollecitare la solidarietà di tutta
  l'Assemblea per trovare soluzioni costituzionalmente valide e
  degne, sempre in armonia con tutti gli organi costituzionali
  della Repubblica.
    Questo rimane il problema primario e sommo, senza risolvere
  il quale questa Assemblea non potrà affrontare i suoi doveri
  costituzionali.  E tra i maggiori impegni anzitutto le riforme,
  che hanno bisogno del massimo consenso possibile, affinché
  ogni cittadino si senta rappresentato nella Carta
  costituzionale, comunque verrà modificata.
    Le riforme, per poter nascere, richiedono la prevalenza dei
  diritti, delle attese della gente sulle visioni e gli
  interessi di parte.  Una Carta che nella parte della
  proclamazione dei diritti della persona è certamente completa
  quant'altre mai.  E quindi le leggi, a cominciare dalle più
  urgenti, che hanno bisogno anzitutto di una forte volontà
  politica perché giungano presto e bene ai cittadini
  destinatari.
    Ma desidero sottolineare l'adempimento di un grave,
  delicato, primario compito del Parlamento, della Camera, ed è
  il compito del controllo; compito che non è riserva delle
  opposizioni, ma deve essere sentito come continuità di fiducia
  nei confronti del Governo da parte della maggioranza.
    Abbiamo dinnanzi una realtà politica assai nuova.  E' uscita
  così dalla volontà degli elettori.  E sta a noi, ai vari organi
  costituzionali, nelle rispettive competenze, questa realtà
  registrarla, accoglierla, interpretarla e attuarla.
    Quando sento da taluni ventilare ipotesi di nuove elezioni
  a scadenza breve, penso che venga a mancare la volontà di
  accettare il responso delle urne, penso che venga meno il
  senso genuino della democrazia che è il rispetto della volontà
  popolare  (Vivi applausi).  Penso che il solo formulare
  tale ipotesi finisca per determinare anche una pressione
  indebita sulla libertà dei parlamentari o sulla stessa dignità
  del Parlamento.  E qui mi fermo.
    Ma questo, onorevoli colleghi, questo è il tempio della
  politica: qui o si fa politica o non è Parlamento.  E politica
  vuol dire tutto ciò che interessa, che riguarda, che è utile,
  che è indispensabile al bene della  polis,  cioè al bene
  della comunità.  Gli interessi di parte, di fazione o di
 
                              Pag. 11
 
  settore, che a volte trovano troppa comprensione in
  Commissioni in sede legislativa, devono lasciare il campo alla
  visione globale delle realtà umane, ai grandi temi della vita
  dell'uomo, della famiglia, del lavoro, dello studio, della
  lotta al male materiale e morale, dell'impegno per la pace;
  dell'impegno sommo per la pace  (Applausi).
    Il Parlamento ha dinnanzi il grave problema del disavanzo
  del bilancio dello Stato e l'ingresso dell'Italia nell'Europa
  con pienezza di dignità.
    Ci ferisce e ci umilia tante volte la sanguinosa
  aggressione della criminalità organizzata, che riesce persino
  a mortificare il pur marcato impegno, tante volte duramente
  pagato, delle forze dell'ordine e della magistratura, e la
  piovra mortale della droga.  Ma siamo chiamati in causa da ogni
  problema, da ogni sofferenza alla dignità umana nel mondo non
  per la banale presunzione di voler pensare a tutto, ma per la
  doverosa e sentita solidarietà e partecipazione che ci devono
  coinvolgere sempre.
    A breve distanza da noi e in altre vicine e lontane parti
  del mondo è ancora guerra e distruzione e morte e ogni umana
  sofferenza.
    Questi e ancora altri i grandi temi della politica interna
  ed internazionale che ci impongono responsabilità vigile e
  fattiva.  A questa ho il dovere di impegnarmi.
    Può far quasi paura questo grave compito, ma se crediamo
  nella democrazia e se siamo disposti a pagare qualcosa di
  nostro perché essa viva, cresca e operi, se sapremo sulle
  grandi questioni trovare unità di intenti, le difficoltà si
  potranno, si dovranno, si sapranno superare.  Non dimentichiamo
  che il termometro della democrazia di un paese è la forza,
  l'intelligenza, la compostezza, la sensibilità alle attese
  della gente, la capacità di risposte equilibrate e puntuali da
  parte del Parlamento.
    E' forse quasi tradizionale che questi messaggi si
  concludano con un "viva il Parlamento" e con un "viva
  l'Italia"; ma affinché non sia vana retorica e perché questa
  acclamazione diventi augurio vero e valido occorre il comune
  impegno nell'adempiere ogni giorno il nostro dovere.  Solo così
  la gente, seguendo i lavori della Camera, avrà motivo di
  speranza e di fiducia.  E' per questo che "viva il Parlamento"
  e "viva l'Italia" dipende anzitutto e soprattutto da ciascuno
  di noi.  Grazie, onorevoli colleghi  (Vivissimi, prolungati
  applausi - L'onorevole Leonilde Iotti sale al banco della
  Presidenza e si congratula con il Presidente).
 
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