| MASSIMO D'ALEMA, replicando per la sua interrogazione n.
3-00051, osserva che la vittoria conseguita con l'uccisione
del dottor Falcone rischia di rafforzare la potenza della
mafia e la rassegnazione ad essa del popolo siciliano.
La risposta fornita dal Presidente del Consiglio lascia
aperti interrogativi che dovranno trovare risposta, in
particolare sugli informatori della mafia e sulle modalità di
esecuzione dell'attentato.
Ma - se non argomentato - risulta pretestuoso e sterilmente
polemico il collegamento fra l'omicidio e le discussioni
svoltesi sulla direzione nazionale antimafia.
Si è parlato in questi giorni di terrorismo: sono noti e
documentati i rapporti tra mafia, organizzazioni eversive e
apparati deviati. In occasione del delitto Lima il ministro
dell'interno avanzò l'ipotesi di un piano destabilizzante ma
fu poi smentito dal Presidente del Consiglio con una di quelle
contraddizioni che non giovano alla credibilità di un sistema
politico e di istituzioni contro cui si abbattono rovinosi i
colpi del crimine organizzato.
Occorre non già la rabbiosa e impotente minaccia di pene
estreme da applicare ad assassini che non si riesce a
prendere, ma la cooperazione fattiva di tutti gli organi dello
Stato a difesa della democrazia, screditata da vecchi sistemi
di potere che purtroppo sono duri a morire.
Auspica a tal fine, per esempio, un comune impegno per
correggere - secondo le indicazioni della Commissione
antimafia - il codice di procedura penale, ma soprattutto
occorre spezzare il rapporto tra affari, politica e
criminalità (Applausi dei deputati dei gruppi del PDS, dei
verdi e federalista europeo).
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