| SALVATORE ANDO', replicando per la sua interrogazione n.
3-00053, osserva che di fronte a vicende così drammatiche non
servono i proclami solenni né gli inviti retorici a restare
uniti. Non ci si potevano attendere oggi dal Governo verità
appaganti, considerato il poco tempo trascorso dall'attentato.
La mafia non ha paura dei discorsi, colpisce chi la
colpisce. La spiegazione della strage è tutta qua: Falcone ha
sempre lottato contro di essa, né la sua azione si era
attenuata dopo l'incarico avuto presso il Ministero di grazia
e giustizia.
Eppure egli era stato oggetto di critiche e odiose
polemiche da parte di ambienti che si lasciano andare ad
improprie valutazioni di carattere politico. La falsità di
queste accuse è stata dimostrata, se mai ce ne fosse stato
bisogno, proprio dall'attentato di sabato.
Falcone riteneva che la mafia potesse essere sconfitta
soltanto aggregando il sostegno sociale intorno allo Stato.
Per ottenere questo risultato occorre che esso riesca a
mostrarsi più forte dei suoi nemici, e solo i risultati
contano. Le azioni dimostrative non sono sufficienti, e questo
Falcone lo sapeva e lo ha denunciato.
La strage di Palermo è un'azione di guerra da lungo tempo
decisa e progettata: non è stata una mera resa dei conti, è
stata un atto di terrorismo vero e proprio, con
caratteristiche che riportano alla mente gli anni di piombo.
Il Parlamento in seduta comune deve eleggere presto il
nuovo Presidente della Repubblica, ma soprattutto deve
eleggerlo bene, non in un clima avvelenato. L'elezione non
deve essere infatti il risultato di uno stato di necessità.
Occorre reagire al malessere della gente facendo ognuno il
proprio dovere e continuando nella lotta intrapresa da
Giovanni Falcone (Applausi dei deputati dei gruppi del PSI
e della DC).
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