| GERARDO BIANCO, replicando per la sua interrogazione n.
3-00061, osserva che la commozione profonda espressa anche
ieri dal Presidente della Camera non deve indebolire lo sforzo
di comprendere le ragioni di un attentato che, con la sua
spettacolarità, ha voluto rappresentare un vero e proprio
colpo al cuore dello Stato.
Questo attentato non è dunque solo una vendetta nei confronti
di un leggendario magistrato, ma una vera e propria sfida allo
Stato, così come è stato anche per l'assassinio di Salvo Lima.
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E' significativo infatti che l'attentato al giudice Falcone
sia avvenuto in un momento istituzionalmente molto delicato.
E le conseguenze potranno essere gravissime, perché se non
si interviene efficacemente, la mafia si inserirà in modo
sempre più penetrante nelle istituzioni e nel tessuto
economico-sociale. La lotta alla mafia deve vedere unite tutte
le forze politiche: il Presidente del Consiglio ha detto al
riguardo parole molto significative.
Il giudice Falcone ha lasciato in eredità idee, come quella
della creazione di un pool antimafia, che devono essere
portate a termine. La lotta alla mafia richiede infatti grandi
capacità di coordinamento e valutazione non formalistica delle
prove: la magistratura dovrebbe rivedere i suoi indirizzi
proprio alla luce delle valutazioni del giudice Falcone.
La mafia non è invincibile. Lo Stato non deve dunque
rispondere con lo smarrimento, ma in modo forte ed energico. E
la Sicilia deve resistere e conservare il senso dello Stato!
(Applausi dei deputati dei gruppi della DC e liberale).
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