| GIORGIO LA MALFA, replicando per la sua interrogazione
n. 3-00059, osserva in primo luogo che occorre riconoscere
l'esistenza di una responsabilità oggettiva dello Stato
nell'assassinio del giudice Falcone, perché la mafia in questi
ultimi anni non è stata sufficientemente contrastata. Se le
forze della criminalità sono tenute sotto pressione, infatti,
esse sono troppo impegnate a difendersi per colpire i loro
obiettivi. In questo senso, il giudice Falcone non è stato
efficacemente protetto.
Questo attentato ha la stessa portata che ebbe il rapimento
dell'onorevole Aldo Moro e l'uccisione degli uomini della sua
scorta. A distanza di quattordici anni si ripropone infatti
una sfida di carattere terroristico. Ma, a differenza del
terrorismo rosso, la criminalità mafiosa tende ad accelerare
un processo disgregativo purtroppo già in atto nella società
italiana. Il significato di questo atto è che la mafia si
costituisce come potere legale in una parte del territorio,
spezzando la stessa unità nazionale.
Si domanda se le forze politiche, in questa situazione di
crisi, troveranno in sé la forza rinnovatrice necessaria per
condurre con forza e coerenza la lotta alla mafia (Applausi
dei deputati del gruppo repubblicano).
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