| CAVERI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al
Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'attentato esplosivo, che ha ucciso sabato scorso in
Sicilia il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie, alcuni
uomini della sua scorta armata e ha colpito cittadini vittime
anch'esse dell'azione criminosa, dimostra la ferocia, la
determinazione e l'arroganza della organizzazione
tradizionalmente nota come mafia;
siamo di fronte all'ennesima "morte annunciata" di un
rappresentante dello Stato che si aggiunge ad una continua
catena di omicidi che ha colpito giudici, forze dell'ordine,
giornalisti e che crea un crescente stato di sfiducia e di
preoccupazione nell'opinione pubblica ed accredita anche a
livello internazionale l'immagine di un'Italia che non è più
in grado di contrapporsi allo strapotere della malavita in
ampie e crescenti parti del proprio territorio;
il giudice Falcone rappresenta un esempio di una vita
spesa, sino all'ultimo, nel tentativo di affrontare, arrivando
sino ai livelli più alti, la secolare "questione mafiosa" che
ha oggi caratteristiche e ramificazioni tali da porre in
dubbio alcuni princìpi di libertà e di democrazia solennemente
sanciti dalla Costituzione e pone forti dubbi sulla
possibilità di una piena adesione al processo di integrazione
europea -:
quali ragioni ad avviso del Governo proprio in questo
momento potrebbero avere indotto la mafia ad un'azione così
crudele e "dimostrativa";
com'è possibile che una visita segreta e su itinerari
presumibilmente non prevedibili non solo sia risultata nota
alla mafia, ma abbia anche consentito di predisporre, con
macabra cronometricità, l'agguato esplosivo;
quali misure si intendano adottare per dare una risposta
adeguata al livello di sfida allo Stato lanciato dalle cosche
mafiose.(3-00058)
(24 maggio 1992).
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