| Onorevoli Colleghi! -- I beni culturali e ambientali, di
cui l'Italia è così ricca, non vengono, specialmente nel
Mezzogiorno, adeguatamente tutelati attraverso una normativa
legislativa nazionale; eppure, per il centro storico di Lecce,
ad esempio, risale al 1981 la notizia fornita dall'allora
ministro Oddo Biasini, che esso era stato inserito nell'elenco
dei "Beni culturali e naturali di valore universale" compilato
dal Ministero per i beni culturali e sottoposto al vaglio
dell'UNESCO. Un riconoscimento di tale portata ci conforta
nella presentazione della presente proposta di legge, volta al
recupero ed alla protezione del patrimonio barocco e
rinascimentale della città attraverso provvedimenti urgenti,
al pari di quanto è stato già fatto negli anni precedenti per
il patrimonio archeologico della città di
Roma (legge n. 92 del 1981); per la tutela del carattere
monumentale e artistico della città di Siena (legge n. 3 del
1963 e successiva proroga con legge n. 75 del 1976), per la
salvaguardia di Venezia (legge n. 798 del 1984), per il
recupero dei Sassi di Matera (legge n. 771 del 1986), per
Urbino (legge n. 462 del 1985), per Orvieto e Todi (legge n.
230 del 1978, legge n. 526 del 1982 e legge n. 227 del 1984),
per non citarne che alcune.
Al fine di rammentare, ove ve ne fosse bisogno, agli
onorevoli colleghi la validità di un discorso sul patrimonio
artistico della città di Lecce, riteniamo non superfluo
qualche accenno di carattere storico ed artistico. A
"scoprire" il barocco leccese sono i viaggiatori di fine
ottocento, Gregorovius e Bourget. Proprio al primo si deve la
definizione di Lecce "Firenze del
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Barocco" (1875). " Le belle strade e piazze - scrive il
Gregorovius - ricche di molti e leggiadri palazzi ed edifici,
di chiese e di chiostri in uno stile architettonico per grande
copia di ornamenti tutto proprio ed originale, porgono a Lecce
le apparenze di una splendida ricchezza e di una grazia
allegra e festosa...; sicché l'impressione che se ne riceve è
di tutto armonico.
In questa tendenza artistica non v'è nulla in tutta Italia
che le si possa comparare. Lecce può dirsi la Firenze
dell'epoca barocca".
"Un prezioso gioiello di città", la definisce Paul Bourget
nel suo volume Sensation d'Italie (Paris 1891). Non meno
ammirati, anche se con diverse valutazioni critiche, il Briggs
(In the Heel of Italy, London 1910: "Gli edifici di
Lecce... sono interessanti, pittoreschi, arditi... e se
fossero disposti in ordine su due linee parallele formerebbero
una delle più belle vie d'Europa") e tanti altri scrittori e
saggisti che ne hanno parlato successivamente. Ai giorni
nostri Cesare Brandi (Lecce gentile, 1947; Pellegrino
di Puglia, 1977: "La Piazza del Duomo è davvero una
meraviglia da celebrare fra le meraviglie italiane"), Maurizio
Calvesi e Mario ManieriElia (Architettura barocca a Lecce e
in Terra di Puglia, 1947; Il rosone e la conchiglia,
1979), Michele D'Elia e Cosimo Damiano Fonseca (La
Puglia tra Barocco e Rococò, 1982), ed altri, hanno dato
vita ad una stimolante letteratura sul barocco leccese. In
questo sia pur breve panorama spicca per priorità e per
l'oculata documentazione l'opera di Luigi De Simone Paladini
(Lecce e i suoi monumenti, 1874).
Alla specializzazione degli studi ed all'approfondimento di
una così vasta ed interessante tematica hanno contribuito
anche premi e convegni (fino al Congresso internazionale sul
Barocco, del settembre del 1969, promosso dall'amministrazione
provinciale) e le aggiornate analisi dello studioso Michele
Paone (Palazzi di Lecce, Chiese di Lecce, Elegia del
Barocco). La grazia del Barocco leccese, il fascino della
"deliziosa città-chiesa", la eleganza dei suoi hotels
particuliers, sono stati messi in luce negli ultimi anni
anche dalla "Mostra fotografica" realizzata dalla locale
Azienda di soggiorno e turismo e già presentata a partire, dal
1979, a Milano, Malta, Ravenna e Roma (Palazzo Venezia).
Il riconoscimento del Barocco leccese nel progetto per gli
itinerari turistico-culturali.
Il Barocco leccese, per l'indubbio valore artistico e
culturale delle sue peculiari espressioni e dei suoi monumenti
più significativi, ha avuto anni addietro un ulteriore
riconoscimento, a livello governativo, nell'ambito del
progetto speciale per gli "Itinerari turistico-culturali nel
Mezzogiorno". Il programma-stralcio dell'anzidetto progetto,
approvato dal CIPE il 22 dicembre 1982, ha individuato,
infatti, nella direttrice delle "capitali del Barocco"
(Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), due
specifici tratti funzionali: il primo "Il Barocco a Napoli e
in Campania", il secondo "Il Barocco a Lecce e nel
Salento".
Gli interventi di competenza statale (150 miliardi) e
quelli di competenza regionale (100 miliardi) avrebbero dovuto
essere completati da anni, ma l'attuazione del progetto e del
suo primo programmastralcio formulato dalla regione Puglia, è
oggi ancora oggetto di pesanti critiche e non accenna a vedere
la sua attuazione pratica. Il ritardo iniziale sembra doversi
attribuire a problemi procedurali e di coordinamento, al
laborioso esame delle proposte e dei progetti predisposti per
gli interventi a favore dei beni culturali propriamente detti,
alla verifica della conformità delle stesse proposte alle
esigenze sottolineate nella delibera del CIPE ed alle
direttive programmatiche che successivamente il Ministro per
gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ha impartito, a
suo tempo, alla Cassa ed agli enti e società ad essa collegati
(INSUD, FORMEZ, IASM). Non meno complesse sono risultate,
almeno fino ad oggi, le procedure di attuazione degli
interventi di competenza regionale. Per stare alla
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Puglia a favore della quale risulta approvato fin dal 1982 -
per il programma-stralcio degli itinerari turistico-culturali
-, il programma prevede "interventi per fruibilità di
monumenti e aree archeologiche" (Allegato A alla
delibera della giunta regionale n. 3046 del 1^ aprile 1983)
per una spesa complessiva di lire 7 miliardi e 700 milioni che
si riferisce agli itinerari "Barocco", "Castelli federiciani"
e "Magna Grecia".
Nell'ambito dell'itinerario "Barocco" sono considerati, per
la città di Lecce, interventi a favore di tre soli complessi
monumentali (monastero degli Olivetani, sistemazione di Piazza
Duomo e dell'Anfiteatro Romano) con uno stanziamento di sole
lire 1.250.000.000 che non corrisponde affatto alle complesse
esigenze di intervento a favore di quegli importanti beni
culturali, e che costituisce ben poca cosa per un serio,
organico e razionale programma di tutela e valorizzazione
delle tante espressioni del "Barocco leccese" presenti in
tutto il centro storico di Lecce: chiese, edifici civili,
complessi monumentali ed ex conventi, complessi ambientali,
piazze, piazzette, corti, eccetera (si tenga conto anche della
inadeguatezza, per molti aspetti, della legge n. 457). La
situazione non migliora neppure considerando gli interventi di
competenza statale (sempre nell'ambito del progetto per gli
itinerari turistico-culturali), giacché questi ultimi, almeno
fino ad oggi, prendono in considerazione solo quattro chiese
di Lecce (nel solo centro storico ce ne sono 11) con una
previsione complessiva di spesa di appena 500.000.000 del
tutto irrisoria ed assolutamente inadeguata alla importanza
delle opere urgenti di restauro di cui hanno bisogno quelle
stesse quattro chiese, in modo particolare la Chiesa di Santa
Croce e la Chiesa del Rosario.
Necessità di un programma specifico di salvaguardia del
patrimonio monumentale ed architettonico leccese.
E' necessario, quindi, che al di là della considerazione
del tutto marginale ed eccezionale che il progetto speciale
degli itinerari culturali riserva, in sostanza, a Lecce ed al
suo Barocco, lo Stato si faccia carico di uno specifico
programma per la tutela, il recupero e la valorizzazione di
quel cospicuo patrimonio storicoartistico ed ambientale,
costituito essenzialmente dal Barocco leccese, ma anche da
altre importanti testimonianze di altra epoca. Cesare Brandi
(Corriere della Sera, 20 gennaio 1978 "Quel Barocco
leccese che non è Barocco...") testualmente scrive: "Era nel
Cinquecento una città quasi spagnola, fedelissima di Carlo V,
bastionata contro i turchi da un architetto militare, Gian
Giacomo dell'Acqua, che sapeva tanto bene di architettura
balistica da fare i bastioni senza scarpate: rimane solo il
Castello, ormai, perché il giro delle mura fu abbattuto.
All'interno di questo giro, fin dal '500 fu un fervoroso
costruire di palazzetti con caratteristiche ancora catalane,
anche se, allora, Lecce non ebbe, come Palermo, un suo
Carnelivaris". Il Castello di Carlo V, le tre, delle
originarie quattro, porte cinquecentesche della città, alcune
parti di muraglioni, miracolosamente sopravvissuti alle
intemperie ed al degrado, ma non privi di deturpanti
superfetazioni, costituiscono le testimonianze architettoniche
e monumentali da recuperare al più presto alla fruibilità dei
cittadini e dei turisti. Ad esse vanno aggiunte testimonianze
"minori" (ma tali sono se riferite alla grandiosità degli
altri monumenti), quali le caratteristiche viuzze e piazzette,
nelle quali spesso si nascondono splendide balconate erose dal
tempo.
Con la presente proposta di legge si intende intervenire
con "provvedimenti urgenti" per porre tempestivamente fine al
progressivo degrado di un così importante patrimonio
artistico.
La legge prevede interventi finanziari per un triennio
(1992-1994) e per un totale di 150 miliardi per i quali il
Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
A parte la presente proposta di legge, reiterata per la
terza volta, altre proposte
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di legge sono state presentate nella IX e nella X legislatura
anche da altre parti politiche. L' iter, ormai terminato,
in sede di Comitato ristretto prima e di Commissione poi, era
giunto fino alla richiesta della sede legislativa cui
purtroppo il Governo non ha inteso consentire nel corso della
X legislatura. Il testo della presente proposta è
sostanzialmente diverso dall'originale, perché esso
rappresenta il frutto di un lungo, attento ed analitico lavoro
effettuato dalla Commissione cultura nella scorsa
legislatura.
Vale la pena di rilevare l'istituzione di corsi
parauniversitari per l'apprendimento di metodologie e
tipologie del restauro e di corsi di formazione di manodopera
specializzata. Attualmente, infatti, in Lecce l'arte della
scultura della pietra si va sempre più perdendo ed è legata
alla presenza di pochissimi e molto anziani artigiani. Nella
istituzione di detti corsi, che offrirebbero ai giovani nuove
possibilità occupazionali, conforta la significativa
esperienza già realizzata in altre regioni italiane (si pensi
ai corsi che si tengono in Ravenna per l'insegnamento della
tecnica del mosaico ed ai corsi estivi per il restauro dei
dipinti, legni antichi, ceramiche, che si tengono a Firenze, a
cura
dell'Istituto per l'arte ed il restauro) e la presenza, in
Lecce, di istituzioni quali l'Istituto d'arte, l'Accademia di
belle arti, l'Istituto per il restauro.
Con la legge n. 449 del 1987 si è già proceduto ad un primo
finanziamento di lire 10 miliardi per interventi in favore del
barocco leccese. La legge finanziaria 1988 prevedeva un
rifinanziamento della legge n. 449 del 1987 e la somma di lire
40 miliardi sui fondi FIO per interventi sul barocco di Noto e
Lecce. Le iniziative ora citate non possono rimanere isolate,
ma hanno bisogno di essere rifinanziate con appositi
provvedimenti legislativi fino al completamento delle opere di
restauro.
In conclusione, onorevoli colleghi, un patrimonio che
rappresenta indubbiamente una delle più peculiari attrattive
artistiche del Mezzogiorno, ci sembra meritevole di urgente
salvaguardia ed intervento nell'ambito della politica
culturale del nostro Paese, in relazione anche alla
utilizzazione di esso come attrattiva in funzione dello
sviluppo turistico del sud, da più parti concordemente
auspicato, ma fino ad oggi oggetto di misure ed interventi
scoordinati ed insufficienti.
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