| PRESIDENTE (Stando in piedi) pronunzia il seguente
discorso:
Onorevoli colleghi,
desidero innanzitutto rivolgere il più caloroso e deferente
omaggio al Presidente Oscar Luigi Scàlfaro, che da questo
seggio è stato chiamato ad assumere la più alta funzione e
dignità di Capo dello Stato. Il messaggio che egli ci ha
indirizzato è valso a segnare condizioni fondamentali di
garanzia democratica e di unità nazionale, più che mai
preziose per la riaffermazione e lo svolgimento del ruolo del
Parlamento in un momento cruciale della vita istituzionale e
politica del nostro paese.
A voi, onorevoli colleghi, è quindi toccato eleggere
nuovamente il vostro Presidente; ed io vi sono profondamente
grato per aver fatto cadere la scelta sulla mia persona, in
segno di riconoscimento - oso credere - per un lungo servizio
sempre rivolto alla valorizzazione del Parlamento come
insostituibile espressione e presidio della sovranità popolare
e come luogo di decisivo confronto sui problemi della nazione.
A questo fine, e solo ad esso, sarà rivolto ora il mio
impegno. Farò la mia parte nel contesto di ricco pluralismo
istituzionale che contraddistingue il nostro sistema,
ricercando in primo luogo la più stretta collaborazione con il
Presidente del Senato, e prestando attenzione e rispetto ad
altri ruoli essenziali, come quelli della Corte costituzionale
e del suo Presidente, della magistratura e del suo organo di
autogoverno.
Opererò qui in piena indipendenza e nel più scrupoloso
rispetto dei diritti di tutti i deputati e di tutti i gruppi.
Mi preoccuperò di garantire - insieme con la difesa del
prestigio e delle prerogative dell'istituzione che insieme
rappresentiamo, e insieme con la libertà dei nostri dibattiti
- l'efficacia dei nostri lavori. Passa in effetti attraverso
questo sforzo la strada della necessaria rivalutazione
dell'opera del Parlamento, troppo facilmente misconosciuta. Ma
ormai quella strada passa anche attraverso modifiche di
carattere strutturale e di ordine istituzionale.
Il Parlamento, onorevoli colleghi, ha davanti a sé la più
difficile delle prove: riformare se stesso, dettare nuove
regole per l'elezione del futuro Parlamento, rinnovare
l'intero edificio istituzionale. Si tratta di una prova alla
quale non possiamo sottrarci, se vogliamo rispondere alle
inquietudini e alle sollecitazioni del paese, a domande
pressanti di efficienza e di trasparenza, di corretta e
limpida dialettica democratica, di partecipazione dei
cittadini, di moralità e controllabilità nella gestione della
cosa pubblica.
Il compito non sarà facile: in particolare, il ruolo del
nostro Parlamento, al pari di quello di altri Parlamenti
nazionali, andrà ridefinito guardando all'Europa, guardando
all'Unione destinata a nascere da quel trattato di Maastricht
di cui dovremo presto discutere l'atto di ratifica. Andrà
ridefinito e rilanciato, il ruolo del nostro Parlamento, in un
rapporto di più intensa cooperazione con il Parlamento
europeo, e individuando il giusto sentiero da percorrere tra
più avanzati sviluppi in senso democratico della costruzione
sovranazionale e nuove ragioni del regionalismo. Mi si
consenta di ricordare come questa prospettiva abbia trovato
uno straordinario anticipatore e costruttore in un grande
europeo che è stato membro di questa Camera, Altiero Spinelli
(Applausi).
Onorevoli colleghi, accingiamoci dunque subito all'opera,
con la piena consapevolezza delle nostre responsabilità:
piena, comune consapevolezza che nulla deve togliere alla
nettezza del confronto politico tra maggioranza e opposizione,
ma molto può contribuire alla qualità di quel confronto. Siamo
chiamati non solo a decisioni di straordinario rilievo nel
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campo delle riforme istituzionali, ma ad urgenti e
impegnativi dibattiti sui maggiori problemi del nostro paese -
già lumeggiati dal Presidente Scàlfaro nel suo messaggio - e
sui temi complessi e assillanti della costruzione di un ordine
di pace e di giustizia in Europa e nel mondo - innanzitutto,
senza indugio, sulla tragedia della Bosnia-Erzegovina. Sarà
comunque compito del nuovo Governo sottoporre al Parlamento,
perché si pronunci nel modo più libero, scelte concrete di
indirizzo della politica interna e internazionale dell'Italia.
Onorevoli colleghi, spero di poter contare - sotto ogni
profilo - sulla vostra collaborazione, che ricercherò in tutte
le forme possibili, nell'interesse del prestigio e della
funzionalità di questa nostra istituzione.
So di poter attingere all'esperienza e all'esempio di
coloro che mi hanno preceduto in questo incarico: nelle ultime
tre legislature, con così grande e riconosciuta autorevolezza
e misura, Nilde Iotti (Vivi applausi), nella quale
voglio anche salutare, con affetto e rispetto, la prima donna
che nella storia del paese abbia assunto e retto questo
ufficio.
E' per noi motivo di serena fiducia, dinanzi alle prove che
ci attendono, l'alto livello di professionalità e di dedizione
dei funzionari della Camera - a cominciare dal Segretario
generale - e di tutti i
dipendenti, impegnati a garantire sempre meglio l'apertura
verso la società e la moderna funzionalità di questo ramo del
Parlamento.
Cercheremo di far conoscere ed apprezzare ancor più
l'attività della Camera in tutte le sue espressioni e
articolazioni, dialogando amichevolmente con quanti seguono i
nostri lavori per la stampa, la radio, la televisione,
nell'esercizio della decisiva funzione dell'informazione,
sempre inseparabile dal diritto di critica.
Onorevoli colleghi, la responsabilità che assumo di fronte
a voi e in cui si riassumono tutti gli impegni da me
richiamati, è quella di far vivere e progredire operosamente
la legislatura appena iniziata tra così grandi novità
inevitabilmente accompagnate da tensioni e difficoltà.
Facciamo insieme dell'undicesima legislatura repubblicana una
tappa essenziale di consolidamento e rinnovamento della nostra
democrazia (I deputati si levano in piedi - Seguono
vivissimi, prolungati applausi).
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