| SEVERINO GALANTE, illustrando l'interpellanza Garavini
n. 2-00058 (vedi l'allegato A), sottolinea la necessità
di considerare le vicende iugoslave nel più ampio contesto dei
problemi relativi all'assetto europeo stabilito con il
trattato di Versailles, e sostanzialmente mantenuto dopo la
seconda guerra mondiale con il permanere della centralità
della questione tedesca. Il sistema bipolare della guerra
fredda, che aveva inglobato l'ordine di Versailles attuando la
divisione della Germania, si è ora dissolto, riproponendo
drammaticamente irrisolte tensioni, segnatamente nella regione
balcanica. Alla instabilità di questo settore si aggiunge poi
il riaffacciarsi sulla scena politica internazionale degli
Stati sconfitti nell'ultimo conflitto mondiale, Germania e
Giappone, che vengono ripensando il ruolo delle proprie forze
armate.
Errori e ritardi dell'Europa hanno concorso allo sfascio
dello Stato federale iugoslavo, la cui disgregazione in senso
nazionalistico - grave pericolo alle porte della Comunità
europea - è stata peraltro favorita dalla Germania, che sposta
ora verso Oriente il baricentro dei propri interessi.
Al rinnovarsi dei vecchi errori della politica estera
europea si aggiungono gli effetti della oltre quarantennale
presenza statunitense: dall'uso strumentale dell'ONU
all'opposizione alla formazione di una forza armata
franco-tedesca in nome del patto atlantico.
Di fronte a questioni così complesse e ricorrenti occorre
un ampio disegno politico: i compiti più urgenti sono ora
quelli di fermare lo scontro armato e soccorrere le vittime,
proteggendo obiettori e disertori ed evitando di fomentare le
divisioni esistenti.
Chiede pertanto il ricorso a misure stabilizzatrici da
applicare equamente a tutti i contendenti, escludendo invece
qualsiasi intervento militare esterno. La risistemazione
territoriale della ex Iugoslavia deve prevedere adeguate
autonomie e favorire forme di collaborazione applicando, per
quanto possibile, il principio di autodeterminazione dei
popoli, senza perseguire un irraggiungibile criterio di
giustizia assoluta, ma tendendo ad un ragionevole compromesso,
rispettoso delle esigenze di tutte le parti (Applausi dei
deputati del gruppo di rifondazione comunista).
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