| ROBERTO FORMIGONI, replicando per l'interpellanza Bianco
Gerardo n. 200025, sottolinea la gravità della crisi
internazionale e delle violazioni dei diritti umani in atto:
la comunità internazionale nel suo complesso, e non solo
l'Italia, non ha intrapreso iniziative sufficienti, tardando
nel prendere posizione e nel tutelare i diritti dei popoli
dell'ex Iugoslavia. Sarebbe stato necessario da un lato
tutelare la sovranità dei popoli e dall'altro incentivare la
collaborazione economica tra i nuovi Stati. Certo le
responsabilità del disastro sono molteplici, ma non bisogna
mai dimenticare chi è il vero aggressore.
La ricerca di un modello multietnico di convivenza in
Iugoslavia deve comunque costituire il maggior impegno
dell'Europa, oggi: in questo senso l'incertezza dell'Italia è
grave e va biasimata.
Certo fa piacere sentire che il limite ad ogni azione in
Iugoslavia è costituito dalla natura dei mezzi utilizzabili, e
non si può che condividere quanto ha detto in questo senso il
ministro De Michelis: non si può imporre la pace con le armi
(purtroppo, in occasione della crisi nel Golfo si perseguì una
linea diametralmente opposta); ma occorrono - e il gruppo
della
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DC lo ribadisce - iniziative decise dell'Italia nel consesso
europeo, attraverso una riunione dei ministri degli esteri,
per rafforzare le sanzioni politiche facendo leva soprattutto
sulla tempestività dell'azione e sulla necessità di non
colpire le popolazioni inermi.
La vicinanza territoriale dell'Italia alla Iugoslavia rende
ancor più indifferibile l'abbandono dei mezzi di ordinanza
amministrazione finora utilizzati per far fronte ad un
conflitto di straordinaria gravità.
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