| MARCO PANNELLA, replicando per la sua interpellanza n.
2-00052, ringrazia il ministro degli esteri per aver voluto
pronunziarsi anche su una mozione non ancora esaminata dalla
Camera. Nella vicenda iugoslava, però, il Governo e la
partitocrazia italiana hanno operato con gli stessi criteri
tangentocratici che caratterizzano tante vicende italiane:
interessi lobbistici hanno finito per aiutare Milosevic. Si
dichiara dunque insoddisfatto per la ricostruzione degli
avvenimenti compiuta dal ministro. Del resto anche
nell'intervento dell'onorevole Galante, del gruppo di
rifondazione comunista, si individuano aspetti degni del
cosiddetto teorema Calogero e dei processi intentati ad Emilio
Vesce per "responsabilità morali oggettive" (Vive proteste
dei deputati del gruppo di rifondazione comunista - Richiami
del Presidente). Chi parla del regime di Milosevic e del
suo terrorismo non va troppo lontano se ricorda altre forme di
intolleranza ed altri tentativi di rifondare - o di affossare
- il comunismo.
Quando le Repubbliche di Slovenia e di Croazia cominciarono
a parlare di confederazione, associazione all'Europa e
democrazia politica, il ministro De Michelis, da sempre
anti-federalista e sostanziale avversario dell'Europa unita,
annunciò una ferma contrarietà alla fine della Iugoslavia: si
voleva infatti mediare fra aggressori ed aggrediti, favorendo
in questo modo i primi. Per un anno si sono così viste scene
di aggressione e di oppressione nei confronti di minoranze non
violente. Alla politica estera italiana è mancato ogni spirito
di autonomia, dal momento che si è appiattita sulla
inaccettabile politica comunitaria, degna della Conferenza di
Monaco. Ancora oggi si vedono immagini di oppressione e di
violenza da parte dei serbi in Bosnia-Erzegovina, mentre
qualcuno leva accuse contro la Croazia: questo porre su un
piano di parità le responsabilità di Serbia e Croazia dimostra
che è ancora vivo un pacifismo miope, che molte colpe ha avuto
in passato.
A Belgrado si deve fare chiaramente capire che i massacri
non serviranno ad influire su future trattative di pace
mediante una redistribuzione etnica.
Indubbiamente vi è stato un passo avanti con il
riconoscimento del diritto all'ingerenza, che egli già da
tempo sosteneva in difesa dei diritti umani e civili. Però
stanno rivivendo gli stessi demoni che portarono la Francia
del Fronte popolare ad abbandonare al suo destino la
Repubblica spagnola.
La non violenza non significa portare via i bambini per
consentire una più accurata distruzione delle loro case,
dovrebbe significare piuttosto portare in quei luoghi noi
stessi e i nostri bambini. Apprezzabile è dunque la posizione
assunta dalla lega nord e da alcune organizzazioni cattoliche
che, nell'aiutare i profughi, hanno sottolineato le
responsabilità del regime serbo.
In conclusione esprime la propria insoddisfazione per la
politica estera del Governo, la peggiore che abbia conosciuto
la Repubblica italiana (Applausi dei deputati dei gruppi
federalista europeo, dei verdi e della lega nord).
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