| CLAUDIO PETRUCCIOLI, replicando per l'interpellanza
D'Alema n. 2-00064, esprime insoddisfazione per la risposta
del ministro degli affari esteri, distante da un adeguato
apprezzamento del problema e della sua enorme difficoltà.
Attraverso la vicenda iugoslava si delineano questioni che
travaglieranno il mondo per i decenni venturi e
condizioneranno la vita delle prossime generazioni. Essa si
colloca infatti nell'esaurimento di un'epoca e di una fase
storica, con la crescita di vecchi nazionalismi e la
riapertura di vuoti che non si sa ora come saranno colmati.
Mancano i soggetti internazionali in grado di affrontare
questa situazione: la Comunità europea, nonostante iniziative
apprezzabili, versa in una situazione di stallo che lascia
spazio alle logiche particolaristiche dei singoli Stati. Ciò
ha inferto un grave colpo alla credibilità delle istituzioni
europee, le cui conseguenze si possono leggere anche nelle
crescenti difficoltà e nella diffusa sfiducia che il processo
di unione va incontrando.
Si sono rivelati i limiti e la fragilità delle
organizzazioni internazionali, dalla CSCE, ancora ai suoi
inizi, all'ONU; quest'ultima richiede una riforma che ne
accresca le capacità operative, perché non si dia luogo ad
interventi surrogatorÿ e unilaterali.
In particolare, nuove dimensioni internazionali sono
necessarie per il controllo dei traffici d'armi, dato
l'immenso potenziale degli arsenali resi disponibili dalla
nuova situazione.
Rileva l'efficacia che possono assumere severe misure di
embargo che esercitino
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sulla Serbia - principale responsabile - una pressione
alternativa all'intervento armato, giustamente escluso. Sarà
tuttavia opportuno graduare la pressione anche sulle altre
parti, secondo le rispettive responsabilità nel conflitto.
Il problema del riconoscimento degli Stati della ex
Iugoslavia va affrontato sulla base delle condizioni già
elaborate a garanzia delle minoranze. Il Governo italiano deve
escludere chiaramente la possibilità di riconoscimento di
quegli Stati che discriminano i loro cittadini addirittura con
espresse disposizioni della loro carta costituzionale.
Particolare impegno va posto nell'assicurare lo status
delle minoranze italiane, attualmente assai meno garantite
in Croazia che nella Repubblica slovena.
L'impegno finanziario dell'Italia appare insufficiente, per
di più gravando sul capitolo di bilancio relativo
all'immigrazione. Occorre potenziare la cooperazione con
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e,
pur privilegiando l'intervento in loco, non assumere
indiscriminate misure di chiusura delle frontiere. Ritiene
possibile aumentare i flussi e le disponibilità di accoglienza
anche per i giovani iugoslavi che rifiutino l'arruolamento.
Chiede altresì maggiore coordinamento con le associazioni di
volontariato, e l'attivazione di procedure parlamentari
adeguate alla gravità della situazione, che dovrà essere
subito posta all'attenzione delle costituende Commissioni,
eventualmente esplorando le possibilità di lavori congiunti
delle Commissioni esteri, e magari delle Commissioni difesa,
di Camera e Senato. Chiede alla Presidenza della Camera di
ricercare appropriate modalità per rispondere a tale esigenza,
che verrà del pari prospettata, nella sede opportuna, ai
presidenti delle competenti Commissioni (Applausi dei
deputati dei gruppi del PDS e di rifondazione comunista).
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