| GAETANO GORGONI, replicando per la sua interpellanza n.
2-00065, sottolinea il lungo silenzio e il successivo
balbettio della diplomazia italiana di fronte alla tragedia
iugoslava: ciò determina l'insoddisfazione dei deputati del
gruppo repubblicano per l'atteggiamento del Governo, che,
anche per la vicinanza dell'area interessata, sarebbe tenuto
ad un'azione ben più incisiva.
Il distacco diplomatico italiano è invece incomprensibile.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI
L' embargo contro la Serbia sanzionato dalla comunità
internazionale - e privo peraltro di effetti immediati - è
stato solo una copertura ad una sua complessiva latitanza.
Era necessario invece intervenire con maggiore prontezza,
anzitutto con il tempestivo riconoscimento delle repubbliche
di Slovenia e di Croazia, abbandonando ogni pavidità e
indifferenza. Del resto, del vero e proprio genocidio in atto
è responsabile in primo luogo l'inerzia europea, a cui si è
associata la passività della diplomazia italiana. Di fronte
alle distruzioni e agli esodi in atto, sono state avanzate
molteplici richieste di iniziativa, in ogni sede: ma si tratta
di semplici intenzioni, infruttuose come al solito, che
testimoniano ancora una volta la latitanza europea. Troppe
sono le ragioni più o meno apertamente accampate per evitare
un intervento concreto ed immediato, ed è certo molto comodo
ora richiamarsi alla storia e ricordare che anche il comunismo
iugoslavo è stato caratterizzato da tensioni autonomistiche.
La caduta della cortina di ferro ha recato con sé un
nazionalismo senile e un localismo tribale che, invece di
unire l'Europa, la stanno dividendo, conducendo i popoli al
razzismo: è ora che i Governi assumano le iniziative
necessarie, sempreché - si intende - Governi ci siano.
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