| UGO INTINI, replicando per l'interrogazione Andò n.
3-00090, sottolinea le responsabilità italiane per quanto
accade in Iugoslavia: v'è stata infatti una profonda
incomprensione di un fenomeno così vicino all'Italia, si è
privata di tutela la minoranza italiana, si è creduto
ciecamente nella democrazia del comunismo iugoslavo.
L'esercito serbo, l'unico al mondo a portare ancora la stella
rossa, sta compiendo ora un vero e proprio massacro. Occorre
dunque ricercare una soluzione pacifica, che preveda anzitutto
l'indipendenza della Bosnia con una forma di autonomia delle
comunità etniche in essa presenti: le sanzioni economiche
contro Belgrado invece non serviranno in alcun modo da freno.
La caduta del blocco comunista - che ha posto fine alla
terza silenziosa guerra mondiale - ha prodotto la paradossale
conseguenza che oggi manca l'interesse internazionale a
ripristinare la pace: le stesse forze pacifiste (che, come
oggi sappiamo, furono in parte pagate da Mosca) di fronte alla
tragedia in atto si guardano bene dal riempire - come hanno
fatto in altre occasioni - le piazze.
Sottolinea la necessità di assicurare anzitutto l'afflusso
regolare degli aiuti umanitari; nella convinzione che occorra
bandire ogni provinciale strumentalizzazione, si dichiara
sicuro che il Governo saprà muoversi sulla linea più corretta
(Applausi dei deputati del gruppo del PSI).
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