| I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per
sapere - premesso che:
in Bosnia-Erzegovina, in seguito alla disgregazione della
Repubblica federativa socialista di Jugoslavia, è in corso
un'aspra guerra civile che vede combattere gli uni contro gli
altri croati, serbi e musulmani;
i serbi e i croati della Bosnia-Erzegovina cercano di
"ripulire" le proprie zone per renderle etnicamente "pure",
aiutati in ciò, rispettivamente, dalla Serbia e dalla Croazia;
a loro volta, i musulmani della Bosnia - Erzegovina puntano
ad allargare il territorio da essi controllato, con il
sostegno sempre più evidente della Turchia;
gli Stati Uniti e la Germania, prima sono intervenute con
riconoscimenti unilaterali a singole repubbliche, fuori della
ricerca di un accordo generale tra i popoli e gli stati della
ex Jugoslavia, e oggi, invece di agire effettivamente per la
pace, manovrano essenzialmente per spartirsi nuove sfere di
influenza, hanno fatto arrivare armi e mercenari, e hanno
appoggiato in molti casi le forze estremiste di varie
repubbliche;
in particolare la Germania - la quale ha incoraggiato in
ogni modo la creazione di stati - nazione sul territorio della
ex-Jugoslavia, - punta con tutta evidenza a creare nei Balcani
un'area di influenza economica e politica tale da
concretizzare rapidamente la sua rinata vocazione di potenza;
altre potenze - come la Russia e gli Stati Uniti -
intendono esercitare una crescente influenza nei Balcani;
gli Stati Uniti, in particolare, utilizzano la crisi
bosniaca e l'ONU sulla falsariga della guerra del Golfo - per
riaffermare la loro leadership sulle altre potenze;
su questa strada, incombe il pericolo che esploda nei
Balcani una guerra di vaste dimensioni e che essa investa,
come già è avvenuto altre volte nella storia, aree assai più
ampie dell'Europa e del Mediterraneo;
in uno scenario come questo, le sanzioni americane
deliberate formalmente dall'ONU contro la Serbia sono inidonee
a porre fine alla guerra civile bosniaca che è alimentata da
molteplici cause interne e non soltanto da interventi esterni;
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inique perché indirizzate contro una soltanto delle potenze
coinvolte nella crisi; controproducenti perché esse rischiano
di favorire la coesione nazionalistica attorno al potere di
Belgrado; strumentali perché volte ad occultare i molteplici
disegni delle grandi potenze ormai evidentemente attivi
nell'area Balcanica -:
se il Governo non ritenga di dover assumere una linea di
coerenza tra princìpi e pratica ad ogni livello, assumendo
immediatamente iniziative coraggiose, anche autonomamente nel
contesto europeo e atlantico, per riportare la pace nella ex
Jugoslavia e salvare la pace per il nostro paese, esposto in
prima linea in questa gravissima crisi;
se non ritenga necessario perseguire con urgenza i seguenti
obiettivi:
1) realizzare un "cessate il fuoco" generalizzato e
scoraggiare ogni altro conflitto nelle varie aree della ex
Jugoslavia;
2) bloccare immediatamente tutte le forniture di armi e di
ogni forma di sostegno bellico a tutti i paesi della ex
Jugoslavia indistintamente. L'ONU deve sanzionare i paesi
trasgressori;
3) tutte le truppe regolari, in primo luogo quelle serbe e
croate, devono ritirarsi entro i confini delle loro
repubbliche precedentemente definiti nella ex Repubblica
Federativa di Jugoslavia;
4) tutte le milizie irregolari devono essere disarmate
sotto il controllo delle forze di pace dell'ONU;
5) garantire, anche con adeguate presenze dei caschi blu
dell'ONU che cessi ogni eccidio e persecuzione nei confronti
delle minoranze etniche dei vari territori;
6) condannare e contrastare tutti i nazionalismi che si
scontrano nei Balcani;
7) rifiutare soluzioni sulla crisi bosniaca fondate sulla
"purezza etnica";
8) esercitare la massima pressione politica e diplomatica
su tutti i contendenti per giungere al più presto ad una reale
"cantonalizzazione" della Bosnia - Erzegovina;
9) esercitare pressioni economiche su tutte le potenze che
interferiscono nella guerra civile bosniaca;
10) annullare subito le "sanzioni" della Serbia -
Montenegro, escluso il blocco sulle armi che va esteso a tutte
le repubbliche della ex Jugoslavia;
11) accettare e riconoscere tutti i processi di
autodeterminazione dei popoli democraticamente sanciti sul
territorio della ex Jugoslavia;
12) procedere subito al riconoscimento internazionale di
tutte le repubbliche che ne hanno fatto richiesta con la
verifica del voto popolare, essendo questa la condizione
inderogabile per poter riprendere una qualsiasi trattativa di
pace;
13) escludere tassativamente ed in modo esplicito ogni
forma di intervento militare nei Balcani, sotto qualsiasi
sigla internazionale o nazionale, e in qualunque forma venga
proposto;
14) favorire la sicurezza di ogni repubblica, il pieno
esercizio delle libertà democratiche e i diritti delle
minoranze, anche con adeguate autonomie, in un quadro di forme
nuove di intesa e di collaborazione difficile certo da
ricercare e da avviare ma essenziale per ricostruire nell'area
pace e stabilità.
(2-00058)
"Garavini, Galante, Manisco, Russo Spena, Dorigo, Bacciardi,
Melandri, Lucio Magri, De Pasquale".
(10 giugno 1992).
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