| I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
le violenze e le stragi in Bosnia Erzegovina sembrano
preludere ad una brutale divisione della Bosnia riservando uno
spazio ridotto alla popolazione musulmana
Pag. 142
e annullando la possibilità di continuare a vivere in
regioni miste dal punto di vista etnico;
la situazione della ex Jugoslavia continua ad aggravarsi e
cresce il rischio di una ulteriore internazionalizzazione del
conflitto militare (il Presidente della Bosnia ha avanzato la
richiesta di un intervento militare esterno): oltre a condurre
azioni militari in Bosnia, l'esercito serbo continua ad
occupare zone territorialmente appartenenti alla Croazia,
continua ad imporre in Kossovo l'oppressione di due milioni di
albanesi; la Macedonia su richiesta della Grecia è stata
riconosciuta sotto altro nome e la Grecia ne ha chiuso le
frontiere per la parte confinante; vi sono richieste da parte
della Bosnia di un intervento militare della Turchia con
crescenti rischi di ulteriore aggravamento ed allargamento del
conflitto;
a fronte dell'aggravarsi della situazione nell'ex
Jugoslavia la stessa decisione dell'ONU, non ancora attuata,
di inviare un contingente di "caschi blu" per garantire
l'apertura dell'aereoporto di Sarajevo appare insufficiente,
così come del tutto inadeguata è l'iniziativa diplomatica e di
pace da parte della CEE;
l'accettazione senza riserve dei princìpi della CSCE è una
condizione preliminare al riconoscimento di qualsiasi nuovo
stato in Europa: in particolare il rispetto dei diritti
dell'uomo e delle minoranze etniche così come il diritto dei
rifugiati di rientrare nelle loro città di origine;
la cosiddetta "Repubblica Federale di Jugoslavia",
proclamata dalla Serbia e dal Montenegro, non può essere
considerata come la continuazione della ex Jugoslavia e per il
momento i presupposti per un suo riconoscimento non
sussistono, almeno finché essa non garantirà a tutti i
cittadini di Serbia e Montenegro tutti i diritti civili ed
umani e la tutela delle minoranze, finché non cesserà di
svolgere azioni militari fuori dai propri confini, finché non
consentirà di stabilire autodeterminazione e pacifica
convivenza in Bosnia-Erzegovina, in Kossovo e nella Voivodina
-:
quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere
al fine di:
1) operare per la cessazione dei conflitti armati, per una
pace stabile basata sulla pacifica convivenza, il rispetto dei
diritti civili, umani, delle minoranze, l'autodeterminazione
di tutti i popoli della ex Jugoslavia;
2) richiedere all'ONU un più deciso e consistente
schieramento di interposizione e di garanzia dei "caschi blu";
3) verificare la reale applicazione di un rigido embargo
contro ogni tipo di fornitura militare (o comunque
utilizzabile per scopi militari) nei confronti di tutte le
parti in conflitto nella ex Jugoslavia fino a quando non si
sia verificata una situazione di pace, di rispetto dei diritti
umani e civili e di quelli delle minoranze di tutte le
repubbliche;
4) esercitare direttamente e nelle sedi CEE ed ONU, una
pressione politica internazionale per la liberazione immediata
di tutti i prigionieri;
5) promuovere una delegazione europea per visitare i campi
di detenzione in Serbia ed in Croazia, per controllare il
numero effettivo dei prigionieri e le loro condizioni, per
sollecitare l'applicazione del principio dello scambio globale
per i prigionieri civili e per controllare l'effettiva
esistenza di garanzie processuali per i prigionieri militari;
6) intensificare l'invio di aiuti, in particolare
alimentari e sanitari, alle popolazioni della
Bosnia-Erzegovina, operando perché si apra un corridoio
internazionale per l'invio di questi aiuti umanitari, perché
sia di nuovo possibile agli organismi internazionali svolgere
il proprio ruolo di controllo sulla distribuzione di questi
aiuti, per consentire l'evacuazione dei profughi;
7) permettere l'ingresso, il soggiorno nel nostro paese dei
rifugiati provenienti dalle zone di conflitto ed attribuire
Pag. 143
lo stato di rifugiato politico a coloro che non hanno
accettato l'arruolamento o si siano rifiutati di partecipare
ad azioni militari nei paesi della ex Jugoslavia;
8) escludere nelle future trattative di pace qualsiasi
riconoscimento alla situazione di fatto che si è creata, di
"ridistribuzione etnica" perseguita ed imposta con la guerra;
9) ritirare immediatamente da Belgrado ogni rappresentante
diplomatico italiano presso l'ex Repubblica Jugoslava, non
riconoscere i suoi pretesi rappresentanti in Italia né come
tali, né in quanto rappresentanti della nuova entità, non
riconosciuta e non riconoscibile allo stato degli atti;
10) riconoscere la Repubblica di Macedonia con il suo nome,
viste le garanzie di intangibilità delle frontiere che essa ha
dato a più riprese.
11) favorire da parte dell'ONU e, in particolare
dell'UNESCO, un intervento diretto a salvaguardia del
patrimonio storico artistico ed architettonico della ex
Jugoslavia;
quali siano in modo dettagliato, la situazione reale e i
bisogni dei profughi provenienti dai territori della ex
Jugoslavia e il piano degli interventi umanitari adottati o
in via di adozione da parte del Governo italiano.
(2-00059)
"Crippa, Apuzzo, Bettin, Boato, De Benetti, Giuliari,
Leccese, Mattioli, Paissan, Pecoraro Scanio, Pieroni, Pratesi,
Ronchi, Rutelli, Scalia, Turroni".
(10 giugno 1992).
| |