| I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il tragico approfondirsi della crisi in atto nella ex
Jugoslavia comporta sempre maggiori perdite di vite umane e di
beni materiali, provoca immani sofferenze a popolazioni
inermi, calpesta ogni diritto umano, provoca la distruzione
indiscriminata e sovente deliberata di monumenti di
inestimabile valore per la storia d'identità civile e
religiosa dei popoli coinvolti nella guerra e dell'intera
Europa;
appaiono del tutto inaccettabili gli interventi armati
dell'esercito serbo e di milizie paramilitari croate nel
territorio della Bosnia Erzegovina, così come appaiono
inaccettabili le iniziative unilaterali della nuova entità
proclamatisi Repubblica Federale Jugoslava miranti alla
spartizione della Bosnia Erzegovina;
l'Italia, per la sua collocazione, per motivi politici e
culturali, per legami storici e per gli intensi rapporti
economici con le regioni trascinate nel conflitto è
direttamente interessata a che l'ONU, la CEE, la CSCE, mettano
in opera tutte le iniziative atte a scongiurare la
"libanizzazione" di una regione tanto vicina, che avrebbe le
più negative conseguenze per l'ordine europeo internazionale;
l'ONU, seppure tardivamente, attraverso l' embargo e
l'invio dei "caschi blu" sta operando un serio tentativo per
la pacificazione della regione;
recenti rapporti di Amnesty International, di Helsinki
Watch e della CRHI hanno segnalato l'esistenza di centinaia di
civili rinchiusi in campi di detenzione in Serbia, Voivodina e
Croazia -:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare in
sede ONU, CEE, CSCE, perché si utilizzino tutti gli spiragli
di negoziato che portino immediatamente al ritiro di tutte le
truppe militari serve e paramilitari croate dalla Bosnia; al
ritiro delle truppe serbe dalle zone occupate dalla Croazia;
all'immediato cessate il fuoco; al riconoscimento dei confini
attuali tra le Repubbliche della ex Jugoslavia; all'impegno di
ogni Repubblica a riconoscere e garantire a ciascuna comunità
etnica e religiosa tutti i diritti civili individuali e
collettivi e valorizzando i caratteri plurietnici e
pluriculturali;
in quale modo il Governo italiano intenda sostenere
l'operato delle forze di interposizione dell'ONU e l'attività
degli organismi di assistenza ai profughi e ai rifugiati, per
evitare altre forme di intervento militare esterno che
rappresenterebbero un elemento di aggravamento della crisi e
di una sua possibile incontrollabile estensione;
in quale modo il Governo italiano intenda attuare,
nell'ambito delle proprie sovrane attribuzioni, un rigoroso
embargo secondo gli indirizzi dell'ONU, in particolare
di ogni fornitura di armi e materiale bellico nei confronti di
tutte le parti in conflitto e a disporre indagini volte a
perseguire ogni violazione della legge nazionale sul commercio
delle armi eventualmente commessa in occasione di questo
conflitto;
se il Governo italiano intenda chiedere che la CEE
intensifichi l'azione di solidarietà materiale nei confronti
delle popolazioni colpite dalla guerra, operando per
l'apertura di un corridoio internazionale a questo fine;
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in quale modo il Governo ritenga di valorizzare la
disponibilità dichiarata e l'impegno già attivato da parte di
enti locali, forze sociali e sindacali sul terreno della
solidarietà concreta, realizzando un coordinamento operativo
con i Ministeri e gli organismi competenti, in particolare per
quanto riguarda l'ospitalità dei bambini profughi;
come intenda provvedere, per quanto di propria competenza,
a garantire asilo politico e adeguata assistenza a tutti
coloro che rifiutando la scelta delle armi cerchino rifugio
nel nostro Paese, noché alle loro famiglie;
se ritenga di sostenere in sede internazionale, presso i
governi della regione, la richiesta di amnistia per i
disertori.
(2-00064)
"D'Alema, Violante, Finocchiaro Fidelbo, Pellicani, Marri,
Ciabarri, Petruccioli".
(10 giugno 1992).
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