| I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri ed i Ministri degli esteri e della
difesa, per sapere - premesso che:
il conflitto in corso nelle repubbliche ex jugoslave
costituisce un pericolo per la stabilità e la sicurezza di
tutta la regione balcanica, che non può lasciare indifferente
l'Europa e tanto meno il nostro paese, situato a brevissima
distanza dalla zona dei combattimenti;
maggiore responsabile del conflitto, benché altre parti non
siano esenti da colpe, è senza dubbio la dirigenza serba, che
ha condotto una politica aggressiva verso gli altri gruppi
etnici;
le sanzioni decise dall'ONU non hanno finora portato alla
cessazione degli scontri, ma senza dubbio hanno contribuito a
far mutare atteggiamento alle autorità di Belgrado, oggi
costrette a
prendere le distanze delle forze più oltranziste -:
che cosa intenda fare il Governo per rendere più efficace
l' embargo previsto dalla risoluzione 757 del 30 maggio
1992 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e in
particolare se abbia considerato a livello tecnico e politico
l'eventualità che la Marina Militare partecipi
all'organizzazione di un blocco navale nei confronti dei porti
del Montenegro federato alla Serbia;
quali misure abbia predisposto il Governo per prestare la
necessaria assistenza ai civili in fuga dalle zone dove si
combatte, e quali iniziative abbia preso per sollecitare un
impegno di partners europei in questo senso;
quale contributo intenda dare il Governo all'operazione di
riapertura dell'aeroporto di Sarajevo, decisa dal Consiglio di
Sicurezza dell'ONU, e ad eventuali altre iniziative che le
Nazioni Unite e la Csce potrebbero assumere per favorire la
cessazione degli scontri ed alleviare le sofferenze della
popolazione;
quale linea si proponga di seguire il Governo in campo
diplomatico, per sollecitare la riapertura del dialogo tra le
parti in conflitto, e favorire il raggiungimento di una
soluzione fondata sul rispetto dei diriti umani e tale da non
costituire riconoscimento di qualsiasi modificazione
unilaterale delle frontiere, sia come risultato di situazioni
di fatto che di "redistribuzione etnica" imposta con le armi;
se il Governo italiano non intenda, rebus sic stantibus,
procedere al ritiro della rappresentanza diplomatica del
nostro paese presso Belgrado, e alla chiusura della
rappresentanza diplomatica della ex Repubblica Federale
Socialista di Jugoslavia presso le nostre autorità.
(2-00065)
"Gorgoni, La Malfa, Giuseppe Galasso, Guglielmo Castagnetti,
Pellicanò".
(10 giugno 1992).
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