| Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per
sapere - premesso che:
a 47 anni dalla conclusione della seconda guerra mondiale
un nuovo violento conflitto sta massacrando e devastando
popoli e regioni particolarmente vicini ai popoli della
Repubblica italiana per motivi culturali, geografici,
istituzionali, distruggendo, assieme ad eccezionali patrimoni
fisici e morali di cultura veneta, anche patrimoni che sono
dell'intera umanità, giungendo ad estremi di barbarie e di
freddamente calcolata efferatissima crudeltà, che tendono a
superare quelli raggiunti durante la seconda guerra mondiale;
nell'arco degli ultimi 18 mesi la politica del Governo
italiano ha dato, ai più diversi osservatori, pressoché
sistematicamente un'impressione di aver voluto - seppure al di
là di elaborate cortine fumogene - andare incontro ai sia pur
compositi interessi del regime di Belgrado (già coinvolto in
un pesante traffico di armi e mercenari tra l'ovest e l'est) e
dei suoi più alti vertici militari, giungendo - ora
furtivamente, ora grossolanamente - ad interferire, a
slealmente frenare ed a bloccare importanti azioni di pace
sviluppate dalla Comunità Alpe Adria, ed in particolare dal
Consiglio Regionale del Veneto, l'attuale Senado Veneto (che
lo scorso autunno, con voto unanime, si era autoconvocato in
Dubrovnik, offrendosi così quale ostaggio permanente di
altissima rappresentatività e dignità, in Dubrovnik come anche
lungo qualsiasi altro teatro di guerra) e ciò con pieno
nullaosta, e garanzie, da parte delle autorità di Zagabria e
Dubrovnik;
anche osservatori neutrali ed extraeuropei ritengono il
ruolo ed i movimenti
del Ministro degli esteri della Repubblica italiana in lungo
ed in largo lungo gli scenari della ex Jugoslavia e della
Comunità Europea piuttosto ambigui -:
in considerazione di quali motivi, ragioni, calcoli, il
Governo della Repubblica italiana abbia ritenuto vantaggioso
il voler seguire - nell'arco dell'anno 1991 e di questa prima
metà dell'anno 1992 relativamente alla legittima volontà dei
popoli della Croazia, della Bosnia Erzegovina, del Kossovo,
della Macedonia, della Voivodina, del Montenegro, della Serbia
e della Slovenia, oltre che delle relative minoranze, non
escluse quelle di lingua veneta, legittima volontà al rispetto
dei propri diritti fondamentali, e soprattutto all'autogoverno
ed alla democrazia - percorsi tutt'altro che lineari e limpidi
ma anzi oltremodo tortuosi e sdrucciolevoli, artatamente e
grottescamente dissimulati, scarsamente comprensibili alle
persone di media cultura e difficilmente condivisibili da
parte degli uomini semplici ed onesti, percorsi e sentieri
labirintici a tratti sinistramente illuminati dai lapsus
del Ministro degli esteri della Repubblica italiana e dalle
sue contraddizioni, al punto da sembrare di voler
masochisticamente dar corpo, fino a voler quasi con singolare
generosità avallare le interpretazioni più maliziose avanzate
da parte degli ambienti giornalistici più spregiudicati, di
intelligenza (ideologica?, commerciale?) con il regime
"socialista" di Belgrado;
quali concreti impegni (anche di ordine militare, giacché è
la nostra stessa civiltà europea, di più, è la nostra stessa
natura umana ad essere attaccata ed oltraggiata) intenda ora
assumersi per favorire soluzioni di pace, di salvezza fisica e
morale, di coerenza europeista, di civiltà.
(2-00067)"Rocchetta".
(11 giugno 1992).
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