| PARIGI, TREMAGLIA, FINI, BERSELLI e TATARELLA. - Ai
Ministri degli affari esteri e per gli italiani all'estero e
l'immigrazione. - Per sapere - premesso che:
le feroci lotte tribali, secolare costante del mondo
slavo-balcanico, da sempre sospingono i gruppi perdenti verso
l'occidente europeo;
alcuni di questi gruppi hanno voluto considerare, e
tutt'ora infondatamente considerano, terra di loro origine i
punti di antico arrivo: così, quei pochi slavi che, da tempo,
si aggirano nella Venezia Giulia e nel Friuli Orientale;
altri gruppi, più recentemente, hanno invece espulso gli
antichi abitanti di origine euganea, venetica, latina e
veneta, insomma quelle centinaia di migliaia di italiani che,
sopravvissuti alla ferocia delle orde titine, furono
drammaticamente costrette all'esodo dall'Istria e dalla
Dalmazia;
essendo questa la verità storica, più che meravigliare
l'attuale fuga dei balcanici verso l'occidente, deve
preoccupare la potenziale destabilizzazione conseguente ad una
loro massiccia e duratura presenza in territorio italiano,
presenza che, invece, compete in toto a Slovenia e
Croazia le quali, semmai, potranno ottenere dalle nazioni
europee un concorso finanziario direttamente proporzionale al
diverso impegno che le singole nazioni hanno posto nel
sostenere lo sconfessato principio in forza del quale solo la
indipendenza di quelle repubbliche avrebbe favorito equilibrio
e pace nella tormentata area balcanica -:
se il Governo intenda agire secondo il criterio della
limitazione temporale e quantitativa del soggiorno in Italia
dei profughi provenienti dalla ex Jugoslavia, con accollo del
mantenimento degli stessi in Croazia ed in Slovenia e con
ripartizione tra le nazioni europee dei relativi oneri, ma in
diretto rapporto al diverso impegno da ognuna profuso nel
sostenere e riconoscere l'indipendenza delle citate
repubbliche.(3-00085)
(9 giugno 1992).
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