| ANDO', INTINI, BUFFONI, CERUTTI, BREDA e ARTIOLI. - Al
Ministro degli affari esteri. - Per conoscere - premesso
che:
la grave situazione in Bosnia Erzegovina è caratterizzata da
un intollerabile livello di violenza, del quale sono
soprattutto responsabili le forze irregolari serbe e le
autorità di Belgrado;
gli omicidi, le deportazioni di popolazioni, i
bombardamenti e le azioni di ostacolo ai soccorsi
internazionali perpetrati dalle forze serbe vanno condannati e
arrestati attraverso un deciso impegno della comunità
internazionale;
occorre ricreare le condizioni per la definizione di un
assetto pacifico e di cooperazione tra i popoli della
Jugoslavia nel rispetto delle loro decisioni democraticamente
espresse e dei princìpi, definiti nell'ambito delle Nazioni
Unite e della CSCE, di integrità territoriale degli Stati e di
tutela delle minoranze, dei gruppi nazionali ed etnici e dei
diritti dell'uomo, nel contempo esprimendo solidarietà agli
osservatori e alle forze di pace della Comunità europea e
dell'ONU operanti in Jugoslavia -:
se non intenda proseguire nell'azione intrapresa
nell'ambito della Comunità europea, della CSCE e delle Nazioni
Unite per indurre il governo di Belgrado - mantenendo le
attuali appropriate misure sanzionatorie - ed ogni altra parte
coinvolta nelle ostilità al rispetto dell'integrità
territoriale di tutte le Repubbliche, alla cessazione delle
ostilità e di ogni azione di violenza sulle popolazioni
civili, sui loro beni e sul loro patrimonio storico, culturale
e religioso, all'arresto di ogni azione tale da favorire
l'intensificazione del conflitto;
quali iniziative concrete s'intendano promuovere per una
ripresa di un dialogo che nel quadro della Conferenza di pace
e delle altre iniziative promosse dalla Comunità europea
conduca ad un assetto di convivenza civile tra le popolazioni
della Bosnia Erzegovina e tra tutti i popoli e gruppi
nazionali ed etnici delle Repubbliche jugoslave in conformità
ai princìpi e alle regole della CSCE e delle Nazioni
Unite.(3-00090)
(10 giugno 1992).
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