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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


18614
SMC0015-0016
Bollettino Giunte e Commissioni n. 15 del 23 giugno 1992 - edizione definitiva - (SMC11-15)
(suddiviso in 21 Unità Documento)
Unità Documento n.16 (che inizia a pag.22 dello stampato)
               ...I COMMISSIONE PERMANENTE
  (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)
 
Sui lavori della Commissione.
Martedì 23 giugno 1992, ore 11. - Presidenza del Presidente Adriano CIAFFI. - Intervengono il ministro per il coordinamento della protezione civile Nicola Capria, i sottosegretari di Stato per l'interno Franco Fausti e Gian Carlo Ruffino ed il sottosegretario di Stato per la grazia e la giustizia Franco Castiglione.
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     Il Presidente Adriano CIAFFI ricorda che già nel corso
  della mattinata è stata evidenziata l'importanza di una
  omogeneizzazione della disciplina del procedimento di esame
  dei decreti-legge alla Camera ed al Senato, in particolare per
  quanto riguarda la verifica della sussistenza dei requisiti di
  necessità di urgenza; al Senato, infatti, diversamente da
  quanto previsto dal regolamento e dalla prassi della Camera, è
  possibile valutare diversamente la necessità e l'urgenza delle
  diverse parti di un decreto.
     Ritiene di poter rappresentare al Presidente della Camera
  le eventuali ipotesi emerse nel corso del dibattito in
  Commissione.  Ricorda, altresì, che il Senato ha introdotto nel
  Regolamento termini tassativi per la conclusione del
  decreto-legge.  Si possono riassumere i termini della questione
  rilevando che v'è chi sostiene l'abrogazione dell'articolo
  96- bis  del regolamento, e chi, invece, intende
  modificare tale articolo introducendo una norma analoga a
  quella prevista nel regolamento del Senato; altri, invece,
  vorrebbero lasciare la possibilità di far decadere il decreto
  senza concludere l'esame entro termini tassativi.  Altra
  questione attiene, invece, all'evenienza che l'iscrizione dei
  decreti-legge all'ordine del giorno dell'Assemblea debba
  avvenire automaticamente oppure sia subordinata alla normale
  procedura seguita per la formazione del calendario
  dell'Assemblea medesima.  Ulteriore aspetto è costituito
  dall'oggetto proprio della decretazione d'urgenza e dalla
  possibilità della reiterazione dei decreti.
     La Commissione potrebbe procedere alla definizione di
  criteri guida da seguire nell'esame dei decreti-legge, in
  particolar modo per quanto riguarda l'indicazione non
  tautologica, nella relazione governativa, dei requisiti di
  necessità ed urgenza.
     Dovrà essere, altresì, definito il significato giuridico
  della firma apposta al decreto-legge, dal Presidente della
  Repubblica firma che può alternativamente interpretarsi come
  verifica dei presupposti di costituzionalità e legittimità del
  decreto, oppure come mero atto formale.  Intende rappresentare
  l'insieme delle questioni al Presidente della Camera affinché
  possa eventualmente investirne la Giunta del Regolamento.
  Successivamente, appena formato il nuovo Governo, la I
  Commissione potrà concordare con il Governo stesso modalità di
  comportamento, anche per quanto riguarda l'esame dei
  decreti-legge reiterati.
     Il deputato Diego NOVELLI (Gruppo LA RETE), condividendo
  l'impostazione data dal Presidente sulla delicata materia dei
  decreti-legge e, più in generale, sui rapporti tra potere
  legislativo e potere esecutivo, in un momento, come il
  presente, in cui ci si appresta a fondamentali riforme,
  osserva che il Governo sembra aver avuto un atteggiamento di
  insofferenza nei confronti del Parlamento a partire dagli anni
  '80 ed un comportamento di scarsa considerazione del
  Parlamento medesimo, che si sostanzia in continue reiterazioni
  di decreti-legge.  E' dunque necessario definire criteri
  validi, anche in relazione alla emendabilità dei decreti.
     Il deputato Luigi ROSSI (Gruppo della lega nord) rileva
  che bisogna, in primo luogo, valutare la possibilità di una
  omogeneizzazione della disciplina di Camera e Senato relativa
  alla verifica dei requisiti costituzionali per l'emanazione
  dei decreti-legge.  In secondo luogo, il Governo non può
  continuare a delegittimare il Parlamento presentando
  continuamente decreti privi dei requisiti di necessità ed
  urgenza nei cui confronti la I Commissione deve assumere un
  atteggiamento più severo, che può comportare l'eventualità
  della reiezione, valutando anche gli eventuali aspetti
  confliggenti con l'articolo 81 della Costituzione.
 
                              Pag. 23
 
     Il deputato Carlo TASSI (Gruppo del MSI-destra nazionale),
  dopo aver ricordato che spesso si procede alle riforme per
  recuperare le deformazioni della prassi, sottolinea che nel
  corso del tempo il Governo ha sostanzialmente occupato il
  Parlamento con i decreti-legge, assorbendo il Parlamento
  medesimo nel loro esame.  Il problema è, quindi, nella prassi
  seguita dal Governo, che fonda i suoi decreti-legge su
  presupposti di necessità e urgenza di fatto insussistenti.  In
  ben diversa situazione ci si troverebbe se, come fu da lui a
  suo tempo invano auspicato, la legge n. 400 del 1988 e,
  conseguentemente, anche la disciplina della decretazione
  d'urgenza ivi contenuta avesse avuto forza e valore di legge
  costituzionale.  Augura, conclusivamente, che nella definizione
  di regole per l'esame dei decreti-legge non vengano seguiti
  criteri di rigida contrapposizione tra opposti
  schieramenti.
     Il Presidente Adriano CIAFFI assicura che rappresenterà al
  Presidente della Camera le questioni testè illustrate, che
  dovranno essere approfondite assieme al nuovo Governo, secondo
  una interpretazione più rigorosa dello spirito e della lettera
  della Costituzione, in modo da sanzionare con norme di legge e
  regolamentari quanto non è attualmente disciplinato.  Qualora
  si intendesse modificare la legge n. 400, sarà ovviamente
  necessaria la presentazione di apposite iniziative
  legislative.  Indubbiamente saranno da evitare nuovi
  ingolfamenti dell'attività del Parlamento dovuti all'elevato
  numero di decreti.  Purtuttavia, lo stesso Parlamento si è
  mostrato in talune occasioni incapace di deliberare: si pensi,
  ad esempio, al settore concernente l'autonomia impositiva
  degli enti locali o la finanza locale.
 
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