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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


18616
SMC0015-0018
Bollettino Giunte e Commissioni n. 15 del 23 giugno 1992 - edizione definitiva - (SMC11-15)
(suddiviso in 21 Unità Documento)
Unità Documento n.18 (che inizia a pag.25 dello stampato)
                             Pag. 25
 
                  IV COMMISSIONE PERMANENTE
                           (Difesa)
 
IN SEDE REFERENTE
C861. LAVCOMM
C861.
Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 26 maggio 1992, n. 297, recante norme in materia di trattamento economico e di potenziamento dei mezzi delle Forze armate, nonché di spese connesse alla crisi del Golfo Persico (861). (Parere della I, della V e della XI Commissione).
(Esame e rinvio).
Martedì 23 giugno 1992, ore 16,35. - Presidenza del Presidente Gastone SAVIO. - Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa, Mario Clemente Mastella.
ZZSMC ZZRES ZZSMC230692 ZZSMC920623 ZZSMC000692 ZZSMC000092 ZZSMC15 ZZ11 ZZD ZZC4 ZZRE ZZHH ZZII ZZFF
     La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
     Il Presidente Gastone SAVIO, relatore sul provvedimento
  all'ordine del giorno, illustra i contenuti del decreto-legge
  n. 297 del 1992 che reitera due precedenti decreti-legge
  decaduti per mancata conversione nei termini, e quindi già
  oggetto di esame da parte della Commissione nella passata
  legislatura.
     Il deputato Martino DORIGO (gruppo di rifondazione
  comunista) rileva, innanzi tutto, l'eccessivo ricorso da parte
  del Governo alla decretazione d'urgenza ed alla reiterazione
  dei provvedimenti non convertiti nei termini costituzionali.
  Osserva poi che il decreto disciplina materie talmente
  eterogenee da rendere persino difficoltosa la discussione
  parlamentare.  Il suo gruppo esprime consenso agli articoli 1 e
  2, i quali rappresentano un atto più che dovuto nei confronti
  dei sottufficiali dell'esercito, ma è del tutto contrario alle
  norme degli altri due articoli, avendo a suo tempo contestato
  sia l'intervento nel Golfo Persico sia la copertura delle
  spese conseguenti, inizialmente sottostimata dal Governo che
  pertanto si trova ora nella necessità di chiedere
  l'autorizzazione a far fronte ai maggiori oneri non
  previsti.
     Quanto poi all'articolo 4, relativo alle navi a suo tempo
  commissionate all'Irak e poi rimaste in Italia a seguito
  dell' embargo  nei confronti di quel Paese, sottolinea
  che, per l'acquisto di queste unità, ormai superate, viene
  prevista una spesa di 1.900 miliardi, con ciò contraddicendo
 
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  quanto a suo tempo affermato dal Governo nel piano di
  ammodernamento della difesa, nel quale è chiaramente detto che
  le unità del tipo di quelle in questione diverranno obsolete.
  Osserva che se non è dubbio doversi intervenire a sostegno
  della Fincantieri, che è attualmente in situazione di crisi
  proprio per il mancato pagamento delle fregate in discussione,
  è altrettanto indubbio che non può addossarsi alla Difesa un
  onere così rilevante per l'acquisto e l'ammodernamento di
  unità superate, onere destinato, per altro, a crescere
  ulteriormente in ragione delle maggiori spese di manutenzione
  che inesorabilmente conseguono all'entrata in servizio di
  naviglio già obsoleto ed appartenente ad una generazione
  diversa da quella in servizio.  Un naviglio, osserva, il cui
  impiego appare assai poco giustificabile nell'attuale scenario
  internazionale.
     Ricorda, infine, le ammissioni di funzionari della
  Fincantieri circa l'avvenuto pagamento di tangenti in
  relazione al naviglio in questione.  Conclude chiedendo la
  soppressione degli articoli 3 e 4.
     Il deputato Roberto CICCIOMESSERE (gruppo federalista
  europeo) sottolinea l'importanza di iniziare la legislatura
  tenendo conto del voto di aprile, a partire dall'esame di
  questo decreto-legge, del quale appare impossibile a chiunque
  sostenere la costituzionalità.  Si tratta di una truffa vera e
  propria, che deve indurre, inoltre, la Commissione a
  distinguere gli interessi della Difesa da quelli della società
  Fincantieri, i quali rientrano evidentemente in un diverso
  ambito istituzionale.
     L'articolo 4 del decreto è una truffa anche nelle cifre,
  come ha già rilevato il collega Dorigo, giacché è ben chiaro
  che altre centinaia di miliardi dovranno essere spesi per
  mettere in linea le quattro unità.
     La vicenda di queste navi nasce circa dieci anni fa da una
  denuncia che egli stesso ha presentato e fa registrare, da una
  parte, il coinvolgimento di alcuni ministri, dall'altro il
  rifiuto di alcuni Governi di autorizzare la relativa spesa,
  fino al momento in cui tale decisione fu assunta dal Governo
  Spadolini.
     Dopo aver sottolineato come parte delle tangenti sarebbe
  stata stornata a esponenti politici, conclude chiedendo che la
  Commissione cominci i propri lavori con un atto di dignità e
  di coraggio, cioè con la soppressione dell'articolo 4 del
  provvedimento.
     Il deputato Edoardo RONCHI (gruppo dei verdi) rileva che è
  dubbia l'esistenza dei presupposti di costituzionaltà degli
  articoli 1 e 2, dato che un provvedimento ordinario meglio
  avrebbe consentito di affrontare i problemi dell'estensione
  degli effetti delle recenti pronunce giurisdizionali in
  materia di trattamento economico dei sottufficiali.
     Concorda poi con le affermazioni del collega Dorigo
  relative alla sottostima degli oneri per le missioni nel Golfo
  Persico, cui si riferisce l'articolo 3.
     Afferma quindi che appare necessario sopprimere l'articolo
  4, non sussistendo alcuna ragione di procedere con urgenza
  all'acquisto di fregate per la Marina, non previsto da alcun
  documento di programmazione della spesa militare.  Vi è,
  semmai, la previsione del contrario.  Ricorda, inoltre, i
  problemi relativi alla dotazione "sonar" delle fregate,
  originariamente di fabbricazione francese.  Condivide in
  proposito il giudizio del deputato Cicciomessere, secondo cui
  questa acquisizione ha il sapore di una truffa, e ricorda come
  siano ancora in buona parte sconosciuti i destinatari dei 13
  miliardi di tangenti rientrati in Italia.  Si chiede altresì se
  essi esistono e quali siano le connessioni tra queste tangenti
  e i 1.900 miliardi di spesa previsti dal decreto-legge.
     Sottolinea che nella relazione al provvedimento si fa
  cenno ad ulteriori programmi di ammodernamento, ciò che sembra
  riflettersi nella stesura del comma 2 dell'articolo 4, che fa
  riferimento ad uno stanziamento pluriennale.  Una decisione di
  questo tipo rende inutile qualsiasi discussione sul nuovo
  modello di difesa.  Conclude pertanto proponendo la
  soppressione dell'articolo 4.
 
                              Pag. 27
 
     Il deputato Isaia GASPAROTTO (gruppo del PDS) concorda con
  le affermazioni degli oratori che lo hanno preceduto ed
  auspica una larga convergenza sull'opportunità di distinguere
  i problemi degli articoli 1 e 2 del resto del
  provvedimento.
     Ricorda, in particolare, che le norme dell'articolo 1
  erano state a suo tempo previste dalla Commissione ma con una
  diversa, anteriore decorrenza.  Rileva che contrariamente a
  quanto si è detto da qualche parte, la spesa prevista per i
  sottufficiali ammonta a cifre dell'ordine di duecento
  miliardi.
     Non capisce poi quale  ratio  abbia indotto il Governo
  ad inserire l'articolo 4 nel decreto e si chiede se sia quella
  di farlo passare con le spese per il personale previste dagli
  articoli precedenti.
     Si chiede anche quale sia il parere dello stato maggiore
  della Marina, atteso che da più parti si parla delle
  difficoltà in cui l'arma versa dopo la guerra del Golfo.
     Mentre ritiene necessario dare risposte alle attese sia
  del personale militare che di quello civile, considera
  necessario soprassedere all'aquisto delle navi, così facendo
  gli interessi dei cittadini e delle Forze armate, nella
  prospettiva di un periodo di restrizioni del bilancio della
  difesa.
     Il deputato Guido LO PORTO (gruppo del MSI-destra
  nazionale) sottolinea la singolarità di un dibattito che
  registra un coro di no, espressione di una generale
  contrarietà all'articolo 4, alla quale si associa.  Ritiene
  quindi necessario ascoltare la replica del rappresentante del
  Governo, pur comprendendo le difficoltà politiche nelle quali
  versa l'esecutivo.
     Conclude rilevando l'eterogeneità dell'articolo 4, al cui
  esame, pertanto, la Commissione non è competente.
     Il deputato Paolo Pietro CACCIA (gruppo della DC) osserva
  che la parte del provvedimento che riguarda il trattamento del
  personale comporta una riflessione da parte della Commissione,
  al fine di non creare un precedente di spese "a cascata".  Si
  può ben sanare il passato, ma occorre avere molta attenzione
  per il futuro.
     Per quanto concerne l'acquisto delle quattro fregate, si
  chiede perché si debba caricare sulle Forze armate, e sulla
  Marina in particolare, un onere che attiene ad una transazione
  vecchia di dodici anni, la quale andrebbe invece diversamente
  sanata.  Ritiene che il Governo debba valutare la questione
  anche alla luce di quanto la Commissione ha deliberato nella
  scorsa legislatura nell'indagine conoscitiva sul nuovo modello
  di difesa.
     Il deputato Antonio PAPPALARDO (gruppo del PSDI)
  sottolinea l'eterogeneità del provvedimento, che tratta
  materie assolutamente distinte; ciò accresce il sospetto che
  l'articolo 4 sia stato aggiunto ad arte alle norme sul
  personale che non possono non essere approvate.
     Condivide l'osservazione del collega Gasparotto sulla
  decorrenza delle norme che riguardano i sottufficiali, che
  dovrebbe partire dal 1^ gennaio 1991 e non dal 1^ gennaio
  1992, ciò che del resto sarebbe conforme alle previsioni della
  legge a suo tempo definita dalla Commissione.  A questo
  proposito non può tuttavia fare a meno di osservare che
  l'amministrazione sta corrispondendo in forma rateizzata gli
  arretrati spettanti ai sottufficiali dei carabinieri e della
  Guardia di finanza che hanno vinto i ricorsi giurisdizionali
  ai quali ha fatto seguito la perequazione disposta dal
  decreto-legge in esame.  Preannunzia quindi la presentazione di
  un emendamento inteso a prevedere che la liquidazione delle
  somme predette avvenga entro l'anno 1992.  A questo riguardo,
  prefigura la possibilità, qualora venga soppresso l'articolo
  4, di utilizzare parte dei fondi in tal modo risparmiati per
  il pagamento delle somme spettanti ai sottufficiali dell'Arma
  e della Guardia di finanza.  Ritiene inoltre che l'articolo 3
  debba essere integrato in modo da adeguare il trattamento del
  personale civile.  Conclude associandosi alla proposta di
  soppressione dell'articolo 4.
     Il deputato Emidio CASULA (gruppo del PSI) ritiene che i
  primi tre articoli del provvedimento rappresentino un atto
 
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  dovuto e condivide la proposta di soppressione dell'articolo 4
  nonché quella formulata dal deputato Pappalardo per quanto
  concerne il pagamento degli arretrati ai sottufficiali che
  hanno vinto i ricorsi giurisdizionali.
     Il deputato Riccardo FRAGASSI (gruppo della lega nord),
  rilevata l'eterogeneità degli argomenti disciplinati dal
  decreto, dichiara di condividere la proposta di soppressione
  dell'articolo 4, preannunziando la presentazione di uno
  specifico emendamento in proposito.  Si associa altresì alla
  proposta del deputato Pappalardo, sottolineando la gravità
  delle discriminazioni tra i diversi gradi delle Forze
  armate.
     Il deputato Paolo Pietro CACCIA (gruppo della DC) si
  sofferma brevemente sulle difficoltà che ostano al reperimento
  di una idonea copertura finanziaria relativa alla proposta del
  deputato Pappalardo.
     Il deputato Isaia GASPAROTTO (gruppo del PDS), pur
  condividendo la proposta avanzata dal collega Pappalardo,
  ritiene indispensabile acquisire il punto di vista del Governo
  sulla possibilità di individuare una corretta copertura
  finanziaria.
     Il Presidente Gastone SAVIO preannuncia, quale relatore,
  la presentazione di un proprio emendamento soppressivo
  dell'intero articolo 4, come del resto stanno facendo vari
  gruppi, in tal modo recependo le indicazioni emerse dal
  dibattito.  Invita quindi il Governo ad accogliere tale
  proposta.
     Il Sottosegretario di Stato per la difesa, Mario Clemente
  MASTELLA, sottolinea le difficoltà del Governo ad assumere
  impegni in questo particolare momento.  Ricorda quindi di aver
  manifestato, a suo tempo, al Senato, contrarietà all'acquisto
  delle quattro fregate ed osserva che, comunque, i problemi
  economico-sociali sottesi alle norme dell'articolo 4
  rimarranno sul tappeto e dovranno essere affrontati.  Ritiene
  che il Parlamento potrà risolvere i problemi posti dalla
  indubbia eterogeneità delle norme contenute nel provvedimento
  in esame e condivide gli orientamenti di quanti hanno
  preannunziato emendamenti riguardanti il personale civile
  della difesa.  Osserva quindi che le pur giustificate
  aspettative dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e
  della Guardia di finanza non debbono indurre a sottovalutare
  le difficoltà che ostacolano il reperimento di una adeguata
  copertura finanziaria.  Conclude invitando la Commissione ad
  approvare il decreto nei termini attorno ai quali si è oggi
  profilato il più ampio consenso.
     Il seguito dell'esame è rinviato a domani, mercoledì 24
  giugno, alle 16.
 
     La seduta termina alle 18,40.
 
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