| La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Il Presidente Gastone SAVIO, relatore sul provvedimento
all'ordine del giorno, illustra i contenuti del decreto-legge
n. 297 del 1992 che reitera due precedenti decreti-legge
decaduti per mancata conversione nei termini, e quindi già
oggetto di esame da parte della Commissione nella passata
legislatura.
Il deputato Martino DORIGO (gruppo di rifondazione
comunista) rileva, innanzi tutto, l'eccessivo ricorso da parte
del Governo alla decretazione d'urgenza ed alla reiterazione
dei provvedimenti non convertiti nei termini costituzionali.
Osserva poi che il decreto disciplina materie talmente
eterogenee da rendere persino difficoltosa la discussione
parlamentare. Il suo gruppo esprime consenso agli articoli 1 e
2, i quali rappresentano un atto più che dovuto nei confronti
dei sottufficiali dell'esercito, ma è del tutto contrario alle
norme degli altri due articoli, avendo a suo tempo contestato
sia l'intervento nel Golfo Persico sia la copertura delle
spese conseguenti, inizialmente sottostimata dal Governo che
pertanto si trova ora nella necessità di chiedere
l'autorizzazione a far fronte ai maggiori oneri non
previsti.
Quanto poi all'articolo 4, relativo alle navi a suo tempo
commissionate all'Irak e poi rimaste in Italia a seguito
dell' embargo nei confronti di quel Paese, sottolinea
che, per l'acquisto di queste unità, ormai superate, viene
prevista una spesa di 1.900 miliardi, con ciò contraddicendo
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quanto a suo tempo affermato dal Governo nel piano di
ammodernamento della difesa, nel quale è chiaramente detto che
le unità del tipo di quelle in questione diverranno obsolete.
Osserva che se non è dubbio doversi intervenire a sostegno
della Fincantieri, che è attualmente in situazione di crisi
proprio per il mancato pagamento delle fregate in discussione,
è altrettanto indubbio che non può addossarsi alla Difesa un
onere così rilevante per l'acquisto e l'ammodernamento di
unità superate, onere destinato, per altro, a crescere
ulteriormente in ragione delle maggiori spese di manutenzione
che inesorabilmente conseguono all'entrata in servizio di
naviglio già obsoleto ed appartenente ad una generazione
diversa da quella in servizio. Un naviglio, osserva, il cui
impiego appare assai poco giustificabile nell'attuale scenario
internazionale.
Ricorda, infine, le ammissioni di funzionari della
Fincantieri circa l'avvenuto pagamento di tangenti in
relazione al naviglio in questione. Conclude chiedendo la
soppressione degli articoli 3 e 4.
Il deputato Roberto CICCIOMESSERE (gruppo federalista
europeo) sottolinea l'importanza di iniziare la legislatura
tenendo conto del voto di aprile, a partire dall'esame di
questo decreto-legge, del quale appare impossibile a chiunque
sostenere la costituzionalità. Si tratta di una truffa vera e
propria, che deve indurre, inoltre, la Commissione a
distinguere gli interessi della Difesa da quelli della società
Fincantieri, i quali rientrano evidentemente in un diverso
ambito istituzionale.
L'articolo 4 del decreto è una truffa anche nelle cifre,
come ha già rilevato il collega Dorigo, giacché è ben chiaro
che altre centinaia di miliardi dovranno essere spesi per
mettere in linea le quattro unità.
La vicenda di queste navi nasce circa dieci anni fa da una
denuncia che egli stesso ha presentato e fa registrare, da una
parte, il coinvolgimento di alcuni ministri, dall'altro il
rifiuto di alcuni Governi di autorizzare la relativa spesa,
fino al momento in cui tale decisione fu assunta dal Governo
Spadolini.
Dopo aver sottolineato come parte delle tangenti sarebbe
stata stornata a esponenti politici, conclude chiedendo che la
Commissione cominci i propri lavori con un atto di dignità e
di coraggio, cioè con la soppressione dell'articolo 4 del
provvedimento.
Il deputato Edoardo RONCHI (gruppo dei verdi) rileva che è
dubbia l'esistenza dei presupposti di costituzionaltà degli
articoli 1 e 2, dato che un provvedimento ordinario meglio
avrebbe consentito di affrontare i problemi dell'estensione
degli effetti delle recenti pronunce giurisdizionali in
materia di trattamento economico dei sottufficiali.
Concorda poi con le affermazioni del collega Dorigo
relative alla sottostima degli oneri per le missioni nel Golfo
Persico, cui si riferisce l'articolo 3.
Afferma quindi che appare necessario sopprimere l'articolo
4, non sussistendo alcuna ragione di procedere con urgenza
all'acquisto di fregate per la Marina, non previsto da alcun
documento di programmazione della spesa militare. Vi è,
semmai, la previsione del contrario. Ricorda, inoltre, i
problemi relativi alla dotazione "sonar" delle fregate,
originariamente di fabbricazione francese. Condivide in
proposito il giudizio del deputato Cicciomessere, secondo cui
questa acquisizione ha il sapore di una truffa, e ricorda come
siano ancora in buona parte sconosciuti i destinatari dei 13
miliardi di tangenti rientrati in Italia. Si chiede altresì se
essi esistono e quali siano le connessioni tra queste tangenti
e i 1.900 miliardi di spesa previsti dal decreto-legge.
Sottolinea che nella relazione al provvedimento si fa
cenno ad ulteriori programmi di ammodernamento, ciò che sembra
riflettersi nella stesura del comma 2 dell'articolo 4, che fa
riferimento ad uno stanziamento pluriennale. Una decisione di
questo tipo rende inutile qualsiasi discussione sul nuovo
modello di difesa. Conclude pertanto proponendo la
soppressione dell'articolo 4.
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Il deputato Isaia GASPAROTTO (gruppo del PDS) concorda con
le affermazioni degli oratori che lo hanno preceduto ed
auspica una larga convergenza sull'opportunità di distinguere
i problemi degli articoli 1 e 2 del resto del
provvedimento.
Ricorda, in particolare, che le norme dell'articolo 1
erano state a suo tempo previste dalla Commissione ma con una
diversa, anteriore decorrenza. Rileva che contrariamente a
quanto si è detto da qualche parte, la spesa prevista per i
sottufficiali ammonta a cifre dell'ordine di duecento
miliardi.
Non capisce poi quale ratio abbia indotto il Governo
ad inserire l'articolo 4 nel decreto e si chiede se sia quella
di farlo passare con le spese per il personale previste dagli
articoli precedenti.
Si chiede anche quale sia il parere dello stato maggiore
della Marina, atteso che da più parti si parla delle
difficoltà in cui l'arma versa dopo la guerra del Golfo.
Mentre ritiene necessario dare risposte alle attese sia
del personale militare che di quello civile, considera
necessario soprassedere all'aquisto delle navi, così facendo
gli interessi dei cittadini e delle Forze armate, nella
prospettiva di un periodo di restrizioni del bilancio della
difesa.
Il deputato Guido LO PORTO (gruppo del MSI-destra
nazionale) sottolinea la singolarità di un dibattito che
registra un coro di no, espressione di una generale
contrarietà all'articolo 4, alla quale si associa. Ritiene
quindi necessario ascoltare la replica del rappresentante del
Governo, pur comprendendo le difficoltà politiche nelle quali
versa l'esecutivo.
Conclude rilevando l'eterogeneità dell'articolo 4, al cui
esame, pertanto, la Commissione non è competente.
Il deputato Paolo Pietro CACCIA (gruppo della DC) osserva
che la parte del provvedimento che riguarda il trattamento del
personale comporta una riflessione da parte della Commissione,
al fine di non creare un precedente di spese "a cascata". Si
può ben sanare il passato, ma occorre avere molta attenzione
per il futuro.
Per quanto concerne l'acquisto delle quattro fregate, si
chiede perché si debba caricare sulle Forze armate, e sulla
Marina in particolare, un onere che attiene ad una transazione
vecchia di dodici anni, la quale andrebbe invece diversamente
sanata. Ritiene che il Governo debba valutare la questione
anche alla luce di quanto la Commissione ha deliberato nella
scorsa legislatura nell'indagine conoscitiva sul nuovo modello
di difesa.
Il deputato Antonio PAPPALARDO (gruppo del PSDI)
sottolinea l'eterogeneità del provvedimento, che tratta
materie assolutamente distinte; ciò accresce il sospetto che
l'articolo 4 sia stato aggiunto ad arte alle norme sul
personale che non possono non essere approvate.
Condivide l'osservazione del collega Gasparotto sulla
decorrenza delle norme che riguardano i sottufficiali, che
dovrebbe partire dal 1^ gennaio 1991 e non dal 1^ gennaio
1992, ciò che del resto sarebbe conforme alle previsioni della
legge a suo tempo definita dalla Commissione. A questo
proposito non può tuttavia fare a meno di osservare che
l'amministrazione sta corrispondendo in forma rateizzata gli
arretrati spettanti ai sottufficiali dei carabinieri e della
Guardia di finanza che hanno vinto i ricorsi giurisdizionali
ai quali ha fatto seguito la perequazione disposta dal
decreto-legge in esame. Preannunzia quindi la presentazione di
un emendamento inteso a prevedere che la liquidazione delle
somme predette avvenga entro l'anno 1992. A questo riguardo,
prefigura la possibilità, qualora venga soppresso l'articolo
4, di utilizzare parte dei fondi in tal modo risparmiati per
il pagamento delle somme spettanti ai sottufficiali dell'Arma
e della Guardia di finanza. Ritiene inoltre che l'articolo 3
debba essere integrato in modo da adeguare il trattamento del
personale civile. Conclude associandosi alla proposta di
soppressione dell'articolo 4.
Il deputato Emidio CASULA (gruppo del PSI) ritiene che i
primi tre articoli del provvedimento rappresentino un atto
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dovuto e condivide la proposta di soppressione dell'articolo 4
nonché quella formulata dal deputato Pappalardo per quanto
concerne il pagamento degli arretrati ai sottufficiali che
hanno vinto i ricorsi giurisdizionali.
Il deputato Riccardo FRAGASSI (gruppo della lega nord),
rilevata l'eterogeneità degli argomenti disciplinati dal
decreto, dichiara di condividere la proposta di soppressione
dell'articolo 4, preannunziando la presentazione di uno
specifico emendamento in proposito. Si associa altresì alla
proposta del deputato Pappalardo, sottolineando la gravità
delle discriminazioni tra i diversi gradi delle Forze
armate.
Il deputato Paolo Pietro CACCIA (gruppo della DC) si
sofferma brevemente sulle difficoltà che ostano al reperimento
di una idonea copertura finanziaria relativa alla proposta del
deputato Pappalardo.
Il deputato Isaia GASPAROTTO (gruppo del PDS), pur
condividendo la proposta avanzata dal collega Pappalardo,
ritiene indispensabile acquisire il punto di vista del Governo
sulla possibilità di individuare una corretta copertura
finanziaria.
Il Presidente Gastone SAVIO preannuncia, quale relatore,
la presentazione di un proprio emendamento soppressivo
dell'intero articolo 4, come del resto stanno facendo vari
gruppi, in tal modo recependo le indicazioni emerse dal
dibattito. Invita quindi il Governo ad accogliere tale
proposta.
Il Sottosegretario di Stato per la difesa, Mario Clemente
MASTELLA, sottolinea le difficoltà del Governo ad assumere
impegni in questo particolare momento. Ricorda quindi di aver
manifestato, a suo tempo, al Senato, contrarietà all'acquisto
delle quattro fregate ed osserva che, comunque, i problemi
economico-sociali sottesi alle norme dell'articolo 4
rimarranno sul tappeto e dovranno essere affrontati. Ritiene
che il Parlamento potrà risolvere i problemi posti dalla
indubbia eterogeneità delle norme contenute nel provvedimento
in esame e condivide gli orientamenti di quanti hanno
preannunziato emendamenti riguardanti il personale civile
della difesa. Osserva quindi che le pur giustificate
aspettative dei sottufficiali dell'Arma dei carabinieri e
della Guardia di finanza non debbono indurre a sottovalutare
le difficoltà che ostacolano il reperimento di una adeguata
copertura finanziaria. Conclude invitando la Commissione ad
approvare il decreto nei termini attorno ai quali si è oggi
profilato il più ampio consenso.
Il seguito dell'esame è rinviato a domani, mercoledì 24
giugno, alle 16.
La seduta termina alle 18,40.
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