| Il relatore Cesare CURSI (Gruppo della DC) osserva che il
decreto-legge in esame reitera i precedenti analoghi
decreti-legge 30 gennaio 1992, n. 42, e 26 marzo 1992, n. 242,
decaduti per mancata conversione nel termine costituzionale.
Esso riveste una grande importanza, stante il cospicuo
disavanzo dei trasporti pubblici locali che ha ormai assunto
la dimensione di una voragine, in particolare nelle aree
metropolitane. Sono noti i motivi per cui non si è pervenuti
alla conversione dei precedenti decreti-legge, visto lo
scioglimento anticipato delle Camere.
Illustra quindi il merito del provvedimento, ricordando
che l'articolo 1 prevede, al comma 1, la possibilità per le
regioni e gli enti locali di contrarre mutui a copertura dei
disavanzi di esercizio dei servizi di trasporto locale
relativi all'anno 1991. Con il comma 2, viene invece prevista
l'assunzione a carico del bilancio dello Stato del 65 per
cento degli oneri di ammortamento per capitali ed interessi
dei mutui contratti e da contrarre. Con il comma 3, viene
limitata la contribuzione statale al tasso di interesse
stabilito dal Ministro del tesoro, anche se i predetti mutui
dovessero far riferimento a un interesse superiore. Il comma 5
prevede quindi un contributo di 105 miliardi di lire per la
copertura dei disavanzi del 1991 delle aziende di trasporto
che operano in regime di gestione governativa e in concessione
di competenza statale; il comma 6 contiene poi disposizioni
per far fronte all'onere derivante dall'applicazione del
decreto.
Raccomanda infine l'approvazione del provvedimento, dati i
gravi problemi del settore che non può definirsi strettamente
locale ma di interesse nazionale.
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Il deputato Wilmer RONZANI (Gruppo del PDS) fa presente
che non è stata perseguita né sussiste una politica del
trasporto locale: pertanto o si cambia registro oppure si sarà
costretti a operare ogni anno un ripiano dei disavanzi.
Infatti proprio le grandi città sono strette nella morsa
dell'esigenza di cambiare la politica dei trasporti. Occorre
pertanto procedere alla riforma della legge n. 151 del 1981, e
la legge-quadro in materia di trasporti pubblici locali,
fornendo certezze finanziarie per le aziende, le quali tra
l'altro si trovano nella impossibilità di rinnovare il
materiale circolante, ridotto allo stato di ferraglia. Così si
potrà ottenere il conseguimento di migliori politiche
aziendali, come pure potrà essere assicurata la garanzia, da
parte del Governo, di quei trasferimenti già promessi ma che
non sono poi stati effettivamente realizzati. Preannuncia
quindi la presentazione di emendamenti: il primo, che prevede
mutui contratti con la Cassa depositi e prestiti; il secondo,
che stabilisce mutui per la copertura dei disavanzi di
esercizio relativi agli anni 1987-1990 anche nei casi in cui
gli enti locali abbiano già dato copertura ai predetti
disavanzi con risorse finanziarie a carico dei propri bilanci;
il terzo che assegna alle regioni, con decreto del Ministro
dei trasporti, di concerto con il Ministro del tesoro, 20
miliardi destinati alla predisposizione dei mezzi pubblici che
consentano l'accesso ai cittadini portatori di
handicap.
Il deputato Ugo BOGHETTA (Gruppo di rifondazione
comunista) rileva una carente collegialità di decisioni
all'interno del Governo, laddove da una parte si prevedono
limitazioni del traffico privato urbano, e dall'altra non si
potenziano adeguatamente i trasporti pubblici locali. Quindi,
non ci si deve stupire dei disavanzi nel settore dei trasporti
pubblici locali che risultano, vista la situazione,
inevitabili e determinano effetti negativi sia sulle finanze
degli enti locali che in materia di tariffe. Ritiene quindi
che le misure previste dal decreto-legge non perseguano
l'obiettivo del rafforzamento dei trasporti pubblici locali,
anche perché si computano nei disavanzi gli oneri del
contratto nazionale di lavoro degli autoferrotranvieri; il
decreto-legge determina infatti un effetto perverso alla luce
del quale si puniscono i migliori e si premiano i peggiori.
Sottolinea poi la mancata differenziazione tra le diverse
esigenze dei piccoli comuni e quelle delle aree metropolitane
come delimitate dalla legge n. 142 del 1990, auspicando in tal
senso un miglioramento del testo del decreto-legge attraverso
il recepimento di due suoi emendamenti, di cui preannuncia la
presentazione, su tali questioni.
Il deputato Altero MATTEOLI (Gruppo del MSI-destra
nazionale) sottolinea l'anomala assenza del Governo il quale,
pur essendo dimissionario, continua ad utilizzare lo strumento
dei decreti-legge. Quanto al provvedimento in esame, esso si
commenta da solo perché da anni nel settore dei trasporti si
procede con la reiterazione di provvedimenti d'urgenza. Il
Governo adduce a giustificazione del provvedimento in esame il
clima di tensione sussistente in Campania: in realtà, il
fenomeno è esteso su tutto il territorio nazionale. La legge
n. 151 del 1981 non è applicata e non si procede ad una sua
riforma poiché manca la volontà politica di contrastare il
clientelismo che va tutto a favore dei partiti politici. Il
comma 5 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame fa
riferimento ai bilanci consuntivi 1991 delle aziende per
l'attribuzione del contributo straordinario di 105 miliardi,
ma in realtà si procede sempre allo stesso modo quando si
tratta di bilanci: si dichiara che tutto va male, non si
conosce la destinazione finale dei fondi, ma si approvano i
bilanci perché altrimenti non si ottengono le erogazioni dello
Stato. Stante tale situazione, dichiara la propria contrarietà
al decreto-legge in esame.
Il deputato Giacomo MACCHERONI (Gruppo del PSI) auspica
una radicale riforma della politica dei trasporti, unitamente
alla riforma della citata legge n. 151 del 1981. Sottolinea
poi la drammatica situazione in cui versano nel settore gli
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enti locali e auspica politiche di governo e gestionali
profondamente trasformate, sia nel settore delle merci come in
quello della circolazione. Il decreto-legge in esame ha la sua
giustificazione nella forza maggiore dettata da tale
drammatica situazione; con l'aupicio di una vera politica
organica nel settore, si dichiara a favore del provvedimento
in esame.
Il deputato Roberto CASTELLI (Gruppo della lega nord)
osserva che il decreto-legge in esame non pone alcuna via di
uscita in quanto premia chi ha mal gestito la propria azienda.
Certo, nessuna azienda di trasporto può operare in termini
assoluti di mercato, proprio perché si tratta di una azienda
di trasporto pubblico. Tuttavia osserva che, se una certa
aspettativa del passivo è implicita, vige sempre il principio
del rapporto fra costi e ricavi. In Germania, ad esempio, i
profitti derivanti dagli introiti dell'utenza coprono il 63
per cento dei costi, in Francia il 66 per cento, in Italia il
30 per cento. E in Italia, la percentuale è a Bergamo del 44
per cento, a Milano del 30 per cento, a Napoli del 16 per
cento, a Reggio Calabria del 12 per cento, a Palermo del 14
per cento: il che significa che o gli utenti viaggiano gratis
o sussiste qualche grave problema legato al clientelismo.
L'esame del provvedimento è dunque un'occasione per meditare,
e ad esso si dichiara contrario in quanto prevede una
dissennata politica di spreco. Annuncia quindi la
presentazione di un emendamento per cui gli oneri di
ammortamento per capitale ed interesse dei mutui contratti o
da contrarre sono assunti nella misura del 65 per cento a
carico del bilancio dello Stato sempre che i disavanzi di
gestione delle aziende e servizi di trasporto individuale
siano stati ridotti del 15 per cento per ciascuno degli anni
dal 1987 al 1990 e del 20 per cento per l'anno 1991.
Il deputato Rino PISCITELLO (Gruppo del movimento per la
democrazia: la Rete) insiste sulla tardiva presenza del
Governo e sul fatto che il decreto-legge premia chi ha mal
gestito la propria azienda: invece che ripianare i disavanzi,
esso dunque è destinato a squilibrarli. Inoltre, utilizzando
il meccanismo dell'emergenza perenne, una seria politica dei
trasporti non verrà mai perseguita, come dimostra la vicenda
relativa al disegno di legge presentato al Senato nella scorsa
legislatura e intitolato originariamente "Legge-quadro per
l'ordinamento, la ristrutturazione ed il potenziamento dei
trasporti pubblici locali", poi ridenominato "Concorso dello
Stato nel ripiano dei disavanzi delle aziende di trasporto
pubbliche degli enti locali e delle regioni". Si dichiara
pertanto contrario al provvedimento in esame.
Il deputato Sauro TURRONI (Gruppo dei verdi) sottolinea
l'incapacità delle aziende di trasporto pubblico di ripianare
i propri bilanci e l'impossibilità di pervenire ad un adeguato
governo del territorio e ad un quadro organico che definisca
un efficiente sistema di trasporti pubblici. Mentre i
provvedimenti recentemente approvati in materia di trasporti
creano dissesti alla finanza pubblica e al territorio, si può
affermare che a nessuno interessi il funzionamento dei
trasporti pubblici e che a questo fine manchi una volontà
politica; invece sarebbe necessario collegare la questione del
trasporto con le altre tematiche concernenti gli agglomerati
urbani. Si dichiara quindi contrario al provvedimento in
esame.
Il relatore Cesare CURSI (Gruppo della DC), replicando, si
dichiara d'accordo sulla necessità di una riforma della legge
n. 151 del 1981. Quanto alle critiche formulate sulla
utilizzazione dello strumento del decreto-legge, osserva che
se i decreti decadono, debbono comunque essere riproposti per
regolare i rapporti giuridici pregressi. Circa le esigenze
espresse per le aree metropolitane, osserva che gli enti
locali non hanno spesso voluto procedere fino in fondo su temi
come la politica tariffaria e gli interventi finanziari
mirati.
Il sottosegretario di Stato per i trasporti Giuseppe
SANTONASTASO, vista la prossima costituzione del nuovo
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governo, si rimette alla replica del relatore che
condivide.
Il Presidente Pasquale LAMORTE avverte quindi che
all'articolo 1 del decreto-legge sono stati presentati i
seguenti emendamenti:
Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
1- bis. In via prioritaria, i mutui sono contratti
con la Cassa Depositi e Prestiti e con gli Istituti di
previdenza in deroga al tetto previsto dall'articolo 14 del
decreto-legge 13 maggio 1991, n. 151, convertito, con
modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 202, e anche in
eccedenza al limite di indebitamento delle regioni e degli
enti locali territoriali.
1. 1.
Solaroli, Angelini, Ronzani, Impegno, Biricotti
Guerrieri.
Sostituire il comma 2 con il seguente:
2. Gli oneri di ammortamento per capitale ed interessi dei
mutui contratti o da contrarre, ai sensi degli articoli 2,
commi 1 e 2 e 2- bis del decreto-legge 31 ottobre 1990,
n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre
1990, n. 403, nonché ai sensi del comma 1, dalle regioni a
statuto ordinario e dagli enti locali inclusi nei rispettivi
territori sono assunti nella misura del 65 per cento a carico
del bilancio dello Stato, sempreché i disavanzi di gestione
delle aziende e servizi di trasporto individuale alle lettere
a, b e c del comma 4 del decreto-legge 31 ottobre
1990, n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 1990, n. 403, siano stati ridotti del 15 per cento
per ciascuno degli anni dal 1987 al 1990 e del 20 per cento
per l'anno 1991.
1. 2.
Castelli, Leoni, Michielon.
Al comma 2 aggiungere, in fine, il seguente periodo:
Tale misura è aumentata al 75 per cento per i capoluoghi delle
aree metropolitane così come individuate dalla legge 8 giugno
1990, n. 142.
1. 3.
Boghetta, Fischetti, Caprili.
Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:
3- bis. I mutui per la copertura dei disavanzi di
esercizio dei servizi di trasporto locale relativi agli anni
1987-1990 possono essere contratti anche nei casi in cui gli
enti locali, le loro aziende municipalizzate pluriservizio e
le regioni abbiano già dato copertura, in tutto o in parte, ai
predetti disavanzi con risorse finanziarie a carico dei propri
bilanci.
1. 4.
Ronzani, Impegno, Angelini, Biricotti Guerrieri.
Al comma 5 aggiungere, in fine, il seguente periodo:
Dal computo dei disavanzi sono esclusi gli oneri del contratto
nazionale di lavoro degli autoferrotranvieri che verranno
ripianati con altro provvedimento.
1. 5.
Boghetta, Fischetti, Caprili.
Dopo il comma 5, aggiungere il seguente:
5- bis. Con decreto del Ministro dei trasporti, di
concerto con il Ministro del tesoro, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto
1988, n. 400, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, è ripartito tra le regioni un contributo
di lire 20 miliardi destinato alla predisposizione di mezzi
pubblici che consentano l'accesso ai cittadini portatori di
handicap. Entro ulteriori 60 giorni, ciascuna regione,
sentiti i comuni e le province interessati, provvede
all'assegnazione della quota di detto contributo agli enti o
alle aziende che esercitano il pubblico trasporto locale.
All'onere derivante dal presente comma, pari a lire 20
miliardi per l'anno 1992, si provvede mediante corrispondente
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utilizzo dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio
triennale 1992-1994 al capitolo 9001 dello stato di previsione
del Ministero del tesoro per l'anno 1992 all'uopo utilizzando
l'accantonamento "Fondo per la dotazione dei mezzi pubblici di
trasporto di sistemi che consentano l'accesso ai cittadini
portatori di handicap ".
1. 6.
Angelini, Ronzani, Solaroli, Impegno, Biricotti
Guerrieri.
Contrari relatore e Governo, la Commissione respinge
l'emendamento Solaroli ed altri 1. 1.
Dopo che il Presidente LAMORTE ha invitato i presentatori
a ritirare l'emendamento Castelli ed altri 1. 2 per
ripresentarlo nel corso del successivo esame del provvedimento
da parte dell'Assemblea, ovvero riformularlo in quella sede
come ordine del giorno, il deputato Roberto CASTELLI (Gruppo
della lega nord) ritira il suo emendamento 1. 2.
Contrari relatore e Governo, la Commissione respinge
quindi l'emendamento Boghetta ed altri 1. 3. Approva quindi,
favorevoli relatore e Governo, l'emendamento Ronzani ed altri
1. 4.
Contrari relatore e Governo, la Commissione respinge
quindi l'emendamento Boghetta ed altri 1. 5. Approva poi,
favorevoli relatore e Governo, l'emendamento Angelini ed altri
1. 6.
La Commissione delibera quindi di dare mandato al relatore
di riferire in Assemblea in senso favorevole all'approvazione
del disegno di legge, deliberando altresì di richiedere
all'Assemblea l'autorizzazione a riferire oralmente.
Il Presidente Pasquale LAMORTE si riserva la nomina dei
componenti il Comitato dei nove sulla base delle designazioni
dei gruppi.
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