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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


18624
SMC0016-0005
Bollettino Giunte e Commissioni n. 16 del 24 giugno 1992 - edizione definitiva - (SMC11-16)
(suddiviso in 12 Unità Documento)
Unità Documento n.5 (che inizia a pag.19 dello stampato)
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                   V COMMISSIONE PERMANENTE
             (Bilancio, tesoro e programmazione)
 
IN SEDE CONSULTIVA
C860. LAVCOMM
C860.
Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 26 maggio 1992, n. 296, recante copertura dei disavanzi nel settore dei trasporti pubblici locali (860). (Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione).
Mercoledì 24 giugno 1992, ore 18,25. - Presidenza del Presidente Angelo TIRABOSCHI. - Interviene il sottosegretario di Stato per il tesoro Eugenio Tarabini.
ZZSMC ZZRES ZZSMC240692 ZZSMC920624 ZZSMC000692 ZZSMC000092 ZZSMC16 ZZ11 ZZD ZZCN ZZC5 ZZCO ZZHH ZZII
     Il relatore Florindo D'AIMMO (Gruppo della DC), richiamati
  i contenuti del decreto-legge, ritiene debba svolgersi una
  riflessione di carattere preliminare relativa all'opportunità
  di una diversa assegnazione alle Commissioni di provvedimenti,
  quale quello in esame, strettamente commessi con i problemi
  legati alla finanza pubblica.  Si tratta, infatti, di un
  intervento settoriale, il quale potrebbe essere ripetuto per
  altri settori le cui conseguenze sulla finanza pubblica
  rischiano di non poter essere adeguatamente valutate facendo
  quindi perdere il quadro finanziario complessivo di
  riferimento.    Per quanto concerne il merito del
  provvedimento fa presente che l'articolo 1, comma 1, autorizza
  gli enti locali e le regioni a contrarre mutui decennali per
  la copertura dei disavanzi di esercizio delle aziende di
  trasporto locale relativi al 1991, ed il comma 2 prevede
  l'assunzione degli oneri di ammortamento dei mutui da
  contrarre per la copertura dei predetti disavanzi nonché di
  quelli già contratti o da contrarre per la copertura dei
  disavanzi degli esercizi 1987-1990 a carico del bilancio dello
  Stato nella misura del 65 per cento.  Il comma 3 prevede che il
  contributo statale è determinato sulla base del tasso di
  interesse stabilito dal Ministro del tesoro per le operazioni
  di credito fondiario ed edilizio, qualora il mutuo sia
  regolato ad un tasso di interesse superiore.
     Al riguardo osserva che l'onere recato dalle predette
  disposizioni è stimato dalla relazione tecnica in 400 miliardi
  del 1992, 815 nel 1993 e 745 miliardi annui dal 1994, sulla
 
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  base di disavanzi complessivi di 6.200 miliardi (di cui 4.700
  per il periodo 1987-1990 e 1.500 per il 1991) e di un tasso
  medio di interesse del 13 per cento: tale onere potrebbe
  risultare sottostimato.  Infatti la predetta quantificazione
  dei disavanzi delle aziende di trasporto risulta inferiore
  alla stima operata sia dalla Relazione generale sulla
  situazione economica del paese (pubblicata nell'aprile 1992)
  che dalla Federtrasporti (febbraio 1992), che,
  rispettivamente, indicano un disavanzo complessivo di 7.001
  miliardi e di 7.050 miliardi.  Inoltre il tasso di interesse
  attualmente vigente per le operazioni di credito fondiario ed
  edilizio è del 13,45 per cento annuo (decreto del Ministro del
  tesoro del 29 aprile 1992).
     Alla luce di queste valutazioni il provvedimento
  risulterebbe non correttamente quantificato e comunque privo
  di copertura finanziaria per la parte di mutui eccedente 6.200
  miliardi (dato indicato dalla relazione tecnica).  Peraltro, le
  citate disposizioni non pongono un limite massimo
  all'intervento dello Stato per il ripianamento dei disavanzi
  in questione, sicché sembra opportuno prevedere la fissazione
  di un tetto all'intervento statale.
     L'articolo 1, comma 5, assegna un contributo di 105
  miliardi, da erogarsi nel 1993, per la copertura dei disavanzi
  1991 delle aziende di trasporto esercitate in regime di
  gestione governativa e in concessione di competenza
  statale.
     L'articolo 1, comma 6, prevede che agli oneri recati dalle
  disposizioni dei commi 2 e 5 si provvede per 400 miliardi nel
  1992, 670 miliardi nel 1993 e 565 miliardi nel 1994 a carico
  del fondo speciale di parte corrente integralmente
  utilizzando, in difformità, l'accantonamento "Legge quadro per
  l'ordinamento, la ristrutturazione e il potenziamento dei
  trasporti pubblici locali (rate ammortamento mutui)" nonché
  per 250 miliardi nel 1993 e 180 miliardi nel 1994 a carico del
  fondo speciale di parte corrente, integralmente utilizzando
  l'accantonamento "Sistemazione disavanzi 1991 aziende di
  trasporto (rate ammortamento mutui)".
     Osserva, in conclusione, che potrebbe essere individuata
  una diversa soluzione ai problemi di quantificazione e di
  copertura degli oneri recati dal provvedimento prevedendo una
  elasticità della percentuale massima dell'intervento dello
  Stato sui mutui contratti dagli enti locali per il ripiano dei
  debiti relativi ai trasporti pubblici locali e fissando in
  maniera certa l'onere a carico del bilancio dello Stato
  secondo gli importi complessivi di spesa non superiori a 400
  miliardi per il 1992, a lire 815 miliardi per il 1993 e a lire
  745 miliardi annui a decorrere dal 1994.
     Il Presidente Angelo TIRABOSCHI, riprendendo i rilievi
  mossi dal relatore in ordine ai problemi di competenza
  connessi al provvedimento in esame, sottolinea che lo stesso
  rappresenta una questione centrale per la finanza del settore
  pubblico allargato, che come tale coinvolge materia di
  competenza della Commissione bilancio.  I tempi di esame del
  decreto-legge e la considerazione che si è all'inizio della
  legislatura hanno consigliato di non sollevare una questione
  formale al riguardo nella consapevolezza, tuttavia, che per un
  esame approfondito dell'intervento, così come proposto dal
  decreto-legge, è indispensabile valutarne le connessioni con i
  problemi di finanza pubblica.
     Il Sottosegretario di Stato per il tesoro Eugenio TARABINI
  condivide le osservazioni e le proposte formulate dal
  relatore.  Richiamati, quindi, i precedenti e le motivazioni
  che hanno portato alla predisposizione del decreto-legge in
  esame sottolinea che il Tesoro non è in grado di interloquire
  in ordine a discrasie rilevate nelle stime riferite ai
  disavanzi delle aziende di trasporto locale, dato che la
  responsabilità in queste materie appartiene al dicastero dei
  Trasporti.  Tuttavia, non può non rilevare che le stime dedotte
  dal relatore fanno riferimento ad una fonte oggettiva qual'è
  la Relazione generale sulla situazione economica del Paese.
  Quanto invece alla questione della individuazione del tasso di
  riferimento per la valutazione del contributo dello Stato
  ritiene che è probabile debba scontarsi un suo calo
  tendenziale tale da farlo avvicinare a quello indicato nella
  relazione tecnica.
 
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     Il deputato Raffaele VALENSISE (Gruppo MSI-destra
  nazionale) condivide le considerazioni svolte dal relatore e
  dal Presidente in ordine alle questioni che afferiscono alla
  competenza della Commissione bilancio relativa a provvedimenti
  quali quelli in esame soprattutto se si tiene conto che ci si
  trova dinanzi ad una congiuntura economica molto delicata che
  richiede il monitoraggio ed il controllo di provvedimenti che
  hanno una così rilevante valenza finanziaria.
     Quanto al merito del provvedimento, richiamate le critiche
  gia altre volte espresse in ordine alla cattiva gestione del
  sistema dei trasporti, esprime l'avviso contrario del suo
  gruppo a questo tipo di provvedimenti e a maggior ragione od
  un provvedimento come quello in esame che non risulta
  giustificato a fronte della inefficiente amministrazione e
  gestione del sistema del trasporto pubblico a livello
  locale.
     Il deputato Bruno SOLAROLI (gruppo del PDS) condivide le
  considerazioni svolte dal relatore in ordine ai problemi di
  carattere generale e ritiene che il problema dal sistema dei
  trasporti pubblici locali debba essere affrontato in una
  diversa ottica.  Occorre infatti aver presente, in primo luogo,
  che bisognerà affrontare in termini chiari il problema della
  connessione tra la gestione dei servizi e quella delle entrate
  decentrando alle regioni l'intera responsabilità.  E'
  necessario, in secondo luogo, che i problemi dei disavanzi,
  (probabilmente anche più consistenti di quelli stimati nella
  Relazione generale sulla relazione economica in considerazione
  del parziale mancato contributo dello Stato per i rinnovi
  contrattuali del settore) vengano affrontati con misure
  diverse da quelle proposte se non si vuole scaricare sulla
  finanza locale i maggiori benefici attesi per la finanza
  statale.  Al riguardo occorrerebbe consentire agli enti locali
  di accendere mutui con la Cassa depositi e prestiti aventi un
  tasso di interesse del 9 per cento inferiore di 4-5 punti
  rispetto a quello previsto per le operazioni di credito
  fondiario ed edilizio.  L'aggravio che in questo modo
  deriverebbe alla Tesoreria sarebbe più che compensata dal
  risparmio per la finanza locale.  Il saldo dell'operazione
  sarebbe dunque positivo per la finanza pubblica.  Concorda con
  il relatore circa la necessità di procedere ad una riforma del
  sistema ma l'esigenza di risanare le situazioni pregresse è
  tale che il suo gruppo non può consentire con la soluzione
  individuata dal relatore.
     Il deputato Luigi MARINO (gruppo di rifondazione
  comunista), condivide le osservazioni relative ai problemi di
  quantificazione e di copertura dal provvedimento e sottolinea
  che il ripiano del disavanzo delle aziende di trasporto
  pubblico locale rappresenta una dimostrazione della
  inefficienza dell'intervento operato attraverso il Fondo
  nazionale dei trasporti.  Richiamati i problemi relativi alla
  mancata predisposizione di piani di risanamento delle aziende
  e della politica clientelare dalle stesse perseguita nel corso
  degli anni, ritiene che il provvedimento risulterà
  inutilizzabile, poiché le regioni non hanno risorse libere per
  coprire la differenza dei tassi che residua dopo l'intervento
  dello Stato.  Per queste considerazioni dichiara la posizione
  contraria del suo gruppo al provvedimento, rilevando come in
  altri provvedimenti all'esame della stessa Commissione
  bilancio il Governo abbia invece individuato risorse ingenti
  per far fronte ad altri interventi.
     Il deputato Luigi CASTAGNOLA (gruppo del PDS) sottolinea
  l'importanza di riprendere il dibattito sul problema del costo
  dei disavanzi sommersi sottolineando la necessità che il
  Governo metta in grado il Parlamento di conoscere l'esatto
  ammontare del debito pubblico anche ai fini di una valutazione
  più approfondita in ordine ai diversi provvedimenti di spesa.
  Ritiene quindi che l'ipotesi prospettata dal deputato Solaroli
  risulta più convincente sotto il profilo finanziario di quella
  che costringe le regioni e gli enti locali al ricorso a tassi
  di interesse più alti rispetto a quelli praticati dalla Cassa
  depositi e prestiti.
     Rileva, inoltre, che debba tenersi presente anche un'altra
  questione costituita dalla diversità delle situazioni che
 
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  presenta il problema dei trasporti pubblici locali.  In talune
  situazioni, infatti, i comitati di controllo hanno un
  orientamento favorevole rispetto a tale indebitamento con la
  conseguenza di trasferire sulle casse dell'ente locale i costi
  derivanti da tale operazione.
     Il Presidente Angelo TIRABOSCHI fa presente di essere ben
  consapevole delle questioni di carattere generale sollevate
  nel dibattito; ritiene, tuttavia, che le stesse debbano essere
  rinviate al momento in cui il Governo sarà nella pienezza dei
  propri poteri.  Per il momento la Commissione non può che
  esprimere il suo avviso in ordine agli stanziamenti già
  previsti.  La fissazione di un onere certo per il bilancio
  dello Stato, così come proposto dal relatore, costituisce una
  misura in linea con la politica di rigore della finanza
  pubblica costantemente perseguita dalla Commissione bilancio e
  dimostra altresì che il Parlamento non è, al contrario di
  quanto più volte sostenuto dal ministro Carli, il responsabile
  della dilatazione della spesa pubblica.  Invita quindi il
  relatore a formulare una proposta di parere sul disegno di
  legge e sugli emendamenti presentati allo stesso.
     Il relatore Florindo D'AIMMO (gruppo della DC) propone
  quindi di modificare il secondo comma dell'articolo 1 del
  decreto-legge nel senso di sostituire le parole: "nella misura
  del 65 per cento a carico del bilancio" con le parole: "nella
  misura del 65 per cento a carico del bilancio dello Stato e
  comunque per importi complessivi di spesa non superiori al 400
  miliardi per il 1992, a lire 815 miliardi per il 1993 ed a
  lire 745 miliardi annui a decorrere dal 1994".  Fa presente
  altresì l'opportunità che il Governo fornisca chiarimenti in
  ordine alle conseguenze di carattere finanziario delle
  disposizioni previste dal comma 3- bis,  approvato dalle
  Commissioni trasporti, e chiede di conoscere la posizione del
  Governo relativamente al comma 5- bis  che risulta
  formalmente coperto anche se è a tutti nota l'esistenza della
  direttiva della Presidenza del Consiglio sulla gestione del
  bilancio che prevede il congelamento della spesa pubblica fino
  al 30 settembre dell'anno in corso.
     Il sottosegretario di Stato per il tesoro Eugenio TARABINI
  fa presente che il comma 3- bis  non reca oneri aggiuntivi
  a carico del bilancio dello Stato.  Ribadisce quindi la piena
  adesione del Governo alla direttiva della Presidenza del
  Consiglio richiamata dichiarando pertanto la sua contrarietà
  al comma 5- bis  del decreto-legge approvato dalla
  Commissione trasporti.
     Il relatore Florindo D'AIMMO (gruppo della DC) propone,
  conclusivamente, di esprimere il seguente parere:
                      PARERE FAVOREVOLE
       sul testo a condizione che:
         all'articolo 1, comma 2, le parole: "nella misura del
  65 per cento a carico del bilancio" siano sostituite dalle
  parole: "nella misura massima del 65 per cento a carico del
  bilancio dello Stato e comunque per importi complessivi di
  spesa non superiori a lire 400 miliardi per il 1992, a lire
  815 miliardi per il 1993 ed a lire 745 miliardi annui a
  decorrere dal 1994;
         sia soppresso il comma 3- bis.
                       PARERE CONTRARIO
       sugli emendamenti 1.1, 1.3 e 1.4 in quanto recanti
  maggiori oneri non quantificati e privi di copertura;
       sull'emendamento 1.2, in quanto non compatibile con le
  esigenze di risanamento della finanza del settore pubblico
  allargato.
     Dopo che il deputato Bruno SOLAROLI (gruppo del PDS) ha
  ribadito il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di
  parere, la Commissione approva il parere formulato dal
  relatore.
 
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