| Il relatore Florindo D'AIMMO (Gruppo della DC), richiamati
i contenuti del decreto-legge, ritiene debba svolgersi una
riflessione di carattere preliminare relativa all'opportunità
di una diversa assegnazione alle Commissioni di provvedimenti,
quale quello in esame, strettamente commessi con i problemi
legati alla finanza pubblica. Si tratta, infatti, di un
intervento settoriale, il quale potrebbe essere ripetuto per
altri settori le cui conseguenze sulla finanza pubblica
rischiano di non poter essere adeguatamente valutate facendo
quindi perdere il quadro finanziario complessivo di
riferimento. Per quanto concerne il merito del
provvedimento fa presente che l'articolo 1, comma 1, autorizza
gli enti locali e le regioni a contrarre mutui decennali per
la copertura dei disavanzi di esercizio delle aziende di
trasporto locale relativi al 1991, ed il comma 2 prevede
l'assunzione degli oneri di ammortamento dei mutui da
contrarre per la copertura dei predetti disavanzi nonché di
quelli già contratti o da contrarre per la copertura dei
disavanzi degli esercizi 1987-1990 a carico del bilancio dello
Stato nella misura del 65 per cento. Il comma 3 prevede che il
contributo statale è determinato sulla base del tasso di
interesse stabilito dal Ministro del tesoro per le operazioni
di credito fondiario ed edilizio, qualora il mutuo sia
regolato ad un tasso di interesse superiore.
Al riguardo osserva che l'onere recato dalle predette
disposizioni è stimato dalla relazione tecnica in 400 miliardi
del 1992, 815 nel 1993 e 745 miliardi annui dal 1994, sulla
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base di disavanzi complessivi di 6.200 miliardi (di cui 4.700
per il periodo 1987-1990 e 1.500 per il 1991) e di un tasso
medio di interesse del 13 per cento: tale onere potrebbe
risultare sottostimato. Infatti la predetta quantificazione
dei disavanzi delle aziende di trasporto risulta inferiore
alla stima operata sia dalla Relazione generale sulla
situazione economica del paese (pubblicata nell'aprile 1992)
che dalla Federtrasporti (febbraio 1992), che,
rispettivamente, indicano un disavanzo complessivo di 7.001
miliardi e di 7.050 miliardi. Inoltre il tasso di interesse
attualmente vigente per le operazioni di credito fondiario ed
edilizio è del 13,45 per cento annuo (decreto del Ministro del
tesoro del 29 aprile 1992).
Alla luce di queste valutazioni il provvedimento
risulterebbe non correttamente quantificato e comunque privo
di copertura finanziaria per la parte di mutui eccedente 6.200
miliardi (dato indicato dalla relazione tecnica). Peraltro, le
citate disposizioni non pongono un limite massimo
all'intervento dello Stato per il ripianamento dei disavanzi
in questione, sicché sembra opportuno prevedere la fissazione
di un tetto all'intervento statale.
L'articolo 1, comma 5, assegna un contributo di 105
miliardi, da erogarsi nel 1993, per la copertura dei disavanzi
1991 delle aziende di trasporto esercitate in regime di
gestione governativa e in concessione di competenza
statale.
L'articolo 1, comma 6, prevede che agli oneri recati dalle
disposizioni dei commi 2 e 5 si provvede per 400 miliardi nel
1992, 670 miliardi nel 1993 e 565 miliardi nel 1994 a carico
del fondo speciale di parte corrente integralmente
utilizzando, in difformità, l'accantonamento "Legge quadro per
l'ordinamento, la ristrutturazione e il potenziamento dei
trasporti pubblici locali (rate ammortamento mutui)" nonché
per 250 miliardi nel 1993 e 180 miliardi nel 1994 a carico del
fondo speciale di parte corrente, integralmente utilizzando
l'accantonamento "Sistemazione disavanzi 1991 aziende di
trasporto (rate ammortamento mutui)".
Osserva, in conclusione, che potrebbe essere individuata
una diversa soluzione ai problemi di quantificazione e di
copertura degli oneri recati dal provvedimento prevedendo una
elasticità della percentuale massima dell'intervento dello
Stato sui mutui contratti dagli enti locali per il ripiano dei
debiti relativi ai trasporti pubblici locali e fissando in
maniera certa l'onere a carico del bilancio dello Stato
secondo gli importi complessivi di spesa non superiori a 400
miliardi per il 1992, a lire 815 miliardi per il 1993 e a lire
745 miliardi annui a decorrere dal 1994.
Il Presidente Angelo TIRABOSCHI, riprendendo i rilievi
mossi dal relatore in ordine ai problemi di competenza
connessi al provvedimento in esame, sottolinea che lo stesso
rappresenta una questione centrale per la finanza del settore
pubblico allargato, che come tale coinvolge materia di
competenza della Commissione bilancio. I tempi di esame del
decreto-legge e la considerazione che si è all'inizio della
legislatura hanno consigliato di non sollevare una questione
formale al riguardo nella consapevolezza, tuttavia, che per un
esame approfondito dell'intervento, così come proposto dal
decreto-legge, è indispensabile valutarne le connessioni con i
problemi di finanza pubblica.
Il Sottosegretario di Stato per il tesoro Eugenio TARABINI
condivide le osservazioni e le proposte formulate dal
relatore. Richiamati, quindi, i precedenti e le motivazioni
che hanno portato alla predisposizione del decreto-legge in
esame sottolinea che il Tesoro non è in grado di interloquire
in ordine a discrasie rilevate nelle stime riferite ai
disavanzi delle aziende di trasporto locale, dato che la
responsabilità in queste materie appartiene al dicastero dei
Trasporti. Tuttavia, non può non rilevare che le stime dedotte
dal relatore fanno riferimento ad una fonte oggettiva qual'è
la Relazione generale sulla situazione economica del Paese.
Quanto invece alla questione della individuazione del tasso di
riferimento per la valutazione del contributo dello Stato
ritiene che è probabile debba scontarsi un suo calo
tendenziale tale da farlo avvicinare a quello indicato nella
relazione tecnica.
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Il deputato Raffaele VALENSISE (Gruppo MSI-destra
nazionale) condivide le considerazioni svolte dal relatore e
dal Presidente in ordine alle questioni che afferiscono alla
competenza della Commissione bilancio relativa a provvedimenti
quali quelli in esame soprattutto se si tiene conto che ci si
trova dinanzi ad una congiuntura economica molto delicata che
richiede il monitoraggio ed il controllo di provvedimenti che
hanno una così rilevante valenza finanziaria.
Quanto al merito del provvedimento, richiamate le critiche
gia altre volte espresse in ordine alla cattiva gestione del
sistema dei trasporti, esprime l'avviso contrario del suo
gruppo a questo tipo di provvedimenti e a maggior ragione od
un provvedimento come quello in esame che non risulta
giustificato a fronte della inefficiente amministrazione e
gestione del sistema del trasporto pubblico a livello
locale.
Il deputato Bruno SOLAROLI (gruppo del PDS) condivide le
considerazioni svolte dal relatore in ordine ai problemi di
carattere generale e ritiene che il problema dal sistema dei
trasporti pubblici locali debba essere affrontato in una
diversa ottica. Occorre infatti aver presente, in primo luogo,
che bisognerà affrontare in termini chiari il problema della
connessione tra la gestione dei servizi e quella delle entrate
decentrando alle regioni l'intera responsabilità. E'
necessario, in secondo luogo, che i problemi dei disavanzi,
(probabilmente anche più consistenti di quelli stimati nella
Relazione generale sulla relazione economica in considerazione
del parziale mancato contributo dello Stato per i rinnovi
contrattuali del settore) vengano affrontati con misure
diverse da quelle proposte se non si vuole scaricare sulla
finanza locale i maggiori benefici attesi per la finanza
statale. Al riguardo occorrerebbe consentire agli enti locali
di accendere mutui con la Cassa depositi e prestiti aventi un
tasso di interesse del 9 per cento inferiore di 4-5 punti
rispetto a quello previsto per le operazioni di credito
fondiario ed edilizio. L'aggravio che in questo modo
deriverebbe alla Tesoreria sarebbe più che compensata dal
risparmio per la finanza locale. Il saldo dell'operazione
sarebbe dunque positivo per la finanza pubblica. Concorda con
il relatore circa la necessità di procedere ad una riforma del
sistema ma l'esigenza di risanare le situazioni pregresse è
tale che il suo gruppo non può consentire con la soluzione
individuata dal relatore.
Il deputato Luigi MARINO (gruppo di rifondazione
comunista), condivide le osservazioni relative ai problemi di
quantificazione e di copertura dal provvedimento e sottolinea
che il ripiano del disavanzo delle aziende di trasporto
pubblico locale rappresenta una dimostrazione della
inefficienza dell'intervento operato attraverso il Fondo
nazionale dei trasporti. Richiamati i problemi relativi alla
mancata predisposizione di piani di risanamento delle aziende
e della politica clientelare dalle stesse perseguita nel corso
degli anni, ritiene che il provvedimento risulterà
inutilizzabile, poiché le regioni non hanno risorse libere per
coprire la differenza dei tassi che residua dopo l'intervento
dello Stato. Per queste considerazioni dichiara la posizione
contraria del suo gruppo al provvedimento, rilevando come in
altri provvedimenti all'esame della stessa Commissione
bilancio il Governo abbia invece individuato risorse ingenti
per far fronte ad altri interventi.
Il deputato Luigi CASTAGNOLA (gruppo del PDS) sottolinea
l'importanza di riprendere il dibattito sul problema del costo
dei disavanzi sommersi sottolineando la necessità che il
Governo metta in grado il Parlamento di conoscere l'esatto
ammontare del debito pubblico anche ai fini di una valutazione
più approfondita in ordine ai diversi provvedimenti di spesa.
Ritiene quindi che l'ipotesi prospettata dal deputato Solaroli
risulta più convincente sotto il profilo finanziario di quella
che costringe le regioni e gli enti locali al ricorso a tassi
di interesse più alti rispetto a quelli praticati dalla Cassa
depositi e prestiti.
Rileva, inoltre, che debba tenersi presente anche un'altra
questione costituita dalla diversità delle situazioni che
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presenta il problema dei trasporti pubblici locali. In talune
situazioni, infatti, i comitati di controllo hanno un
orientamento favorevole rispetto a tale indebitamento con la
conseguenza di trasferire sulle casse dell'ente locale i costi
derivanti da tale operazione.
Il Presidente Angelo TIRABOSCHI fa presente di essere ben
consapevole delle questioni di carattere generale sollevate
nel dibattito; ritiene, tuttavia, che le stesse debbano essere
rinviate al momento in cui il Governo sarà nella pienezza dei
propri poteri. Per il momento la Commissione non può che
esprimere il suo avviso in ordine agli stanziamenti già
previsti. La fissazione di un onere certo per il bilancio
dello Stato, così come proposto dal relatore, costituisce una
misura in linea con la politica di rigore della finanza
pubblica costantemente perseguita dalla Commissione bilancio e
dimostra altresì che il Parlamento non è, al contrario di
quanto più volte sostenuto dal ministro Carli, il responsabile
della dilatazione della spesa pubblica. Invita quindi il
relatore a formulare una proposta di parere sul disegno di
legge e sugli emendamenti presentati allo stesso.
Il relatore Florindo D'AIMMO (gruppo della DC) propone
quindi di modificare il secondo comma dell'articolo 1 del
decreto-legge nel senso di sostituire le parole: "nella misura
del 65 per cento a carico del bilancio" con le parole: "nella
misura del 65 per cento a carico del bilancio dello Stato e
comunque per importi complessivi di spesa non superiori al 400
miliardi per il 1992, a lire 815 miliardi per il 1993 ed a
lire 745 miliardi annui a decorrere dal 1994". Fa presente
altresì l'opportunità che il Governo fornisca chiarimenti in
ordine alle conseguenze di carattere finanziario delle
disposizioni previste dal comma 3- bis, approvato dalle
Commissioni trasporti, e chiede di conoscere la posizione del
Governo relativamente al comma 5- bis che risulta
formalmente coperto anche se è a tutti nota l'esistenza della
direttiva della Presidenza del Consiglio sulla gestione del
bilancio che prevede il congelamento della spesa pubblica fino
al 30 settembre dell'anno in corso.
Il sottosegretario di Stato per il tesoro Eugenio TARABINI
fa presente che il comma 3- bis non reca oneri aggiuntivi
a carico del bilancio dello Stato. Ribadisce quindi la piena
adesione del Governo alla direttiva della Presidenza del
Consiglio richiamata dichiarando pertanto la sua contrarietà
al comma 5- bis del decreto-legge approvato dalla
Commissione trasporti.
Il relatore Florindo D'AIMMO (gruppo della DC) propone,
conclusivamente, di esprimere il seguente parere:
PARERE FAVOREVOLE
sul testo a condizione che:
all'articolo 1, comma 2, le parole: "nella misura del
65 per cento a carico del bilancio" siano sostituite dalle
parole: "nella misura massima del 65 per cento a carico del
bilancio dello Stato e comunque per importi complessivi di
spesa non superiori a lire 400 miliardi per il 1992, a lire
815 miliardi per il 1993 ed a lire 745 miliardi annui a
decorrere dal 1994;
sia soppresso il comma 3- bis.
PARERE CONTRARIO
sugli emendamenti 1.1, 1.3 e 1.4 in quanto recanti
maggiori oneri non quantificati e privi di copertura;
sull'emendamento 1.2, in quanto non compatibile con le
esigenze di risanamento della finanza del settore pubblico
allargato.
Dopo che il deputato Bruno SOLAROLI (gruppo del PDS) ha
ribadito il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di
parere, la Commissione approva il parere formulato dal
relatore.
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