| LUCIO MANISCO, illustrando l'interpellanza Garavini n.
2-00082 (vedi l'allegato A), osserva che il traguardo di
una grande Europa dei popoli appariva fino a ieri esaltante,
nonostante quella che stava nascendo fosse un'Europa
disarticolata al suo interno. Ma il 7 febbraio scorso al sogno
dell'Europa dei popoli è stato inferto un colpo dal trattato
di Maastricht, che rappresenta una bara sul cui coperchio
stanno per essere posti altri chiodi, anche in occasione del
vertice europeo di Lisbona.
Maastricht, infatti, ha impresso all'Europa una drastica
svolta in senso verticistico, di stampo tedesco. Il processo
di unificazione economica è in crisi, perché lo sviluppo nei
vari paesi europei procede in modo diseguale, senza alcun
coordinamento tra economie più forti e più deboli, con
conseguenze di instabilità politica e sociale. Altro che
Europa dei popoli, altro che Europa-casa comune!
Toccherà dunque ai popoli esercitare una adeguata pressione
per una inversione di tendenza. In particolare dal 1^ gennaio
dell'anno prossimo verrà attuato il principio della libera
circolazione di beni e di merci all'interno della Comunità;
tra i beni vi saranno anche quelli culturali, con conseguente
accentuazione di quel processo di spoliazione cui l'Italia è
stata sottoposta in passato. Né è dato sapere che fine hanno
fatto i miliardi che dovevano essere utilizzati dal Ministero
dei beni culturali per catalogare il patrimonio artistico
italiano in mano privata.
I trattati dovrebbero dunque essere sottoposti a un test
referendario o, almeno, essere ratificati dal Parlamento
con maggioranze qualificate, considerati i possibili effetti
dannosi per il paese (Applausi dei deputati del gruppo di
rifondazione comunista).
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