| UGO INTINI, illustrando l'interpellanza Andò n. 2-00090
(vedi l'allegato A) osserva che l'esito del referendum
danese non deve costituire ostacolo al processo di
unificazione europea, dovendo essere valutato piuttosto quale
voto di protesta.
Occorre invece una rapida ratifica del trattato di
Maastricht da parte degli altri undici paesi, per evitare di
vanificare il lavoro di tanti anni. La CEE costituisce oggi un
polo di aggregazione fortissimo, tanto più rilevante
nell'attuale situazione politica internazionale. Occorre
allora allargare il numero dei paesi aderenti, anzitutto
favorendo una rapida integrazione di Austria, Svizzera,
Svezia, Finlandia, Norvegia e Malta e muovendo successivamente
i passi idonei per consentire l'accesso in futuro anche
all'Ungheria e a ciò che sarà della Cecoslovacchia, senza
escludere altre adesioni di paesi balcanici. Certo sarebbe
opportuno una revisione della politica agricola e giustamente
accusata di protezionismo; opportuno sarebbe altresì un
aumento dei mezzi finanziari della CEE, puntando più sulle
risorse proprie che sui contributi degli Stati membri.
Ricorda la vocazione europea dell'Italia, spesso
enfaticamente ribadita: essa implica scelte che molti, specie
a sinistra, non sono disposti a fare. Sono però fuori luogo
oltreché dannose anche le esasperazioni e i catastrofismi
sulle condizioni del paese: vi sono certo problemi gravi,
quali quelli relativi al bilancio, ma anche fattori molto
positivi quale, ad esempio, il livello del risparmio privato.
E' la debolezza del sistema politico il vero handicap
italiano. (Applausi dei deputati del gruppo del PSI).
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