| GIULIO ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei
ministri, rispondendo anche all'interrogazione Bruni n.
3-00105 (vedi l'allegato A), sottolinea l'importanza di
questa occasione per fare il punto della situazione alla
vigilia dell'imminente vertice di Lisbona.
Il Governo avverte con la stessa responsabilità molte delle
preoccupazioni qui manifestate anche alla luce dell'esito del
referendum danese e con riferimento ad alcuni temi da sempre
oggetto di grande attenzione da parte italiana.
L'Italia si è sempre mossa con spirito pionieristico nel
processo di costruzione europea, spesso nel tentativo di
vincere resistenze di altri paesi: si ricordino il referendum
del giugno 1989, nonché la possibilità data ai cittadini dei
paesi della Comunità di candidarsi in Italia in occasione
delle elezioni per il Parlamento europeo.
Gli ostacoli odierni, del resto, non derivano dalla volontà
di andare al di là delle previsioni del trattato di
Maastricht, bensì, al contrario, da resistenze su alcune sue
clausole. Lo stesso voto negativo danese può probabilmente
essere interpretato come espressione di contrarietà al
passaggio di alcune competenze dal Parlamento nazionale a
quello europeo.
Il cammino dell'Europa ha bisogno di un grande impulso;
l'auspicio è che la
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convinzione dei rappresentanti al Parlamento europeo possa
trasfondersi nei Parlamenti nazionali.
Il Consiglio europeo di Lisbona avrà luogo in un momento
cruciale per l'integrazione europea, nel quale occorre evitare
il diffondersi dell'impressione di uno scollamento fra le
opinioni pubbliche nazionali e l'opera dei rispettivi Governi.
Conviene sull'opportunità di procedere rapidamente alla
ratifica del trattato di Maastricht, anche per sostenere
quella che ritiene sia la maggioranza in Francia. La
Costituzione non prevede per tale atto un voto a maggioranza
qualificata, ed esclude il ricorso allo strumento
referendario; d'altro canto la convergenza manifestata dalle
forze politiche è alquanto ampia.
Nei suoi tre anni di attività il Governo, seguendo le
indicazioni del Parlamento, ha sviluppato un'intensa azione
volta da un lato a contribure alla costruzione dell'Europa
unita, dall'altro a rimuovere gli ostacoli all'ingresso a
pieno titolo dell'Italia nella Comunità.
L'azione svolta sul piano internazionale ha avuto il
principale obiettivo di favorire l'integrazione economica e
politica dei paesi europei, svolgendo un ruolo attivo nei
passaggi negoziali che hanno posto le basi per il trattato di
Maastricht. Questo, indubbiamente, non realizza compiutamente
un disegno federale. Tuttavia rappresenta un adeguato punto di
partenza per ulteriori progressi in un processo che non può e
non deve conoscere interruzioni.
Nel gennaio del 1990 si è realizzato l'ingresso della
nostra moneta nella banda stretta di oscillazione del sistema
monetario europeo. Questo significa che la nostra economia si
dirige sempre più nell'area delle economie europee più
avanzate.
Anche la nuova disciplina sulle SIM, sull' insider
trading, sulle OPA e l'approvazione della legge
anti- trust sono state al riguardo molto importanti e
l'attuazione delle direttive comunitarie ha caratterizzato
positivamente l'azione politico-governativa in Italia negli
ultimi tempi.
La strada tracciata dal trattato di Maastricht è una strada
obbligata che l'Europa ed i singoli Stati devono percorrere se
vogliono affrontare coerentemente le esigenze della nuova
realtà europea. Al Consiglio europeo di Lisbona l'Italia
porterà avanti questa linea: rinegoziare il trattato
equivarrebbe a rimetterlo interamente in gioco.
La realizzazione del trattato di Maastricht è poi
strettamente connessa con l'integrazione economica europea.
Portare avanti con decisione questo processo aiuterà anche la
Danimarca a rivedere la sua posizione. Se ciò, alla fine, non
avvenisse, si imporrebbe la scelta dolorosa di procedere
nell'integrazione anche in assenza di uno degli Stati membri.
Le proposte intese ad un aumento progressivo delle spese
comunitarie e ad una corrispondente modifica nella struttura
delle entrate. Vanno esaminate con molta attenzione, pur se è
vero che alla maggiore coesione che si richiede devono
corrispondere mezzi economici adeguati. A tal fine può essere
accettabile anche una correzione della chiave di ripartizione
nelle entrate, ma va messa immediatamente allo studio una
quinta "risorsa propria" a carattere fiscale. E' necessario
beneficiare i paesi meno prosperi, non quelli che già godono
di buone condizioni economiche. Ci si attende dunque al
Consiglio europeo di Lisbona una dichiarazione che riaffermi
l'esigenza di adeguamento delle spese comunitarie previo un
accordo sulla sua entità e sui meccanismi delle risorse
proprie, senza dimenticare la primaria finalità della
perequazione sociale.
In secondo luogo, al vertice di Lisbona dovrà essere
compiuta una verifica sulla sussistenza delle condizioni
politico-economiche per un ampliamento della Comunità, nella
consapevolezza che tale prospettiva renderà necessari
complessi adattamenti istituzionali. Con i paesi le cui
condizioni politiche ed economiche non consentono l'adesione
alla Comunità in tempi brevi vanno comunque sviluppate più
strette relazioni di associazione.
Il Consiglio europeo di Lisbona offrirà poi l'occasione di
svolgere le comuni
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valutazioni dei Dodici sulla realtà internazionale. In
particolare verrà esaminato il processo di pace in Medio
Oriente e la situazione nell'ex Iugoslavia. Le difficoltà
indubbiamente sono enormi ma la Comunità europea e le Nazioni
Unite non possono dichiarasi impotenti di fronte ad esse.
Sui temi internazionali i ministri degli esteri della
Comunità hanno avuto modo di confrontare le reciproche
posizioni e punti di vista. La cooperazione politica impone
oggi che la Comunità divenga unione e si avvii verso una
comune politica estera, di sicurezza e di difesa.
Il negoziato sulla politica agricola comune è poi un altro
punto molto importante, non ancora del tutto soddisfacente. Ad
esempio l'Italia è l'unico paese in cui il rapporto tra quota
di autoapprovvigionamento e consumo di latte è fermo al 50 per
cento. Questo è stato dovuto ad una iniziale sottostima della
situazione italiana, che deve essere riconsiderata.
Questi i temi più importanti su cui si concentrerà
l'attenzione al Congresso europeo di Lisbona nell'augurio che
i Dodici riescano a trovare accordi in grado di accendere
l'entusiasmo dell'opinione pubblica.
La strada intrapresa con il trattato di Maastricht è un
patrimonio da salvaguardare e sviluppare (Applausi dei
deputati dei gruppi della DC, del PSI e Liberale).
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