| ALFREDO REICHLIN, replicando per l'interpellanza
Ciabarri n. 2-00079, osserva che l'unificazione europea pone
scelte economiche e politiche di grande portata che
richiederebbero un ben più ampio dibattito. Non ha apprezzato
la risposta dell'onorevole Andreotti, Presidente, del resto,
di un Governo che non c'è più.
Occorre salvare in qualche modo il processo di
unificazione: il gruppo del PDS è contrario alla
rinegoziazione del trattato di Maastricht, che non è in sé un
programma ma fissa alcuni vincoli di risanamento. Tali
obiettivi - lo ricorda - sono peraltro raggiungibili anche
senza farsi strangolare dalle politiche monetarie!
Non si comprometta il processo di unificazione europea, il
cui insuccesso avrebbe conseguenze drammatiche, specie per le
deboli forze progressite dell'Est. Si prendano piuttosto le
decisioni necessarie, precise e univoche, affinché non si
determini il consolidarsi del pericoloso "nocciolo duro"
franco-tedesco.
Ricorda che se l'Italia ha bisogno dell'Europa, è vero che
anche l'Europa ha forte bisogno dell'Italia: che non sia
dunque l'Italia a costituire la tragica causa dello sfaldarsi
dell'Europa!
Si proceda dunque ad un vero risanamento, ma senza farlo
gravare sulle classi più deboli, come è stato fatto finora
affidandosi unicamente alla Banca d'Italia: politiche
restrittive indiscriminate, quali l'aumento della pressione
fiscale, non servono di certo.
Sono venuti al pettine i nodi strutturali causati da scelte
errate: è necessaria una equa e incisiva ridistribuzione delle
risorse, che finalmente freni gli interessi
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speculativi, un recupero dell'efficienza complessiva, che
elimini clientele e parassitismo; la formazione, infine, di un
Governo che ponga le condizioni di una nuova coesione
nazionale. Occorre un nuovo patto con l'Italia che produce:
l'unificazione monetaria, in assenza di altre convergenze
reali, (quale una idonea politica sociale) può rivelarsi una
rischiosa illusione.
L'italia deve assumersi la responsabilità di impedire che
le aree deboli dell'Europa siano affidate a politiche
monetarie o agli illusori vantaggi di un minor costo del
lavoro: il caso della Germania orientale dovrebbe costituire
un esempio lampante dei rischi che corre il Mezzogiorno.
La costruzione europea non può più, dunque, essere affidata
alle banche centrali: bisogna invece colmare il deficit di
democrazia, far convergere le iniziative del Parlamento
italiano e di quello europeo, porre le basi di nuove politiche
sociali e strutturali, e costurire una comune politica estera
fondata sulla solidarietà. (Applausi dei deputati del
gruppo del PDS).
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