| GEROLAMO PELLICANO', replicando per l'interpellanza
Gorgoni n. 2-00083, sottolinea la debolezza della posizione
del Governo italiano, in quanto dimissionario, nel consesso
europeo. La Comunità europea è in una fase di crisi: forse
sarebbe stato più proficuo elaborare un nuovo trattato, che
avrebbe potuto evitare il "no" danese. Esso, tuttavia, ha
fatto comprendere all'opinione pubblica la rilevanza del
trattato di Maastricht; in Italia manca la volontà politica di
procedere al risanamento, oramai tappa fondamentale per
realizzare la volontà di Maastricht. In tal senso potrebbe
considerarsi l'ipotesi di stabilire con norma costituzionale
vincoli quantitativi e massimali di deficit pubblico, rendendo
possibile un suo graduale superamento: certamente si impongono
misure rigorose in materia di pensioni, sanità, salari,
privatizzazioni e fisco.
E' questo che l'Europa si attende dall'Italia, ossia
indicazioni credibili sulla riduzione del deficit pubblico,
ormai intollerabile. Un Governo dimissionario non è - per la
sua stessa natura - in grado di assumere impegni idonei in tal
senso: ma troppi dubbi si impongono anche per quello nuovo.
Sul problema della riforma della politica agricola, il
gruppo repubblicano non condivide la posizione del Governo
contraria alle ultime deliberazioni comunitarie; né sono
condivisibili le sue posizioni sulle quote del latte, inique
peraltro di per sé: si rende necessaria ora una riduzione dei
prezzi garantiti, compensata da misure sociali a favore degli
agricoltori. Si tratta dunque di improntare l'azione
comunitaria e governativa a tutela degli interessi europei
complessivi e non di quelli corporativi.
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