| I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del
Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la vocazione del Movimento sociale italiano per la
costruzione dell'Europa ha trovato coerente iniziativa nella
votazione di tutti gli strumenti europeistici, dal Trattato di
Roma allo SME, superando posizioni del tutto insufficienti, ma
ricercando uno sviluppo per poter ottenere una funzione e un
ruolo europeo in un nuovo ordine che sino ad oggi è mancato.
Il Movimento sociale italiano ha sempre auspicato una
Comunità europea pilota della integrazione e delle necessarie
aggregazioni, rafforzando i legami interni, attraverso il
completamento del Mercato unico e dell'Unione economica e
monetaria; ha richiesto revisioni istituzionali per poteri più
incisivi alla Commissione esecutiva e al Parlamento europeo e
una proiezione politica diversa in correlazione alle mutate
condizioni dell'Europa orientale e alle nuove strategie.
Ricordando sempre che il traguardo della unione politica
deve raggiungersi attraverso una confederazione delle Nazioni
europee, perché mai come oggi le vicende del nostro continente
passano attraverso il rispetto e la esaltazione della Storia,
delle tradizioni e delle nazionalità, così come attraverso il
coordinamento degli interessi economici, sociali e finanziari
dei singoli paesi europei.
L'attuazione di tali finalità si persegue tenendo conto dei
nuovi confini, delle nuove realtà e delle aspirazioni di tutti
i popoli nel rivedere i trattati a loro imposti e recuperare
la propria sovranità e indipendenza, in modo da giungere agli
appuntamenti definitivi europei nelle condizioni di parità;
riconfermando l'indispensabile quadro della Conferenza per la
sicurezza e la cooperazione in Europa; insistendo nella
validità delle già sperimentate forme di associazioni
regionali con convenzioni speciali e per iniziative tra i
paesi dell'Europa occidentale e i paesi dell'Europa
centro-orientale.
Sempre sul piano istituzionale, il Movimento sociale
italiano ha posto il problema di rivedere i poteri legislativi
e di controllo della Commissione esecutiva e del Parlamento
europeo in una riforma delle istituzioni comunitarie che deve
essere capace di interpretare le trasformazioni in atto, per
uno sviluppo giusto ed equilibrato del mercato interno e della
unione economica e monetaria, con particolare attenzione al
quadro sociale. Il Movimento sociale italiano ha altresì
prospettato un memorandum contenente strategie e
iniziative per attuare la volontà espressa dai cittadini
italiani, attraverso il referendum di indirizzo, anche per una
comune politica estera europea, per introdurre il voto di
maggioranza nelle elezioni del Presidente del Consiglio, per
prevedere una intesa associativa con i paesi dell'EFTA, per
fissare i princìpi al fine di realizzare uno spazio giuridico
europeo, basato sulla democrazia rappresentativa e
partecipativa, così come sul riconoscimento delle identità
nazionali, con forme più intense di collaborazione culturale,
economica e scientifica e per valorizzare, in questo quadro,
il Consiglio d'Europa e l'UEO, anche per ripristinare una vera
Comunità europea della difesa.
Questi, per accenni, sono stati gli inviti e le prese di
posizione del Movimento sociale italiano, che costituiscono
una premessa indispensabile per evidenziare i problemi, molto
complessi, che abbiamo prima di giungere alla ratifica da
parte italiana del Trattato di Maastricht; cosicché gli
interpellanti intendono porre alcuni punti di riflessione e
alcune domande
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al Governo italiano sulla linea che intende perseguire
per poter raggiungere l'obiettivo dell'Europa unita -:
1) poiché l'Italia è stata più volte denunciata e
condannata dalla Comunità europea di fronte all'immenso debito
pubblico, è stata altresì ritenuta, da una inchiesta del
Parlamento europeo "culla del crimine", e la Comunità ha posto
un ultimatum all'Italia, quali siano i provvedimenti di
fondo che l'Italia intende prendere per porsi sullo stesso
piano con gli altri paesi europei. Questa situazione danneggia
pesantemente il popolo italiano, conduce a delle gravi
responsabilità del Governo ed incide su quello che è
l'avvenire stesso della Nazione italiana nel confronto con gli
altri popoli europei. Sempre per colpa del Governo giungiamo
assolutamente impreparati a questo appuntamento europeo;
2) quali siano le riforme ed il rinnovamento istituzionale
che il Governo italiano intende proporre al sistema
partitocratico per poter rendere la Nazione italiana, pronta
con una partecipazione diretta delle categorie, ad affrontare,
sullo stesso piano delle altre Nazioni, i grandi problemi che
vengono posti dal Trattato di Maastricht;
3) se questioni di emergenza facciano sorgere problemi non
risolti e che colpiscono gli interessi degli italiani.
Gli interpellanti desiderano una risposta dal Governo:
ai problemi della riforma agricola comunitaria, per il
sacrificio denunciato di 800.000 aziende agricole su un totale
di un milione di imprese;
ai problemi della integrazione economica, con riferimento
ai sacrifici che riguardano i lavoratori. In particolare per
l'occupazione vi è da valutare quanto si va creando ai confini
degli Stati membri per le nuove realtà economiche e regionali
che "saltano" le frontiere degli stessi Stati, raccomandando
ai governi nazionali di evitare che tali trasversalità
regionali degradino in un disfacimento territoriale nazionale;
ai problemi della cittadinanza europea e quella
dell'accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive; la
fase dell'integrale trasferimento della sovranità monetaria e
la prevista creazione di un unico istituto di emissione porta
ad una conseguente sottrazione ai governi nazionali di gran
parte degli strumenti classici della moneta e dell'economia;
ai rischi di incontrollabilità sulle decisioni che dovrebbe
prendere la Banca centrale europea, tali da poter creare una
oligarchia finanziaria europea, le cui decisioni non passino
all'indispensabile vaglio di un controllo politico e popolare.
Gli interpellanti chiedono altresì al Governo di rispondere
su un punto fondamentale, che è quello della devoluzione di
competenze, dal piano nazionale a quello europeo, in settori
basilari, quali la moneta, la sicurezza interna, la politica
estera e la difesa.
Chiedono che vi sia una riflessione e una risposta sulle
domande che sono state precedentemente poste: e cioè se il
Governo ritenga che vi debba essere una revisione
costituzionale prima della ratifica, per salvaguardare la
nostra identità e sovranità nazionale;
deve altresì dire il Governo se, dopo la bocciatura del
Trattato di Maastricht decisa dal referendum in Danimarca, si
possa continuare il percorso a Undici, ricercando soluzioni
nuove ed adeguate, o se occorra rinegoziare il Trattato.
Gli interpellanti chiedono infine se non sia
indispensabile, come essi ritengono e chiedono, di fronte alla
prospettiva di eventi così importanti che decidono sul nostro
futuro, quali il Trattato di Maastricht, indire un referendum
popolare di consultazione per far sì che al momento della
ratifica il Governo abbia
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il parere e l'indirizzo che proviene dal popolo sovrano.
(2-00086)
"Tremaglia, Fini, Tatarella, Abbatangelo, Agostinacchio,
Anedda, Berselli, Buontempo, Butti, Caradonna, Cellai, Gaetano
Colucci, Conti, Gasparri, Ignazio La Russa, Lo Porto,
Maceratini, Marenco, Martinat, Massano, Matteoli, Mussolini,
Nania, Parigi, Parlato, Pasetto, Patarino, Poli Bortone,
Rositani, Servello, Sospiri, Tassi, Trantino, Valensise".
(18 giugno 1992).
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