| Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge presentata al
vostro esame intende contribuire alla soluzione di problemi
connessi tra loro di cui segnaliamo l'urgenza: il primo è
rappresentato dalla necessità per il Ministero della difesa di
provvedersi di adeguati beni e servizi che non sono
disponibili sul mercato nazionale, né prodotti nell'ambito di
collaborazioni internazionali cui partecipino nostre aziende.
Il secondo è rappresentato dall'esigenza di assicurare
all'industria nazionale di settore commesse ad alto contenuto
tecnologico.
Gli organi competenti sono stati e saranno chiamati a
pronunciarsi su acquisizioni di ingente portata.
Orbene, queste acquisizioni, non rinunciabili nella misura
in cui condizionano la realizzazione dei fini della difesa cui
il Ministero è preposto, impongono al Paese non solo oneri
economici inevitabili ma anche all'industria nazionale del
settore mancate occasioni di sviluppo tecnologico, più
penalizzanti, in prospettiva, della perdita stessa di
ore/lavoro che indubbiamente gli acquisti all'estero
determinano.
La necessità irrinunciabile di elevare il proprio livello
tecnologico è fortemente avvertita in tutti i Paesi,
sviluppati ed emergenti, in eguale misura, come strumento
essenziale di sopravvivenza nell'arena industriale dove il
mancato progresso
Pag. 2
non è conservazione del livello raggiunto ma
inarrestabile regresso.
Ciò impone di realizzare un equilibrio tra gli acquisti di
prodotti esteri che si impongono alla pubblica amministrazione
per i suoi scopi di difesa e l'acquisizione all'industria
nazionale di settore di commesse ad alto contenuto
tecnologico, mediante formule partecipative alla realizzazione
del prodotto oggetto d'acquisizione da parte della nostra
amministrazione.
Compensazioni estranee al settore recupererebbero bensì
carichi di lavoro ma non genererebbero quelle occasioni di
progresso tecnologico che sole consentono al Paese di
mantenere e accrescere le proprie potenzialità.
Di qui la necessità di attuare nel modo più efficace
possibile una politica di compensazione volta ad ottenere il
massimo ritorno industriale dagli acquisti all'estero nel
settore specifico.
Con ciò il nostro Paese si adeguerebbe a quanto
sistematicamente attuato sia in Paesi a grande tradizione
industriale sia in quelli che aspirano ad inserirsi nei
comparti industriali ad alta tecnologia, attraverso una
strategia nazionale dell' offset gestita da una autorità
responsabile dell'approvazione delle proposte di
compensazione, che è ciò che appunto proponiamo.
Prova palese della necessità, avvertita a livello europeo e
mondiale, di collegare acquisti all'estero con compensazioni
industriali tecnologicamente qualificate è l'attenzione
prestata al problema in più sedi (NIAG e IEPG) nelle quali si
sta operando per identificare un elemento essenziale a
quantificare il rapporto ottimale che deve intercorrere tra
acquisti e compensazioni: il principio cioè del juste
retour, dacché è certamente più semplice identificare
equivalenze meramente economiche che valorizzare il contenuto
tecnologico delle compensazioni rispetto al valore delle
commesse di acquisto.
La proposta di legge di cui abbiamo preso l'iniziativa si
richiama al bilanciamento dell'interscambio commerciale estero
nel settore specifico dei beni e servizi ad alta tecnologia
per la difesa, nel quale si registra un pesante disavanzo
verso i Paesi a tecnologia più evoluta. La difficoltà del tema
e della gestione delle compensazioni suggerisce perciò la
necessità di un organismo esplicitamente a ciò deputato
nell'ambito del Ministero della difesa che la proposta di
legge individua in un ufficio centrale che, costituito ad
hoc, opererebbe secondo linee-guida per lo svolgimento
delle sue funzioni largamente ispirate a norme e prassi
rigorosamente seguite dai Ministeri della difesa di altri
Paesi.
E' nostra fondata convinzione che le norme di cui vi
proponiamo l'approvazione rappresenteranno per il Ministero
della difesa un'efficace premessa di negoziato in occasione di
contrattazioni internazionali in un'arena nella quale tutti
gli interessati praticano, e non da oggi, una strategia di
tutela dell'industria nazionale fondata sul convincimento che
il progresso tecnico, da tutti riconosciuto irrinunciabile, si
realizza nel settore della difesa per ricadere su tutti i
comparti produttivi, in una interazione che determina effetti
propulsivi sulla ricerca, instaurando un ciclo ideale
irrinunciabile per chi veda il progresso tecnico come
componente significativa del progresso generale.
E' noto che in alcuni Paesi, gli USA in primo luogo, il
principio delle compensazioni (a prescindere dall'interesse
specifico a rifiutarne la concessione), è visto con sospetto
in quanto contrapposto al principio della libera concorrenza,
cardine - di fatto ampiamente disatteso in quegli stessi Paesi
che se ne dicono cultori - del sistema del libero mercato. Ma,
a ben vedere, anche questa asserzione è contestabile.
A prima vista, infatti, il principio della libera
concorrenza e la necessità di assicurare al Paese che acquista
da fonti estere un "giusto compenso" per quanto l'industria
nazionale perde in termini di sviluppo tecnologico possono
apparire insanabilmente antitetici.
Ad una più attenta analisi, invece, il criterio del
juste retour recupera largamente la sua legittimità
anche rispetto alla tutela della libera concorrenza.
Pag. 3
Infatti, in particolare in materia di equipaggiamenti
militari, destinati ad una utilizzazione prolungata nel tempo,
ove un'industria resti esclusa dall'elaborazione di una
generazione di prodotto, vi è ampia probabilità che
l'esclusione persista anche per le generazioni di prodotto
successive, di fatto con ciò facilitando la costituzione di
posizioni di privilegio irrecuperabili e la perdita della
par condicio. Va quindi ricercato un ragionevole
equilibrio tra le due istanze, tale da evitare che la rigida
applicazione del principio della libera concorrenza, cardine
storico nel settore della produzione commerciale, non
determini, in altri settori con caratteristiche di
complessità
tecnologica quale quello della produzione per la difesa,
un disequilibrio tra le industrie di Paesi, pur accomunati da
finalità difensive, che perpetuando divari contrasterebbe con
gli scopi di equilibrio industriale perseguiti anche dalla
Comunità europea.
Rientra quindi tra gli interessi di tutte le nazioni
europee che il livello tecnologico delle singole industrie
nazionali sia adeguatamente protetto.
Per le motivazioni che precedono, vi raccomandiamo
l'approvazione della proposta di legge in oggetto, di cui
sottolineamo l'urgenza, determinata dalla necessità di
allinearsi tempestivamente alla prassi dei maggiori Paesi
industrializzati.
| |