| VINCENZO PARISI, Direttore vicario pro tempore
del SISDE. Sì. Inoltre, vi era un aspetto che non era di
poco momento con riferimento a gerarchie militari: il titolare
del SISDE era un generale di divisione, quello del SISMI era
un generale di corpo d'armata. Anche questo, nella gerarchia
delle funzioni, ha un peso enorme: magari non lo ha agli occhi
delle gente comune, però nell'ambiente dove le gerarchie hanno
un valore questo aspetto era rilevante. Pertanto, non potevo
farlo, non mi conveniva farlo e debbo anche dire che non
desideravo farlo perché non vedevo l'ora di uscire da questa
situazione (perché non ammetterlo?). C'era anche una scomodità
intrinseca e devo ringraziare il Signore di essere stato
correttamente ispirato.
La seconda strada che potevo percorrere era quella di
dire: "Fate voi" (cosa che feci); la terza era quella di dire:
"Lavoriamo insieme", ma questo non conveniva intanto perché se
si lavora in proprio è un conto, se si lavora con altri c'è
una parte che sfugge. Nello stesso tempo, rischiavamo di
turbare l'equilibrio di una ricerca che poteva andare a buon
fine, posto che non eravamo minimamente desiderati. Il
chiarimento e il fatto che ci fosse addirittura la nausea del
contatto con noi stavano a significare che non vi era stata
un'attitudine ad improntare il rapporto alla convenienza
necessaria per un approccio di quel tipo. Dicevo questa
mattina che il fatto stesso di avere agito in modo forse un
po' troppo spontaneo, troppo genuino... Vorrei ricordare che
il dottor Criscuolo, chiamato in causa troppe volte, a
sproposito, come presunto trattativista, è un uomo che in un
libro importante nel quale si parla di BR è trattato in
pendant con il generale Dalla Chiesa. In questo libro vi
è un capitolo nel quale si parla di "Giorgio Criscuolo, lo
sfondatore": era quello che entrava nei covi facendo irruzione
e con le spallate faceva saltare le porte. In sostanza, un
uomo d'azione...
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