| VINCENZO PARISI, Direttore vicario pro tempore
del SISD. Sì glielo permette. Era un uomo d'azione, non
certamente la persona che andava lì per lavorare in punta di
forchetta. Avrà fatto un discorso da poliziotto. Il caso di
specie non richiedeva tanto una condotta poliziesca, quanto
una condotta più avveduta, più prudente. La mia non è una
critica perché io ho grande stima del collega Criscuolo: è un
bravo professionista ed abbiamo tanti motivi di gratitudine
per tantissimi interventi effettuati nell'antiterrorismo ed
andati a buon fine per il suo coraggio e la sua
determinazione. In tanti interventi egli ha autenticamente
rischiato la vita. Naturalmente in questo caso si è comportato
con la spontaneità tipica di chi lavora in polizia, di chi ha
il contatto semplificato e non si preoccupa tanto di quello
che può accadere, perché per penetrare nello spirito
dell'agente di un servizio di informazione occorre del tempo.
Probabilmente alcuni danni sono venuti in passato proprio dal
fatto che pochissime persone hanno questa forma mentis
speciale. Quella per lavorare in questo settore è certamente
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una forma mentis che porta a comportamenti criptici,
coperti, che non lascino tracce, che non lascino vistosamente
i segni di condotte che poi, sia pure nella loro trasparenza,
possono essere interpretate come irrituali od eterodosse da
altre persone.
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