Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68715
SMC0225-0033
Bollettino Giunte e Commissioni n. 225 del 14 settembre 1993 - edizione definitiva - (SMC11-225)
(suddiviso in 35 Unità Documento)
Unità Documento n.33 (che inizia a pag.81 dello stampato)
             ...XIII COMMISSIONE PERMANENTE
                        (Agricoltura)
 
IN SEDE CONSULTIVA
C3048. LAVCOMM
C3048.
Disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 4 agosto 1993, n. 272, recante riordinamento delle competenze regionali e statali in materia agricola e forestale e istituzione del Ministero per il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e forestali (3048). (Parere alla I Commissione, ex articolo 73, comma 1- bis del regolamento).
(Esame e rinvio).
Martedì 14 settembre 1993, ore 15,25 - Presidenza del Presidente Franco BRUNI. - Interviene il Ministro per il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e forestali, Alfredo Diana.
ZZSMC ZZRES ZZSMC140993 ZZSMC930914 ZZSMC000993 ZZSMC000093 ZZSMC225 ZZ11 ZZD ZZC13 ZZCO ZZHH ZZII ZZFF
     Il relatore Giuseppe ALBERTINI (gruppo del PSI),
  richiamandosi, per quanto riguarda le considerazioni d'ordine
  generale sulla riforma del soppresso ministero
  dell'agricoltura e delle foreste, a quanto illustrato nel
  corso della relazione sul disegno di legge AC 2967, approvato
  dal Senato ed esaminato dalla XIII Commissione in sede
  referente, intende qui richiamare l'attenzione dei commissari
  sulle principali differenze tra quel testo ed il testo del
  decreto-legge, attualmente in discussione, differenze che
  possono essere messe chiaramente in relazione con alcuni dei
  temi sollevati nel corso del dibattito fin qui svoltosi sulla
  complessa questione.
     Innanzitutto viene cambiata la denominazione del
  Ministero, non più "delle risorse agricole, alimentari e
  forestali", ma "per il coordinamento delle politiche agricole,
  alimentari e forestali".  Per quanto riguarda le competenze
  sottolinea che mentre si conserva il trasferimento delle
  competenze in materia di pesca marittima, non si prevede più
  l'attribuzione delle competenze in materia di acquacoltura,
  recependo indicazioni critiche emerse al riguardo nel corso
  del dibattito in Commissione sull'AC 2967; risultano inoltre
 
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  venute meno anche le competenze ln materia veterinaria, pure
  previste dal disegno di legge trasmesso dal Senato.  Per quanto
  riguarda poi i compiti del Comitato permanente delle politiche
  agroalimentari e forestali, nel decreto-legge non è riprodotta
  la norma che prevedeva che il Comitato dovesse assicurare il
  contributo delle regioni e delle province autonome alla
  elaborazione ed attuazione della politica agricola comune,
  così come non viene riprodotta la disposizione in base alla
  quale il Comitato doveva ripartire le risorse finanziarie da
  destinare agli obiettivi produttivi previsti per il comparto,
  e ripartire tra le regioni e le province autonome i
  quantitativi produttivi per comparto e per prodotto e, con
  vincolo di destinazione, le relative risorse finanziarie.  Allo
  stesso modo manca nel decreto la previsione della figura
  dell'addetto agricolo, che costituiva una novità importante
  del disegno di legge approvato dal Senato.
     Analogamente non è più prevista l'istituzione del Comitato
  permanente per la veterinaria e la zootecnia e del Comitato
  permanente di servizi per la trasformazione industriale di
  prodotti agricoli e forestali, in ossequio ad un indirizzo più
  generale del Governo contrario alla previsione di comitati
  interministeriali.  Pur riconoscendo la legittimità di un tale
  indirizzo, ribadisce comunque la necessità di prevedere delle
  opportune forme di coordinamento sostitutive dei comitati non
  più previsti.
     Il decreto-legge in esame, inoltre, nel confermare la
  previsione di un Consiglio superiore delle risorse
  agroalimentari e forestali, ne snellisce però la
  composizione.
     A proposito del rinvio, contenuto anche nel decreto-legge
  in esame, a successivi regolamenti per il riordino degli
  istituti di ricerca e sperimentazione agraria e degli enti
  vigilati dal soppresso ministero, ribadisce la necessità,
  sottolineata nel corso dell'esame del disegno di legge
  trasmesso dal Senato, di prevedere forme di coinvolgimento
  delle Camere in relazione a questi provvedimenti di
  completamento della riforma dell'assetto istituzionale delle
  competenze nel settore agricolo.  Questa esigenza risulta più
  pregnante oggi, alla luce del fatto che nel decreto-legge in
  esame non viene riprodotta la norma contenuta nel disegno di
  legge 2967 sull'obbligo di presentare al Parlamento, entro sei
  mesi, una relazione sulle esigenze di riforma del Corpo
  forestale dello Stato, dell'AIMA, dell'Ispettorato centrale
  repressione frodi, degli istituti di ricerca e degli altri
  enti vigilati; sul punto il decreto si limita soltanto a
  demandare a successivi interventi legislativi la riforma di
  tali istituti.
     Dopo aver osservato che sul decreto è in corso in questi
  giorni un ampio e serrato confronto con le regioni e con le
  categorie professionali, ritiene opportuno che la Commissione
  nel suo parere tenga adeguatamente conto dell'evoluzione del
  dibattito e delle posizioni nuove che potranno emergere in
  proposito.
     Il Ministro per il coordinamento delle politiche agricole,
  alimentari e forestali, Alfredo DIANA, fa presente alla
  Commissione che il decreto-legge non contiene quelle parti del
  disegno di legge approvato dal Senato prive dei requisiti di
  necessità ed urgenza, ma che tali parti, ad avviso del
  Ministero, non per questo hanno perso di validità ed
  importanza, come per esempio la questione degli addetti
  agricoli presso le ambasciate.  Il decreto pertanto costituisce
  un alleggerimento rispetto al disegno di legge, un passo, per
  così dire, meno lungo, ma non certo un arretramento.  Per
  quanto riguarda le competenze in materia di acquacoltura, si è
  tenuto conto della posizione contraria da più parti espressa,
  basata sul fatto che in materia le regioni già godono di ampia
  autonomia; per quanto riguarda poi i comitati
  interministeriali conferma la posizione del Governo contraria
  alla proliferazione di tali organismi.
     Fa presente comunque che da parte sua non è contrario
  all'approvazione di emendamenti al decreto: quello che a suo
  avviso è importante è approvare con rapidità il decreto-legge,
  per evitarne la reiterazione, e dare così certezza
  istituzionale al ministero.  Questo infatti, nell'attuale
  situazione di incertezza, non può certo affrontare alcuni
 
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  problemi che pur premono quali la riforma dell'AIMA, dei
  consorzi agrari, e soprattutto la predisposizione di una nuova
  legge pluriennale per l'agricoltura.  Non può poi non
  sottolineare che i recenti pesanti tagli decisi con la
  finanziaria per il settore dell'agricoltura trovano la loro
  causa anche in questa situazione di incertezza istituzionale
  che bisogna eliminare al più presto.
     Il deputato Domenico COMINO (gruppo della lega nord)
  osserva che la preoccupazione principale espressa dal ministro
  Diana è quella di una rapidissima approvazione del decreto in
  esame.  Questo ha un ambito più limitato rispetto al disegno di
  legge trasmesso dal Senato ed ha caratteristiche di maggiore
  indeterminatezza.  Su di esso poi pende il ricorso davanti alla
  Corte costituzionale di due regioni.  Questa situazione di
  conflittualità è dovuta, a suo avviso, ad un mancato raccordo
  tra la struttura centrale e le istanze regionali che non hanno
  avuto una sufficiente attenzione nel corso dell'esame
  parlamentare.  A suo avviso è necessario che si apra un ampio
  dibattito per riflettere sulla riforma da attuare nel sistema
  delle competenze in materia agroalimentare, riflessione che
  non si concilia con l'esigenza, testé espressa dal ministro,
  di fare in fretta nell'esame del decreto.  Analoga esigenza è
  caldeggiata dalle organizzazioni professionali agricole, che
  sono presenti direttamente con propri esponenti nelle
  articolazioni istituzionali, con ciò realizzando una stretta
  ed inaccettabile compenetrazione, anche personale, tra
  istituzioni pubbliche ed organizzazioni professionali, che
  trova riscontro solo nel periodo del corporativismo fascista.
  Passando ad esaminare poi il merito specifico del
  provvedimento all'ordine del giorno, osserva che anche con
  questo decreto si conserva l'esistenza di una struttura
  centrale con un apparato forte nelle dimensioni ma debole per
  quanto riguarda l'efficienza, mentre si sarebbe dovuto
  prevedere una struttura centrale snella, con compiti ben
  precisi, ma forte e autorevole in sede comunitaria.  Le norme
  contenute nel decreto a suo avviso sono caratterizzate da
  conflittualità, confusione e indeterminatezza.  Conflittualità
  perché la determinazione delle competenze è tale per cui il
  ministero, nella sua azione, entrerà spesso in conflitto con
  le competenze di altri ministeri; confusione perché
  l'attribuzione delle funzioni alle regioni, prevista
  dall'articolo 1, è sostanzialmente vanificata dalla previsione
  delle competenze che, ai sensi degli articoli 2 e 3 sono
  conservati al ministero; indeterminatezza perché per tutta una
  serie di interventi di riforma, relativi per esempio agli enti
  collegati e agli istituti di ricerca, così come per la esatta
  definizione delle dimensioni dell'apparato ministeriale, si fa
  rinvio a regolamenti successivi, senza la previsione di
  criteri e princìpi direttivi; indeterminatezza questa che si
  estende anche alla destinazione dei fondi comunitari e
  nazionali.  Il gruppo della lega nord si dichiara pertanto
  contrario al provvedimento in esame cui si riserva di
  presentare degli emendamenti che vadano nella direzione
  richiesta dalle regioni che non sono state consultate al
  momento dell'emanazione del decreto.  Questo risente invece
  delle istanze della burocrazia ministeriale che teme di essere
  penalizzata dal trasferimento di competenze alle regioni.
     Il deputato Carmine NARDONE (gruppo del PDS) dichiara
  innanzitutto di condividere il pressante invito del Ministro
  ad una tempestiva approvazione del provvedimento in esame per
  dare in tempi rapidi un nuovo assetto istituzionale al settore
  agroalimentare che tenga conto delle esigenze di un moderno
  regionalismo e dell'esigenza di dar vita ad un organismo
  centrale snello cui demandare funzioni di indirizzo e di
  coordinamento.  Questa esigenza non è certo solo delle
  confederazioni agricole, ma risponde alla necessità di
  delineare un moderno assetto delle competenze istituzionali
  nel settore agroalimentare, per poter poi dar vita ad una
  strategia di sviluppo per superare le emergenze del paese.  E'
  questo il vero problema da affrontare, per cui non è il caso
  di fare un altro dibattito ideologico pro o contro la
  previsione di un ministero centrale.  Per quanto riguarda i
 
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  contenuti specifici della riforma ritiene che il testo
  approvato dal Senato possa costituire un utile punto di
  riferimento, da cui partire per eventuali proposte
  migliorative: al riguardo ritiene, per esempio, che la
  previsione di comitati interministeriali sia negativa qualora
  a questi si attribuiscano compiti di gestione di risorse, ma
  non quando agli stessi si attribuiscano le necessarie funzioni
  di coordinamento.  Occorre in ogni caso far presto, avviare
  consultazioni rapide con il regioni in modo da tener conto dei
  nuovi orientamenti emergenti, per migliorare il tentativo di
  riforma in esame, e così creare le premesse per affrontare i
  gravi problemi che affliggono, in particolare, il mondo
  agricolo, difficoltà che esigono risposte forti e soprattutto
  unitarie.
     Il deputato Marte FERRARI (gruppo del PSI) sottolinea la
  necessità di pervenire in maniera rapida alla definizione
  della riforma del soppresso ministero dell'agricoltura,
  costituendo questa una esigenza pressante ed oggettiva di
  tutto il comparto agricolo.  La Commissione agricoltura si deve
  far carico di questa esigenza, anche se il provvedimento non
  le è stato assegnato questa volta in sede referente, avviando
  gli opportuni contatti con le regioni e con i soggetti
  interessati alla riforma, e soprattutto prevedendo un
  calendario intenso di lavoro per approvare in maniera rapida
  il parere per la I Commissione.
     Il deputato Giuseppe TORCHIO (gruppo della DC) osserva che
  oramai da mesi tutto il mondo agricolo nelle sue articolazioni
  istituzionali, politiche ed economiche è impegnato nel
  dibattere quello che a suo avviso costituisce un falso
  problema, vale a dire se istituire o no un ministero per
  l'agricoltura, problema che non ha riscontro in nessun altro
  paese, distraendosi da quelli che sono i grandi problemi
  concreti che affliggono il mondo agricolo.  A suo avviso
  l'importante è garantire l'esistenza di una struttura che
  possa interloquire in sede internazionale, essendo poi
  secondario che questa sia una struttura snella o invece
  elenfantiaca, questione questa su cui invece si dibatte
  astrattamente da mesi.  Le conseguenze di questa situazione
  sono che l'attuale ministro è privo di autorevolezza in sede
  comunitaria e che il Governo procede ad operare tagli
  pesantissimi nel settore agricolo.
     Al deputato Comino osserva che il sistema di potere da lui
  delineato caratterizzato da una stretta compenetrazione, anche
  personale, tra organizzazioni professionali e pubbliche
  istituzioni si è dimostrato essere di ben scarso peso
  considerando la scarsa attenzione che in tutti questi anni ha
  avuto il mondo agricolo.  In ogni caso non accetta
  assolutamente il rilievo avanzato dal deputato Comino anche
  perché la lega si sta ispirando a metodi simili nelle realtà
  locali dov'è al governo, reclutando anche essa nelle
  istituzioni locali esponenti delle organizzazioni
  professionali.  Ritiene poi che le regioni che hanno impugnato
  il decreto in esame davanti alla Corte costituzionale
  avrebbero potuto ben attendere l'esito dell'esame parlamentare
  e confidare negli interventi emendativi.  La realtà è che
  alcuni esponenti regionali, anche delle forze di maggioranza,
  hanno deciso di cavalcare le istanze federaliste senza
  rendersi conto che ciò non fa altro che avvantaggiare la
  protesta elettorale.
     Quanto poi al contenuto specifico del decreto, il gruppo
  della democrazia cristiana non è pregiudizialmente a favore
  dei contenuti del decreto o di quelli del disegno di legge
  trasmesso dal Senato, dando ampio mandato al Presidente della
  Commissione di verificare quali delle due strade percorrere
  per pervenire presto ad una riforma che goda di un ampio
  consenso, così come dà mandato allo stesso Presidente di
  definire ogni possibile forma di collaborazione e di raccordo
  con la I Commissione.
     Il Presidente Franco BRUNI fa presente che ai sensi del
  comma 4 dell'articolo 73 del Regolamento si può stabilire che
  il parere approvato dalla Commissione sia illustrato oralmente
  dal relatore Albertini presso la I Commissione.
 
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     Il deputato Fulco PRATESI (gruppo dei verdi) osserva che
  se certo non si può ignorare l'esito del
  referendum,  non si può ugualmente ignorare
  la necessità di prevedere una struttura centrale in grado di
  gestire il rapporto tra agricoltura ed ambiente, così come non
  si può ignorare il ruolo predominante che esercita oggi la
  Comunità europea per quanto riguarda la legislazione e gli
  interventi in materia di agricoltura biologica.  Per questi
  motivi è necessaria la previsione di un Ministero che possa
  intervenire con autorevolezza in sede comunitaria e che possa
  coordinare gli istituti di ricerca per fronteggiare
  l'informazione agricola compiuta oggi in maniera interessata
  dalle multinazionali.  La posizione favorevole del gruppo
  verde, la cui ispirazione autonomista è ben precedente a
  quella della lega, alla previsione di una struttura centrale
  si spiega anche con le valutazioni negative sull'operato delle
  regioni in materia di disciplina della caccia e di tutela del
  territorio contro gli incendi.
     Ritiene inoltre opportuna l'attribuzione al ministero per
  il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e
  forestali delle competenze in materia di pesca marittima oggi
  in mano a strutture inadeguate.  Per quanto riguarda poi il
  Corpo forestale, la cui unitarietà sul piano nazionale va
  conservata, ricorda la posizione del suo grrppo favorevole al
  trasferimento di questo corpo alle dipendenze del Ministero
  dell'ambiente, mentre il decreto in esame prevede solo la
  possibilità di convenzioni con il Ministero dell'ambiente per
  l'utilizzazione funzionale del Corpo forestale.
     Il gruppo verde valuta con una certa attenzione il
  provvedimento in esame che potrebbe godere anche della sua
  astensione.
     Il deputato Orfeo GORACCI (gruppo di rifondazione
  comunista) osserva che il suo gruppo, contrario al disegno di
  legge trasmesso dal Senato, è a maggior ragione contrario al
  decreto in esame, che rispetto al primo si presenta più
  incerto e limitato, in quanto non tocca alcuni nodi
  fondamentali della riforma dell'assetto delle competenze in
  materia agricola.  In realtà il decreto in esame si giustifica
  solo con la necessità di conservare e salvare il sistema di
  potere che fin qui ha governato tutto il settore agricolo.  In
  ogni caso il suo gruppo è disponibile al confronto per
  modificare alcuni aspetti del provvedimento ma non può non
  sottolineare, negativamente, che il trasferimento di
  competenze alle regioni è più nominale che sostanziale e che
  su alcuni punti nodali, quali la riforma dell'AIMA e
  l'istituto per la repressione frodi e gli istituti per la
  sperimentazione, il provvedimento tace completamente sui
  princìpi e gli obiettivi cui ci si dovrebbe ispirare.  Con il
  disegno di legge finanziaria il Governo ha operato tagli
  pesantissimi nei confronti dei settori più deboli, tra cui in
  primo luogo l'agricoltura, per cui non esita a definire
  contraddittorio l'atteggiamento di quanti, presenti nella
  Commissione agricoltura, sostengono il Governo a varlo titolo,
  non solo con il voto favorevole ma anche con l'astensione,
  come il gruppo del PDS e la Lega.
     Il deputato Francesco FERRARI (gruppo della DC) osserva
  che si sta riaprendo un dibattito che gli sembrava già
  ampiamente svolto nel corso dell'esame del disegno di legge
  trasmesso dal Senato, e che a suo avviso dovrebbe essere
  rapidamente chiuso per affrontare i veri problemi che stano a
  cuore agli operatori agricoli con i quali lui quotidianamente
  opera.  Rivolgendosi poi ai deputati del gruppo della Lega li
  sfida a riportare le posizioni espresse qui in Commissione
  anche negli incontri che hanno in periferia con gli operatori
  agricoli, dove invece esprimono opinioni completamente diverse
  per timore di perdere consenso elettorale.  Alle regioni, poi,
  che hanno promosso il    referendum,
  rivendicando un ruolo preponderante nella gestione delle
  risorse finanziarie nel settore agricolo, fa presente che oggi
  non ci sono più risorse flnanziarie da dividere e rivendicare:
  quello che è necessario è avere una rappresentanza unitaria
  forte ed autorevole in sede comunitaria ed internazionale, che
  non può non essere individuata in un ministero e che le
  regioni dovrebbero esercitare invece compiti di programmazione
  economica e di controllo sul territorio.
 
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     Il deputato Giorgio CONCA (gruppo della lega nord) fa
  anzitutto presente al deputato Francesco Ferrari che molto
  presto, anche nella sua città le forze politiche che finora
  hanno esercitato il potere dovranno rendere conto della loro
  gestione.  Circa poi la mancata approvazione della riforma del
  soppresso ministero dell'agricoltura e delle foreste e della
  situazione di incertezza istituzionale che produce conseguenze
  negative per tutto il settore dell'agricoltura, ritiene che
  gli operatori agricoli sanno bene che la responsabilità di
  tutto questo è da attribuirsi alle forze di maggioranza, che
  non hanno consentito, in occasione dell'esame da parte della
  Camera del disegno di legge di riforma trasmesso dal Senato un
  ampio dibattito sulla questione.  La Lega in quella circostanza
  aveva espresso la propria disponibilità ad un confronto sul
  testo per un miglioramento in senso regionalistico, ma tale
  disponibilità non venne colta dalle forze di maggioranza.
     Il decreto-legge poi emanato costituisce una brutta
  fotocopia del disegno di legge, cui la Lega è assolutamente
  contraria, ma conferma la disponibilità del suo gruppo, che
  non ha mai avuto intenti ostruzionistici in materia, ad un
  confronto costruttivo sul testo trasmesso dal Senato.  Al
  riguardo chiarisce che non è affatto vero che la Lega sia
  contraria alla previsione di una struttura centrale di
  riferimento, solo che ritiene che questa struttura debba
  essere un centro di raccordo unitario delle politiche
  elaborate in sede regionale.  In conclusione ritiene che il
  tentativo in atto, anche nella regione Lombardia, da parte di
  alcuni esponenti democristiani di cavalcare le istanze
  regionalistiche non darà i frutti sperati: alle prossime
  elezioni infatti gli operatori agricoli lombardi cambieranno
  radicalmente la propria rappresantanza politica.
     Il deputato Luca CARLI (gruppo della DC) osserva
  innazitutto con piacere che a giudizio di molti intervenuti il
  testo del disegno di legge di riforma trasmesso dal Senato, ed
  elaborato in sede parlamentare, è migliore del testo del
  decreto-legge in esame, pur predisposto dal Governo composto
  da tecnici qualificatissimi.
     Respinge poi con fermezza la comparazione fatta dal
  deputato Comino tra la situazione attuale e quella esistente
  durante il regime fascista.
     Osserva inoltre che oggetto del   referendum  è
  stata solo la legge istitutiva del Ministero dell'agricoltura
  e delle foreste, mentre sono rimaste in vigore le numerose
  successive leggi che prevedono una serie di competenze da
  esercitarsi a livello centrale e il cui trasferimento alle
  regioni non è affatto una conseguenza necessitata dall'esito
  referendario.  Vi è quindi la necessità di un intervento
  legislativo che riordini la distribuzione delle competenze tra
  livello statale e livello regionale, con la previsione, a suo
  avviso necessaria, di una forte rappresentanza statale che
  possa operare con la necessaria autorevolezza in sede
  comunitaria.
     Per quanto riguarda poi il merito specifico del decreto in
  esame si dichiara contrario alla mancata previsione del
  Comitato permanente per la veterinaria e la zootecnia,
  sostituito dalla previsione di generiche intese con il
  Ministero della sanità: tali intese a suo avviso sono
  insufficienti essendo necessario invece uno stretto
  coordinamento con il Ministero della sanità per la politica
  comunitaria.
     Il deputato Domenico COMINO (gruppo della lega nord)
  parlando per una precisione, osserva che la lega è contraria
  al decreto-legge in esame ma che tale posizione non è
  strumentale e non ha finalità ostruzionistiche.
     Il Presidente Franco BRUNI rinvia il seguito dell'esame
  alla seduta già convocata di domani 15 settembre 1993 alle ore
  15.
 
  La seduta termina alle 17,30.
 
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