| Il relatore Giuseppe ALBERTINI (gruppo del PSI),
richiamandosi, per quanto riguarda le considerazioni d'ordine
generale sulla riforma del soppresso ministero
dell'agricoltura e delle foreste, a quanto illustrato nel
corso della relazione sul disegno di legge AC 2967, approvato
dal Senato ed esaminato dalla XIII Commissione in sede
referente, intende qui richiamare l'attenzione dei commissari
sulle principali differenze tra quel testo ed il testo del
decreto-legge, attualmente in discussione, differenze che
possono essere messe chiaramente in relazione con alcuni dei
temi sollevati nel corso del dibattito fin qui svoltosi sulla
complessa questione.
Innanzitutto viene cambiata la denominazione del
Ministero, non più "delle risorse agricole, alimentari e
forestali", ma "per il coordinamento delle politiche agricole,
alimentari e forestali". Per quanto riguarda le competenze
sottolinea che mentre si conserva il trasferimento delle
competenze in materia di pesca marittima, non si prevede più
l'attribuzione delle competenze in materia di acquacoltura,
recependo indicazioni critiche emerse al riguardo nel corso
del dibattito in Commissione sull'AC 2967; risultano inoltre
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venute meno anche le competenze ln materia veterinaria, pure
previste dal disegno di legge trasmesso dal Senato. Per quanto
riguarda poi i compiti del Comitato permanente delle politiche
agroalimentari e forestali, nel decreto-legge non è riprodotta
la norma che prevedeva che il Comitato dovesse assicurare il
contributo delle regioni e delle province autonome alla
elaborazione ed attuazione della politica agricola comune,
così come non viene riprodotta la disposizione in base alla
quale il Comitato doveva ripartire le risorse finanziarie da
destinare agli obiettivi produttivi previsti per il comparto,
e ripartire tra le regioni e le province autonome i
quantitativi produttivi per comparto e per prodotto e, con
vincolo di destinazione, le relative risorse finanziarie. Allo
stesso modo manca nel decreto la previsione della figura
dell'addetto agricolo, che costituiva una novità importante
del disegno di legge approvato dal Senato.
Analogamente non è più prevista l'istituzione del Comitato
permanente per la veterinaria e la zootecnia e del Comitato
permanente di servizi per la trasformazione industriale di
prodotti agricoli e forestali, in ossequio ad un indirizzo più
generale del Governo contrario alla previsione di comitati
interministeriali. Pur riconoscendo la legittimità di un tale
indirizzo, ribadisce comunque la necessità di prevedere delle
opportune forme di coordinamento sostitutive dei comitati non
più previsti.
Il decreto-legge in esame, inoltre, nel confermare la
previsione di un Consiglio superiore delle risorse
agroalimentari e forestali, ne snellisce però la
composizione.
A proposito del rinvio, contenuto anche nel decreto-legge
in esame, a successivi regolamenti per il riordino degli
istituti di ricerca e sperimentazione agraria e degli enti
vigilati dal soppresso ministero, ribadisce la necessità,
sottolineata nel corso dell'esame del disegno di legge
trasmesso dal Senato, di prevedere forme di coinvolgimento
delle Camere in relazione a questi provvedimenti di
completamento della riforma dell'assetto istituzionale delle
competenze nel settore agricolo. Questa esigenza risulta più
pregnante oggi, alla luce del fatto che nel decreto-legge in
esame non viene riprodotta la norma contenuta nel disegno di
legge 2967 sull'obbligo di presentare al Parlamento, entro sei
mesi, una relazione sulle esigenze di riforma del Corpo
forestale dello Stato, dell'AIMA, dell'Ispettorato centrale
repressione frodi, degli istituti di ricerca e degli altri
enti vigilati; sul punto il decreto si limita soltanto a
demandare a successivi interventi legislativi la riforma di
tali istituti.
Dopo aver osservato che sul decreto è in corso in questi
giorni un ampio e serrato confronto con le regioni e con le
categorie professionali, ritiene opportuno che la Commissione
nel suo parere tenga adeguatamente conto dell'evoluzione del
dibattito e delle posizioni nuove che potranno emergere in
proposito.
Il Ministro per il coordinamento delle politiche agricole,
alimentari e forestali, Alfredo DIANA, fa presente alla
Commissione che il decreto-legge non contiene quelle parti del
disegno di legge approvato dal Senato prive dei requisiti di
necessità ed urgenza, ma che tali parti, ad avviso del
Ministero, non per questo hanno perso di validità ed
importanza, come per esempio la questione degli addetti
agricoli presso le ambasciate. Il decreto pertanto costituisce
un alleggerimento rispetto al disegno di legge, un passo, per
così dire, meno lungo, ma non certo un arretramento. Per
quanto riguarda le competenze in materia di acquacoltura, si è
tenuto conto della posizione contraria da più parti espressa,
basata sul fatto che in materia le regioni già godono di ampia
autonomia; per quanto riguarda poi i comitati
interministeriali conferma la posizione del Governo contraria
alla proliferazione di tali organismi.
Fa presente comunque che da parte sua non è contrario
all'approvazione di emendamenti al decreto: quello che a suo
avviso è importante è approvare con rapidità il decreto-legge,
per evitarne la reiterazione, e dare così certezza
istituzionale al ministero. Questo infatti, nell'attuale
situazione di incertezza, non può certo affrontare alcuni
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problemi che pur premono quali la riforma dell'AIMA, dei
consorzi agrari, e soprattutto la predisposizione di una nuova
legge pluriennale per l'agricoltura. Non può poi non
sottolineare che i recenti pesanti tagli decisi con la
finanziaria per il settore dell'agricoltura trovano la loro
causa anche in questa situazione di incertezza istituzionale
che bisogna eliminare al più presto.
Il deputato Domenico COMINO (gruppo della lega nord)
osserva che la preoccupazione principale espressa dal ministro
Diana è quella di una rapidissima approvazione del decreto in
esame. Questo ha un ambito più limitato rispetto al disegno di
legge trasmesso dal Senato ed ha caratteristiche di maggiore
indeterminatezza. Su di esso poi pende il ricorso davanti alla
Corte costituzionale di due regioni. Questa situazione di
conflittualità è dovuta, a suo avviso, ad un mancato raccordo
tra la struttura centrale e le istanze regionali che non hanno
avuto una sufficiente attenzione nel corso dell'esame
parlamentare. A suo avviso è necessario che si apra un ampio
dibattito per riflettere sulla riforma da attuare nel sistema
delle competenze in materia agroalimentare, riflessione che
non si concilia con l'esigenza, testé espressa dal ministro,
di fare in fretta nell'esame del decreto. Analoga esigenza è
caldeggiata dalle organizzazioni professionali agricole, che
sono presenti direttamente con propri esponenti nelle
articolazioni istituzionali, con ciò realizzando una stretta
ed inaccettabile compenetrazione, anche personale, tra
istituzioni pubbliche ed organizzazioni professionali, che
trova riscontro solo nel periodo del corporativismo fascista.
Passando ad esaminare poi il merito specifico del
provvedimento all'ordine del giorno, osserva che anche con
questo decreto si conserva l'esistenza di una struttura
centrale con un apparato forte nelle dimensioni ma debole per
quanto riguarda l'efficienza, mentre si sarebbe dovuto
prevedere una struttura centrale snella, con compiti ben
precisi, ma forte e autorevole in sede comunitaria. Le norme
contenute nel decreto a suo avviso sono caratterizzate da
conflittualità, confusione e indeterminatezza. Conflittualità
perché la determinazione delle competenze è tale per cui il
ministero, nella sua azione, entrerà spesso in conflitto con
le competenze di altri ministeri; confusione perché
l'attribuzione delle funzioni alle regioni, prevista
dall'articolo 1, è sostanzialmente vanificata dalla previsione
delle competenze che, ai sensi degli articoli 2 e 3 sono
conservati al ministero; indeterminatezza perché per tutta una
serie di interventi di riforma, relativi per esempio agli enti
collegati e agli istituti di ricerca, così come per la esatta
definizione delle dimensioni dell'apparato ministeriale, si fa
rinvio a regolamenti successivi, senza la previsione di
criteri e princìpi direttivi; indeterminatezza questa che si
estende anche alla destinazione dei fondi comunitari e
nazionali. Il gruppo della lega nord si dichiara pertanto
contrario al provvedimento in esame cui si riserva di
presentare degli emendamenti che vadano nella direzione
richiesta dalle regioni che non sono state consultate al
momento dell'emanazione del decreto. Questo risente invece
delle istanze della burocrazia ministeriale che teme di essere
penalizzata dal trasferimento di competenze alle regioni.
Il deputato Carmine NARDONE (gruppo del PDS) dichiara
innanzitutto di condividere il pressante invito del Ministro
ad una tempestiva approvazione del provvedimento in esame per
dare in tempi rapidi un nuovo assetto istituzionale al settore
agroalimentare che tenga conto delle esigenze di un moderno
regionalismo e dell'esigenza di dar vita ad un organismo
centrale snello cui demandare funzioni di indirizzo e di
coordinamento. Questa esigenza non è certo solo delle
confederazioni agricole, ma risponde alla necessità di
delineare un moderno assetto delle competenze istituzionali
nel settore agroalimentare, per poter poi dar vita ad una
strategia di sviluppo per superare le emergenze del paese. E'
questo il vero problema da affrontare, per cui non è il caso
di fare un altro dibattito ideologico pro o contro la
previsione di un ministero centrale. Per quanto riguarda i
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contenuti specifici della riforma ritiene che il testo
approvato dal Senato possa costituire un utile punto di
riferimento, da cui partire per eventuali proposte
migliorative: al riguardo ritiene, per esempio, che la
previsione di comitati interministeriali sia negativa qualora
a questi si attribuiscano compiti di gestione di risorse, ma
non quando agli stessi si attribuiscano le necessarie funzioni
di coordinamento. Occorre in ogni caso far presto, avviare
consultazioni rapide con il regioni in modo da tener conto dei
nuovi orientamenti emergenti, per migliorare il tentativo di
riforma in esame, e così creare le premesse per affrontare i
gravi problemi che affliggono, in particolare, il mondo
agricolo, difficoltà che esigono risposte forti e soprattutto
unitarie.
Il deputato Marte FERRARI (gruppo del PSI) sottolinea la
necessità di pervenire in maniera rapida alla definizione
della riforma del soppresso ministero dell'agricoltura,
costituendo questa una esigenza pressante ed oggettiva di
tutto il comparto agricolo. La Commissione agricoltura si deve
far carico di questa esigenza, anche se il provvedimento non
le è stato assegnato questa volta in sede referente, avviando
gli opportuni contatti con le regioni e con i soggetti
interessati alla riforma, e soprattutto prevedendo un
calendario intenso di lavoro per approvare in maniera rapida
il parere per la I Commissione.
Il deputato Giuseppe TORCHIO (gruppo della DC) osserva che
oramai da mesi tutto il mondo agricolo nelle sue articolazioni
istituzionali, politiche ed economiche è impegnato nel
dibattere quello che a suo avviso costituisce un falso
problema, vale a dire se istituire o no un ministero per
l'agricoltura, problema che non ha riscontro in nessun altro
paese, distraendosi da quelli che sono i grandi problemi
concreti che affliggono il mondo agricolo. A suo avviso
l'importante è garantire l'esistenza di una struttura che
possa interloquire in sede internazionale, essendo poi
secondario che questa sia una struttura snella o invece
elenfantiaca, questione questa su cui invece si dibatte
astrattamente da mesi. Le conseguenze di questa situazione
sono che l'attuale ministro è privo di autorevolezza in sede
comunitaria e che il Governo procede ad operare tagli
pesantissimi nel settore agricolo.
Al deputato Comino osserva che il sistema di potere da lui
delineato caratterizzato da una stretta compenetrazione, anche
personale, tra organizzazioni professionali e pubbliche
istituzioni si è dimostrato essere di ben scarso peso
considerando la scarsa attenzione che in tutti questi anni ha
avuto il mondo agricolo. In ogni caso non accetta
assolutamente il rilievo avanzato dal deputato Comino anche
perché la lega si sta ispirando a metodi simili nelle realtà
locali dov'è al governo, reclutando anche essa nelle
istituzioni locali esponenti delle organizzazioni
professionali. Ritiene poi che le regioni che hanno impugnato
il decreto in esame davanti alla Corte costituzionale
avrebbero potuto ben attendere l'esito dell'esame parlamentare
e confidare negli interventi emendativi. La realtà è che
alcuni esponenti regionali, anche delle forze di maggioranza,
hanno deciso di cavalcare le istanze federaliste senza
rendersi conto che ciò non fa altro che avvantaggiare la
protesta elettorale.
Quanto poi al contenuto specifico del decreto, il gruppo
della democrazia cristiana non è pregiudizialmente a favore
dei contenuti del decreto o di quelli del disegno di legge
trasmesso dal Senato, dando ampio mandato al Presidente della
Commissione di verificare quali delle due strade percorrere
per pervenire presto ad una riforma che goda di un ampio
consenso, così come dà mandato allo stesso Presidente di
definire ogni possibile forma di collaborazione e di raccordo
con la I Commissione.
Il Presidente Franco BRUNI fa presente che ai sensi del
comma 4 dell'articolo 73 del Regolamento si può stabilire che
il parere approvato dalla Commissione sia illustrato oralmente
dal relatore Albertini presso la I Commissione.
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Il deputato Fulco PRATESI (gruppo dei verdi) osserva che
se certo non si può ignorare l'esito del
referendum, non si può ugualmente ignorare
la necessità di prevedere una struttura centrale in grado di
gestire il rapporto tra agricoltura ed ambiente, così come non
si può ignorare il ruolo predominante che esercita oggi la
Comunità europea per quanto riguarda la legislazione e gli
interventi in materia di agricoltura biologica. Per questi
motivi è necessaria la previsione di un Ministero che possa
intervenire con autorevolezza in sede comunitaria e che possa
coordinare gli istituti di ricerca per fronteggiare
l'informazione agricola compiuta oggi in maniera interessata
dalle multinazionali. La posizione favorevole del gruppo
verde, la cui ispirazione autonomista è ben precedente a
quella della lega, alla previsione di una struttura centrale
si spiega anche con le valutazioni negative sull'operato delle
regioni in materia di disciplina della caccia e di tutela del
territorio contro gli incendi.
Ritiene inoltre opportuna l'attribuzione al ministero per
il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e
forestali delle competenze in materia di pesca marittima oggi
in mano a strutture inadeguate. Per quanto riguarda poi il
Corpo forestale, la cui unitarietà sul piano nazionale va
conservata, ricorda la posizione del suo grrppo favorevole al
trasferimento di questo corpo alle dipendenze del Ministero
dell'ambiente, mentre il decreto in esame prevede solo la
possibilità di convenzioni con il Ministero dell'ambiente per
l'utilizzazione funzionale del Corpo forestale.
Il gruppo verde valuta con una certa attenzione il
provvedimento in esame che potrebbe godere anche della sua
astensione.
Il deputato Orfeo GORACCI (gruppo di rifondazione
comunista) osserva che il suo gruppo, contrario al disegno di
legge trasmesso dal Senato, è a maggior ragione contrario al
decreto in esame, che rispetto al primo si presenta più
incerto e limitato, in quanto non tocca alcuni nodi
fondamentali della riforma dell'assetto delle competenze in
materia agricola. In realtà il decreto in esame si giustifica
solo con la necessità di conservare e salvare il sistema di
potere che fin qui ha governato tutto il settore agricolo. In
ogni caso il suo gruppo è disponibile al confronto per
modificare alcuni aspetti del provvedimento ma non può non
sottolineare, negativamente, che il trasferimento di
competenze alle regioni è più nominale che sostanziale e che
su alcuni punti nodali, quali la riforma dell'AIMA e
l'istituto per la repressione frodi e gli istituti per la
sperimentazione, il provvedimento tace completamente sui
princìpi e gli obiettivi cui ci si dovrebbe ispirare. Con il
disegno di legge finanziaria il Governo ha operato tagli
pesantissimi nei confronti dei settori più deboli, tra cui in
primo luogo l'agricoltura, per cui non esita a definire
contraddittorio l'atteggiamento di quanti, presenti nella
Commissione agricoltura, sostengono il Governo a varlo titolo,
non solo con il voto favorevole ma anche con l'astensione,
come il gruppo del PDS e la Lega.
Il deputato Francesco FERRARI (gruppo della DC) osserva
che si sta riaprendo un dibattito che gli sembrava già
ampiamente svolto nel corso dell'esame del disegno di legge
trasmesso dal Senato, e che a suo avviso dovrebbe essere
rapidamente chiuso per affrontare i veri problemi che stano a
cuore agli operatori agricoli con i quali lui quotidianamente
opera. Rivolgendosi poi ai deputati del gruppo della Lega li
sfida a riportare le posizioni espresse qui in Commissione
anche negli incontri che hanno in periferia con gli operatori
agricoli, dove invece esprimono opinioni completamente diverse
per timore di perdere consenso elettorale. Alle regioni, poi,
che hanno promosso il referendum,
rivendicando un ruolo preponderante nella gestione delle
risorse finanziarie nel settore agricolo, fa presente che oggi
non ci sono più risorse flnanziarie da dividere e rivendicare:
quello che è necessario è avere una rappresentanza unitaria
forte ed autorevole in sede comunitaria ed internazionale, che
non può non essere individuata in un ministero e che le
regioni dovrebbero esercitare invece compiti di programmazione
economica e di controllo sul territorio.
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Il deputato Giorgio CONCA (gruppo della lega nord) fa
anzitutto presente al deputato Francesco Ferrari che molto
presto, anche nella sua città le forze politiche che finora
hanno esercitato il potere dovranno rendere conto della loro
gestione. Circa poi la mancata approvazione della riforma del
soppresso ministero dell'agricoltura e delle foreste e della
situazione di incertezza istituzionale che produce conseguenze
negative per tutto il settore dell'agricoltura, ritiene che
gli operatori agricoli sanno bene che la responsabilità di
tutto questo è da attribuirsi alle forze di maggioranza, che
non hanno consentito, in occasione dell'esame da parte della
Camera del disegno di legge di riforma trasmesso dal Senato un
ampio dibattito sulla questione. La Lega in quella circostanza
aveva espresso la propria disponibilità ad un confronto sul
testo per un miglioramento in senso regionalistico, ma tale
disponibilità non venne colta dalle forze di maggioranza.
Il decreto-legge poi emanato costituisce una brutta
fotocopia del disegno di legge, cui la Lega è assolutamente
contraria, ma conferma la disponibilità del suo gruppo, che
non ha mai avuto intenti ostruzionistici in materia, ad un
confronto costruttivo sul testo trasmesso dal Senato. Al
riguardo chiarisce che non è affatto vero che la Lega sia
contraria alla previsione di una struttura centrale di
riferimento, solo che ritiene che questa struttura debba
essere un centro di raccordo unitario delle politiche
elaborate in sede regionale. In conclusione ritiene che il
tentativo in atto, anche nella regione Lombardia, da parte di
alcuni esponenti democristiani di cavalcare le istanze
regionalistiche non darà i frutti sperati: alle prossime
elezioni infatti gli operatori agricoli lombardi cambieranno
radicalmente la propria rappresantanza politica.
Il deputato Luca CARLI (gruppo della DC) osserva
innazitutto con piacere che a giudizio di molti intervenuti il
testo del disegno di legge di riforma trasmesso dal Senato, ed
elaborato in sede parlamentare, è migliore del testo del
decreto-legge in esame, pur predisposto dal Governo composto
da tecnici qualificatissimi.
Respinge poi con fermezza la comparazione fatta dal
deputato Comino tra la situazione attuale e quella esistente
durante il regime fascista.
Osserva inoltre che oggetto del referendum è
stata solo la legge istitutiva del Ministero dell'agricoltura
e delle foreste, mentre sono rimaste in vigore le numerose
successive leggi che prevedono una serie di competenze da
esercitarsi a livello centrale e il cui trasferimento alle
regioni non è affatto una conseguenza necessitata dall'esito
referendario. Vi è quindi la necessità di un intervento
legislativo che riordini la distribuzione delle competenze tra
livello statale e livello regionale, con la previsione, a suo
avviso necessaria, di una forte rappresentanza statale che
possa operare con la necessaria autorevolezza in sede
comunitaria.
Per quanto riguarda poi il merito specifico del decreto in
esame si dichiara contrario alla mancata previsione del
Comitato permanente per la veterinaria e la zootecnia,
sostituito dalla previsione di generiche intese con il
Ministero della sanità: tali intese a suo avviso sono
insufficienti essendo necessario invece uno stretto
coordinamento con il Ministero della sanità per la politica
comunitaria.
Il deputato Domenico COMINO (gruppo della lega nord)
parlando per una precisione, osserva che la lega è contraria
al decreto-legge in esame ma che tale posizione non è
strumentale e non ha finalità ostruzionistiche.
Il Presidente Franco BRUNI rinvia il seguito dell'esame
alla seduta già convocata di domani 15 settembre 1993 alle ore
15.
La seduta termina alle 17,30.
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