Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68717
SMC0225-0035
Bollettino Giunte e Commissioni n. 225 del 14 settembre 1993 - edizione definitiva - (SMC11-225)
(suddiviso in 35 Unità Documento)
Unità Documento n.35 (che inizia a pag.89 dello stampato)
ALLEGATO RELAZIONE SULLE RISULTANZE DELL'ATTIVITA' DEL GRUPPO DI LAVORO INCARICATO DI SVOLGERE ACCERTAMENTI SULLO STATO DELLA LOTTA ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA IN PUGLIA * * * Dopo circa 18 mesi dal precedente sopralluogo, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, si è nuovamente recata in Puglia al fine di verificare la attuale presenza e l'assetto organizzativo delle associazioni delinquenziali
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  il comandante della Compagnia dei carabinieri ed il comandante
  del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di
  Matera.  Il giorno 17 luglio, la Commissione si è trasferita a
  Montescaglioso dove ha partecipato ad una seduta pubblica del
  Consiglio comunale.
                            * * *
  REGIONE PUGLIA
     Per l'esame delle questioni generali della regione, la
  Commissione ha incontrato: il Presidente, il Vice Presidente
  ed alcuni assessori della Giunta regionale; il Presidente ed
  il Procuratore regionale della sezione giurisdizionale della
  Corte dei Conti; il Commissario di Governo; il Presidente del
  TAR della Puglia; il Presidente del CO.RE.CO. della Puglia; il
  Direttore ed altri funzionari della sede della Banca d'Italia
  sita nel capoluogo regionale; i rappresentanti
  dell'Associazione nazionale magistrati.
     Le audizioni con gli amministratori regionali e con gli
  organismi che operano a livello regionale hanno consentito di
  avere una visione d'insieme dei principali problemi presenti
  nel territorio della Regione Puglia e che, in qualche modo,
  hanno attinenza con fenomeni di criminalità organizzata e
  non.
     Dal raffronto con la situazione rilevata nel corso del
  precedente sopralluogo (luglio 1991) è emerso che la crisi
  economica ed occupazionale in cui versa l'intera Nazione ha
  investito anche la Puglia la quale, al momento, conta 400.715
  disoccupati, di cui 151.000 sotto i 29 anni.  Il che, in
  termini percentuali, significa il 20 per cento della
  popolazione residente e circa l'11 per cento della forza
  lavoro; 16.500 lavoratori sono in cassa integrazione speciale
  e 13.500 nelle liste di mobilità.
     La deindustrializzazione ha interessato tutta la Regione
  ed in particolare il tarantino ed il settore cantieristico.
     Il prodotto agricolo pugliese trova difficoltà di mercato.
  Ciò, sia per endemica arretratezza del sistema (l'unità
  aziendale pugliese ha una media di 1,5 ettari a fronte dei 40
  ettari medi dell'azienda agricola di alcuni paesi europei,
  fatto questo che colloca la Puglia agli ultimi posti rispetto
  alle politiche comunitarie) sia per il frazionamento delle
  rappresentanze di categoria portatrici di interessi spesso
  contrapposti, sia per la mancanza di coordinamento tra le
  varie fasi della produzione e della trasformazione, sia per
  l'incapacità degli organismi locali di creare condizioni
  favorevoli di sviluppo.  In particolare l'ERSAP gestisce
  miliardi in maniera clientelare e senza alcun controllo.  Più
  che ente erogatore di servizi rappresenta un momento di
  pesantezza di bilancio.
     La cooperazione agricola è in piena crisi ed investe 250
  aziende.  Mancano le strutture per la trasformazione con il
  risultato che i prodotti (in particolare pomodori ed olive) si
  dirigono verso il territorio campano alimentando la malavita
  che opera nel settore dei trasporti, imponendo protezioni e
  sottraendo i carichi a chi non si sottomette.
     In questo quadro di grave dissesto del mondo agricolo, che
  tuttavia rimane uno dei poli economici di maggiore interesse
  per la Regione, trovano sempre più spazio le organizzazioni
  criminali e collusioni con i centri di spesa pubblica.
     Sono infatti assai diffuse le truffe sui fondi C.E.E.
  erogati dall'A.I.M.A., truffe che sono segnali, nel contempo,
  di carenza di controlli a livello ministeriale e regionale, di
  gestioni clientelari dei meccanismi di erogazione ed, anche,
  di un certo modo di interpretazione in chiave assistenziale
  dell'intervento comunitario.  Presenze malavitose si registrano
  anche nel reclutamento della mano d'opera stagionale tuttora
  inquinata dal fenomeno del caporalato.
     Anche nel settore del commercio - altro polo economico sul
  quale la Puglia tradizionalmente ha, in passato, segnato una
  significativa presenza in campo nazionale - si registrano
  segnali di recessione e di crisi.
     Il racket sugli operatori del settore, la mancanza degli
  incentivi pubblici, la carenza di credito agevolato,
  favoriscono fenomeni di usura ed interventi di soggetti che
 
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  operano con capitali di provenienza malavitosa che trovano,
  per questa strada, una agevole via di riciclaggio.
     E' stato rilevato, infatti, che sull'intero territorio
  regionale è fiorito, in questo ultimo periodo, un
  notevolissimo numero di società finanziarie (1126 di cui 370
  solo a Bari) che, pur se di modeste dimensioni ed a capitale
  limitato, operano soprattutto per l'assistenza alle piccole
  imprese concedendo prestiti ad aziende in crisi che, poi,
  vengono rilevate da soggetti quasi sempre non professionali e
  sospetti di essere semplici intermediari di soggetti
  malavitosi.
     Tali dati, se rapportati al dato generale di recessione
  che si registra nelle attività produttive, stanno a
  significare la presenza sul mercato di una grande quantità di
  danaro di origine sospetta.  Danaro che, attraverso l'attività
  di finanziamento delle imprese e di acquisizione di aziende in
  crisi costituisce una vera e propria operazione di riciclaggio
  e di ripulitura di profitti provenienti da attività
  illecite.
     Meraviglia il fatto che tali oggettivi riscontri non
  abbiano costituito, nè costituiscano, occasioni di maggiore
  riflessione e di approfondimento da parte degli organi locali
  preposti alla tutela del credito (Banca d'Italia) ed alla
  osservazione dei fatti connessi alla vita delle attività
  commerciali (Camera di Commercio).
     Si riscontra, infatti, nel particolare settore, una
  generalizzata disattenzione che sembra derivare, da una parte,
  da una sottovalutazione del fenomeno; dall'altra dal malcelato
  riconoscimento di una positiva funzione economica alla
  sospetta attività finanziaria, quasi che questa compensasse
  l'impoverimento del flusso dei finanziamenti pubblici.
     Le stesse forze sociali appaiono non cogliere la stretta
  relazione tra i profili provenienti dalle attività criminali e
  la immissione nel mercato della produzione dei beni e dei
  servizi dei capitali illeciti.
     L'arricchimento del mercato finanziario crea, in ogni
  caso, lavoro ed è occasione di nuovi traffici.  Si trasforma in
  consenso.
     Nel quadro economico sopra delineato va valutata
  l'attività della Giunta Regionale la quale ha cominciato ad
  operare solo alla fine del 1992 dopo una lunga crisi durata
  otto mesi.
     I punti di riflessione politica sulle tematiche connesse
  alle infiltrazioni mafiose, pur se hanno superato le
  sottovalutazioni del fenomeno che hanno caratterizzato le
  passate gestioni, sembrano essere ancora ferme alla c.d.
  "specificità" ed "autonomia" della criminalità pugliese che
  mal tollererebbe intromissioni da parte di altre
  organizzazioni a delinquere.
     Il dato, tuttavia, non trova conforto nè dai dati forniti
  dalle Prefetture, dai Questori e dalla Guardia di Finanza, nè
  dalle risultanze di processi penali, nè dalle affermazioni di
  collaboratori di giustizia considerati affidabili.
     D'altra parte è anche emerso, nel corso delle varie
  audizioni, che i casi di più forte presenza organizzata
  criminale si manifestano nel settore dei trasporti dei
  prodotti agricoli dalla Puglia alle zone controllate dalla
  "camorra", nel traffico degli stupefacenti che, dopo la
  chiusura delle vie della ex Jugoslavia, ha trovato sbocchi
  favorevoli attraverso i porti pugliesi, e nel traffico delle
  armi che, a causa delle tensioni internazionali dei vicini
  paesi in guerra, trova varchi di particolare interesse nel
  territorio regionale.  Settori, dunque, per i quali si impone
  attività di "collaborazione" con altre associazioni
  criminali.
     Il fenomeno, invece, sul quale si è trovata concorde
  valutazione, è quello sulla "microcriminalità", denunciato in
  preoccupante espansione su tutto il territorio regionale.  Si
  tratta di un salto di qualità di queste forme criminali che
  tendono ad imitare la grande criminalità nel senso di seguirne
  modelli e organizzazione.
     La devianza minorile rappresenta un vero e proprio cancro
  della società pugliese.  I giovani non trovano occupazione nei
  settori produttivi e si rivolgono verso il traffico della
  droga e la delinquenza di strada.  Vi è una tendenza
  all'evoluzione dal tradizionale scippo alla rapina.
     L'abbassamento del livello di erogazione dei servizi
  sociali e la nascita soprattutto in Bari, di quartieri ghetto
  favoriscono l'emarginazione e la piccola delinquenza.
 
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     La manovalanza per tali forme malavitose, che tendono, in
  ogni caso, ad essere sempre più organizzate, è di facile
  reperimento anche facendo ricorso al mercato dell'immigrazione
  clandestina.
     La gravità del fenomeno della devianza minorile non trova,
  tuttavia, riscontro in significativi fenomeni di assenteismo e
  di dispersione scolastica.  Vi è da porre, anzi, in rilievo che
  l'istituzione scolastica riesce ancora ad assolvere in Puglia,
  secondo quanto ha riferito l'assessore regionale alla pubblica
  istruzione, ad una importante funzione sociale.  Peraltro, dopo
  gli scandali degli anni '80 nel campo della formazione
  professionale, sono stati registrati positivi risultati in
  questo settore con circa 25.000 giovani che hanno frequentato
  corsi di formazione con significativi riscontri anche sul
  piano occupazionale.
     In conclusione, sullo specifico punto della devianza
  minorile occorre prendere atto che, i dati forniti nel corso
  delle varie audizioni denunciano una pressoché totale
  concentrazione del fenomeno nelle aree di emarginazione
  sociale delle grandi città e dei comuni più colpiti dalla
  crisi economica.
     Il settore delle opere pubbliche è stato posto al centro
  dell'attenzione degli amministratori regionali il cui impegno
  alla rielaborazione della legge regionale sui lavori pubblici
  del 1985 risulta, tuttavia, avere subito una fase di arresto
  in coincidenza dell'attuale iter parlamentare delle varie
  proposte di legge quadro all'esame delle competenti
  commissioni.
     Al momento, considerata anche la carenza di nuovi
  finanziamenti ed il forte indebitamento della Regione (oltre
  2.000 miliardi), gli amministratori sono impegnati in un
  censimento dei cantieri ancora aperti al fine di ultimare le
  opere già iniziate.  E' un fenomeno, quello del mancato
  completamento delle opere pubbliche e del prolungarsi "sine
  die" dei lavori (l'ospedale di S. Paolo di Bari è in
  costruzione da oltre 25 anni con una enorme lievitazione di
  costi), molto diffuso in tutto il territorio regionale.  E'
  segnale, oltre che di un cattivo funzionamento dei meccanismi
  amministrativi e di controllo, anche (e soprattutto) di una
  carenza iniziale di progettazione.  Le opere vengono ideate,
  finanziate e gli appalti vengono affidati, quando il livello
  di progettazione è assolutamente insoddisfacente.  Il che
  genera sospensioni dei lavori, ricorsi a progetti di variante,
  contrattazione di nuovi prezzi, revisione prezzi, lievitazione
  dei costi, insufficienza di finanziamenti, ulteriori
  sospensioni dei lavori e così via.
     Saltano cioè tutte le procedure di garanzia con
  l'inserimento di interessi economici che vedono, nel
  prolungamento dei tempi di realizzazione, ulteriori occasioni
  di profitto.  Da parte loro, le stazioni appaltanti, non
  disponendo di uffici tecnici capaci di idonei controlli si
  affidano, con procedure di scelta assolutamente discrezionali
  e non soggette ad alcun controllo, a consulenze di soggetti
  esterni che non solo non forniscono supporti operativi utili,
  ma finiscono con il gravare ulteriormente sui costi.
     Peraltro, è stato anche rilevato, che la Regione opera in
  carenza di qualsiasi programmazione perché le opere vengono
  ideate e realizzate per lo più in ragione del particolare
  finanziamento che il singolo comune, od il singolo gruppo di
  pressione, riesce a spuntare a livello statale o regionale
  soprattutto in ragione del "patronato" di riferimento.
     Il che, non corrispondendo spesso l'opera realizzata ad un
  reale bisogno dell'utenza, fa venire meno anche quella forma
  di interesse e di controllo sociale che ne faciliterebbe
  l'ultimazione.
     In definitiva, pur con qualche segnale positivo, ancora si
  deve registrare, per rimanere al piano esclusivamente
  istituzionale, una risposta complessivamente debole delle
  assemblee elettive regionali (la lunga crisi durata otto mesi
  ne è testimonianza) provinciali e comunali, ai problemi
  evidenziati nei vari settori produttivi e di erogazione dei
  servizi, settori tutti per i quali, peraltro, non è sfuggita
  la loro stretta connessione con i problemi di criminalità
  della regione.
 
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     Vi sono, anzi, segnali di interferenze della criminalità
  organizzata nella vita politica; segnali che vanno nella
  direzione della collusione tra presenze criminali ed
  amministratori pubblici (vi sono casi di amministrazioni
  disciolte e di amministratori sospesi) ovvero nella direzione
  opposta e cioè nelle intimidazioni nei confronti di quegli
  amministratori che cercano di creare fronti comuni contro la
  criminalità (comuni di Francavilla Fontana, Cellino,
  Torchiarolo, Santonaci, S. Vito dei Normanni).
     Da parte loro, gli organi preposti al controllo non
  appaiono in grado di incidere, in modo determinante, sulla
  correttezza sostanziale dell'attività delle Amministrazioni
  controllate.
     Il controllo, soprattutto dopo la legge n.142/1990, deve
  fermarsi alla stretta legittimità degli atti.  Peraltro, gran
  parte dei momenti più significativi di erogazione di spesa
  sono stati sottratti al controllo sicché oggi il CO.RE.CO.
  (cinque sezioni decentrate in Puglia) non solo non esercita
  più il controllo di merito (mediante il quale poteva censurare
  l'eccesso di potere) ma anche non esamina più gli atti delle
  UU.SS.LL., delle Amministrazioni provinciali, dei relativi
  consorzi e degli enti strumentali regionali (prima della L.
  n.142/90 venivano esaminate 130.000 atti l'anno, oggi sono
  ridotti a 13.000).
     Lo stesso T.A.R. della Puglia nell'esaminare, profili di
  illegittimità degli atti delle pubbliche amministrazioni si
  pone istituzionalmente più che come organo di garanzia di
  buona amministrazione, come momento di tutela del ricorrente
  contro possibili lesioni ai suoi legittimi interessi.  La sua
  attività, quindi, non incide sui contenuti
  dell'amministrare.
     Da parte sua la neo istituita Sezione giurisdizionale
  della Corte dei Conti (in attività dall'ottobre 1991)
  all'attualità non appare ancora essere uscita dall'emergenza
  della formazione della nuova realtà.  A fronte di una sempre
  più pressante richiesta di interventi e di denunce provenienti
  da singoli cittadini, da enti ed amministrazioni pubbliche,
  dall'autorità giudiziaria ordinaria e da singoli cittadini,
  non vi sono ancora risposte sufficienti e tali da determinare
  un diverso modo di amministrare.  Peraltro, è di oggettivo
  riscontro la carenza di idonei supporti organizzativi per
  poter meglio operare (la legge istitutiva delle Regioni
  giurisdizionali decentrate nulla ha previsto riguardo gli
  organici e le strutture); la Procura Generale Regionale opera
  con appena tre magistrati.
     Una valutazione complessiva della situazione
  amministrativa della Regione è venuta dal Commissario di
  Governo il quale ha denunciato, nella sua qualità di
  presidente della Commissione statale di controllo sugli atti
  della Regione Puglia, frequenti fenomeni di delega delle
  funzioni istituzionali dell'Amministrazione mediante
  conferimento di incarichi (affidati a trattativa privata) a
  soggetti esterni; incarichi che, di norma, si risolvono in un
  ulteriore appesantimento di bilancio ed in un affare per il
  beneficiario.
     A fronte di rilevantissime spese ( si parla di incarichi
  per decine di miliardi) gli studi - soprattutto in materia di
  progettazione di opere pubbliche - si risolvono spesso in un
  nulla di fatto.
     Emblematico è il caso dei progetti per la costruzione
  della sede degli uffici regionali di Lecce conclusosi con uno
  studio ineseguibile perché fatto per essere realizzato su di
  un suolo non disponibile; con un esborso a vuoto di oltre tre
  miliardi; con un ulteriore incarico allo stesso soggetto per
  un nuovo studio.
     Nonostante l'opera della Commissione di controllo ed i
  reiterati annullamenti, il TAR concede, molto frequentemente,
  provvedimenti di sospensiva che, di fatto, vanificano gli
  interventi censori.
     Il frequente utilizzo dei provvedimenti cautelari si
  risolve, in definitiva, in un indebolimento dei controlli
  posti in essere ed in una impossibilità di intervento
  preventivo alla azione illegittima e dannosa.
     Così è avvenuto anche con gli interventi per il
  convenzionamento della edilizia e del servizio sanitario
  effettuati nei riguardi delle Cliniche Riunite S.p.A. (90
  miliardi).  Anche in questo caso l'intervento della Commissione
  di Controllo non è risultato gradito all'opinione pubblica che
 
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  riconosce nell'iniziativa un arricchimento (specializzazione
  oncologica) dei servizi regionali.
     Altri momenti di delega di funzioni istituzionali si
  registrano per gli incarichi di assistenza legale (per
  svariati miliardi ogni anno), dati a soggetti privati mancando
  di utilizzare l'avvocatura regionale ovvero quella erariale
  preposta alla cura di quegli specifici interessi senza
  necessità di compensi aggiuntivi.
     D'altra parte, il fenomeno degli incarichi a soggetti
  terzi riguarda non solo i privati perché vengono concessi
  anche a soggetti pubblici quali magistrati (soprattutto del
  T.A.R.), avvocati dello Stato e ad alti funzionari di
  Amministrazioni ed Enti pubblici con evidenti cadute di
  "tensioni" di controllo e rischio di interferenze tra attività
  di controllo ed attività controllata.  Secondo i dati forniti
  dal Procuratore della Repubblica di Bari, soltanto per l'ERSAP
  sarebbero stati affidati circa tremila lodi arbitrali del
  valore medio di 50-80 milioni.  Tali dati, che testimoniano i
  grandi interessi in gioco e la capacità contrattuale delle
  autorità che hanno il potere di affidare arbitrati, collaudi
  ed altri lucrosi incarichi (riguardanti anche altri vitali e
  discussi settori dell'economia pubblica) costituiscono - a
  parere della Commissione - motivo di particolare allarme.  In
  Puglia, infatti, come denunciato dal nuovo Prefetto di Bari,
  dottor Catenacci, e dal Procuratore Generale della Corte di
  Appello di Lecce nonostante il manifestarsi di gravissimi
  episodi di criminalità economica e di malgoverno (ERSAP,
  sanità pubblica e convenzionata, acquedotto pugliese, frodi
  comunitarie...) a parte i recenti ordini di custodia cautelare
  emessi nei confronti dell'ex presidente della Regione, Bellomo
  e del Presidente dell'acquedotto pugliese - la magistratura,
  tuttavia, ancora non è riuscita a cogliere, con sufficiente
  energia e con chiarezza, le indubbie connessioni tra politica,
  mondo degli affari e criminalità comune e organizzata.
     La Commissione è del parere che unitamente ai fatti
  configuranti fattispecie di carattere penale, occorre
  perseguire, soprattutto in via legislativa, l'obiettivo di
  rendere più forti l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati,
  dei pubblici funzionari e degli amministratori, anche
  attraverso l'individuazione di un rigoroso regime di
  incompatibilità che precluda interferenze e commistioni di
  funzioni e confusione di ruoli.
                            * * *
     Questo è il quadro complessivo scaturito dalle varie
  audizioni delle realtà regionali.  In tale contesto
  istituzionale, economico e sociale, si riferisce ora in ordine
  alle specifiche realtà delle cinque province pugliesi.
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  BARI
     Nel corso dei due sopralluoghi sono stati sentiti: il
  Prefetto (dottor De Mari ed il suo successore dottor
  Catenacci); il Questore; il comandante del gruppo dei
  carabinieri e quello della guardia di finanza; il sindaco
  (signor Mazzucca ed il suo successore signor Laforgia) ed i
  capigruppo del comune; i magistrati degli organi inquirenti
  delle Procure di Bari e di Trani; i magistrati della Direzione
  Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari; i magistrati dei collegi
  e degli organi giudicanti nonché degli uffici del GIP di Bari
  e di Trani; il Presidente ed i capigruppo dell'Amministrazione
  provinciale di Bari; i rappresentanti dei sindacati di polizia
  (SIULP, SAP e SIAP); i rappresentanti della Camera di
  Commercio; i rappresentanti delle organizzazioni sindacali
  commerciali ed imprenditoriali; i rappresentanti
  dell'opposizione del Consiglio comunale di Terlizzi nonché il
  sindaco ed i rappresentanti della maggioranza dello stesso
  comune; i direttori degli istituti penali di Bari, Trani e
  Turi.
     Le situazioni registrate nel corso delle due visite sono
  apparse assai differenziate.
       Dalle audizioni del gennaio 1993  è emerso che
  l'azione di contrasto alla criminalità organizzata ha portato
  - secondo i dati forniti dalle forze dell'ordine - a risultati
  che non possono non essere giudicati positivi.
 
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     Lo studio scientifico delle organizzazioni criminali ha
  consentito non solo di individuare i clan e gli affiliati che
  operano nella provincia ma anche di assicurare alla giustizia
  numerosi capi malavitosi (primo fra tutti Parisi Savino, capo
  indiscusso dei clan baresi).  I due clan del nord barese, i
  Cannito di Andria e gli Anacondia di Trani sono stati
  decapitati.
     Si registra una diminuzione complessiva, rispetto al 1991,
  del numero degli omicidi (da 59 a 43), delle rapine (da 1048 a
  751) e degli altri reati più gravi.
     L'attività delle forze dell'ordine appare ben
  coordinata.
     Successi si riscontrano anche nel campo del contrabbando
  (sequestrati 53 motoscafi che operavano nel collegamento con
  le coste jugoslave ed albanesi) e del traffico delle armi.
     Sono stati confiscati patrimoni di provenienza illecita
  per circa 18 miliardi e sono state reperite, presso gli
  istituti bancari, disponibilità finanziaria per oltre 5
  miliardi.
     Nonostante l'intensificazione della attività di vigilanza,
  la microcriminalità è notevolmente aumentata, soprattutto nel
  capoluogo.  Gli interventi a sostegno della devianza minorile
  ed i finanziamenti utilizzati per questo tipo di interventi
  risultano essere stati tutti impegnati: 7 miliardi circa per
  la costruzione e la sistemazione di immobili destinati a sedi
  di Comunità terapeutiche in vari Comuni; 2.210 milioni per
  l'attività di prevenzione dalla tossicodipendenza; un miliardo
  e mezzo per le attività di recupero e di reinserimento
  lavorativo dei tossicodipendenti.
     L'aumento delle estorsioni (da 94 a 127) rivela, più che
  un intensificarsi del fenomeno, una maggiore fiducia
  dell'utenza che si è avvalsa in modo più convinto che nel
  passato dell'istituzione del numero verde antiracket.  La
  collaborazione delle vittime porta quasi sempre all'arresto
  degli autori del reato (94 su 127).
     Il dato può trovare conferma dal diminuito numero (da 126
  a 94) degli attentati dinamitardi.
     La diffusa microcriminalità crea una forte insicurezza
  urbana ed alla pressoché invivibilità di interi quartieri
  quali il "San Paolo" e lo "Japigia", aggregati sorti intorno
  agli anni sessanta a margine del tessuto della città con
  insediamenti fin dall'inizio privi di qualunque struttura
  sociale e di servizi.
     Al di là delle connotazioni di stampo camorristico o
  mafioso, si riscontrano nella città insediamenti criminosi che
  hanno tutte le caratteristiche della criminalità organizzata e
  che controllano interi quartieri compresa la Bari vecchia.
  Tali sono le "cosche" che fanno riferimento ai Capriati, ai
  Montani, ai Diomede ed ai Fidanzati.
     La vigilanza in questi quartieri rimane scarsa.
  Soprattutto i vigili urbani non mostrano sufficiente
  sensibilità; questo, a prescindere dalle denunciate deficienze
  di organico.
     Peraltro, il comune appare più orientato a rinforzare la
  vigilanza nelle zone centrali che non a dare impulso ad
  iniziative (soprattutto di prevenzione) nei quartieri a
  rischio.
     Le valutazioni del fenomeno criminale da parte della
  magistratura, inquirente e giudicante, della provincia di Bari
  appare non sempre coincidente con quella espresse dalle forze
  dell'ordine.  Dalla relazione del Procuratore Generale, in
  particolare, emerge una escalation della criminalità mentre
  prefetto e questore denunciano in regresso tutti i reati, ad
  eccezione delle estorsioni.
     A parte l'atteggiamento (incontrato in quasi tutte le
  altre audizioni) dalle forze dell'ordine di valorizzare al
  massimo l'attività di contrasto posta in essere, nel caso
  specifico è da porre in evidenza che le discrasie riscontrate
  derivano dal fatto che la relazione del Procuratore Generale
  prende in esame il periodo giugno 1991/giugno 1992, mentre
  quello del prefetto e del questore registrano dati riferiti a
  tutto il 1992, anno in cui si sono verificati (soprattutto nel
  secondo semestre) i maggiori successi nell'attività di
  contrasto.
     In ogni caso, a prescindere dai dati statistici, la
  magistratura - riferendosi alle risultanze emerse sul piano
  strettamente processuale (vi sono state solo due condanne ex
 
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  articolo 416/bis, quelle di Vuolsi e Modeo, collegati con la
  camorra) - ritiene che, nonostante comprovate relazioni tra
  criminalità della provincia e mafia, camorra e sacra corona
  unita, non sussistono ancora rapporti organici tra le varie
  associazioni criminali.  Rapporti tali da fare ritenere che vi
  sia una strategia unitaria che superi il fenomeno regionale.
  Vi sono, invece, proficui collegamenti di affari, in virtù dei
  quali la malavita locale presta manovalanza a quella esterna
  per talune operazioni (per esempio per il contrabbando la
  camorra napoletana si avvale di mano d'opera barese) ovvero si
  approvvigiona fuori dalla regione soprattutto di droga e di
  armi.
     Sotto tale profilo la situazione di Bari e di Foggia è
  diversa da quella delle province del Sud della Puglia.
     Ciò nonostante la situazione è giudicata molto grave dalla
  magistratura che manifesta, proprio sull'infittirsi dei
  collegamenti con le associazioni criminali, preoccupazioni per
  una non improbabile evoluzione dei fenomeni criminali.  Lo
  testimoniano oltre che il "gangsterismo" dilagante nella città
  capoluogo, il crescere ed il manifestarsi dell'attività
  estorsiva nonché la sempre più diffusa attività di riciclaggio
  che denotano capacità a delinquere richiedenti conoscenze ed
  organizzazioni complesse e non improvvisate.
     A proposito dell'attività estorsiva va sottolineato il
  fatto che la magistratura ritiene assolutamente
  insoddisfacente la indispensabileat-tività di collaborazione
  prestata dalle vittime.  Le associazioni di imprenditori e
  commercianti fanno grandi manifestazioni ma poi, sul piano
  concreto, i singoli non si espongono.  Permane la paura di
  ritorsioni.
     Una più efficace azione di contrasto potrebbe essere
  avviata attraverso il potenziamento della normativa
  concernente le misure patrimoniali di prevenzione nel senso di
  estendere l'applicazione dell'articolo 12 quinquies del D.L.
  n. 306 dell'8 giugno 1992 a tutte le ipotesi di reato dalle
  quali derivano proventi illeciti e di razionalizzare il
  coacervo di disposizioni che disciplinano la materia.
     Ulteriore elemento di riflessione per eventuali interventi
  legislativi viene indicato nella possibilità di poter limitare
  ad alcuni momenti del processo, il ricorso al Tribunale della
  libertà in quanto, attualmente, tale strumento di garanzia
  viene utilizzato più volte dai difensori al solo scopo di
  poter conoscere lo stato delle indagini condotte dal P.M.
     Viene auspicata infine una consistente depenalizzazione
  dei reati di competenza pretorile.  Ciò in quanto sulle
  Preture, sulla base della normativa vigente, pesa un carico
  pari all'80 per cento del numero complessivo dei reati.  Il
  che, di fatto, paralizza proprio l'attività della Pretura che
  richiederebbe maggiore attenzione per la complessità delle
  indagini (reati ambientali ed abusivismo edilizio).
  L'istituzione del giudice di pace potrebbe alleggerire la
  tensione su tale ufficio giudiziario ma non viene giudicata
  sufficiente.
     Il quadro della criminalità barese, certamente grave ma
  con alcuni elementi positivi, quale è apparso nel gennaio
  1993, si presenta ora -  nel luglio 1993  -
  sostanzialmente mutato; appare assai più complesso e
  preoccupante.
     Il nuovo Prefetto, giunto a Bari nel febbraio di
  quest'anno, ha denunciato, infatti, una situazione di presenze
  particolarmente allarmanti e la debolezza di un'azione di
  contrasto che - pur se condotta dalla magistratura e dalle
  forze dell'ordine con grande professionalità e dedizione -
  tuttavia, ancora si scontra con una sottovalutazione, da parte
  di politici, amministratori e pubblici funzionari, delle reali
  presenze di criminalità organizzata nella provincia e dei suoi
  collegamenti con le altre organizzazioni.
     Sul piano della presenza militare della malavita il
  cessare dei contrasti per il predominio del territorio del
  capoluogo da parte dei clan dei Capriati, Diomede, Montani,
  Anemolo e Manzari, è un segnale di riorganizzazione e di
  riconquista di autorità dei capi sul quale occorre fare molta
  attenzione e rafforzare l'attività di vigilanza.
     Ma ciò che maggiormente desta preoccupazione e che
  rappresenta la vera chiave di svolta per una nuova lettura
 
                              Pag. 97
 
  della criminalità barese sono i collegamenti, finora
  debolmente esplorati, tra economia legale ed economia
  illegale, tra imprenditoria ed amministrazioni, tra
  amministratori e burocrazia con criminalità organizzata e
  comune.
     Vi sono nell'ambito provinciale, situazione di soggetti
  che vantano grosse ed improvvise fortune finanziarie che non
  trovano giustificazione nell'attività svolta.  Esistono imprese
  che dispongono di capitali enormi utilizzati per l'ingresso in
  attività sulle quali la criminalità ha precedentemente operato
  per metterle in crisi e per compromettere la situazione
  patrimoniale del titolare.
     Al di là di indagini di carattere tributario, non vi è
  alcuna attività di accertamento patrimoniale su tali aziende e
  sui soggetti che rivestono cariche pubbliche.  Rimangono,
  pertanto, senza risposta casi come quello delle Cliniche
  Riunite, che pur rappresentando nel campo sanitario la
  presenza più qualificata della zona, tuttavia si avvalgono per
  il reperimento del proprio personale ausiliario della società
  GEROSERVICE, sospettata di essere collusa con la criminalità
  organizzata e controllata o, quanto meno vicina, a Parisi
  Savino che ne controlla le assunzioni.  Con il risultato che
  sui circa 4.200 dipendenti (di cui 1.200 ausiliari), sono
  presenti nel complesso sanitario centinaia di soggetti
  accertati o sospettati di appartenere alla malavita.
     Nonostante un procedimento penale aperto nei confronti
  delle Cliniche Riunite per questioni di rimborsi regionali non
  spettanti e nonostante vi sia un elenco di 70 indagati (tra i
  quali quasi tutti i più alti esponenti della vita politica ed
  economica pugliese) per avere "segnalato" soggetti mafiosi per
  assunzioni alle Cliniche Riunite, ancora non è stata fatta
  chiarezza sulle fortune di questa struttura.  Lo stesso
  titolare, Cavallari - la cui posizione, per altro, non risulta
  ben chiara - ha, di recente, denunciato minacce ed
  intimidazioni concretatesi in attentati dinamitardi ed
  incendiari.
     Parimenti, si registrano manifesti intrecci tra
  imprenditoria, amministratori e criminalità organizzata, nei
  recenti fatti che hanno interessato la distruzione del teatro
  Petruzzelli.  Le recenti ordinanze di custodia cautelare nei
  confronti di Pinto Ferdinando (gestore del teatro),
  Martiradonna Vito, Parisi Savino, Capriati Antonio e Tisci
  Giuseppe, tutti esponenti o collegati con l'associazione Sacra
  Corona Unita, pongono in evidenza tali relazioni che - secondo
  le dichiarazioni rese dal pentito Salvatore Annacondia -
  sarebbero il frutto di un accordo tra imprenditori, politici,
  magistratura e criminalità, comportante rispettivamente
  vantaggi di natura economica, concessione di finanziamenti
  pubblici, protezione e favori di carattere politico ed
  "aggiustamento" di processi.  Per il momento si tratta di
  semplici ipotesi di lavoro sui quali la magistratura sta
  indagando.  Ma meraviglia il fatto che, anche nel più recente
  passato, nonostante i segnali che pervenivano dalle rovinose
  gestioni dell'ERSAP e dell'acquedotto pugliese; nonostante il
  dissesto della finanza della regione; nonostante il fiorire di
  iniziative che richiedevano grandi impegni finanziari (ultima
  quella della "città di Federico", promossa ad iniziativa di
  Ferdinando Pinto, quello del Petruzzelli - iniziativa che
  costituirebbe, secondo la magistratura ed altri riscontri
  giudiziari, il vero movente dell'incendio del teatro);
  nonostante la gran mole di denaro che circolava in una regione
  in crisi ed il moltiplicarsi delle società finanziarie,
  magistratura e forze dell'ordine abbiano trascurato questi
  filoni di indagini.
     Per altro, scarsa attenzione risulta essere stata posta da
  parte delle autorità responsabili, anche alle amministrazioni
  locali della provincia.  Solo con l'opera decisa, e talvolta
  contrastata, del nuovo Prefetto si è potuto procedere allo
  scioglimento dei consigli comunali di Terlizzi e Modugno
  collusi con la malavita.  Solo di recente è stata posta
  attenzione ad amministrazioni che appaiono condizionate (Gioia
  del Colle - comune sciolto in questi ultimissimi giorni -,
  Trani, Acquaviva delle Fonti e Gravina).  A Gioia del Colle si
  è arrivati ad accertare che otto famiglie malavitose
  occupavano gratuitamente case comunali e che gli
 
                              Pag. 98
 
  amministratori locali pagavano, di tasca propria, le bollette
  della luce, del gas e del telefono.
     A proposito di comuni disciolti, la Commissione deve
  rilevare che non è assolutamente accettabile sul piano
  politico oltre che sul piano giuridico, che non sussistono
  criteri oggettivi ed uniformi per procedere allo scioglimento
  degli enti locali.  Non è tollerabile che a Bari si proceda in
  un modo ed a Brindisi o Taranto od altrove, in un altro.  A
  parere della Commissione il Ministro degli interni dovrà
  intervenire per dettare criteri uniformi sulla base di
  obiettivi elementi di informazione e giudizio.  Lo stesso
  Ministro, inoltre, dovrebbe operare perché i Prefetti e le
  forze dell'ordine dispongano di dati che li mettano
  prontamente in condizione di cogliere i collegamenti tra le
  varie associazioni criminali.  Significativo è il fatto che i
  noti camorristi Aggizza e Romano abbiano operato a Bari fino
  al 1992, nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani,
  senza che del fatto fossero a conoscenza le forze
  dell'ordine.
     Il quadro presentato dalla Commissione nel corso della
  seconda audizione è tale, insomma, che non appare più
  proponibile presentare la criminalità barese soltanto come una
  forte, radicata e ben organizzata società a delinquere.  Il
  livello è più alto e va ricercato nei collegamenti che questa
  "società" ha con il mondo politico, con le amministrazioni
  pubbliche, con l'imprenditoria, con i professionisti e con la
  magistratura.
     La magistratura giustifica la debolezza delle indagini e
  la povertà dei risultati su tali collegamenti con il fatto
  che, soltanto di recente, sono stati acquisiti elementi da
  parte di collaboratori di giustizia tali da consentire, con
  inchieste più puntuali, di fare chiarezza sulle infiltrazioni
  della malavita nella vita pubblica e nel tessuto economico del
  capoluogo.  A tale proposito è bene ricordare che la stessa
  indagine sul Petruzzelli si era conclusa con una richiesta di
  archiviazione poi superata da una riapertura del caso a
  seguito delle dichiarazioni rese dal pentito Annacondia.
     Sta di fatto però che la Commissione - anche a prescindere
  dalle gravissime dichiarazioni del collaboratore di giustizia,
  dallo stato del procedimento penale aperto a Matera a carico
  del procuratore della Repubblica De Marinis e dalla connessa
  apertura del procedimento di trasferimento avviato dal CSM -
  ha dovuto registrare in Bari una preoccupante e confusa
  situazione della magistratura che da tempo opera in un regime
  di conflittualità e sospetto che certo non giovano al proficuo
  lavoro di indagine e giudizio.  Le nuove acquisizioni, pur se
  si riferiscono a fatti recenti, tuttavia denunciano una
  fittisima rete di complicità, collusioni, favori reciproci,
  disattenzioni, che non possono, certo, essere state costruite
  in pochissimo tempo e che avrebbero dovuto formare oggetto di
  attenzione da parte delle autorità competenti.
     Peraltro, le presenze malavitose nel campo economico, sono
  ormai tali da non fare più pensare a semplici infiltrazioni ma
  ad una vera e propria sostituzione dell'economia legale con
  quella illegale.
     La malavita pugliese, ancorché sembri non avere dato
  totale adesione all'associazione "Sacra Corona Unita", appare
  dotata di grande capacità imprenditoriale e saldamente
  collegata con le pubbliche amministrazioni e con la politica.
  Inoltre, come ha lucidamente osservato il Prefetto di Bari, vi
  è una sconcertante longevità nella vita pubblica barese, i cui
  posti direttivi di maggiore rilievo sono occupati da
  quindici-venti anni dalle stesse persone.  Ciò genera,
  inevitabilmente, a prescindere da ogni valutazione sui
  comportamenti che non si ha motivo di ritenere non leciti - un
  indebolimento della attività di controllo ed una assuefazione
  all'ambiente che potrebbe essere di nocumento alla conduzione
  della vita pubblica.
     A Bari, ed in genere in tutta la Puglia, occorre che
  ognuno si assuma le proprie responsabilità ed operi per
  moralizzare la vita politica ed economica della regione: i
  partiti politici per restituire civiltà alle competizioni
  elettorali, per promuovere nuovi momenti di democrazia e per
  allontanare faccendieri e corrotti; la pubblica
  amministrazione per procedere ad una seria verifica delle
 
                              Pag. 99
 
  professionalità e del modus operandi dei suoi dirigenti,
  avviando anche un processo di ricambio; gli imprenditori e le
  banche perché isolino, senza più cedere a lusinghe e minacce,
  le attività disoneste e gli affari poco chiari e perché
  collaborino con le forze dell'ordine per denunciare
  estorsioni, casi di usura ed offerte di guadagni non
  corrispondenti al mercato; il Consiglio Superiore della
  Magistratura, perché affronti in radice la situazione barese
  ed offra soluzioni ed elementi di certezza che possano
  consentire di lavorare serenamente ai magistrati del
  capoluogo; gli ordini professionali perché vigilino per una
  più rigorosa osservanza delle regole deontologiche.
     E questo perché, la Commissione è convinta che - come
  anche riconosciuto nelle pur allarmate denunce raccolte dal
  sindaco, il quale, peraltro, ha impegnato il comune in una
  interessante opera di attenzione verso i problemi dei giovani
  - a Bari e nella Puglia tuttora esistono favorevoli condizioni
  per una ripresa del vivere civile e per la sconfitta della
  criminalità organizzata.
     Si tratta di allargare gli spazi di democrazia e di
  restituire fiducia ai cittadini nella politica e nelle
  istituzioni sì da portarli ad una collaborazione più convinta
  con le forze dell'ordine, gli amministratori e la
  magistratura.
                            * * *
  FOGGIA
     La delegazione è stata presieduta dall'on. D'Amato e vi
  hanno partecipato gli on.li Cafarelli, Imposimato e Sorice ed
  il sen. Florino.
     Sono stati ascoltati: il Prefetto, il Questore; i
  comandanti del gruppo di carabinieri e del GICO di Foggia; i
  procuratori della Repubblica presso il Tribunale e presso la
  Pretura di Foggia ed il procuratore della Repubblica presso il
  Tribunale di Lucera; i presidenti del Tribunale, i G.I.P. ed i
  pretori dirigenti di Foggia e Lucera, i direttori degli
  istituti di pena di Lucera e Foggia; i rappresentanti dei
  sindacati di polizia (SIULP e SAP); il presidente della
  sezione del CO.RE.CO. di Foggia, il presidente della camera di
  commercio, il presidente e i capi-gruppo dell'Amministrazione
  provinciale; il sindaco ed i capigruppo del Comune; i
  rappresentanti dei sindacati e delle cooperative; i
  rappresentanti dei movimenti giovanili universitari.
     Dai vari incontri è stato possibile avere una visione
  generale del tessuto socio-economico della provincia e dei
  fenomeni di criminalità ivi esistenti.  In generale, la
  Provincia è caratterizzata dall'esistenza di una
  microcriminalità diffusa a livello endemico, specie nei comuni
  più grandi e popolosi (Foggia, Cerignola, San Severo,
  Manfredonia, Lucera).  Si manifesta con numerosissimi furti,
  scippi e rapine.
     La delinquenza organizzata si manifesta, invece, con
  attentati dinamitardi, incendi dolosi, estorsioni, traffico di
  droga, usura, riciclaggio, truffe all'INPS e all'AIMA.
     Peraltro, è una delinquenza che si mostra ben collegata
  con l'esterno.  Soprattutto con Milano dove agisce un noto
  latitante, tale Paradisi, di San Severo (vi è un fitto
  traffico di droga tra San Severo e Milano).  Altri collegamenti
  vi sono con il nord-barese (Trani e Cerignola che è il centro
  di smistamento dell'intera regione).
     Sono presenti 10 clan, tutti individuati, composti da
  soggetti noti alle forze dell'ordine.
     Attualmente è in atto una preoccupante crisi economica con
  alto indice di disoccupazione che rende fragile il tessuto
  sociale.  Solo a Foggia vi sono 17 mila disoccupati.  La crisi
  investe aziende come la Barilla, la Termofil, l'Enichem e gli
  zuccherifici Eridiana.
     Le amministrazioni comunali, ulteriormente indebolite
  dall'impoverimento della Finanza locale, si caratterizzano per
  inerzia e mancanza di iniziativa.  Il Prefetto spesso
  interviene con una vera e propria azione vicaria.
     Proliferano, specie nei centri più grandi (Foggia,
  Cerignola e San Severo), fenomeni di devianza giovanile che
  provoca una diffusa micro-criminalità.  Le iniziative
  intraprese con il concorso dei comuni interessati, con le USL,
 
                              Pag. 100
 
  i SERT, con le associazioni di volontariato e con le
  organizzazioni delle forze produttive ed economiche, sembrano
  sortire effetti da giudicare positivi nonostante l'alto tasso
  di criminalità.  Tra l'altro, in alcuni centri, (vedi
  Cerignola), in contro-tendenza con i dati forniti dalla
  Regione, vi è una forte dispersione scolastica.
     Sotto il profilo delle tipicità territoriali della
  criminalità, la caratterizzazione geografica del foggiano, che
  è la seconda provincia più estesa d'Italia (Kmq.7146),
  consente di suddividere il territorio in tre regioni naturali:
  la Daunia, che è un'area depressa che non desta particolari
  motivi di allarme sotto il profilo criminale; il Gargano e il
  Tavoliere.
     Nell'area garganica sono diffusi l'abigeato ed il
  controllo dei pascoli e dei boschi perché le aree boschive
  consentono alla delinquenza organizzata di disporre di una
  copertura sicura per le attività illecite.  La zona, infatti,
  offre un ideale ricovero a latitanti e gruppi malavitosi.  A
  Monte Sant'Angelo e San Giovanni Rotondo si è sviluppata la
  faida delle famiglie Libergolis e Primosa.  Nel 1991 vi sono
  stati sei omicidi ed otto tentati omicidi.
     La caratteristica dei due clan è il controllo quasi
  assoluto del territorio il che rende questo tipo di
  criminalità molto simile a quello presente in Calabria.
     Tra l'altro vi è una tendenza a passare dai reati tipici
  della criminalità legata alla terra ad attività diverse come
  le estorsioni ed il traffico di stupefacenti.
     Nel Tavoliere, l'attività dei sodalizi criminosi è più
  complessa perché questi sono dediti soprattutto al traffico
  degli stupefacenti alle rapine, alle estorsioni e all'usura.
  Dopo gli arresti del 1991 e l'operazione di contrasto messa in
  atto in occasione dell'omicidio Panunzio, il clan più forte
  (100 affiliati ed il cui capo più importante, tale Rizzi, è
  stato condannato all'ergastolo) sembrava essersi dissolto.  Ma
  ora dà segni di riorganizzazione.
     Si registra, infatti, una recrudescenza nel racket del
  pomodoro.
     I meccanismi mediante i quali si manifestano le estorsioni
  testimoniano il collegamento tra la criminalità pugliese e
  quella campana.  Infatti, l'intervento malavitoso, si realizza,
  ai danni dei produttori e dei trasportatori, nel momento del
  trasferimento delle derrate dal luogo di produzione agli
  impianti di trasformazione, collocati tutti nel territorio
  campano.  Si tratta di un affare di oltre 18 miliardi in quanto
  il "pizzo" richiesto è di lire 1000 al quintale per una
  produzione di oltre 18 milioni di tonnellate di pomodoro.
     Si ha ragione di ritenere che i grandi interessi legati a
  questo settore impediscono di dare soluzione ad un problema
  che, anche secondo il giudizio delle forze imprenditoriali
  locali, sarebbe di facile soluzione se solo si realizzassero
  impianti di trasformazione nel territorio pugliese.  Un
  conservificio realizzato dal Ministero dell'Agricoltura e
  Foreste a Poggio Imperiale non è mai entrato in funzione.  Pur
  mancando obiettivi riscontri, si deve supporre che i fatti
  amministrativi siano influenzati da interessi collegati
  all'affare criminale.
     Nonostante le rilevazioni effettuate in occasioni di
  sopralluoghi avvenuti negli anni passati e la denuncia
  analitica del fenomeno, la Commissione deve ancora rilevare
  che persistono numerosi casi di frodi ai danni della Comunità
  Economica Europea, attuate da strutture cooperativistiche o a
  base associativa, costituite al solo scopo di locupletare sui
  contributi erogati mediante l'AIMA nel settore agricolo.  La
  notorietà dei meccanismi usati per le truffe e l'estensione
  del fenomeno, inducono a ritenere che tale attività si svolga
  nell'ambito di una sofisticata organizzazione criminale
  collegata con i produttori, gli amministratori e gli organi
  preposti al controllo.  Peraltro, nel passato, la Commissione
  non aveva mancato di denunciare la inconsistenza dei controlli
  effettuati dall'AIMA, la inadeguatezza del sistema
  sanzionatorio e la necessità di una revisione legislativa dei
  meccanismi di erogazione dei contributi.
     Altre truffe, segnale di alta capacità criminale ed
  organizzativa si, registrano nel campo della previdenza
  sociale.  Cooperative agricole (soprattutto a Cerignola ed Orta
 
                              Pag. 101
 
  Nova) appositamente costituite e di fatto non esercenti alcuna
  attività produttiva, hanno assunto fittiziamente fino a 5 mila
  lavoratori facendoli poi lavorare, eludendo i contributi SCAU,
  presso altri imprenditori.  Altre volte sono stati coinvolti
  nella truffa gli stessi lavoratori i quali, al fine di
  completare i minimi lavorativi annui per le indennità INPS,
  hanno fatto ricorso alle cooperative truffaldine.
     La scoperta del reato e la conseguente sospensione del
  pagamento delle indennità da parte dell'INPS hanno generato
  gravi disordini nella zona.
     La presenza di molti extracomunitari ha dato nuova
  consistenza al fenomeno del "caporalato" soprattutto nel
  settore della raccolta dei pomodori.  Si registrano, anche qui,
  collegamenti con la camorra della Campania in quanto gran
  parte della mano d'opera viene da quella regione accompagnata
  dai "caporali".  Risultano denunciate 8 persone.
     Peraltro, proprio la particolare attenzione della malavita
  foggiana sull'economia agricola e la tipologia dei reati posti
  in essere in questo campo, costituisce testimonianza dei
  sempre più evidenti collegamenti della criminalità locale con
  la camorra napoletana.  Collegamenti non certo recenti
  considerata la complessità delle attività illecite che,
  presumibilmente, richiedono oltre che capacità ed alta
  professionalità imprenditoriale la realizzazione di un lungo e
  paziente intreccio di complicità e di interessi anche con
  settori della pubblica amministrazione.
     I rapporti (non è ancora dato conoscere se organici ovvero
  di semplice contiguità) tra settori imprenditoriali e clan
  camorristici si verificano, in modo particolare, nel settore
  dell'assunteria e della commercializzazione dei cereali.  Dopo
  le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Pasquale
  Galasso ed in esito ad altri accertamenti in corso, la
  magistratura dispone ora di sufficienti elementi per
  approfondire questo preoccupante e delicato aspetto della
  criminalità foggiana e per fare finalmente luce sulla vera
  natura ed origine della delinquenza più organizzata del
  capoluogo.
     Pasquale Galasso riferisce su "collusioni sia di Ambrosio
  che di Casillo con elementi camorristici, principalmente con
  Alfieri" affermando che "a Foggia i malavitosi sanno bene che
  i Casillo sono associati ad Alfieri.  Parlo dei figli di
  Casillo, Pasquale ed Aniello".  Si tratta di parenti di quel
  Gennaro Casillo, capostipite di una famiglia che ha creato
  negli anni '80 un impero industriale nel settore cerealicolo e
  che sarebbe stato il tramite, sempre secondo Galasso, per la
  esportazione del modello camorristico nella zona di Foggia.  Si
  tratta di uno scenario molto inquietante e che presenta
  ulteriori punti di domanda per la possibile presenza nella
  zona di interessi anche di Cosa Nostra per il tramite di
  Giuseppe Sciorio (clan Maisto) soggiornato obbligato nella
  città di Foggia nel 1979 ed assunto come uomo di fiducia
  nell'azienda di Casillo.
     E' motivo di ulteriore preoccupazione l'avere registrato
  che l'opera di contrasto posta in essere dalle forze
  dell'ordine sulle fattispecie di truffe CEE, AIMA, INPS e per
  lo stesso "caporalato" incontra molte resistenza da parte
  della stessa popolazione interessata perché i produttori ed il
  bracciantato agricolo sono molto deboli e le organizzazioni di
  categoria non appaiono in grado di fare opera di
  sensibilizzazione e moralizzazione.
     Fatta eccezione per casi assolutamente marginali non si
  registrano interventi della criminalità organizzata nel
  settore dei lavori pubblici.  Peraltro, il blocco di molti
  finanziamenti regionali ha fortemente rallentato l'attività
  costruttiva specie nel settore delle opere pubbliche.
     In forte aumento sono gli amministratori inquisiti o
  comunque raggiunti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
  L'arma dei carabinieri - che dispone di 56 stazioni su 64
  comuni della provincia e che, pertanto, può seguire con molta
  attenzione la patologia amministrativa degli enti locali - nel
  1992 ha proceduto a 53 denunce (per lo più abuso di atti
  d'ufficio) nei confronti di amministratori comunali.  Gran
 
                              Pag. 102
 
  parte delle fattispecie riguardano casi di abusivismo edilizio
  e rilascio di concessioni edilizie.  Un caso eclatante è la
  vicenda della c.d. "Mongolfiera", un centro commerciale molto
  esteso, realizzato (peraltro ad opera d'arte) in dispregio
  delle norme urbanistiche ed edilizie.  Avvisi di garanzia hanno
  raggiunto tutta la Commissione Edilizia dell'epoca.
  Sull'istituzione del Parco Nazionale del Gargano e sulle
  tensioni che sta creando nella zona, interferiscono interessi
  economici legati all'abusivismo edilizio.
     Stante gli enormi profitti provenienti dalle varie
  attività illecite (soprattutto racket del pomodoro, droga e
  contrabbando) rilevante è anche l'attività di riciclaggio.
     Sono stati scoperti collegamenti tra esponenti criminali
  (tale Carosiello) ed imprenditori (i fratelli La Vacca) che
  operavano nel settore vinicolo e negli autotrasporti.
  Attraverso operazioni fittizie di scambio di prestazioni
  producevano illecite reciproche utilità rappresentate, per gli
  imprenditori, in costi fittizi mediante i quali pagare meno
  imposte e, per il Carosiello, in giustificazione di possesso
  di molto denaro proveniente da attività criminali.
     Successi si sono riscontrati nella attività di contrasto
  al contrabbando di tabacchi (nel 1992, sequestrati 21.500 Kg.
  di sigarette e 98 mezzi, con 223 denunce).
     Per quanto concerne le società finanziarie, nella
  provincia operano in numero di 90.  I controlli effettuati
  hanno evidenziato da un lato fenomeni di prestiti concessi ad
  aziende in crisi a tassi più modesti (del 2/3 per cento
  rispetto a quelli bancari medi), dall'altro interessi
  praticati a livelli di vera e propria usura.
     Peraltro, non è stato ancora possibile accertare
  giudizialmente tali fenomeni ad operazioni di infiltrazione
  della criminalità organizzata nei vari settori commerciali e
  produttivi perché, nella zona, stante anche i deboli controlli
  della Banca d'Italia sugli istituti bancari (a volte
  raccordati alle società finanziarie), regna una grande
  confusione in materia di credito praticato con tassi
  eccessivamente onerosi (21 per cento dal Banco di Napoli)
  dagli stessi circuiti legittimi.  Per altro verso, la recente
  istituzione della "minimum tax" viene denunciata dalla Camera
  di Commercio come motivo di cancellazione di molte aziende
  marginali.  In ogni caso, tuttavia, sulla specifica questione,
  tenuto conto che oggettivamente non è giustificabile il
  proliferare di società finanziarie in una economia in crisi,
  si deve ancora registrare una sottovalutazione del fenomeno da
  parte delle autorità e delle rappresentanze di categoria
  locali.  Vi è da ritenere, anzi, come anche è stato segnalato
  dal Presidente della Provincia che nella zona si sia
  progrediti verso la strada della trasformazione dei proventi
  provenienti da attività criminali in economia legale tramite
  l'impossessamento di strutture produttive e commerciali.
     Sul funzionamento delle Amministrazioni comunali il
  Presidente del CO.RE.CO. ha fornito dati statistici che
  comprovano interventi frequenti dell'Organo di controllo (nel
  1992 su un complesso di 11.600 atti inviati al controllo,
  soltanto 6.900 hanno superato positivamente l'esame; per 1700
  vi è stata una richiesta di chiarimenti; 1000 sono stati
  annullati e gli altri ritirati).  Escluso ogni intervento nel
  merito da parte dell'Organo, il gran numero dei rilievi è da
  porre in relazione con la debolezza ed incompetenza
  (denunciata da più parti) della burocrazia comunale.
     Per quanto concerne la magistratura foggiana, questa
  dimostra di non avere ancora superato il clima di
  conflittualità registrato nel corso della precedente visita.
  Lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura non è
  riuscito a svolgere un ruolo positivo per chiarire e
  ricomporre i motivi del dissenso.
     Nonostante il suo impegno (impegno tanto più apprezzabile
  stante la carenza dell'organico) e l'apertura di nuove
  importanti indagini - quale quella legata a "tangenti" che
  sarebbero state pagate in occasione di forniture di appalti
  per il porto di Manfredonia -, gli inquirenti non sono ancora,
  tuttavia, riusciti a dare corpo ai vari elementi raccolti nel
  corso dell'indagine concernente l'omicidio dell'imprenditore
 
                              Pag. 103
 
  Pannunzio ed al ruolo avuto dall'imprenditoria foggiana nella
  vicenda.
                            * * *
     La delegazione incaricata della analisi della realtà nelle
  provincie del Sud della Puglia  (Brindisi, Lecce e
  Taranto) ha organizzato i propri lavori tenendo le audizioni,
  in parte, presso la Prefettura di Lecce ed, in parte, presso
  quella di Brindisi.
     In particolare a Brindisi sono stati sentiti (prima sotto
  la presidenza dell'on.le Violante, poi sotto quella dell'on.le
  Bargone) i rappresentanti delle tre province delle
  associazioni sindacali confederali e di categoria, delle
  associazioni degli imprenditori, delle Camere di Commercio,
  delle associazioni antiracket nonché il segretario provinciale
  della Confartigianato.
     Presso la Prefettura di Lecce sono state tenute tutte le
  altre audizioni.
     A Taranto la delegazione ha preso parte ad una assemblea
  scolastica tenutasi presso il Provvedimento agli studi del
  capoluogo.
     Da ultimo, parte della delegazione (deputati Violante e
  Bargone e senatori Calvi, D'Amelio e Robol) si è recata a
  Mesagne dove ha proceduto alla audizione del sindaco e dei
  capigruppo del Consiglio comunale.
                            * * *
  BRINDISI
     La situazione della evoluzione del fenomeno criminale
  interessante Brindisi e Provincia ha formato oggetto di
  valutazione in incontri con il prefetto, il questore, i
  magistrati della direzione distrettuale antimafia e degli
  altri uffici inquirenti, i magistrati degli uffici giudicanti,
  il comandante del gruppo carabinieri e il comandante del ROS
  (competente per tutte e tre le province salentine), il
  vicesindaco ed i capigruppo del Consiglio comunale, il
  presidente del Comitato regionale di controllo, il direttore
  della sede della Banca d'Italia, i rappresentanti del SIULP,
  COISP e SIAP, i rappresentanti delle associazioni sindacali -
  confederali, di categoria ed imprenditoriali - i
  rappresentanti della Camera di Commercio.
     Rispetto al precedente sopralluogo la situazione
  socio-economica della provincia risulta ulteriormente
  compromessa in quanto al calo degli investimenti, ivi compresi
  quelli di natura pubblica, ha fatto seguito una caduta dei
  livelli occupazionali ed una sostanziale stasi delle
  possibilità di ingresso nel lavoro per i giovani.  Attualmente
  vi sono circa 50 mila disoccupati pari a circa il 12 per cento
  della popolazione residente.  Il già fragile tessuto economico
  della provincia ne ha risentito non solo sotto il profilo
  strettamente economico ma anche sul piano criminale in quanto
  le organizzazioni delinquenziali hanno potuto disporre di un
  più ricco serbatoio di possibile mano d'opera.
     Tra l'altro, a fronte della flessione dell'economia legale
  vi è un significativo potenziamento della economia illegale.
  Ed infatti, è stata confermata la presenza della
  organizzazione criminosa "Sacra Corona Unita" in quasi tutte
  le attività produttive della zona.  Il fenomeno ha formato
  oggetto di approfondite analisi da parte, soprattutto, della
  Guardia di Finanza, la quale ha riscontrato modelli operativi
  analoghi a quelli dei sodalizi mafiosi e camorristici.
  Peraltro, è un dato ormai acquisito che la "Sacra Corona
  Unita", associazione nata nel 1980 quale affiliazione della
  "Nuova Camorra Organizzata" ad opera del mesagnese Regoli
  Giuseppe (attualmente detenuto), ha contatti accertati
  giudizialmente con la "'Ndrangheta" calabrese ed in
  particolare con le cosche di Umberto Bellocco di Siderno e di
  Carmine Alvaro di Sinopoli nonché rapporti, anch'essi
  accertati dalla magistratura, con le organizzazioni
  siciliane.
     Nell'ambito provinciale operano cinque distinti sodalizi
  criminosi e sono stati identificati 250 affiliati.
     Autonomamente, od in accordo con tali sodalizi, operano
  anche una moltitudine di bande locali (ne sono state
 
                              Pag. 104
 
  identificate 36) soprattutto nel settore del contrabbando di
  tabacchi.
     Si tratta di bande, ciascuna composta di 40/50 elementi,
  strutturate in forma verticistica con differenziazioni di
  ruoli e di compiti.
     Nonostante i successi dell'azione di contrasto contro il
  contrabbando, il fenomeno è in continua espansione, sia perché
  l'attività è profondamente radicata nel contesto sociale che
  lo tollera e giustifica, sia perché numerose famiglie ne
  traggono benefici economici ed occasione di occupazione.
     Alla più incisiva azione di contrasto ha fatto riscontro
  una rabbiosa reazione da parte dei gruppi malavitosi che hanno
  anche tentato di intimidire le forze dell'ordine.
     Analogamente, è in espansione il traffico degli
  stupefacenti.
     Le forze dell'ordine stanno anche verificando una presenza
  nel traffico clandestino di armi.
     Il fenomeno estorsivo, anch'esso in aumento (nel corso del
  1992 sono stati registrati n.123 attentati dinamitardi ed
  incendiari a scopo di estorsione) è stato anche occasione di
  una sanguinosa faida tra clan rivali (7 vittime) per il
  controllo del territorio.
     Vi sono, tuttavia, dei segnali di reazione, da parte degli
  operatori economici e di privati cittadini, e le attività
  antiracket (manifestazioni pubbliche, numero verde e
  sensibilizzazione delle categorie esposte, attenzione da parte
  delle forze dell'ordine) cominciano a dare riscontri positivi.
  Le informazioni fornite dalle vittime delle estorsioni hanno
  consentito numerosi arresti a seguito di operazioni antiracket
  condotte nella zona di San Vito dei Normanni, Francavilla
  Fontana, Mesagne, San Donaci e Cisternino.
     Nella città capoluogo i risultati sono, invece, meno
  confortanti a causa della mancata collaborazione delle
  vittime, intimorite da possibili azioni di ritorsione.
     Anche nel brindisino, come nelle altre province, si
  registrano rilevanti frodi comunitarie.  La Guardia di Finanza
  ha eseguito verifiche nel settore del confezionamento e del
  commercio dell'olio di oliva accertando oltre cinque miliardi
  di contributi illegalmente riscossi con individuazione di 43
  responsabili.  Pur in mancanza di riscontri certi sul piano
  giudiziario, è convincimento delle forze di polizia che tali
  reati siano ascrivibili all'organizzazione della Nuova Sacra
  Corona Unita.
     Nonostante i riflessi negativi della crisi economica ed il
  ristagno dell'economia legale, si registra un ulteriore
  potenziamento del settore creditizio dove operano
  ufficialmente ben sedici finanziarie.  Abusivamente esercitano
  attività di finanziamento molte altre aziende sotto diversa
  denominazione sociale; complessivamente si contano 64 società,
  se si considerano tutte le imprese di intermediazione
  finanziaria e mobiliare.
     A prescindere dai casi, peraltro non numerosi, di usura,
  il fiorire di tale attività è sintomo di operazioni di
  riciclaggio dirette a rimettere in circolazione denaro
  proveniente da reato, soprattutto dal traffico di
  stupefacenti.
     Per contrastare tale fenomeno, sulla cui entità, peraltro,
  non si ha piena cognizione, il Comitato provinciale per
  l'Ordine e la Sicurezza pubblica, sulla spinta anche delle
  realtà socio-economiche operanti nel territorio, sembra aver
  preso coscienza dei livelli di pericolosità e si è dichiarato
  pronto ad indirizzare l'attività investigativa accertando i
  passaggi di proprietà, i subingressi nelle attività
  commerciali, il tenore di vita ed i redditi dei sospettati, il
  possesso di auto blindate...  Si tratta, a parere della
  Commissione, di obiettivi ben mirati.  Meraviglia, tuttavia,
  che, pur dopo gli allarmi lanciati anche in occasione delle
  precedenti visite sopralluogo, non si sia tempestivamente
  proceduto a condurre più incisive indagini nelle indicate
  direzioni.
     Diffusa ed in crescita anche la microcriminalità che
  interessa oltre i tradizionali scippi, furti e rapine, anche
  le campagne con furti di attrezzi da lavoro e piccole
  estorsioni con danneggiamento delle colture.  Tali
  manifestazioni criminali, che fanno capo a piccoli gruppi
 
                              Pag. 105
 
  malavitosi muniti di una certa organizzazione, sono avvertite
  con estremo disagio dalla popolazione in quanto incidono
  negativamente sulla qualità della vita della provincia.
     L'analisi delle amministrazioni locali ha portato a
  rilevare in due casi (con adozione dei relativi provvedimenti
  di sospensione) collegamenti tra amministratori comunali ed
  organizzazioni criminali.
     Sono stati registrati anche episodi di attentati ai danni
  di amministratori dei Comuni di S. Pietro Vernotico, S. Vito
  dei Normanni, Francavilla Fontana e Carovigno.  Tali fatti sono
  da ascriversi a tentativi di condizionamento della attività
  politico-amministrativa degli enti interessati.  Sintomatico è
  il fatto che in tre dei suddetti Comuni si stava procedendo
  all'esame dei rispettivi Piani Regolatori.
     Peraltro, anche a prescindere da ogni valutazione sul
  debole stato di efficienza delle pubbliche amministrazioni, è
  stato rilevato che ogni iniziativa degli enti locali diretta
  alla riorganizzazione del territorio viene contrastata dalla
  criminalità organizzata e neppure trova il giusto sostegno
  della cittadinanza la quale spesso trae vantaggio dalle
  costruzioni abusive nonché dalle occupazioni abusive di
  alloggi di proprietà pubblica (a Brindisi su 150 alloggi
  comunali 48 sono occupati abusivamente e non si riescono ad
  ottenere decreti di sgombero).  Il diffuso regime di illegalità
  è preferito ai timori di ulteriori alterazioni dell'ordine
  pubblico.  A parere della Commissione, occorre operare al più
  presto per il ripristino della legalità anche in tali settori
  offrendo al Prefetto, che ha mostrato molta attenzione a
  questi problemi senza subire condizionamenti di sorta, ogni
  utile collaborazione per l'esecuzione delle ordinanze di
  sgombero.  Ciò anche perché - nonostante le preoccupanti
  manifestazioni criminali, gli allarmanti episodi
  delinquenziali ed i dati statistici che rivelano una crescita
  pressoché generalizzata per tutti i reati - è opinione comune
  delle autorità provinciali che il tessuto sociale del
  brindisino è tuttora sostanzialmente sano e non permeato
  dall'assuefazione alla trasgressione e dalla cultura della
  illegalità.
     I sindacati hanno denunciato i sospetti interessi che
  governano il mondo degli appalti e le irregolarità procedurali
  con le quali si privilegiano, mediante un indiscriminato
  ricorso alla trattativa privata, sempre le stesse imprese.  La
  concentrazione nelle aggiudicazioni ed il conseguente regime
  di quasi monopolio negli appalti e nei subappalti, fanno
  lievitare ingiustificatamente i profitti, senza alcun
  vantaggio sui costi e sulla qualità delle opere e delle
  forniture.
     La criminalità organizzata sembra particolarmente
  presente, attraverso le sospette aggiudicazioni, in taluni
  settori produttivi quali quelli della rottamazione e quelli
  delle forniture alle UU.SS.LL.  Viene denunciata l'assenza di
  idonei controlli sugli appalti della Marina Militare,
  Marinarsen, Marigemini e dell'Agip raffinazioni.
     In tema di appalti e di autorizzazioni amministrative, la
  Commissione deve anche porre in evidenza la presenza di
  illeciti rapporti tra politica e mondo degli affari.  Si tratta
  del cosiddetto "affaire energia" che ha interessato lo
  smaltimento ed il trasporto delle ceneri della discussa
  centrale di Brindisi-nord da tempo all'attenzione degli
  ambientalisti e della magistratura anche in relazione alla
  presenza di alcune discariche abusive.
     Per il rilascio delle autorizzazioni alla raccolta ed al
  trasporto delle ceneri della centrale verso la Campania,
  sarebbero state versare tangenti ad esponenti politici da
  parte di imprenditori sospettati di collegamenti con la
  criminalità organizzata locale e campana.  L'imputazione è di
  estorsione ma non si esclude che i definitivi accertamenti
  giudiziari (il dibattimento è fissato per luglio 1993)
  sviluppino ulteriori filoni di indagine anche verso ipotesi di
  reato contro la pubblica amministrazione.  Ciò anche in
  considerazione del fatto che analoghi accertamenti sono
  condotti anche dalla magistratura napoletana.
     Pur nel grande impegno dei magistrati inquirenti e
  giudicanti, il maxiprocesso in atto a Brindisi, iniziato nel
  novembre del 1991 e nel quale sono implicati i massimi
 
                              Pag. 106
 
  esponenti della SCU, ancora non è giunto alla fase
  dibattimentale.  Si è creato intorno a questo processo, secondo
  anche quanto denunciato dal procuratore generale presso la
  Corte d'Appello di Lecce, un clima di intimidazione e di
  scontro che fanno ritenere che i difensori, accusando di
  mancanza di serenità il collegio giudicante, siano andati
  oltre i limiti del normale mandato contravvenendo al codice
  deontologico professionale.  Le istanze di remissione proposte
  sono state, infatti, respinte dalla Corte di Cassazione con
  motivazioni che inducono a ritenere che siano state prodotte
  più per scopi veramente dilatori che non per concreti pericoli
  di lesione ai diritti della difesa.  Peraltro lo stesso
  consiglio dell'ordine degli avvocati si è dissociato dalle
  iniziative della camera penale di Brindisi contro la
  magistratura di quella città.
     Lo stesso avere formulato riserve da parte della camera
  penale sull'operato della procura della Repubblica in ordine
  alle dichiarazioni rese dal collaboratore della giustizia
  Antonio Bruno (il quale, fuggito dal carcere, ha poi
  ritrattato) appare pretestuoso e non fondato, ritenuto anche
  che le dichiarazioni successive non avevano attinenza
  all'oggetto del processo.
     Sull'episodio la Commissione auspica che l'ordine
  professionale operi una profonda verifica ed adotti i
  provvedimenti che riterrà più opportuni.  Deve, tuttavia,
  esprimere il proprio convincimento che il processo in corso si
  concluderà speditamente e senza condizionamenti di sorta.
     Le forze dell'ordine appaiono ben coordinate e presenti in
  numero sufficiente in tutta la provincia.
  MESAGNE
     Alla pari delle precedenti visite sopralluogo, la
  Commissione ha proceduto all'esame della particolare
  situazione del Comune di Mesagne per conoscere gli sviluppi
  dell'azione di contrasto avviata già nel corso della
  precedente legislatura.
     L'audizione del sindaco e dei capigruppo del Consiglio
  Comunale ha consentito di acquisire dati che appaiono non
  concordanti.
     Da un lato vi è una indubbia presa di coscienza da parte
  delle forze politiche sulle fenomenologie criminali della zona
  e si registrano iniziative da considerarsi positive sul piano
  amministrativo e di presenza istituzionale.  La denunciata
  carenza di forze dell'ordine, una vera e propria emergenza in
  passato, è venuta meno perché oggi esistono nel comune sia un
  commissariato, sia una stazione dei carabinieri.  Per altro
  verso, la volontà di reazione da parte degli amministratori e
  delle forze dell'ordine ha incoraggiato, in taluni casi, gli
  stessi cittadini a reagire inducendoli a denunciare in forma
  organizzata (oltre 150 denuncianti) casi di pascolo abusivo,
  racket nelle campagne, interferenze in attività agricola.
     D'altro lato, la diminuita tensione sul piano meramente
  militare da parte delle organizzazioni criminali (Mesagne è
  nota per avere dato i natali al capo storico della Sacra
  Corona Unita) e la persistente presenza della criminalità in
  quasi tutti i settori produttivi fanno temere una sorta di
  normalizzazione delle manifestazioni malavitose ed un
  interesse a non allarmare cittadinanza e forze dell'ordine per
  potere meglio operare nella illegalità.
     Così l'attività di estorsione non si manifesta più
  soltanto con attentati ad esercizi commerciali e ad industrie
  manifatturiere, ma con richieste di tangenti a liberi
  professionisti, nonché con la presenza di soggetti malavitosi
  in settori di attività produttive.
     Permangono, in misura assai elevata, le truffe nei
  confronti della CEE mediante le contribuzioni non dovute
  erogate dall'A.I.M.A. e contestuale imposizione di tangenti su
  tutte le erogazioni.  Il settore edilizio appare fortemente
  inquinato da operazioni di rilevante entità portate a termine
  da soggetti prestanome la cui attività non giustifica la
  disponibilità di così ingenti capitali.
     In presenza di tali dissonanze, è convincimento della
  Commissione che il Comune di Mesagne rappresenti un caso
 
                              Pag. 107
 
  emblematico per la comprensione degli strumenti di lotta alla
  criminalità organizzata.  Se non si creano reali condizioni di
  sviluppo dell'economia legale, possono conseguirsi successi
  solo parziali ma non estirpare i fenomeni malavitosi.
     Nonostante gli sforzi organizzativi e politici conseguiti
  nel Comune ed i risultati sostanzialmente positivi, a Mesagne
  non sono ancora presenti quelle condizioni (in primis la piena
  occupazione) in grado di offrire soluzioni definitive.  Anzi,
  sotto un certo profilo, la crisi finanziaria che ha colpito la
  finanza pubblica ed il conseguente taglio a servizi sociali
  aggreganti, hanno reso più lontano l'obiettivo.
                            * * *
  TARANTO
     Per l'esame della situazione concernente la provincia di
  Taranto, la Commissione ha ascoltato il prefetto, il questore,
  il comandante dei carabinieri e della Guardia di finanza, i
  magistrati degli organi inquirenti e quelli degli organi
  giudicanti, il commissario straordinario, il presidente del
  CO.RE.CO., il direttore della locale sede della Banca
  d'Italia, i rappresentanti sindacali del SIULP, COISP e SIAP,
  il presidente della Camera di commercio, i rappresentanti dei
  sindacati provinciali CGIL, CISL, UIL e CISNAL, i
  rappresentanti delle associazioni sindacali dei settori
  dell'agricoltura, del commercio, dell'artigianato e
  dell'industria, i rappresentanti delle associazioni
  antiracket.
     L'evoluzione della criminalità nel tarantino è
  strettamente collegata all'andamento della situazione
  economica della zona.
     Attualmente trova conferma quel processo di recessione,
  già registrato nel corso della precedente visita, collegato
  alla crisi del settore siderurgico.  La riorganizzazione del
  comparto dell'acciaio che ha interessato l'ILVA è infatti
  caratterizzata da un processo di recupero dei costi e di
  ridimensionamento degli organici che si è ripercosso e si
  ripercuote negativamente sull'andamento dell'occupazione e
  sulle attività indotte.
     Ciò anche perché il tessuto socio economico tarantino è
  rimasto per oltre trent'anni legato alle sorti dell'ex
  Italsider senza sentire il bisogno di creare una base
  imprenditoriale autonoma.  Pertanto, tutte le attività che si
  sono sviluppate nel tempo intorno al grande serbatoio di
  occupazione e reddito della provincia, non munite di
  sufficiente autonomia, sono entrate in crisi con la crisi
  dell'attività trainante.  Attualmente viene denunciato da parte
  di tutte le forze economiche e sociali lo stato di pressoché
  totale collasso della attività produttiva.
     Nè le stesse forze ravvisano, nella fase attuale, segnali
  di ripresa ed iniziative adeguate da parte delle forze
  politiche regionali e locali.
     Peraltro, in assenza di altre fonti di reddito,
  l'attenzione della malavita organizzata si è rivolta verso il
  settore del commercio (anch'esso in forte crisi), dei servizi
  e dell'agricoltura.  L'attività di contrabbando oltre ad una
  fonte di reddito rappresenta una forma alternativa di
  occupazione.
     L'evoluzione delle presenze criminali nella provincia vede
  attualmente l'operare di cinque gruppi: quello "storico" che
  fa capo ai fratelli Riccardo e Gianfranco Modeo (detenuti) che
  a tutt'oggi è il più numeroso per affiliati; quello di
  D'Andria Maria, vedova di Antonio Modeo assassinato
  nell'agosto 1990 in una guerra tra bande; la famiglia
  Martera-Chiochia-Cianciaruso, da considerarsi anch'essa
  filiazione del clan Modeo; il gruppo dei Scarci, la cui
  influenza si esercita nell'area geografica limitrofa alla
  Basilicata fino ad operare nel materano; l'ex clan De
  Vitis-Ricciardi che, dopo la morte del De Vitis si è unito con
  i D'Oronzo ed esercita la propria influenza in città.
     Tali famiglie si sono suddivise il territorio in zone di
  influenza; ciò ha impedito che nella provincia si insediassero
  altre organizzazioni criminali.  La ripartizione del territorio
  e la continua conflittualità tra gruppi - di cui è riprova
 
                              Pag. 108
 
  l'altissimo numero degli omicidi registrati nel 1991 (54) e
  nel 1992 (13), quasi tutti appartenenti ai vari clan -
  conferma il fatto che i gruppi non hanno un comando unitario e
  che non esiste una vera e propria cupola.
     Pur non essendo agevole conoscere i meccanismi
  organizzativi e le alterne alleanze che legano i gruppi
  malavitosi (e, ciò anche perché la continua azione di
  contrasto da parte delle forze dell'ordine ed i successi
  ottenuti costringono i clan a cercare continuamente nuovi
  modelli organizzativi e nuove modalità operative), può
  tuttavia affermarsi che nel tarantino - ad eccezione della
  zona di Manduria dove opera un gruppo facente capo a Vincenzo
  Stranieri e Massimiliano Cinieri, legati alla Sacra Corona
  Unita - questa associazione criminale non abbia pienamente
  allignato.
     Sono invece innegabili, anche perché accertati in via
  giudiziaria, i collegamenti con la "'Ndrangheta", "Cosa
  Nostra" e la Camorra.
     I collegamenti con la "'Ndrangheta", tradizionali della
  criminalità tarantina anche per ragioni di contiguità
  geografica con la Calabria, sono stati denunciati (da parte di
  alcuni collaboratori di giustizia) come estesi anche alla
  Sacra Corona Unita con l'inserimento in essa di alcuni
  esponenti di vertice della famiglia Gattini-Rizzardi operante
  nel catanzarese.
     I collegamenti con "Cosa Nostra" risultano accertati sia
  in ragione di una sorta di "riconoscimento" delle
  organizzazioni locali da parte di associazioni mafiose, sia
  per scambi di uomini e di armi da utilizzare per omicidi ed
  attentati.
     I rapporti con la "Camorra" si concretizzano non solo nel
  tradizionale settore del contrabbando di tabacchi ma anche
  nello smaltimento e trasporti dei rifiuti solidi urbani.
     I settori operativi della malavita organizzata della
  provincia sono quelli delle estorsioni, del traffico degli
  stupefacenti (in ordine al quale si registra un innalzamento
  dei livelli organizzativi e della qualità dei collegamenti),
  del contrabbando di tabacchi (che rimane il settore più
  consistente per numero di addetti e per quantità di guadagni),
  delle truffe comunitarie e delle sofisticazioni di vino, dello
  smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
     L'azione di contrasto condotta dalle forze dell'ordine, le
  quali - oltre che ad una indubbia maggiore coordinazione -
  hanno potuto disporre anche di più ricca disponibilità di
  uomini e mezzi, ha conseguito successi da considerarsi
  soddisfacenti.
     Sono state registrate diminuzioni per tutti i reati più
  gravi (omicidi da 52 a 12; tentati omicidi da 55 a 24; rapine
  da 509 a 402; estorsioni da 102 a 48) in aumento solo il
  numero degli attentati dinamitardi (da 88 a 99) e del traffico
  di stupefacenti (da 171 a 212). il tutto per un totale 6991
  (232) di persone denunciate e n.1483 (339) di persone
  arrestate.
     Si deve, tuttavia, osservare che, pur a fronte dei
  notevolissimi successi conseguiti nei confronti della
  criminalità organizzata, che negli ultimi due anni è stata
  decapitata di quasi tutti i capiclan (uccisi, in carcere o
  ricercati), la realtà della sicurezza pubblica nella provincia
  non è parimenti migliorata.
     Ciò è dovuto, secondo l'articolata analisi fatta dal
  prefetto di Taranto, dal fatto che i gruppi operanti nella
  zona, pur se organizzati intorno ad interessi coltivati in
  determinate zone d'influenza, non hanno mai raggiunto la
  totalità del controllo del territorio secondo gli schemi delle
  più agguerrite consorterie operanti in altre regioni.  La
  situazione, pertanto, rimane esposta a pericoli di evoluzione
  dei fenomeni criminali e nella provincia, attualmente, possono
  trovare spazi di intervento altri gruppi anche non
  indigeni.
     Deve rimanere, pertanto, alta la tensione di contrasto ed
  elevato lo stato delle conoscenze su tutti i fenomeni
  ricollegabili a fattispecie criminose.
     In ogni caso, le attuali difficoltà in cui versa la
  malavita tarantina, portano a ritenere che le operazioni
  delittuose verranno ad assumere forme più cruente ed
  aggressive.
     Tale circostanza già si nota nel contrabbando dei tabacchi
  lavorati esteri dove le difficoltà internazionali collegate
 
                              Pag. 109
 
  alla situazione dei paesi balcanici e dell'Albania ha reso più
  difficoltosi gli approvvigionamenti e, di conseguenza, più
  preziosi i carichi e più forti le resistenze per la difesa
  degli stessi.
     Per altro verso, si registra una maggiore penetrazione
  dell'economia illegale nei settori produttivi legali.
  Costituiscono segnali preoccupanti di tale fenomeno - segnali,
  tuttavia, che ancora non hanno trovato riscontro in
  procedimenti giudiziari definiti - l'elevato numero delle
  società finanziarie operanti nella città (135) e nella
  provincia (40), nonché il rilevante "turn over" di esercizi
  commerciali che cessano, e di altrettanti che iniziano, la
  propria attività.  Si tratta, evidentemente, di operazioni
  connesse al riciclaggio di denaro proveniente da reato, denaro
  di cui nella zona vi è grande disponibilità per la proficua
  attività di contrabbando ed estorsiva.
     Circa l'attività di prevenzione va rilevato che la
  maggiore consistenza delle forze dell'ordine consente di avere
  una più puntuale conoscenza del territorio ed una più corretta
  lettura dei fatti socio-economici ivi presenti.
     Vi è una maggiore coscienza civile contro i fatti
  criminosi, soprattutto nei confronti di quelli estorsivi
  avverso i quali si organizzano associazioni antiracket di
  categoria e di cittadini.  D'altro lato, l'aver messo a fuoco i
  settori di tradizionale connivenza (appalti e raccolta rifiuti
  solidi urbani) tra amministratori di enti locali e criminalità
  organizzata, ha prodotto l'effetto di una diminuzione delle
  interferenze politiche locali.
     Resta, tuttavia, concorde il giudizio fortemente critico
  sulle disattenzioni, inefficienza, incapacità di intervento
  della amministrazione regionale (soprattutto nel settore
  industriale e dell'agricoltura) e delle amministrazioni
  locali.
     Anche il mondo della scuola e dei giovani appare coinvolto
  nel processo della riconquista quella legalità.  Dalla
  affollata ed attiva assemblea studentesca tenutasi presso il
  Provveditorato agli studi di Taranto, alla quale hanno
  partecipato i membri della Commissione insieme a studenti,
  docenti ed operatori scolastici, le forze della scuola hanno
  testimoniato, con prese di posizione meditate e coraggiose, la
  volontà di reazione dei giovani contro la società
  criminale.
     La Commissione ritiene emblematica tale testimonianza e
  interpreta nell'assemblea degli studenti tarantini la voce di
  tutti i giovani della Puglia, riuniti nelle comunità
  scolastiche, nelle associazioni e nei movimenti di
  volontariato, che all'unisono affermano di voler considerare
  definitivamente chiusa la stagione dell'indifferenza e
  dell'omertà per tornare a riappropriarsi degli spazi di
  democrazia e di vivere civile di cui affermano avere
  diritto.
     La Commissione fa proprie, altresì, le istanze degli
  studenti che chiedono maggiore attenzione verso i problemi del
  mondo del lavoro e del collegamento di questo con il mondo
  della scuola.  Un maggiore coinvolgimento di taluni settori
  produttivi, quali quello dell'artigianato, potrebbe essere
  risolutivo per i problemi occupazionali dei giovani.
                            * * *
  LECCE
     A Lecce la Commissione ha proceduto alle audizioni del
  prefetto, del questore, del comandante del gruppo carabinieri,
  del comandante del ROS, del comandante della Guardia di
  Finanza, dei magistrati operanti presso i vari organi
  inquirenti e giudicanti, del presidente e dei capigruppo della
  giunta provinciale, del sindaco e dei capigruppo del Consiglio
  comunale, del presidente del comitato regionale di controllo,
  del direttore della locale sede della Banca d'Italia, dei
  rappresentanti dei sindacati di polizia SIULP,COISP e SIAP,
  del presidente della Camera di commercio, dei rappresentanti
  dei sindacati CGIL, CISL, UIL e CISNAL del segretario
  provinciale della Confartigianato, dei rappresentanti delle
  associazioni antiracket, dei rappresentanti delle associazioni
  produttive ed imprenditoriali.
     I dati raccolti nella quasi totalità delle audizioni
  confermano che, nell'intera provincia, nonostante il recente
 
                              Pag. 110
 
  radicamento dell'organizzazione criminale Sacra Corona Unita,
  fenomeno che risale agli inizi degli anni ottanta, deve
  considerarsi essere definitivamente venuta meno la situazione
  ottimale che si registrava prima di tale data.  E ciò,
  nonostante siano emersi indubbi dati positivi.  Deve, infatti,
  porsi in evidenza che il forte allarme lanciato dalla
  Commissione nella precedente legislatura ha fatto crescere la
  coscienza civile sul problema sicché allo stato attuale non è
  dato registrare, come nel passato, la resistenza culturale a
  riconoscere la esistenza e la gravità del fenomeno.  Le forze
  politiche e socio-economiche sembrano meglio attrezzate a
  contrastare le presenze criminali ed adottano sia pure ancora
  sporadicamente iniziative di lotta.
     Le forze dell'ordine appaiono congruamente rinforzate e
  ben coordinate.  Nonostante la sua vastità (97 comuni), i
  carabinieri hanno una puntuale conoscenza del territorio della
  provincia e nel corso dell'anno hanno eseguito 998 arresti,
  con un aumento di 150 unità rispetto all'anno precedente.
     Parimenti, dai dati riguardanti l'azione di contrasto
  anche da parte della polizia e della guardia di finanza, si
  registrano significative diminuzioni in tipologie di reati
  (omicidi, rapine, attentati dinamitardi) indicativi di
  attività mafiosa.
     Anche la sensibile diminuzione dei furti denota un
  maggiore controllo del territorio da parte delle forze
  dell'ordine ed una più grande capacità di intervento.
     Gli stessi successi sul piano giudiziario, con la
  conclusione del noto maxiprocesso che ha decapitato i capi
  storici della Sacra Corona Unita, con la individuazione dei
  responsabili dell'attentato al treno Lecce-Milano e di quello
  al palazzo di giustizia e con la disponibilità delle
  informazioni anche tramite importanti collaboratori di
  giustizia, denotano una azione di contrasto più efficace.
     Tuttavia, a questi dati positivi fa riscontro una realtà
  di insediamenti criminali che appare ben lungi dall'essere
  sconfitta o debellata.
     E' stata indicata nel leccese l'esistenza di vari gruppi
  criminali riferibili alla organizzazione della Sacra Corona
  Unita.  I più consistenti sono quelli facenti capo ai De
  Tommasi, ai Tornese, ai Rizzo ed ai Gianfreda.  Tali gruppi
  operano prevalentemente nel nord della provincia spingendosi,
  grosso modo, fino a Nardò.  Più a sud operano i gruppi dei
  Padovano, Scarlino e Giannelli.
     Il gruppo più importante del nord è quello dei De Tommaso;
  a sud il più consistente è quello dei Padovano originario di
  Gallipoli.
     Sono stati individuati circa 800 affiliati.  Rispetto al
  precedente sopralluogo, la novità processualmente accertata
  più rilevante, è costituita dalla presenza del gruppo Raffaele
  Gianfreda ed Angelo Vincenti (di cui si ricorda la sua
  ingerenza nell'amministrazione comunale di Surbo) al quale
  vengono attribuiti metodi di lotta particolarmente violenti e
  pericolosi, e si imputa la responsabilità dell'attentato al
  treno Lecce-Zurigo che, solo occasionalmente, non ha provocato
  una vera e propria strage.
     Con l'ingresso di tale gruppo, si ritiene che il livello
  criminale della zona abbia fatto un ulteriore salto perché non
  vi erano precedenti di utilizzazione di strumenti stragisti
  per fini di criminalità organizzata e per affermare (anche nei
  confronti dei gruppi rivali) il proprio predominio nel
  territorio.  Peraltro, gli attentati dinamitardi consumati nei
  confronti del palazzo di giustizia di Lecce, testimoniano una
  volontà di attacco portato direttamente alle istituzioni.
  Vanno anche letti come segnali per influenzare il maxi
  processo (allora in corso) e gli equilibri di forza interni
  all'organizzazione criminale.
     I vari gruppi agiscono per zone ben definite.  Il che
  riprova un accordo sulla spartizione del territorio.  Contrasti
  vi sono tra i gruppi De Tommasi e Tornese; la conseguente
  faida ha portato ad un rilevante numero di omicidi.
     Oggetto di rilievo e di raccomandazione per la futura
  azione delle forze dell'ordine è la circostanza che, nel corso
  delle audizioni, sono emerse conoscenze molto approfondite in
  ordine alla criminalità della zona settentrionale della
 
                              Pag. 111
 
  provincia di Lecce, mentre è stata denunciata la mancanza di
  analoghe conoscenza riguardo alla zona meridionale per la
  riscontrata maggiore impermeabilità alle indagini del gruppo
  facente capo alla famiglia Padovano della quale deve
  confermarsi la pericolosità, già emersa nel corso del
  precedente sopralluogo, per i suoi legami con il mondo
  imprenditoriale della zona.
     I settori di presenza dei vari gruppi sono ancora quelli
  ormai di consolidato radicamento, delle estorsioni, del
  traffico degli stupefacenti e delle truppe A.I.M.A.
     Per quanto riguarda, in particolare, le estorsioni queste
  si manifestano non soltanto attraverso il tradizionale
  pagamento del "pizzo" ma anche - in particolare nel settore
  dell'edilizia e dell'agricoltura - con il furto del mezzo di
  lavoro e la successiva richiesta di una somma per la sua
  restituzione.
     In ogni caso, si tratta di un fenomeno molto diffuso che
  interessa tutto il mondo della produzione e dei servizi e che
  presenta peculiarità per i mezzi di ritorsione impiegati
  (taglio di interi oliveti, incendio di coltivazioni,
  manomissione di serre) inibizione di taluni mercati (nel
  comune di Leverano agli imprenditori commerciali è stato
  proibito di presentarsi al mercato floricolo).
     Tale fenomeno rende oggettivamente ancora più difficile il
  permanere degli imprenditori nel mercato già gravato dalla
  onerosità dei finanziamenti bancari (il costo del denaro è
  giunto fino al 22,5 per cento) e dall'affievolimento
  dell'intervento pubblico).  Le frodi comunitarie, pertanto,
  sono alimentate non solo dalla ben organizzata struttura
  criminale ma anche dagli stessi produttori che trovano nel
  contributo irregolarmente concesso una sorta di compenso alla
  estorsione subita ed alla onerosità del finanziamento.
     Il mondo cooperativo è in piena crisi.  I produttori
  agricoli sono costretti a vendere sotto costo e
  progressivamente a lasciare l'attività.  Attraverso l'attività
  di credito esercitata da finanziarie sospettate di riciclare
  denaro proveniente da reato ad interessi usurai, vengono man
  mano rilevate le aziende in crisi che si concentrano intorno a
  soggetti non qualificati.
     Per la produzione della sanza d'oliva di fatto si è venuta
  a creare una situazione di monopolio che praticamente ha
  azzerato il prezzo del prodotto reperito fuori dai canali
  illegali.
     Gli interventi a sostegno delle attività produttive
  appaiono inadeguati e, comunque, i finanziamenti alle varie
  attività vengono concessi con tali ritardi da risultare
  inutili e sono sospettati di clientele e di accordi con
  organizzazioni di consulenza che prestano la loro attività in
  modo molto oneroso (una pratica di finanziamento finisce con
  il gravare per il 6 per cento sull'ammontare dell'operazione,
  qualunque sia il valore).
     In ogni caso, produttori ed imprenditori giudicano molto
  negativamente l'attività della Pubblica Amministrazione
  sospettata di clientelismo e connivenze.
     Tale contesto produttivo, unito alla crisi generale
  dell'intero Paese, ha generato un ulteriore aggravamento della
  situazione occupazionale.  I dati dell'osservatorio regionale
  sul mercato del lavoro indicano in 89.408 unità gli iscritti
  al collocamento, di cui 52.085 giovani.  La percentuale di
  disoccupazione sul piano provinciale è pari al 10,92 per cento
  della forza lavoro.
     Tale dato, rapportato al livello regionale di
  disoccupazione, pari al 9,30 per cento - appare allarmante se
  si considera che la realtà del leccese era considerata fino a
  qualche anno fa una "isola felice".
     Ancora più allarmante, se si considera che il territorio
  della provincia presenta ancora rilevanti occasioni produttive
  soprattutto nell'agricoltura, nel turismo e nel settore della
  trasformazione agro-alimentare.
     Resta confermato, anche per la provincia di Lecce, il dato
  della rilevante presenza di società finanziarie.  Operano nella
  provincia 78 imprese di intermediazione finanziaria.
     La presenza di tali imprese, il cui elevato numero non
  concorda con la crisi attualmente in atto, fa desumere una
  cospicua attività di riciclaggio di denaro di provenienza da
 
                              Pag. 112
 
  reato.  Il numero tuttavia non è cresciuto negli ultimi anni
  evidentemente per la saturazione anche di questo mercato
  illegale.
     Relativamente ai rapporti tra criminalità organizzata e
  politica è da porre in rilievo che soltanto di recente è stata
  posta attenzione a questo problema.  Nel mese di luglio la
  D.D.A., di Lecce ha chiesto una autorizzazione a procedere nei
  confronti dell'on. Antonio Bruno, del PSDI, per una ipotesi di
  voto di scambio con il gruppo dei fratelli Modeo.  Ancora
  recentemente, sono stati avviati procedimenti penali nei
  confronti di amministratori dei comuni di Leverano, Maglie e
  Scorrano per ipotesi di reato di corruzione e di concussione.
  Accertamenti patrimoniali sono in corso su politici che hanno
  acquisito cospicue ricchezze.
     Ciò nonostante, secondo il procuratore generale della
  Corte di Appello, sui collegamenti tra criminalità, politica,
  pubblica amministrazione ed imprenditoria, non sono ancora
  emersi i fatti più significativi avendo le indagini soltanto
  colpito situazioni marginali.
     La magistratura si sta muovendo con grande impegno anche
  se, talvolta, non riesce a gestire con la dovuta lucidità i
  conflitti di competenza che si sono venuti a creare per la
  gestione di alcuni collaboratori di giustizia (Annacondia e
  Cirfeta) in ordine ai quali si è aperto un vero e proprio
  contrasto tra le procure di Bari e di Lecce.  E' giudizio della
  Commissione che sul problema occorra che i responsabili della
  Direzione Nazionale Antimafia detti norme più precise che
  riducano al massimo la discrezionalità delle varie procure.  E
  ciò, anche al fine di evitare che possibili eccessi di
  protagonismo da parte degli inquirenti possano nuocere alle
  indagini.
                            * * *
  COMUNI SCIOLTI EX LEGE n.221/1991
     Nel corso dei due sopralluoghi la Commissione si è anche
  soffermata ad esaminare la situazione dei comuni sciolti ai
  sensi della normativa diretta a combattere i fenomeni di
  infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso (legge n.221
  del 22 luglio 1991).
  GALLIPOLI
  (comune sciolto il data 30 marzo 1991)
     Gli amministratori straordinari hanno riferito di avere
  trovato una situazione amministrativa ed economica disastrosa.
  L'operazione dei commissari rivolta al riassesto finanziario
  ha avuto un certo successo nel senso che la situazione di
  cassa è stata richiamata.
     Il riassetto ha comportato, però, l'impoverimento di
  alcuni servizi pubblici quali l'asilo nido ed i trasporti
  urbani.  La stessa casa di riposo rappresenta, al momento, un
  onere giudicato eccessivo per le finanze comunali.
     Sono state registrate collusioni, o quanto meno gravi
  disattenzioni, in quasi tutti i settori di competenza.  Gli
  organici dei comuni sono insufficienti e risultano carenti
  soprattutto dei dirigenti.  La burocrazia comunale non appare
  pienamente affidabile anche perché, in taluni casi, sembra
  avere conservato i legami con i vecchi amministratori.
     Dopo una prima fase di completo isolamento, i commissari
  straordinari hanno nuovamente contattato le forze politiche
  (le segreterie delle sezioni) per renderle compartecipi ad
  alcune scelte di fondo della città (adozione nuovo piano
  regolatore generale, privatizzazione di alcuni servizi,
  allocazione di un depuratore).  La risposta è apparsa positiva
  e sembra che tali forze vogliano riavvicinarsi
  all'amministrazione dell'ente locale con maggiore
  responsabilità.
     Anche i rapporti con la popolazione appaiono, nel
  complesso, migliorati e viene avvertito un minore distacco
  dall'amministrazione straordinaria.
     Nonostante l'attenzione al problema, non è stato ancora
  aggiundicato l'appalto per la raccolta e lo smaltimento dei
  rifiuti solidi urbani; l'influenza dei soggetti legati alla
  Sacra Corona Unita impediscono l'affidamento dell'appalto a
  terzi.
 
                              Pag. 113
 
     Permangono le difficoltà dei commissari nel trovare
  affidabili referenti in soggetti in qualche modo partecipi
  alle vecchie gestioni.  Sotto tale profilo suggeriscono di
  dotare i comuni scilti, per il periodo di commissariamento,
  anche di un segretario comunale esterno alla città.
                            * * *
  SURBO
  (comune sciolto il 30 settembre 1991)
     Viene percepita dai commissari una volontà di cambiamento
  da parte delle forze politiche contattate (Rifondazione
  Comunista, PDS, PRI, MSI-DN e DC) le quali si sono impegnate a
  non candidare persone compromesse in episodi malavitosi o
  comunque poco chiari.
     Sono stati isolati i vecchi amministratori che, in un
  primo momento, tentavano di mantenere i rapporti con la
  burocrazia comunale.  Allo stato non è possibile affermare che
  siano cessate le collusioni ed i condizionamenti che avevano
  determinato lo scioglimento.  Sta di fatto, però, che con
  l'arresto del capomafia Vincenti, si è determinato,
  nell'amministrazione e nella cittadinanza, un clima di
  maggiore favore.
     La esposizione finanziaria del comune, pur se grave, non
  era disastrosa ed è stata richiamata.
     Il problema maggiore rimane quello dei dipendenti
  (organico insufficiente) che tuttora non mostrano di voler
  pienamente collaborare.  Vi è il sospetto che, dietro
  atteggiamenti giudicati a volte ostruzionistici, vi siano
  ancora vecchi contatti ed interessi.
     Permane grave la situazione della criminalità nel comune,
  criminalità che si manifesta soprattutto con estorsioni ai
  danni di commercianti e con atti di delinquenza di strada
  (furti e danneggiamenti ad edifici pubblici).  Peraltro, la
  presenza delle forze dell'ordineè giudicata assolutamente
  insufficiente (una stazione di carabinieri con solo sei
  militari).
                            * * *
  TERLIZZI
  (comune sciolto in data 3 marzo 1993)
     Il recente episodio (7 maggio scorso) dell'autobomba
  esplosa davanti alla sede comunale con il ferimento di un
  vigile urbano, testimonia la gravità della situazione
  dell'ordine pubblico nel comune.
     Terlizzi è una cittadina di 25 mila abitanti che ospita
  uno dei più importanti mercati dei fiori dei centro-sud.  Vi
  confluiscono operatori dalla Calabria, Basilicata, Campania ed
  Abruzzi oltre che dal resto della Puglia.  Il mercato è
  occasione di rilevanti affari ed appare governato dalla
  malavita locale che ne controlla gli accessi ed i prezzi.  Le
  forze dell'ordine sono assolutamente insufficienti e non
  riescono ad avere il controllo della zona.
     L'organizzazione del comune è meno che approssimativa.  Ai
  problemi di carenza di personale (circa il 50 per cento
  dell'organico) si aggiungono problemi di incompetenza e di
  inaffidabilità.  L'ufficio tecnico è come se non esistesse.  Il
  piano regolatore generale non risulta ancora redatto anche se
  i commissari stanno cercando di accelerare i tempi.  Molti
  esercizi artigiani, carenti di fognature o non in regola con
  le norme che disciplinano le variazioni di destinazione d'uso,
  debbono chiudere a seguito dell'intervento dei Carabinieri che
  appongono i sigilli.
     I commissari stanno operano per il ripristino della
  legalità soprattutto nel settore degli appalti di lavori e
  delle forniture.  E' stato eliminato completamente
  l'affidamento a trattativa privata.  Si sta operando per
  rompere con il regime precedente che assegnava gli appalti
  "per turnazione", sempre alle stesse ditte.
                            * * *
  MODUGNO
  (comune sciolto in data 30 marzo 1993)
     La burocrazia comunale registra un vuoto di organico di
  circa il 40 per cento.  Appare ancora legata ai vecchi
  amministratori.  Sono vacanti tutti i posti di dirigenza più
 
                              Pag. 114
 
  importanti e vi sono problemi di professionalità.  I commissari
  sono dovuti ricorrere ad un contratto di collaborazione con un
  vice segretario comunale di un comune vicino.  La pressocché
  totale assenza di vigili urbani (15 su 50 di organico) rende
  impossibile controllare interi settori comunali quali il
  commercio, l'annona e l'abusivismo.  Il piano regolatore
  generale non è stato approvato, nonostante inviato, già da
  tempo, alla regione Puglia.  Tale circostanza genera, di fatto,
  un blocco totale delle nuove iniziative industriali con una
  ulteriore caduta dei livelli occupazionali.
     Il dissesto finanziario non appare grave.  Occorre
  ridimensionare i progetti eccessivamente onerosi dei
  precedenti amministratori ed operare per i servizi essenziali
  del comune (mancano fognature ed impianti di
  illuminazione).
     L'assenza di piano regolatore ha provocato anche un
  diffuso abusivismo edilizio.  I commissari stanno operando per
  individuare aree per insediamenti di edilizia economica e
  popolare.
  VALUTAZIONE CONCLUSIVE
     Occorre, conclusivamente, porre in rilievo, sul piano
  generale, alcuni elementi che sono emersi in modo uniforme da
  tutte le audizioni ed, in particolare, da quelle tenute con i
  vari organi inquirenti e giudicanti della magistratura
  ordinaria.
     In primo luogo è stato registrato un apprezzamento unanime
  per la legislazione premiale che è stata adottata nei
  confronti dei collaboratori di giustizia.  Tale normativa sta
  stimolando numerose collaborazioni, delle quali talune
  particolarmente importanti, che hanno consentito una più
  profonda conoscenza del fenomeno ed ha fatto fare alle
  indagini quel salto di qualità da tempo auspicato.  L'esito del
  "maxi-processo" celebratosi a Lecce nei confronti dei vertici
  della Sacra Corona Unita conforta tali tesi.
     Anche a prescindere dalle positive ripercussioni sulla
  successiva azione di contrasto condotta nei confronti
  dell'organizzazione criminale - la quale, a tutt'oggi,
  dimostra di non avere ancora riassorbito il colpo -, il
  "maxi-processo" ha dimostrato come un'attenta valutazione del
  ruolo dei "pentiti" ed una loro corretta utilizzazione
  processuale, consenta di mettere a fuoco fenomeni altrimenti
  non pienamente conoscibili.  Peraltro, sembra finalmente
  battuta la linea difensiva che tentava di presentare i
  soggetti implicati come soggetti non organizzati nè collegati
  alla criminalità organizzata.  E' stato giudizialmente
  accertato che la Sacra Corona Unita è un'organizzazione
  verticistica strutturata sul modello di "Cosa Nostra".
     Sono anche state chiarite molte delle interconnessioni tra
  le varie organizzazioni criminose e tra queste ed alcuni
  settori politici ed imprenditoriali.  Ciò anche se, come è
  stato costantemente osservato, occorre procedere con grande
  prudenza e cautela nella valutazione delle notizie fornite dai
  pentiti sì da evitare inquinamenti da parte di falsi
  collaboratori.
     Per altro verso, il fatto che quasi tutti i capi storici
  dei vari clan, oggi detenuti, abbiano deciso di collaborare
  con la giustizia sembra avere attenuato l'esempio di omertà
  offerto agli altri appartenenti al gruppo.  Sembra essersi
  indebolita la figura carismatica del "capo" nè sembrano
  essersi affermati altri soggetti capaci di dettare regole
  riconosciute da tutti.  Una ulteriore azione di contrasto della
  magistratura e delle forze dell'ordine induce a ritenere che
  per i vari gruppi risulterà più difficile riorganizzarsi.
     Sotto altro profilo, dalle audizioni è emerso il fatto
  che, il più delle volte, le misure restrittive della libertà
  personale non appaiono idonee ad impedire che i capi detenuti
  continuino ad avere collegamenti con i gruppi di appartenenza.
  A tale proposito è stato anche lamentato che, in taluni casi,
  i collegamenti sono tenuti per il tramite dei difensori.  Si
  tratta di casi non frequenti ma preoccupa il fatto che
  attraverso gli strumenti più delicati di garanzia
  dell'imputato, possa giungersi a partecipare al delinquere.
  Sul problema sembra sia da promuovere una iniziativa con la
 
                              Pag. 115
 
  camera penale per individuare concrete e rigorose regole di
  deontologia professionale e congrue sanzioni.
     Parimenti, deve essere evidenziato il fatto che il ricorso
  al Tribunale della libertà viene spesso utilizzato ai soli
  fini di conoscere in dettaglio lo stato delle indagini
  condotte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura.  Si
  ravvisa la necessità di procedere - senza indebolire i momenti
  di garanzia del processo - ad una revisione legislativa
  dell'istituto sì da limitare a definite fasi processuali il
  ricorso al Tribunale della libertà.
     In ogni caso, è urgente procedere ad una nuova verifica
  sui criteri di allocazione dei detenuti nelle carceri e
  riesaminare se non sia il caso di escludere che questi
  risiedano nelle località dove è il centro dei loro affari
  illeciti.  Tale circostanza, infatti, consente ai condannati di
  continuare a gestire le proprie attività.  Rafforza nella
  malavita la coscienza del proprio potere e della impunità; non
  rompe i legami con l'organizzazione ma, anzi, ne crea
  altri.
     Del pari, urgente è procedere ad una energica azione
  moralizzatrice all'interno degli istituti di pena entro i
  quali si registrano, troppo spesso, episodi di corruzione e di
  interessi tra personale e detenuti.
     Altro dato comune per tutte le provincie è la
  constatazione della insufficienza degli organici dei
  magistrati.  Si tratta di un problema antico per la
  magistratura pugliese al quale ancora non è stata data
  adeguata risposta.  Anzi la nuova articolazione posta in essere
  con la creazione delle Procure Distrettuali Antimafia (DDA) se
  da un lato ha consentito una più puntuale azione di contrasto
  e maggiori conoscenze del fenomeno, per altro verso ha
  ulteriormente indebolito le procure della Repubblica che si
  sono trovate a fronteggiare l'immensa casistica di reati di
  natura non mafiosa con un organico ulteriormente ridotto.
     Ulteriore aspetto venuto in evidenza è la constatazione
  che il più attento coordinamento delle forze dell'ordine
  registrato in tutte le provincie ha consentito di utilizzare
  al meglio le forze disponibili e di avere un più efficace
  controllo del territorio.  Peraltro la specialità di talune
  forze quali il ROS ed il GICO hanno consentito interventi più
  puntuali sul piano militare ed una azione più articolata nei
  confronti di reati di più complessa lettura quali quelli
  connessi all'attività di riciclaggio mediante imprese
  finanziarie, le truffe comunitarie ed all'INPS,
  l'impossessamento di imprese produttive a seguito di attività
  creditizie ed estorsive.
     A questo proposito, la Commissione rappresenta ancora
  l'esigenza di apportare modifiche all'articolo 12 quinquies
  del D.L. 8 giugno 1992, n.306, anche così come modificato dal
  recente D.L. 20 maggio 1993, n.153 (articolo 5), poiché
  l'attuale stesura non risulta congrua per potere
  tempestivamente aggredire i patrimoni illeciti in via
  preventiva e cioè prima del formale inizio dell'azione penale.
  E' auspicabile un ulteriore intervento legislativo che
  consenta, superando i problemi di legittimità costituzionale
  presenti nell'originaria stesura, l'adozione del provvedimento
  cautelare di sequestro almeno all'atto della emissione della
  informazione di garanzia.
     Da ultimo è emerso, con carattere di generalità, che a
  fronte della diffusa illegalità, approssimazione, noncuranza,
  assenteismo, eccessiva burocratizzazione in cui operano le
  pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, mancano
  strumenti di controllo effettivamente utili nè per prevenire,
  nè per reprimere, le attività illecite o semplicemente
  illegali.  Occorre riesaminare, sia sul piano dei controlli
  interni, sia su quelli dei controlli giurisdizionali, l'intero
  sistema che dovrà, in primo luogo, garantire l'autonomia e
  l'indipendenza dei soggetti controllori e la non confusione
  tra attività controllata ed attività di controllo.  La
  Commissione è del parere che il disegno di legge-quadro sulle
  opere pubbliche attualmente all'esame della Camera dei
  Deputati, ed il lavoro della Commissione bicamerale per le
  riforme istituzionali, possano essere strumenti utili per
  rendere più penetranti ed incisivi i sistemi di controllo.
 
                              Pag. 116
 
     Il restituire legalità e trasparenza all'azione
  amministrativa costituisce indispensabile mezzo di lotta alla
  criminalità organizzata; occorre, infatti, rompere - con il
  concorso anche della partecipazione dei cittadini - con il
  regime di irresponsabilità, collusione ed impunità che
  attualmente si registra in numerose amministrazioni, locali e
  centrali.
     La conclusione dei laboriosi maxi-processi di Lecce,
  celebratisi in primo grado dall'ottobre 1990 al 23 maggio 1991
  ed in secondo grado dal gennaio al 17 aprile 1992, ha
  definitivamente sancito la esistenza della cosiddetta "quarta
  mafia" operante in Puglia.  Ulteriori elementi su tali presenze
  criminose emergono dal maxi-processo di Brindisi, da numerosi
  altri atti giudiziari e dalle puntuali e concordi
  dichiarazioni di pentiti ritenuti affidabili.
     L'osservazione di tale organizzazione criminale variamente
  articolata e di volta in volta denominata "Sacra Corona
  Unita", "Famiglia Salentina Libera", "Nuova Famiglia
  Salentina", "Remo Lecce Libera", "Nuova Sacra Corona Unita",
  "La Rosa" e "Rosa dei Venti", a seconda delle zone di
  influenza e del momento storico, è di particolare importanza
  perché scientificamente dimostra come, al di là dei rituali
  adottati dalle varie associazioni a delinquere e al di là
  della imitazione ed importazione di modelli di comportamento e
  di "specializzazioni" in questi o in quegli affari, la
  criminalità organizzata nasce ed alligna dove, unitamente ad
  interessi da coltivare, vi è una non efficiente organizzazione
  amministrativa, una debole presenza sociale, un tessuto
  economico fragile, una presenza istituzionale pigra,
  disattenta e talvolta collusa, una presenza politica incapace
  di indicare delle vie di sviluppo e troppo preoccupata a
  riprodurre se stessa che non a ricercare un vero consenso.
     In Puglia, "camorra", "'ndrangheta", e "Cosa Nostra"
  rivendicano tutte - ed a buon motivo - "padri fondatori".
     Il raggruppamento operativo speciale (ROS) Carabinieri
  della Puglia ha ricostruito dettagliatamente il nascere e
  l'espandersi delle varie organizzazioni criminali nella
  regione.
     Al di là dell'interesse storico, si tratta di uno studio
  di grande rilievo perché consente di ricostruire i passaggi
  fondamentali attraverso i quali la criminalità organizzata si
  appropria di un territorio.
     La Commissione - che è anche impegnata in un'azione di
  analisi e di contrasto alla criminalità organizzata che opera
  nelle zone di presenza non tradizionalmente mafiose - ritiene
  utile, per una ulteriore chiave di lettura, offrire, al
  termine della relazione, uno stralcio di tale studio.
 
DATA=930914 FASCID=SMC11-225 TIPOSTA=SMC LEGISL=11 NCOMM= SEDE= NSTA=0225 TOTPAG=0116 TOTDOC=0035 NDOC=0035 TIPDOC=A DOCTIT=0000 COMM= D PAGINIZ=0089 RIGINIZ=016 PAGFIN=0116 RIGFIN=048 UPAG=SI PAGEIN=89 PAGEFIN=116 SORTRES=9309143 SORTDDL= FASCIDC=11SMC 00225 SORTNAV=59309140 00225 b00000 ZZSMC225 NDOC0035 TIPDOCA DOCTIT0035 NDOC0035



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