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il comandante della Compagnia dei carabinieri ed il comandante
del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di
Matera. Il giorno 17 luglio, la Commissione si è trasferita a
Montescaglioso dove ha partecipato ad una seduta pubblica del
Consiglio comunale.
* * *
REGIONE PUGLIA
Per l'esame delle questioni generali della regione, la
Commissione ha incontrato: il Presidente, il Vice Presidente
ed alcuni assessori della Giunta regionale; il Presidente ed
il Procuratore regionale della sezione giurisdizionale della
Corte dei Conti; il Commissario di Governo; il Presidente del
TAR della Puglia; il Presidente del CO.RE.CO. della Puglia; il
Direttore ed altri funzionari della sede della Banca d'Italia
sita nel capoluogo regionale; i rappresentanti
dell'Associazione nazionale magistrati.
Le audizioni con gli amministratori regionali e con gli
organismi che operano a livello regionale hanno consentito di
avere una visione d'insieme dei principali problemi presenti
nel territorio della Regione Puglia e che, in qualche modo,
hanno attinenza con fenomeni di criminalità organizzata e
non.
Dal raffronto con la situazione rilevata nel corso del
precedente sopralluogo (luglio 1991) è emerso che la crisi
economica ed occupazionale in cui versa l'intera Nazione ha
investito anche la Puglia la quale, al momento, conta 400.715
disoccupati, di cui 151.000 sotto i 29 anni. Il che, in
termini percentuali, significa il 20 per cento della
popolazione residente e circa l'11 per cento della forza
lavoro; 16.500 lavoratori sono in cassa integrazione speciale
e 13.500 nelle liste di mobilità.
La deindustrializzazione ha interessato tutta la Regione
ed in particolare il tarantino ed il settore cantieristico.
Il prodotto agricolo pugliese trova difficoltà di mercato.
Ciò, sia per endemica arretratezza del sistema (l'unità
aziendale pugliese ha una media di 1,5 ettari a fronte dei 40
ettari medi dell'azienda agricola di alcuni paesi europei,
fatto questo che colloca la Puglia agli ultimi posti rispetto
alle politiche comunitarie) sia per il frazionamento delle
rappresentanze di categoria portatrici di interessi spesso
contrapposti, sia per la mancanza di coordinamento tra le
varie fasi della produzione e della trasformazione, sia per
l'incapacità degli organismi locali di creare condizioni
favorevoli di sviluppo. In particolare l'ERSAP gestisce
miliardi in maniera clientelare e senza alcun controllo. Più
che ente erogatore di servizi rappresenta un momento di
pesantezza di bilancio.
La cooperazione agricola è in piena crisi ed investe 250
aziende. Mancano le strutture per la trasformazione con il
risultato che i prodotti (in particolare pomodori ed olive) si
dirigono verso il territorio campano alimentando la malavita
che opera nel settore dei trasporti, imponendo protezioni e
sottraendo i carichi a chi non si sottomette.
In questo quadro di grave dissesto del mondo agricolo, che
tuttavia rimane uno dei poli economici di maggiore interesse
per la Regione, trovano sempre più spazio le organizzazioni
criminali e collusioni con i centri di spesa pubblica.
Sono infatti assai diffuse le truffe sui fondi C.E.E.
erogati dall'A.I.M.A., truffe che sono segnali, nel contempo,
di carenza di controlli a livello ministeriale e regionale, di
gestioni clientelari dei meccanismi di erogazione ed, anche,
di un certo modo di interpretazione in chiave assistenziale
dell'intervento comunitario. Presenze malavitose si registrano
anche nel reclutamento della mano d'opera stagionale tuttora
inquinata dal fenomeno del caporalato.
Anche nel settore del commercio - altro polo economico sul
quale la Puglia tradizionalmente ha, in passato, segnato una
significativa presenza in campo nazionale - si registrano
segnali di recessione e di crisi.
Il racket sugli operatori del settore, la mancanza degli
incentivi pubblici, la carenza di credito agevolato,
favoriscono fenomeni di usura ed interventi di soggetti che
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operano con capitali di provenienza malavitosa che trovano,
per questa strada, una agevole via di riciclaggio.
E' stato rilevato, infatti, che sull'intero territorio
regionale è fiorito, in questo ultimo periodo, un
notevolissimo numero di società finanziarie (1126 di cui 370
solo a Bari) che, pur se di modeste dimensioni ed a capitale
limitato, operano soprattutto per l'assistenza alle piccole
imprese concedendo prestiti ad aziende in crisi che, poi,
vengono rilevate da soggetti quasi sempre non professionali e
sospetti di essere semplici intermediari di soggetti
malavitosi.
Tali dati, se rapportati al dato generale di recessione
che si registra nelle attività produttive, stanno a
significare la presenza sul mercato di una grande quantità di
danaro di origine sospetta. Danaro che, attraverso l'attività
di finanziamento delle imprese e di acquisizione di aziende in
crisi costituisce una vera e propria operazione di riciclaggio
e di ripulitura di profitti provenienti da attività
illecite.
Meraviglia il fatto che tali oggettivi riscontri non
abbiano costituito, nè costituiscano, occasioni di maggiore
riflessione e di approfondimento da parte degli organi locali
preposti alla tutela del credito (Banca d'Italia) ed alla
osservazione dei fatti connessi alla vita delle attività
commerciali (Camera di Commercio).
Si riscontra, infatti, nel particolare settore, una
generalizzata disattenzione che sembra derivare, da una parte,
da una sottovalutazione del fenomeno; dall'altra dal malcelato
riconoscimento di una positiva funzione economica alla
sospetta attività finanziaria, quasi che questa compensasse
l'impoverimento del flusso dei finanziamenti pubblici.
Le stesse forze sociali appaiono non cogliere la stretta
relazione tra i profili provenienti dalle attività criminali e
la immissione nel mercato della produzione dei beni e dei
servizi dei capitali illeciti.
L'arricchimento del mercato finanziario crea, in ogni
caso, lavoro ed è occasione di nuovi traffici. Si trasforma in
consenso.
Nel quadro economico sopra delineato va valutata
l'attività della Giunta Regionale la quale ha cominciato ad
operare solo alla fine del 1992 dopo una lunga crisi durata
otto mesi.
I punti di riflessione politica sulle tematiche connesse
alle infiltrazioni mafiose, pur se hanno superato le
sottovalutazioni del fenomeno che hanno caratterizzato le
passate gestioni, sembrano essere ancora ferme alla c.d.
"specificità" ed "autonomia" della criminalità pugliese che
mal tollererebbe intromissioni da parte di altre
organizzazioni a delinquere.
Il dato, tuttavia, non trova conforto nè dai dati forniti
dalle Prefetture, dai Questori e dalla Guardia di Finanza, nè
dalle risultanze di processi penali, nè dalle affermazioni di
collaboratori di giustizia considerati affidabili.
D'altra parte è anche emerso, nel corso delle varie
audizioni, che i casi di più forte presenza organizzata
criminale si manifestano nel settore dei trasporti dei
prodotti agricoli dalla Puglia alle zone controllate dalla
"camorra", nel traffico degli stupefacenti che, dopo la
chiusura delle vie della ex Jugoslavia, ha trovato sbocchi
favorevoli attraverso i porti pugliesi, e nel traffico delle
armi che, a causa delle tensioni internazionali dei vicini
paesi in guerra, trova varchi di particolare interesse nel
territorio regionale. Settori, dunque, per i quali si impone
attività di "collaborazione" con altre associazioni
criminali.
Il fenomeno, invece, sul quale si è trovata concorde
valutazione, è quello sulla "microcriminalità", denunciato in
preoccupante espansione su tutto il territorio regionale. Si
tratta di un salto di qualità di queste forme criminali che
tendono ad imitare la grande criminalità nel senso di seguirne
modelli e organizzazione.
La devianza minorile rappresenta un vero e proprio cancro
della società pugliese. I giovani non trovano occupazione nei
settori produttivi e si rivolgono verso il traffico della
droga e la delinquenza di strada. Vi è una tendenza
all'evoluzione dal tradizionale scippo alla rapina.
L'abbassamento del livello di erogazione dei servizi
sociali e la nascita soprattutto in Bari, di quartieri ghetto
favoriscono l'emarginazione e la piccola delinquenza.
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La manovalanza per tali forme malavitose, che tendono, in
ogni caso, ad essere sempre più organizzate, è di facile
reperimento anche facendo ricorso al mercato dell'immigrazione
clandestina.
La gravità del fenomeno della devianza minorile non trova,
tuttavia, riscontro in significativi fenomeni di assenteismo e
di dispersione scolastica. Vi è da porre, anzi, in rilievo che
l'istituzione scolastica riesce ancora ad assolvere in Puglia,
secondo quanto ha riferito l'assessore regionale alla pubblica
istruzione, ad una importante funzione sociale. Peraltro, dopo
gli scandali degli anni '80 nel campo della formazione
professionale, sono stati registrati positivi risultati in
questo settore con circa 25.000 giovani che hanno frequentato
corsi di formazione con significativi riscontri anche sul
piano occupazionale.
In conclusione, sullo specifico punto della devianza
minorile occorre prendere atto che, i dati forniti nel corso
delle varie audizioni denunciano una pressoché totale
concentrazione del fenomeno nelle aree di emarginazione
sociale delle grandi città e dei comuni più colpiti dalla
crisi economica.
Il settore delle opere pubbliche è stato posto al centro
dell'attenzione degli amministratori regionali il cui impegno
alla rielaborazione della legge regionale sui lavori pubblici
del 1985 risulta, tuttavia, avere subito una fase di arresto
in coincidenza dell'attuale iter parlamentare delle varie
proposte di legge quadro all'esame delle competenti
commissioni.
Al momento, considerata anche la carenza di nuovi
finanziamenti ed il forte indebitamento della Regione (oltre
2.000 miliardi), gli amministratori sono impegnati in un
censimento dei cantieri ancora aperti al fine di ultimare le
opere già iniziate. E' un fenomeno, quello del mancato
completamento delle opere pubbliche e del prolungarsi "sine
die" dei lavori (l'ospedale di S. Paolo di Bari è in
costruzione da oltre 25 anni con una enorme lievitazione di
costi), molto diffuso in tutto il territorio regionale. E'
segnale, oltre che di un cattivo funzionamento dei meccanismi
amministrativi e di controllo, anche (e soprattutto) di una
carenza iniziale di progettazione. Le opere vengono ideate,
finanziate e gli appalti vengono affidati, quando il livello
di progettazione è assolutamente insoddisfacente. Il che
genera sospensioni dei lavori, ricorsi a progetti di variante,
contrattazione di nuovi prezzi, revisione prezzi, lievitazione
dei costi, insufficienza di finanziamenti, ulteriori
sospensioni dei lavori e così via.
Saltano cioè tutte le procedure di garanzia con
l'inserimento di interessi economici che vedono, nel
prolungamento dei tempi di realizzazione, ulteriori occasioni
di profitto. Da parte loro, le stazioni appaltanti, non
disponendo di uffici tecnici capaci di idonei controlli si
affidano, con procedure di scelta assolutamente discrezionali
e non soggette ad alcun controllo, a consulenze di soggetti
esterni che non solo non forniscono supporti operativi utili,
ma finiscono con il gravare ulteriormente sui costi.
Peraltro, è stato anche rilevato, che la Regione opera in
carenza di qualsiasi programmazione perché le opere vengono
ideate e realizzate per lo più in ragione del particolare
finanziamento che il singolo comune, od il singolo gruppo di
pressione, riesce a spuntare a livello statale o regionale
soprattutto in ragione del "patronato" di riferimento.
Il che, non corrispondendo spesso l'opera realizzata ad un
reale bisogno dell'utenza, fa venire meno anche quella forma
di interesse e di controllo sociale che ne faciliterebbe
l'ultimazione.
In definitiva, pur con qualche segnale positivo, ancora si
deve registrare, per rimanere al piano esclusivamente
istituzionale, una risposta complessivamente debole delle
assemblee elettive regionali (la lunga crisi durata otto mesi
ne è testimonianza) provinciali e comunali, ai problemi
evidenziati nei vari settori produttivi e di erogazione dei
servizi, settori tutti per i quali, peraltro, non è sfuggita
la loro stretta connessione con i problemi di criminalità
della regione.
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Vi sono, anzi, segnali di interferenze della criminalità
organizzata nella vita politica; segnali che vanno nella
direzione della collusione tra presenze criminali ed
amministratori pubblici (vi sono casi di amministrazioni
disciolte e di amministratori sospesi) ovvero nella direzione
opposta e cioè nelle intimidazioni nei confronti di quegli
amministratori che cercano di creare fronti comuni contro la
criminalità (comuni di Francavilla Fontana, Cellino,
Torchiarolo, Santonaci, S. Vito dei Normanni).
Da parte loro, gli organi preposti al controllo non
appaiono in grado di incidere, in modo determinante, sulla
correttezza sostanziale dell'attività delle Amministrazioni
controllate.
Il controllo, soprattutto dopo la legge n.142/1990, deve
fermarsi alla stretta legittimità degli atti. Peraltro, gran
parte dei momenti più significativi di erogazione di spesa
sono stati sottratti al controllo sicché oggi il CO.RE.CO.
(cinque sezioni decentrate in Puglia) non solo non esercita
più il controllo di merito (mediante il quale poteva censurare
l'eccesso di potere) ma anche non esamina più gli atti delle
UU.SS.LL., delle Amministrazioni provinciali, dei relativi
consorzi e degli enti strumentali regionali (prima della L.
n.142/90 venivano esaminate 130.000 atti l'anno, oggi sono
ridotti a 13.000).
Lo stesso T.A.R. della Puglia nell'esaminare, profili di
illegittimità degli atti delle pubbliche amministrazioni si
pone istituzionalmente più che come organo di garanzia di
buona amministrazione, come momento di tutela del ricorrente
contro possibili lesioni ai suoi legittimi interessi. La sua
attività, quindi, non incide sui contenuti
dell'amministrare.
Da parte sua la neo istituita Sezione giurisdizionale
della Corte dei Conti (in attività dall'ottobre 1991)
all'attualità non appare ancora essere uscita dall'emergenza
della formazione della nuova realtà. A fronte di una sempre
più pressante richiesta di interventi e di denunce provenienti
da singoli cittadini, da enti ed amministrazioni pubbliche,
dall'autorità giudiziaria ordinaria e da singoli cittadini,
non vi sono ancora risposte sufficienti e tali da determinare
un diverso modo di amministrare. Peraltro, è di oggettivo
riscontro la carenza di idonei supporti organizzativi per
poter meglio operare (la legge istitutiva delle Regioni
giurisdizionali decentrate nulla ha previsto riguardo gli
organici e le strutture); la Procura Generale Regionale opera
con appena tre magistrati.
Una valutazione complessiva della situazione
amministrativa della Regione è venuta dal Commissario di
Governo il quale ha denunciato, nella sua qualità di
presidente della Commissione statale di controllo sugli atti
della Regione Puglia, frequenti fenomeni di delega delle
funzioni istituzionali dell'Amministrazione mediante
conferimento di incarichi (affidati a trattativa privata) a
soggetti esterni; incarichi che, di norma, si risolvono in un
ulteriore appesantimento di bilancio ed in un affare per il
beneficiario.
A fronte di rilevantissime spese ( si parla di incarichi
per decine di miliardi) gli studi - soprattutto in materia di
progettazione di opere pubbliche - si risolvono spesso in un
nulla di fatto.
Emblematico è il caso dei progetti per la costruzione
della sede degli uffici regionali di Lecce conclusosi con uno
studio ineseguibile perché fatto per essere realizzato su di
un suolo non disponibile; con un esborso a vuoto di oltre tre
miliardi; con un ulteriore incarico allo stesso soggetto per
un nuovo studio.
Nonostante l'opera della Commissione di controllo ed i
reiterati annullamenti, il TAR concede, molto frequentemente,
provvedimenti di sospensiva che, di fatto, vanificano gli
interventi censori.
Il frequente utilizzo dei provvedimenti cautelari si
risolve, in definitiva, in un indebolimento dei controlli
posti in essere ed in una impossibilità di intervento
preventivo alla azione illegittima e dannosa.
Così è avvenuto anche con gli interventi per il
convenzionamento della edilizia e del servizio sanitario
effettuati nei riguardi delle Cliniche Riunite S.p.A. (90
miliardi). Anche in questo caso l'intervento della Commissione
di Controllo non è risultato gradito all'opinione pubblica che
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riconosce nell'iniziativa un arricchimento (specializzazione
oncologica) dei servizi regionali.
Altri momenti di delega di funzioni istituzionali si
registrano per gli incarichi di assistenza legale (per
svariati miliardi ogni anno), dati a soggetti privati mancando
di utilizzare l'avvocatura regionale ovvero quella erariale
preposta alla cura di quegli specifici interessi senza
necessità di compensi aggiuntivi.
D'altra parte, il fenomeno degli incarichi a soggetti
terzi riguarda non solo i privati perché vengono concessi
anche a soggetti pubblici quali magistrati (soprattutto del
T.A.R.), avvocati dello Stato e ad alti funzionari di
Amministrazioni ed Enti pubblici con evidenti cadute di
"tensioni" di controllo e rischio di interferenze tra attività
di controllo ed attività controllata. Secondo i dati forniti
dal Procuratore della Repubblica di Bari, soltanto per l'ERSAP
sarebbero stati affidati circa tremila lodi arbitrali del
valore medio di 50-80 milioni. Tali dati, che testimoniano i
grandi interessi in gioco e la capacità contrattuale delle
autorità che hanno il potere di affidare arbitrati, collaudi
ed altri lucrosi incarichi (riguardanti anche altri vitali e
discussi settori dell'economia pubblica) costituiscono - a
parere della Commissione - motivo di particolare allarme. In
Puglia, infatti, come denunciato dal nuovo Prefetto di Bari,
dottor Catenacci, e dal Procuratore Generale della Corte di
Appello di Lecce nonostante il manifestarsi di gravissimi
episodi di criminalità economica e di malgoverno (ERSAP,
sanità pubblica e convenzionata, acquedotto pugliese, frodi
comunitarie...) a parte i recenti ordini di custodia cautelare
emessi nei confronti dell'ex presidente della Regione, Bellomo
e del Presidente dell'acquedotto pugliese - la magistratura,
tuttavia, ancora non è riuscita a cogliere, con sufficiente
energia e con chiarezza, le indubbie connessioni tra politica,
mondo degli affari e criminalità comune e organizzata.
La Commissione è del parere che unitamente ai fatti
configuranti fattispecie di carattere penale, occorre
perseguire, soprattutto in via legislativa, l'obiettivo di
rendere più forti l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati,
dei pubblici funzionari e degli amministratori, anche
attraverso l'individuazione di un rigoroso regime di
incompatibilità che precluda interferenze e commistioni di
funzioni e confusione di ruoli.
* * *
Questo è il quadro complessivo scaturito dalle varie
audizioni delle realtà regionali. In tale contesto
istituzionale, economico e sociale, si riferisce ora in ordine
alle specifiche realtà delle cinque province pugliesi.
* * *
BARI
Nel corso dei due sopralluoghi sono stati sentiti: il
Prefetto (dottor De Mari ed il suo successore dottor
Catenacci); il Questore; il comandante del gruppo dei
carabinieri e quello della guardia di finanza; il sindaco
(signor Mazzucca ed il suo successore signor Laforgia) ed i
capigruppo del comune; i magistrati degli organi inquirenti
delle Procure di Bari e di Trani; i magistrati della Direzione
Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari; i magistrati dei collegi
e degli organi giudicanti nonché degli uffici del GIP di Bari
e di Trani; il Presidente ed i capigruppo dell'Amministrazione
provinciale di Bari; i rappresentanti dei sindacati di polizia
(SIULP, SAP e SIAP); i rappresentanti della Camera di
Commercio; i rappresentanti delle organizzazioni sindacali
commerciali ed imprenditoriali; i rappresentanti
dell'opposizione del Consiglio comunale di Terlizzi nonché il
sindaco ed i rappresentanti della maggioranza dello stesso
comune; i direttori degli istituti penali di Bari, Trani e
Turi.
Le situazioni registrate nel corso delle due visite sono
apparse assai differenziate.
Dalle audizioni del gennaio 1993 è emerso che
l'azione di contrasto alla criminalità organizzata ha portato
- secondo i dati forniti dalle forze dell'ordine - a risultati
che non possono non essere giudicati positivi.
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Lo studio scientifico delle organizzazioni criminali ha
consentito non solo di individuare i clan e gli affiliati che
operano nella provincia ma anche di assicurare alla giustizia
numerosi capi malavitosi (primo fra tutti Parisi Savino, capo
indiscusso dei clan baresi). I due clan del nord barese, i
Cannito di Andria e gli Anacondia di Trani sono stati
decapitati.
Si registra una diminuzione complessiva, rispetto al 1991,
del numero degli omicidi (da 59 a 43), delle rapine (da 1048 a
751) e degli altri reati più gravi.
L'attività delle forze dell'ordine appare ben
coordinata.
Successi si riscontrano anche nel campo del contrabbando
(sequestrati 53 motoscafi che operavano nel collegamento con
le coste jugoslave ed albanesi) e del traffico delle armi.
Sono stati confiscati patrimoni di provenienza illecita
per circa 18 miliardi e sono state reperite, presso gli
istituti bancari, disponibilità finanziaria per oltre 5
miliardi.
Nonostante l'intensificazione della attività di vigilanza,
la microcriminalità è notevolmente aumentata, soprattutto nel
capoluogo. Gli interventi a sostegno della devianza minorile
ed i finanziamenti utilizzati per questo tipo di interventi
risultano essere stati tutti impegnati: 7 miliardi circa per
la costruzione e la sistemazione di immobili destinati a sedi
di Comunità terapeutiche in vari Comuni; 2.210 milioni per
l'attività di prevenzione dalla tossicodipendenza; un miliardo
e mezzo per le attività di recupero e di reinserimento
lavorativo dei tossicodipendenti.
L'aumento delle estorsioni (da 94 a 127) rivela, più che
un intensificarsi del fenomeno, una maggiore fiducia
dell'utenza che si è avvalsa in modo più convinto che nel
passato dell'istituzione del numero verde antiracket. La
collaborazione delle vittime porta quasi sempre all'arresto
degli autori del reato (94 su 127).
Il dato può trovare conferma dal diminuito numero (da 126
a 94) degli attentati dinamitardi.
La diffusa microcriminalità crea una forte insicurezza
urbana ed alla pressoché invivibilità di interi quartieri
quali il "San Paolo" e lo "Japigia", aggregati sorti intorno
agli anni sessanta a margine del tessuto della città con
insediamenti fin dall'inizio privi di qualunque struttura
sociale e di servizi.
Al di là delle connotazioni di stampo camorristico o
mafioso, si riscontrano nella città insediamenti criminosi che
hanno tutte le caratteristiche della criminalità organizzata e
che controllano interi quartieri compresa la Bari vecchia.
Tali sono le "cosche" che fanno riferimento ai Capriati, ai
Montani, ai Diomede ed ai Fidanzati.
La vigilanza in questi quartieri rimane scarsa.
Soprattutto i vigili urbani non mostrano sufficiente
sensibilità; questo, a prescindere dalle denunciate deficienze
di organico.
Peraltro, il comune appare più orientato a rinforzare la
vigilanza nelle zone centrali che non a dare impulso ad
iniziative (soprattutto di prevenzione) nei quartieri a
rischio.
Le valutazioni del fenomeno criminale da parte della
magistratura, inquirente e giudicante, della provincia di Bari
appare non sempre coincidente con quella espresse dalle forze
dell'ordine. Dalla relazione del Procuratore Generale, in
particolare, emerge una escalation della criminalità mentre
prefetto e questore denunciano in regresso tutti i reati, ad
eccezione delle estorsioni.
A parte l'atteggiamento (incontrato in quasi tutte le
altre audizioni) dalle forze dell'ordine di valorizzare al
massimo l'attività di contrasto posta in essere, nel caso
specifico è da porre in evidenza che le discrasie riscontrate
derivano dal fatto che la relazione del Procuratore Generale
prende in esame il periodo giugno 1991/giugno 1992, mentre
quello del prefetto e del questore registrano dati riferiti a
tutto il 1992, anno in cui si sono verificati (soprattutto nel
secondo semestre) i maggiori successi nell'attività di
contrasto.
In ogni caso, a prescindere dai dati statistici, la
magistratura - riferendosi alle risultanze emerse sul piano
strettamente processuale (vi sono state solo due condanne ex
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articolo 416/bis, quelle di Vuolsi e Modeo, collegati con la
camorra) - ritiene che, nonostante comprovate relazioni tra
criminalità della provincia e mafia, camorra e sacra corona
unita, non sussistono ancora rapporti organici tra le varie
associazioni criminali. Rapporti tali da fare ritenere che vi
sia una strategia unitaria che superi il fenomeno regionale.
Vi sono, invece, proficui collegamenti di affari, in virtù dei
quali la malavita locale presta manovalanza a quella esterna
per talune operazioni (per esempio per il contrabbando la
camorra napoletana si avvale di mano d'opera barese) ovvero si
approvvigiona fuori dalla regione soprattutto di droga e di
armi.
Sotto tale profilo la situazione di Bari e di Foggia è
diversa da quella delle province del Sud della Puglia.
Ciò nonostante la situazione è giudicata molto grave dalla
magistratura che manifesta, proprio sull'infittirsi dei
collegamenti con le associazioni criminali, preoccupazioni per
una non improbabile evoluzione dei fenomeni criminali. Lo
testimoniano oltre che il "gangsterismo" dilagante nella città
capoluogo, il crescere ed il manifestarsi dell'attività
estorsiva nonché la sempre più diffusa attività di riciclaggio
che denotano capacità a delinquere richiedenti conoscenze ed
organizzazioni complesse e non improvvisate.
A proposito dell'attività estorsiva va sottolineato il
fatto che la magistratura ritiene assolutamente
insoddisfacente la indispensabileat-tività di collaborazione
prestata dalle vittime. Le associazioni di imprenditori e
commercianti fanno grandi manifestazioni ma poi, sul piano
concreto, i singoli non si espongono. Permane la paura di
ritorsioni.
Una più efficace azione di contrasto potrebbe essere
avviata attraverso il potenziamento della normativa
concernente le misure patrimoniali di prevenzione nel senso di
estendere l'applicazione dell'articolo 12 quinquies del D.L.
n. 306 dell'8 giugno 1992 a tutte le ipotesi di reato dalle
quali derivano proventi illeciti e di razionalizzare il
coacervo di disposizioni che disciplinano la materia.
Ulteriore elemento di riflessione per eventuali interventi
legislativi viene indicato nella possibilità di poter limitare
ad alcuni momenti del processo, il ricorso al Tribunale della
libertà in quanto, attualmente, tale strumento di garanzia
viene utilizzato più volte dai difensori al solo scopo di
poter conoscere lo stato delle indagini condotte dal P.M.
Viene auspicata infine una consistente depenalizzazione
dei reati di competenza pretorile. Ciò in quanto sulle
Preture, sulla base della normativa vigente, pesa un carico
pari all'80 per cento del numero complessivo dei reati. Il
che, di fatto, paralizza proprio l'attività della Pretura che
richiederebbe maggiore attenzione per la complessità delle
indagini (reati ambientali ed abusivismo edilizio).
L'istituzione del giudice di pace potrebbe alleggerire la
tensione su tale ufficio giudiziario ma non viene giudicata
sufficiente.
Il quadro della criminalità barese, certamente grave ma
con alcuni elementi positivi, quale è apparso nel gennaio
1993, si presenta ora - nel luglio 1993 -
sostanzialmente mutato; appare assai più complesso e
preoccupante.
Il nuovo Prefetto, giunto a Bari nel febbraio di
quest'anno, ha denunciato, infatti, una situazione di presenze
particolarmente allarmanti e la debolezza di un'azione di
contrasto che - pur se condotta dalla magistratura e dalle
forze dell'ordine con grande professionalità e dedizione -
tuttavia, ancora si scontra con una sottovalutazione, da parte
di politici, amministratori e pubblici funzionari, delle reali
presenze di criminalità organizzata nella provincia e dei suoi
collegamenti con le altre organizzazioni.
Sul piano della presenza militare della malavita il
cessare dei contrasti per il predominio del territorio del
capoluogo da parte dei clan dei Capriati, Diomede, Montani,
Anemolo e Manzari, è un segnale di riorganizzazione e di
riconquista di autorità dei capi sul quale occorre fare molta
attenzione e rafforzare l'attività di vigilanza.
Ma ciò che maggiormente desta preoccupazione e che
rappresenta la vera chiave di svolta per una nuova lettura
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della criminalità barese sono i collegamenti, finora
debolmente esplorati, tra economia legale ed economia
illegale, tra imprenditoria ed amministrazioni, tra
amministratori e burocrazia con criminalità organizzata e
comune.
Vi sono nell'ambito provinciale, situazione di soggetti
che vantano grosse ed improvvise fortune finanziarie che non
trovano giustificazione nell'attività svolta. Esistono imprese
che dispongono di capitali enormi utilizzati per l'ingresso in
attività sulle quali la criminalità ha precedentemente operato
per metterle in crisi e per compromettere la situazione
patrimoniale del titolare.
Al di là di indagini di carattere tributario, non vi è
alcuna attività di accertamento patrimoniale su tali aziende e
sui soggetti che rivestono cariche pubbliche. Rimangono,
pertanto, senza risposta casi come quello delle Cliniche
Riunite, che pur rappresentando nel campo sanitario la
presenza più qualificata della zona, tuttavia si avvalgono per
il reperimento del proprio personale ausiliario della società
GEROSERVICE, sospettata di essere collusa con la criminalità
organizzata e controllata o, quanto meno vicina, a Parisi
Savino che ne controlla le assunzioni. Con il risultato che
sui circa 4.200 dipendenti (di cui 1.200 ausiliari), sono
presenti nel complesso sanitario centinaia di soggetti
accertati o sospettati di appartenere alla malavita.
Nonostante un procedimento penale aperto nei confronti
delle Cliniche Riunite per questioni di rimborsi regionali non
spettanti e nonostante vi sia un elenco di 70 indagati (tra i
quali quasi tutti i più alti esponenti della vita politica ed
economica pugliese) per avere "segnalato" soggetti mafiosi per
assunzioni alle Cliniche Riunite, ancora non è stata fatta
chiarezza sulle fortune di questa struttura. Lo stesso
titolare, Cavallari - la cui posizione, per altro, non risulta
ben chiara - ha, di recente, denunciato minacce ed
intimidazioni concretatesi in attentati dinamitardi ed
incendiari.
Parimenti, si registrano manifesti intrecci tra
imprenditoria, amministratori e criminalità organizzata, nei
recenti fatti che hanno interessato la distruzione del teatro
Petruzzelli. Le recenti ordinanze di custodia cautelare nei
confronti di Pinto Ferdinando (gestore del teatro),
Martiradonna Vito, Parisi Savino, Capriati Antonio e Tisci
Giuseppe, tutti esponenti o collegati con l'associazione Sacra
Corona Unita, pongono in evidenza tali relazioni che - secondo
le dichiarazioni rese dal pentito Salvatore Annacondia -
sarebbero il frutto di un accordo tra imprenditori, politici,
magistratura e criminalità, comportante rispettivamente
vantaggi di natura economica, concessione di finanziamenti
pubblici, protezione e favori di carattere politico ed
"aggiustamento" di processi. Per il momento si tratta di
semplici ipotesi di lavoro sui quali la magistratura sta
indagando. Ma meraviglia il fatto che, anche nel più recente
passato, nonostante i segnali che pervenivano dalle rovinose
gestioni dell'ERSAP e dell'acquedotto pugliese; nonostante il
dissesto della finanza della regione; nonostante il fiorire di
iniziative che richiedevano grandi impegni finanziari (ultima
quella della "città di Federico", promossa ad iniziativa di
Ferdinando Pinto, quello del Petruzzelli - iniziativa che
costituirebbe, secondo la magistratura ed altri riscontri
giudiziari, il vero movente dell'incendio del teatro);
nonostante la gran mole di denaro che circolava in una regione
in crisi ed il moltiplicarsi delle società finanziarie,
magistratura e forze dell'ordine abbiano trascurato questi
filoni di indagini.
Per altro, scarsa attenzione risulta essere stata posta da
parte delle autorità responsabili, anche alle amministrazioni
locali della provincia. Solo con l'opera decisa, e talvolta
contrastata, del nuovo Prefetto si è potuto procedere allo
scioglimento dei consigli comunali di Terlizzi e Modugno
collusi con la malavita. Solo di recente è stata posta
attenzione ad amministrazioni che appaiono condizionate (Gioia
del Colle - comune sciolto in questi ultimissimi giorni -,
Trani, Acquaviva delle Fonti e Gravina). A Gioia del Colle si
è arrivati ad accertare che otto famiglie malavitose
occupavano gratuitamente case comunali e che gli
Pag. 98
amministratori locali pagavano, di tasca propria, le bollette
della luce, del gas e del telefono.
A proposito di comuni disciolti, la Commissione deve
rilevare che non è assolutamente accettabile sul piano
politico oltre che sul piano giuridico, che non sussistono
criteri oggettivi ed uniformi per procedere allo scioglimento
degli enti locali. Non è tollerabile che a Bari si proceda in
un modo ed a Brindisi o Taranto od altrove, in un altro. A
parere della Commissione il Ministro degli interni dovrà
intervenire per dettare criteri uniformi sulla base di
obiettivi elementi di informazione e giudizio. Lo stesso
Ministro, inoltre, dovrebbe operare perché i Prefetti e le
forze dell'ordine dispongano di dati che li mettano
prontamente in condizione di cogliere i collegamenti tra le
varie associazioni criminali. Significativo è il fatto che i
noti camorristi Aggizza e Romano abbiano operato a Bari fino
al 1992, nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani,
senza che del fatto fossero a conoscenza le forze
dell'ordine.
Il quadro presentato dalla Commissione nel corso della
seconda audizione è tale, insomma, che non appare più
proponibile presentare la criminalità barese soltanto come una
forte, radicata e ben organizzata società a delinquere. Il
livello è più alto e va ricercato nei collegamenti che questa
"società" ha con il mondo politico, con le amministrazioni
pubbliche, con l'imprenditoria, con i professionisti e con la
magistratura.
La magistratura giustifica la debolezza delle indagini e
la povertà dei risultati su tali collegamenti con il fatto
che, soltanto di recente, sono stati acquisiti elementi da
parte di collaboratori di giustizia tali da consentire, con
inchieste più puntuali, di fare chiarezza sulle infiltrazioni
della malavita nella vita pubblica e nel tessuto economico del
capoluogo. A tale proposito è bene ricordare che la stessa
indagine sul Petruzzelli si era conclusa con una richiesta di
archiviazione poi superata da una riapertura del caso a
seguito delle dichiarazioni rese dal pentito Annacondia.
Sta di fatto però che la Commissione - anche a prescindere
dalle gravissime dichiarazioni del collaboratore di giustizia,
dallo stato del procedimento penale aperto a Matera a carico
del procuratore della Repubblica De Marinis e dalla connessa
apertura del procedimento di trasferimento avviato dal CSM -
ha dovuto registrare in Bari una preoccupante e confusa
situazione della magistratura che da tempo opera in un regime
di conflittualità e sospetto che certo non giovano al proficuo
lavoro di indagine e giudizio. Le nuove acquisizioni, pur se
si riferiscono a fatti recenti, tuttavia denunciano una
fittisima rete di complicità, collusioni, favori reciproci,
disattenzioni, che non possono, certo, essere state costruite
in pochissimo tempo e che avrebbero dovuto formare oggetto di
attenzione da parte delle autorità competenti.
Peraltro, le presenze malavitose nel campo economico, sono
ormai tali da non fare più pensare a semplici infiltrazioni ma
ad una vera e propria sostituzione dell'economia legale con
quella illegale.
La malavita pugliese, ancorché sembri non avere dato
totale adesione all'associazione "Sacra Corona Unita", appare
dotata di grande capacità imprenditoriale e saldamente
collegata con le pubbliche amministrazioni e con la politica.
Inoltre, come ha lucidamente osservato il Prefetto di Bari, vi
è una sconcertante longevità nella vita pubblica barese, i cui
posti direttivi di maggiore rilievo sono occupati da
quindici-venti anni dalle stesse persone. Ciò genera,
inevitabilmente, a prescindere da ogni valutazione sui
comportamenti che non si ha motivo di ritenere non leciti - un
indebolimento della attività di controllo ed una assuefazione
all'ambiente che potrebbe essere di nocumento alla conduzione
della vita pubblica.
A Bari, ed in genere in tutta la Puglia, occorre che
ognuno si assuma le proprie responsabilità ed operi per
moralizzare la vita politica ed economica della regione: i
partiti politici per restituire civiltà alle competizioni
elettorali, per promuovere nuovi momenti di democrazia e per
allontanare faccendieri e corrotti; la pubblica
amministrazione per procedere ad una seria verifica delle
Pag. 99
professionalità e del modus operandi dei suoi dirigenti,
avviando anche un processo di ricambio; gli imprenditori e le
banche perché isolino, senza più cedere a lusinghe e minacce,
le attività disoneste e gli affari poco chiari e perché
collaborino con le forze dell'ordine per denunciare
estorsioni, casi di usura ed offerte di guadagni non
corrispondenti al mercato; il Consiglio Superiore della
Magistratura, perché affronti in radice la situazione barese
ed offra soluzioni ed elementi di certezza che possano
consentire di lavorare serenamente ai magistrati del
capoluogo; gli ordini professionali perché vigilino per una
più rigorosa osservanza delle regole deontologiche.
E questo perché, la Commissione è convinta che - come
anche riconosciuto nelle pur allarmate denunce raccolte dal
sindaco, il quale, peraltro, ha impegnato il comune in una
interessante opera di attenzione verso i problemi dei giovani
- a Bari e nella Puglia tuttora esistono favorevoli condizioni
per una ripresa del vivere civile e per la sconfitta della
criminalità organizzata.
Si tratta di allargare gli spazi di democrazia e di
restituire fiducia ai cittadini nella politica e nelle
istituzioni sì da portarli ad una collaborazione più convinta
con le forze dell'ordine, gli amministratori e la
magistratura.
* * *
FOGGIA
La delegazione è stata presieduta dall'on. D'Amato e vi
hanno partecipato gli on.li Cafarelli, Imposimato e Sorice ed
il sen. Florino.
Sono stati ascoltati: il Prefetto, il Questore; i
comandanti del gruppo di carabinieri e del GICO di Foggia; i
procuratori della Repubblica presso il Tribunale e presso la
Pretura di Foggia ed il procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Lucera; i presidenti del Tribunale, i G.I.P. ed i
pretori dirigenti di Foggia e Lucera, i direttori degli
istituti di pena di Lucera e Foggia; i rappresentanti dei
sindacati di polizia (SIULP e SAP); il presidente della
sezione del CO.RE.CO. di Foggia, il presidente della camera di
commercio, il presidente e i capi-gruppo dell'Amministrazione
provinciale; il sindaco ed i capigruppo del Comune; i
rappresentanti dei sindacati e delle cooperative; i
rappresentanti dei movimenti giovanili universitari.
Dai vari incontri è stato possibile avere una visione
generale del tessuto socio-economico della provincia e dei
fenomeni di criminalità ivi esistenti. In generale, la
Provincia è caratterizzata dall'esistenza di una
microcriminalità diffusa a livello endemico, specie nei comuni
più grandi e popolosi (Foggia, Cerignola, San Severo,
Manfredonia, Lucera). Si manifesta con numerosissimi furti,
scippi e rapine.
La delinquenza organizzata si manifesta, invece, con
attentati dinamitardi, incendi dolosi, estorsioni, traffico di
droga, usura, riciclaggio, truffe all'INPS e all'AIMA.
Peraltro, è una delinquenza che si mostra ben collegata
con l'esterno. Soprattutto con Milano dove agisce un noto
latitante, tale Paradisi, di San Severo (vi è un fitto
traffico di droga tra San Severo e Milano). Altri collegamenti
vi sono con il nord-barese (Trani e Cerignola che è il centro
di smistamento dell'intera regione).
Sono presenti 10 clan, tutti individuati, composti da
soggetti noti alle forze dell'ordine.
Attualmente è in atto una preoccupante crisi economica con
alto indice di disoccupazione che rende fragile il tessuto
sociale. Solo a Foggia vi sono 17 mila disoccupati. La crisi
investe aziende come la Barilla, la Termofil, l'Enichem e gli
zuccherifici Eridiana.
Le amministrazioni comunali, ulteriormente indebolite
dall'impoverimento della Finanza locale, si caratterizzano per
inerzia e mancanza di iniziativa. Il Prefetto spesso
interviene con una vera e propria azione vicaria.
Proliferano, specie nei centri più grandi (Foggia,
Cerignola e San Severo), fenomeni di devianza giovanile che
provoca una diffusa micro-criminalità. Le iniziative
intraprese con il concorso dei comuni interessati, con le USL,
Pag. 100
i SERT, con le associazioni di volontariato e con le
organizzazioni delle forze produttive ed economiche, sembrano
sortire effetti da giudicare positivi nonostante l'alto tasso
di criminalità. Tra l'altro, in alcuni centri, (vedi
Cerignola), in contro-tendenza con i dati forniti dalla
Regione, vi è una forte dispersione scolastica.
Sotto il profilo delle tipicità territoriali della
criminalità, la caratterizzazione geografica del foggiano, che
è la seconda provincia più estesa d'Italia (Kmq.7146),
consente di suddividere il territorio in tre regioni naturali:
la Daunia, che è un'area depressa che non desta particolari
motivi di allarme sotto il profilo criminale; il Gargano e il
Tavoliere.
Nell'area garganica sono diffusi l'abigeato ed il
controllo dei pascoli e dei boschi perché le aree boschive
consentono alla delinquenza organizzata di disporre di una
copertura sicura per le attività illecite. La zona, infatti,
offre un ideale ricovero a latitanti e gruppi malavitosi. A
Monte Sant'Angelo e San Giovanni Rotondo si è sviluppata la
faida delle famiglie Libergolis e Primosa. Nel 1991 vi sono
stati sei omicidi ed otto tentati omicidi.
La caratteristica dei due clan è il controllo quasi
assoluto del territorio il che rende questo tipo di
criminalità molto simile a quello presente in Calabria.
Tra l'altro vi è una tendenza a passare dai reati tipici
della criminalità legata alla terra ad attività diverse come
le estorsioni ed il traffico di stupefacenti.
Nel Tavoliere, l'attività dei sodalizi criminosi è più
complessa perché questi sono dediti soprattutto al traffico
degli stupefacenti alle rapine, alle estorsioni e all'usura.
Dopo gli arresti del 1991 e l'operazione di contrasto messa in
atto in occasione dell'omicidio Panunzio, il clan più forte
(100 affiliati ed il cui capo più importante, tale Rizzi, è
stato condannato all'ergastolo) sembrava essersi dissolto. Ma
ora dà segni di riorganizzazione.
Si registra, infatti, una recrudescenza nel racket del
pomodoro.
I meccanismi mediante i quali si manifestano le estorsioni
testimoniano il collegamento tra la criminalità pugliese e
quella campana. Infatti, l'intervento malavitoso, si realizza,
ai danni dei produttori e dei trasportatori, nel momento del
trasferimento delle derrate dal luogo di produzione agli
impianti di trasformazione, collocati tutti nel territorio
campano. Si tratta di un affare di oltre 18 miliardi in quanto
il "pizzo" richiesto è di lire 1000 al quintale per una
produzione di oltre 18 milioni di tonnellate di pomodoro.
Si ha ragione di ritenere che i grandi interessi legati a
questo settore impediscono di dare soluzione ad un problema
che, anche secondo il giudizio delle forze imprenditoriali
locali, sarebbe di facile soluzione se solo si realizzassero
impianti di trasformazione nel territorio pugliese. Un
conservificio realizzato dal Ministero dell'Agricoltura e
Foreste a Poggio Imperiale non è mai entrato in funzione. Pur
mancando obiettivi riscontri, si deve supporre che i fatti
amministrativi siano influenzati da interessi collegati
all'affare criminale.
Nonostante le rilevazioni effettuate in occasioni di
sopralluoghi avvenuti negli anni passati e la denuncia
analitica del fenomeno, la Commissione deve ancora rilevare
che persistono numerosi casi di frodi ai danni della Comunità
Economica Europea, attuate da strutture cooperativistiche o a
base associativa, costituite al solo scopo di locupletare sui
contributi erogati mediante l'AIMA nel settore agricolo. La
notorietà dei meccanismi usati per le truffe e l'estensione
del fenomeno, inducono a ritenere che tale attività si svolga
nell'ambito di una sofisticata organizzazione criminale
collegata con i produttori, gli amministratori e gli organi
preposti al controllo. Peraltro, nel passato, la Commissione
non aveva mancato di denunciare la inconsistenza dei controlli
effettuati dall'AIMA, la inadeguatezza del sistema
sanzionatorio e la necessità di una revisione legislativa dei
meccanismi di erogazione dei contributi.
Altre truffe, segnale di alta capacità criminale ed
organizzativa si, registrano nel campo della previdenza
sociale. Cooperative agricole (soprattutto a Cerignola ed Orta
Pag. 101
Nova) appositamente costituite e di fatto non esercenti alcuna
attività produttiva, hanno assunto fittiziamente fino a 5 mila
lavoratori facendoli poi lavorare, eludendo i contributi SCAU,
presso altri imprenditori. Altre volte sono stati coinvolti
nella truffa gli stessi lavoratori i quali, al fine di
completare i minimi lavorativi annui per le indennità INPS,
hanno fatto ricorso alle cooperative truffaldine.
La scoperta del reato e la conseguente sospensione del
pagamento delle indennità da parte dell'INPS hanno generato
gravi disordini nella zona.
La presenza di molti extracomunitari ha dato nuova
consistenza al fenomeno del "caporalato" soprattutto nel
settore della raccolta dei pomodori. Si registrano, anche qui,
collegamenti con la camorra della Campania in quanto gran
parte della mano d'opera viene da quella regione accompagnata
dai "caporali". Risultano denunciate 8 persone.
Peraltro, proprio la particolare attenzione della malavita
foggiana sull'economia agricola e la tipologia dei reati posti
in essere in questo campo, costituisce testimonianza dei
sempre più evidenti collegamenti della criminalità locale con
la camorra napoletana. Collegamenti non certo recenti
considerata la complessità delle attività illecite che,
presumibilmente, richiedono oltre che capacità ed alta
professionalità imprenditoriale la realizzazione di un lungo e
paziente intreccio di complicità e di interessi anche con
settori della pubblica amministrazione.
I rapporti (non è ancora dato conoscere se organici ovvero
di semplice contiguità) tra settori imprenditoriali e clan
camorristici si verificano, in modo particolare, nel settore
dell'assunteria e della commercializzazione dei cereali. Dopo
le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Pasquale
Galasso ed in esito ad altri accertamenti in corso, la
magistratura dispone ora di sufficienti elementi per
approfondire questo preoccupante e delicato aspetto della
criminalità foggiana e per fare finalmente luce sulla vera
natura ed origine della delinquenza più organizzata del
capoluogo.
Pasquale Galasso riferisce su "collusioni sia di Ambrosio
che di Casillo con elementi camorristici, principalmente con
Alfieri" affermando che "a Foggia i malavitosi sanno bene che
i Casillo sono associati ad Alfieri. Parlo dei figli di
Casillo, Pasquale ed Aniello". Si tratta di parenti di quel
Gennaro Casillo, capostipite di una famiglia che ha creato
negli anni '80 un impero industriale nel settore cerealicolo e
che sarebbe stato il tramite, sempre secondo Galasso, per la
esportazione del modello camorristico nella zona di Foggia. Si
tratta di uno scenario molto inquietante e che presenta
ulteriori punti di domanda per la possibile presenza nella
zona di interessi anche di Cosa Nostra per il tramite di
Giuseppe Sciorio (clan Maisto) soggiornato obbligato nella
città di Foggia nel 1979 ed assunto come uomo di fiducia
nell'azienda di Casillo.
E' motivo di ulteriore preoccupazione l'avere registrato
che l'opera di contrasto posta in essere dalle forze
dell'ordine sulle fattispecie di truffe CEE, AIMA, INPS e per
lo stesso "caporalato" incontra molte resistenza da parte
della stessa popolazione interessata perché i produttori ed il
bracciantato agricolo sono molto deboli e le organizzazioni di
categoria non appaiono in grado di fare opera di
sensibilizzazione e moralizzazione.
Fatta eccezione per casi assolutamente marginali non si
registrano interventi della criminalità organizzata nel
settore dei lavori pubblici. Peraltro, il blocco di molti
finanziamenti regionali ha fortemente rallentato l'attività
costruttiva specie nel settore delle opere pubbliche.
In forte aumento sono gli amministratori inquisiti o
comunque raggiunti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
L'arma dei carabinieri - che dispone di 56 stazioni su 64
comuni della provincia e che, pertanto, può seguire con molta
attenzione la patologia amministrativa degli enti locali - nel
1992 ha proceduto a 53 denunce (per lo più abuso di atti
d'ufficio) nei confronti di amministratori comunali. Gran
Pag. 102
parte delle fattispecie riguardano casi di abusivismo edilizio
e rilascio di concessioni edilizie. Un caso eclatante è la
vicenda della c.d. "Mongolfiera", un centro commerciale molto
esteso, realizzato (peraltro ad opera d'arte) in dispregio
delle norme urbanistiche ed edilizie. Avvisi di garanzia hanno
raggiunto tutta la Commissione Edilizia dell'epoca.
Sull'istituzione del Parco Nazionale del Gargano e sulle
tensioni che sta creando nella zona, interferiscono interessi
economici legati all'abusivismo edilizio.
Stante gli enormi profitti provenienti dalle varie
attività illecite (soprattutto racket del pomodoro, droga e
contrabbando) rilevante è anche l'attività di riciclaggio.
Sono stati scoperti collegamenti tra esponenti criminali
(tale Carosiello) ed imprenditori (i fratelli La Vacca) che
operavano nel settore vinicolo e negli autotrasporti.
Attraverso operazioni fittizie di scambio di prestazioni
producevano illecite reciproche utilità rappresentate, per gli
imprenditori, in costi fittizi mediante i quali pagare meno
imposte e, per il Carosiello, in giustificazione di possesso
di molto denaro proveniente da attività criminali.
Successi si sono riscontrati nella attività di contrasto
al contrabbando di tabacchi (nel 1992, sequestrati 21.500 Kg.
di sigarette e 98 mezzi, con 223 denunce).
Per quanto concerne le società finanziarie, nella
provincia operano in numero di 90. I controlli effettuati
hanno evidenziato da un lato fenomeni di prestiti concessi ad
aziende in crisi a tassi più modesti (del 2/3 per cento
rispetto a quelli bancari medi), dall'altro interessi
praticati a livelli di vera e propria usura.
Peraltro, non è stato ancora possibile accertare
giudizialmente tali fenomeni ad operazioni di infiltrazione
della criminalità organizzata nei vari settori commerciali e
produttivi perché, nella zona, stante anche i deboli controlli
della Banca d'Italia sugli istituti bancari (a volte
raccordati alle società finanziarie), regna una grande
confusione in materia di credito praticato con tassi
eccessivamente onerosi (21 per cento dal Banco di Napoli)
dagli stessi circuiti legittimi. Per altro verso, la recente
istituzione della "minimum tax" viene denunciata dalla Camera
di Commercio come motivo di cancellazione di molte aziende
marginali. In ogni caso, tuttavia, sulla specifica questione,
tenuto conto che oggettivamente non è giustificabile il
proliferare di società finanziarie in una economia in crisi,
si deve ancora registrare una sottovalutazione del fenomeno da
parte delle autorità e delle rappresentanze di categoria
locali. Vi è da ritenere, anzi, come anche è stato segnalato
dal Presidente della Provincia che nella zona si sia
progrediti verso la strada della trasformazione dei proventi
provenienti da attività criminali in economia legale tramite
l'impossessamento di strutture produttive e commerciali.
Sul funzionamento delle Amministrazioni comunali il
Presidente del CO.RE.CO. ha fornito dati statistici che
comprovano interventi frequenti dell'Organo di controllo (nel
1992 su un complesso di 11.600 atti inviati al controllo,
soltanto 6.900 hanno superato positivamente l'esame; per 1700
vi è stata una richiesta di chiarimenti; 1000 sono stati
annullati e gli altri ritirati). Escluso ogni intervento nel
merito da parte dell'Organo, il gran numero dei rilievi è da
porre in relazione con la debolezza ed incompetenza
(denunciata da più parti) della burocrazia comunale.
Per quanto concerne la magistratura foggiana, questa
dimostra di non avere ancora superato il clima di
conflittualità registrato nel corso della precedente visita.
Lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura non è
riuscito a svolgere un ruolo positivo per chiarire e
ricomporre i motivi del dissenso.
Nonostante il suo impegno (impegno tanto più apprezzabile
stante la carenza dell'organico) e l'apertura di nuove
importanti indagini - quale quella legata a "tangenti" che
sarebbero state pagate in occasione di forniture di appalti
per il porto di Manfredonia -, gli inquirenti non sono ancora,
tuttavia, riusciti a dare corpo ai vari elementi raccolti nel
corso dell'indagine concernente l'omicidio dell'imprenditore
Pag. 103
Pannunzio ed al ruolo avuto dall'imprenditoria foggiana nella
vicenda.
* * *
La delegazione incaricata della analisi della realtà nelle
provincie del Sud della Puglia (Brindisi, Lecce e
Taranto) ha organizzato i propri lavori tenendo le audizioni,
in parte, presso la Prefettura di Lecce ed, in parte, presso
quella di Brindisi.
In particolare a Brindisi sono stati sentiti (prima sotto
la presidenza dell'on.le Violante, poi sotto quella dell'on.le
Bargone) i rappresentanti delle tre province delle
associazioni sindacali confederali e di categoria, delle
associazioni degli imprenditori, delle Camere di Commercio,
delle associazioni antiracket nonché il segretario provinciale
della Confartigianato.
Presso la Prefettura di Lecce sono state tenute tutte le
altre audizioni.
A Taranto la delegazione ha preso parte ad una assemblea
scolastica tenutasi presso il Provvedimento agli studi del
capoluogo.
Da ultimo, parte della delegazione (deputati Violante e
Bargone e senatori Calvi, D'Amelio e Robol) si è recata a
Mesagne dove ha proceduto alla audizione del sindaco e dei
capigruppo del Consiglio comunale.
* * *
BRINDISI
La situazione della evoluzione del fenomeno criminale
interessante Brindisi e Provincia ha formato oggetto di
valutazione in incontri con il prefetto, il questore, i
magistrati della direzione distrettuale antimafia e degli
altri uffici inquirenti, i magistrati degli uffici giudicanti,
il comandante del gruppo carabinieri e il comandante del ROS
(competente per tutte e tre le province salentine), il
vicesindaco ed i capigruppo del Consiglio comunale, il
presidente del Comitato regionale di controllo, il direttore
della sede della Banca d'Italia, i rappresentanti del SIULP,
COISP e SIAP, i rappresentanti delle associazioni sindacali -
confederali, di categoria ed imprenditoriali - i
rappresentanti della Camera di Commercio.
Rispetto al precedente sopralluogo la situazione
socio-economica della provincia risulta ulteriormente
compromessa in quanto al calo degli investimenti, ivi compresi
quelli di natura pubblica, ha fatto seguito una caduta dei
livelli occupazionali ed una sostanziale stasi delle
possibilità di ingresso nel lavoro per i giovani. Attualmente
vi sono circa 50 mila disoccupati pari a circa il 12 per cento
della popolazione residente. Il già fragile tessuto economico
della provincia ne ha risentito non solo sotto il profilo
strettamente economico ma anche sul piano criminale in quanto
le organizzazioni delinquenziali hanno potuto disporre di un
più ricco serbatoio di possibile mano d'opera.
Tra l'altro, a fronte della flessione dell'economia legale
vi è un significativo potenziamento della economia illegale.
Ed infatti, è stata confermata la presenza della
organizzazione criminosa "Sacra Corona Unita" in quasi tutte
le attività produttive della zona. Il fenomeno ha formato
oggetto di approfondite analisi da parte, soprattutto, della
Guardia di Finanza, la quale ha riscontrato modelli operativi
analoghi a quelli dei sodalizi mafiosi e camorristici.
Peraltro, è un dato ormai acquisito che la "Sacra Corona
Unita", associazione nata nel 1980 quale affiliazione della
"Nuova Camorra Organizzata" ad opera del mesagnese Regoli
Giuseppe (attualmente detenuto), ha contatti accertati
giudizialmente con la "'Ndrangheta" calabrese ed in
particolare con le cosche di Umberto Bellocco di Siderno e di
Carmine Alvaro di Sinopoli nonché rapporti, anch'essi
accertati dalla magistratura, con le organizzazioni
siciliane.
Nell'ambito provinciale operano cinque distinti sodalizi
criminosi e sono stati identificati 250 affiliati.
Autonomamente, od in accordo con tali sodalizi, operano
anche una moltitudine di bande locali (ne sono state
Pag. 104
identificate 36) soprattutto nel settore del contrabbando di
tabacchi.
Si tratta di bande, ciascuna composta di 40/50 elementi,
strutturate in forma verticistica con differenziazioni di
ruoli e di compiti.
Nonostante i successi dell'azione di contrasto contro il
contrabbando, il fenomeno è in continua espansione, sia perché
l'attività è profondamente radicata nel contesto sociale che
lo tollera e giustifica, sia perché numerose famiglie ne
traggono benefici economici ed occasione di occupazione.
Alla più incisiva azione di contrasto ha fatto riscontro
una rabbiosa reazione da parte dei gruppi malavitosi che hanno
anche tentato di intimidire le forze dell'ordine.
Analogamente, è in espansione il traffico degli
stupefacenti.
Le forze dell'ordine stanno anche verificando una presenza
nel traffico clandestino di armi.
Il fenomeno estorsivo, anch'esso in aumento (nel corso del
1992 sono stati registrati n.123 attentati dinamitardi ed
incendiari a scopo di estorsione) è stato anche occasione di
una sanguinosa faida tra clan rivali (7 vittime) per il
controllo del territorio.
Vi sono, tuttavia, dei segnali di reazione, da parte degli
operatori economici e di privati cittadini, e le attività
antiracket (manifestazioni pubbliche, numero verde e
sensibilizzazione delle categorie esposte, attenzione da parte
delle forze dell'ordine) cominciano a dare riscontri positivi.
Le informazioni fornite dalle vittime delle estorsioni hanno
consentito numerosi arresti a seguito di operazioni antiracket
condotte nella zona di San Vito dei Normanni, Francavilla
Fontana, Mesagne, San Donaci e Cisternino.
Nella città capoluogo i risultati sono, invece, meno
confortanti a causa della mancata collaborazione delle
vittime, intimorite da possibili azioni di ritorsione.
Anche nel brindisino, come nelle altre province, si
registrano rilevanti frodi comunitarie. La Guardia di Finanza
ha eseguito verifiche nel settore del confezionamento e del
commercio dell'olio di oliva accertando oltre cinque miliardi
di contributi illegalmente riscossi con individuazione di 43
responsabili. Pur in mancanza di riscontri certi sul piano
giudiziario, è convincimento delle forze di polizia che tali
reati siano ascrivibili all'organizzazione della Nuova Sacra
Corona Unita.
Nonostante i riflessi negativi della crisi economica ed il
ristagno dell'economia legale, si registra un ulteriore
potenziamento del settore creditizio dove operano
ufficialmente ben sedici finanziarie. Abusivamente esercitano
attività di finanziamento molte altre aziende sotto diversa
denominazione sociale; complessivamente si contano 64 società,
se si considerano tutte le imprese di intermediazione
finanziaria e mobiliare.
A prescindere dai casi, peraltro non numerosi, di usura,
il fiorire di tale attività è sintomo di operazioni di
riciclaggio dirette a rimettere in circolazione denaro
proveniente da reato, soprattutto dal traffico di
stupefacenti.
Per contrastare tale fenomeno, sulla cui entità, peraltro,
non si ha piena cognizione, il Comitato provinciale per
l'Ordine e la Sicurezza pubblica, sulla spinta anche delle
realtà socio-economiche operanti nel territorio, sembra aver
preso coscienza dei livelli di pericolosità e si è dichiarato
pronto ad indirizzare l'attività investigativa accertando i
passaggi di proprietà, i subingressi nelle attività
commerciali, il tenore di vita ed i redditi dei sospettati, il
possesso di auto blindate... Si tratta, a parere della
Commissione, di obiettivi ben mirati. Meraviglia, tuttavia,
che, pur dopo gli allarmi lanciati anche in occasione delle
precedenti visite sopralluogo, non si sia tempestivamente
proceduto a condurre più incisive indagini nelle indicate
direzioni.
Diffusa ed in crescita anche la microcriminalità che
interessa oltre i tradizionali scippi, furti e rapine, anche
le campagne con furti di attrezzi da lavoro e piccole
estorsioni con danneggiamento delle colture. Tali
manifestazioni criminali, che fanno capo a piccoli gruppi
Pag. 105
malavitosi muniti di una certa organizzazione, sono avvertite
con estremo disagio dalla popolazione in quanto incidono
negativamente sulla qualità della vita della provincia.
L'analisi delle amministrazioni locali ha portato a
rilevare in due casi (con adozione dei relativi provvedimenti
di sospensione) collegamenti tra amministratori comunali ed
organizzazioni criminali.
Sono stati registrati anche episodi di attentati ai danni
di amministratori dei Comuni di S. Pietro Vernotico, S. Vito
dei Normanni, Francavilla Fontana e Carovigno. Tali fatti sono
da ascriversi a tentativi di condizionamento della attività
politico-amministrativa degli enti interessati. Sintomatico è
il fatto che in tre dei suddetti Comuni si stava procedendo
all'esame dei rispettivi Piani Regolatori.
Peraltro, anche a prescindere da ogni valutazione sul
debole stato di efficienza delle pubbliche amministrazioni, è
stato rilevato che ogni iniziativa degli enti locali diretta
alla riorganizzazione del territorio viene contrastata dalla
criminalità organizzata e neppure trova il giusto sostegno
della cittadinanza la quale spesso trae vantaggio dalle
costruzioni abusive nonché dalle occupazioni abusive di
alloggi di proprietà pubblica (a Brindisi su 150 alloggi
comunali 48 sono occupati abusivamente e non si riescono ad
ottenere decreti di sgombero). Il diffuso regime di illegalità
è preferito ai timori di ulteriori alterazioni dell'ordine
pubblico. A parere della Commissione, occorre operare al più
presto per il ripristino della legalità anche in tali settori
offrendo al Prefetto, che ha mostrato molta attenzione a
questi problemi senza subire condizionamenti di sorta, ogni
utile collaborazione per l'esecuzione delle ordinanze di
sgombero. Ciò anche perché - nonostante le preoccupanti
manifestazioni criminali, gli allarmanti episodi
delinquenziali ed i dati statistici che rivelano una crescita
pressoché generalizzata per tutti i reati - è opinione comune
delle autorità provinciali che il tessuto sociale del
brindisino è tuttora sostanzialmente sano e non permeato
dall'assuefazione alla trasgressione e dalla cultura della
illegalità.
I sindacati hanno denunciato i sospetti interessi che
governano il mondo degli appalti e le irregolarità procedurali
con le quali si privilegiano, mediante un indiscriminato
ricorso alla trattativa privata, sempre le stesse imprese. La
concentrazione nelle aggiudicazioni ed il conseguente regime
di quasi monopolio negli appalti e nei subappalti, fanno
lievitare ingiustificatamente i profitti, senza alcun
vantaggio sui costi e sulla qualità delle opere e delle
forniture.
La criminalità organizzata sembra particolarmente
presente, attraverso le sospette aggiudicazioni, in taluni
settori produttivi quali quelli della rottamazione e quelli
delle forniture alle UU.SS.LL. Viene denunciata l'assenza di
idonei controlli sugli appalti della Marina Militare,
Marinarsen, Marigemini e dell'Agip raffinazioni.
In tema di appalti e di autorizzazioni amministrative, la
Commissione deve anche porre in evidenza la presenza di
illeciti rapporti tra politica e mondo degli affari. Si tratta
del cosiddetto "affaire energia" che ha interessato lo
smaltimento ed il trasporto delle ceneri della discussa
centrale di Brindisi-nord da tempo all'attenzione degli
ambientalisti e della magistratura anche in relazione alla
presenza di alcune discariche abusive.
Per il rilascio delle autorizzazioni alla raccolta ed al
trasporto delle ceneri della centrale verso la Campania,
sarebbero state versare tangenti ad esponenti politici da
parte di imprenditori sospettati di collegamenti con la
criminalità organizzata locale e campana. L'imputazione è di
estorsione ma non si esclude che i definitivi accertamenti
giudiziari (il dibattimento è fissato per luglio 1993)
sviluppino ulteriori filoni di indagine anche verso ipotesi di
reato contro la pubblica amministrazione. Ciò anche in
considerazione del fatto che analoghi accertamenti sono
condotti anche dalla magistratura napoletana.
Pur nel grande impegno dei magistrati inquirenti e
giudicanti, il maxiprocesso in atto a Brindisi, iniziato nel
novembre del 1991 e nel quale sono implicati i massimi
Pag. 106
esponenti della SCU, ancora non è giunto alla fase
dibattimentale. Si è creato intorno a questo processo, secondo
anche quanto denunciato dal procuratore generale presso la
Corte d'Appello di Lecce, un clima di intimidazione e di
scontro che fanno ritenere che i difensori, accusando di
mancanza di serenità il collegio giudicante, siano andati
oltre i limiti del normale mandato contravvenendo al codice
deontologico professionale. Le istanze di remissione proposte
sono state, infatti, respinte dalla Corte di Cassazione con
motivazioni che inducono a ritenere che siano state prodotte
più per scopi veramente dilatori che non per concreti pericoli
di lesione ai diritti della difesa. Peraltro lo stesso
consiglio dell'ordine degli avvocati si è dissociato dalle
iniziative della camera penale di Brindisi contro la
magistratura di quella città.
Lo stesso avere formulato riserve da parte della camera
penale sull'operato della procura della Repubblica in ordine
alle dichiarazioni rese dal collaboratore della giustizia
Antonio Bruno (il quale, fuggito dal carcere, ha poi
ritrattato) appare pretestuoso e non fondato, ritenuto anche
che le dichiarazioni successive non avevano attinenza
all'oggetto del processo.
Sull'episodio la Commissione auspica che l'ordine
professionale operi una profonda verifica ed adotti i
provvedimenti che riterrà più opportuni. Deve, tuttavia,
esprimere il proprio convincimento che il processo in corso si
concluderà speditamente e senza condizionamenti di sorta.
Le forze dell'ordine appaiono ben coordinate e presenti in
numero sufficiente in tutta la provincia.
MESAGNE
Alla pari delle precedenti visite sopralluogo, la
Commissione ha proceduto all'esame della particolare
situazione del Comune di Mesagne per conoscere gli sviluppi
dell'azione di contrasto avviata già nel corso della
precedente legislatura.
L'audizione del sindaco e dei capigruppo del Consiglio
Comunale ha consentito di acquisire dati che appaiono non
concordanti.
Da un lato vi è una indubbia presa di coscienza da parte
delle forze politiche sulle fenomenologie criminali della zona
e si registrano iniziative da considerarsi positive sul piano
amministrativo e di presenza istituzionale. La denunciata
carenza di forze dell'ordine, una vera e propria emergenza in
passato, è venuta meno perché oggi esistono nel comune sia un
commissariato, sia una stazione dei carabinieri. Per altro
verso, la volontà di reazione da parte degli amministratori e
delle forze dell'ordine ha incoraggiato, in taluni casi, gli
stessi cittadini a reagire inducendoli a denunciare in forma
organizzata (oltre 150 denuncianti) casi di pascolo abusivo,
racket nelle campagne, interferenze in attività agricola.
D'altro lato, la diminuita tensione sul piano meramente
militare da parte delle organizzazioni criminali (Mesagne è
nota per avere dato i natali al capo storico della Sacra
Corona Unita) e la persistente presenza della criminalità in
quasi tutti i settori produttivi fanno temere una sorta di
normalizzazione delle manifestazioni malavitose ed un
interesse a non allarmare cittadinanza e forze dell'ordine per
potere meglio operare nella illegalità.
Così l'attività di estorsione non si manifesta più
soltanto con attentati ad esercizi commerciali e ad industrie
manifatturiere, ma con richieste di tangenti a liberi
professionisti, nonché con la presenza di soggetti malavitosi
in settori di attività produttive.
Permangono, in misura assai elevata, le truffe nei
confronti della CEE mediante le contribuzioni non dovute
erogate dall'A.I.M.A. e contestuale imposizione di tangenti su
tutte le erogazioni. Il settore edilizio appare fortemente
inquinato da operazioni di rilevante entità portate a termine
da soggetti prestanome la cui attività non giustifica la
disponibilità di così ingenti capitali.
In presenza di tali dissonanze, è convincimento della
Commissione che il Comune di Mesagne rappresenti un caso
Pag. 107
emblematico per la comprensione degli strumenti di lotta alla
criminalità organizzata. Se non si creano reali condizioni di
sviluppo dell'economia legale, possono conseguirsi successi
solo parziali ma non estirpare i fenomeni malavitosi.
Nonostante gli sforzi organizzativi e politici conseguiti
nel Comune ed i risultati sostanzialmente positivi, a Mesagne
non sono ancora presenti quelle condizioni (in primis la piena
occupazione) in grado di offrire soluzioni definitive. Anzi,
sotto un certo profilo, la crisi finanziaria che ha colpito la
finanza pubblica ed il conseguente taglio a servizi sociali
aggreganti, hanno reso più lontano l'obiettivo.
* * *
TARANTO
Per l'esame della situazione concernente la provincia di
Taranto, la Commissione ha ascoltato il prefetto, il questore,
il comandante dei carabinieri e della Guardia di finanza, i
magistrati degli organi inquirenti e quelli degli organi
giudicanti, il commissario straordinario, il presidente del
CO.RE.CO., il direttore della locale sede della Banca
d'Italia, i rappresentanti sindacali del SIULP, COISP e SIAP,
il presidente della Camera di commercio, i rappresentanti dei
sindacati provinciali CGIL, CISL, UIL e CISNAL, i
rappresentanti delle associazioni sindacali dei settori
dell'agricoltura, del commercio, dell'artigianato e
dell'industria, i rappresentanti delle associazioni
antiracket.
L'evoluzione della criminalità nel tarantino è
strettamente collegata all'andamento della situazione
economica della zona.
Attualmente trova conferma quel processo di recessione,
già registrato nel corso della precedente visita, collegato
alla crisi del settore siderurgico. La riorganizzazione del
comparto dell'acciaio che ha interessato l'ILVA è infatti
caratterizzata da un processo di recupero dei costi e di
ridimensionamento degli organici che si è ripercosso e si
ripercuote negativamente sull'andamento dell'occupazione e
sulle attività indotte.
Ciò anche perché il tessuto socio economico tarantino è
rimasto per oltre trent'anni legato alle sorti dell'ex
Italsider senza sentire il bisogno di creare una base
imprenditoriale autonoma. Pertanto, tutte le attività che si
sono sviluppate nel tempo intorno al grande serbatoio di
occupazione e reddito della provincia, non munite di
sufficiente autonomia, sono entrate in crisi con la crisi
dell'attività trainante. Attualmente viene denunciato da parte
di tutte le forze economiche e sociali lo stato di pressoché
totale collasso della attività produttiva.
Nè le stesse forze ravvisano, nella fase attuale, segnali
di ripresa ed iniziative adeguate da parte delle forze
politiche regionali e locali.
Peraltro, in assenza di altre fonti di reddito,
l'attenzione della malavita organizzata si è rivolta verso il
settore del commercio (anch'esso in forte crisi), dei servizi
e dell'agricoltura. L'attività di contrabbando oltre ad una
fonte di reddito rappresenta una forma alternativa di
occupazione.
L'evoluzione delle presenze criminali nella provincia vede
attualmente l'operare di cinque gruppi: quello "storico" che
fa capo ai fratelli Riccardo e Gianfranco Modeo (detenuti) che
a tutt'oggi è il più numeroso per affiliati; quello di
D'Andria Maria, vedova di Antonio Modeo assassinato
nell'agosto 1990 in una guerra tra bande; la famiglia
Martera-Chiochia-Cianciaruso, da considerarsi anch'essa
filiazione del clan Modeo; il gruppo dei Scarci, la cui
influenza si esercita nell'area geografica limitrofa alla
Basilicata fino ad operare nel materano; l'ex clan De
Vitis-Ricciardi che, dopo la morte del De Vitis si è unito con
i D'Oronzo ed esercita la propria influenza in città.
Tali famiglie si sono suddivise il territorio in zone di
influenza; ciò ha impedito che nella provincia si insediassero
altre organizzazioni criminali. La ripartizione del territorio
e la continua conflittualità tra gruppi - di cui è riprova
Pag. 108
l'altissimo numero degli omicidi registrati nel 1991 (54) e
nel 1992 (13), quasi tutti appartenenti ai vari clan -
conferma il fatto che i gruppi non hanno un comando unitario e
che non esiste una vera e propria cupola.
Pur non essendo agevole conoscere i meccanismi
organizzativi e le alterne alleanze che legano i gruppi
malavitosi (e, ciò anche perché la continua azione di
contrasto da parte delle forze dell'ordine ed i successi
ottenuti costringono i clan a cercare continuamente nuovi
modelli organizzativi e nuove modalità operative), può
tuttavia affermarsi che nel tarantino - ad eccezione della
zona di Manduria dove opera un gruppo facente capo a Vincenzo
Stranieri e Massimiliano Cinieri, legati alla Sacra Corona
Unita - questa associazione criminale non abbia pienamente
allignato.
Sono invece innegabili, anche perché accertati in via
giudiziaria, i collegamenti con la "'Ndrangheta", "Cosa
Nostra" e la Camorra.
I collegamenti con la "'Ndrangheta", tradizionali della
criminalità tarantina anche per ragioni di contiguità
geografica con la Calabria, sono stati denunciati (da parte di
alcuni collaboratori di giustizia) come estesi anche alla
Sacra Corona Unita con l'inserimento in essa di alcuni
esponenti di vertice della famiglia Gattini-Rizzardi operante
nel catanzarese.
I collegamenti con "Cosa Nostra" risultano accertati sia
in ragione di una sorta di "riconoscimento" delle
organizzazioni locali da parte di associazioni mafiose, sia
per scambi di uomini e di armi da utilizzare per omicidi ed
attentati.
I rapporti con la "Camorra" si concretizzano non solo nel
tradizionale settore del contrabbando di tabacchi ma anche
nello smaltimento e trasporti dei rifiuti solidi urbani.
I settori operativi della malavita organizzata della
provincia sono quelli delle estorsioni, del traffico degli
stupefacenti (in ordine al quale si registra un innalzamento
dei livelli organizzativi e della qualità dei collegamenti),
del contrabbando di tabacchi (che rimane il settore più
consistente per numero di addetti e per quantità di guadagni),
delle truffe comunitarie e delle sofisticazioni di vino, dello
smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
L'azione di contrasto condotta dalle forze dell'ordine, le
quali - oltre che ad una indubbia maggiore coordinazione -
hanno potuto disporre anche di più ricca disponibilità di
uomini e mezzi, ha conseguito successi da considerarsi
soddisfacenti.
Sono state registrate diminuzioni per tutti i reati più
gravi (omicidi da 52 a 12; tentati omicidi da 55 a 24; rapine
da 509 a 402; estorsioni da 102 a 48) in aumento solo il
numero degli attentati dinamitardi (da 88 a 99) e del traffico
di stupefacenti (da 171 a 212). il tutto per un totale 6991
(232) di persone denunciate e n.1483 (339) di persone
arrestate.
Si deve, tuttavia, osservare che, pur a fronte dei
notevolissimi successi conseguiti nei confronti della
criminalità organizzata, che negli ultimi due anni è stata
decapitata di quasi tutti i capiclan (uccisi, in carcere o
ricercati), la realtà della sicurezza pubblica nella provincia
non è parimenti migliorata.
Ciò è dovuto, secondo l'articolata analisi fatta dal
prefetto di Taranto, dal fatto che i gruppi operanti nella
zona, pur se organizzati intorno ad interessi coltivati in
determinate zone d'influenza, non hanno mai raggiunto la
totalità del controllo del territorio secondo gli schemi delle
più agguerrite consorterie operanti in altre regioni. La
situazione, pertanto, rimane esposta a pericoli di evoluzione
dei fenomeni criminali e nella provincia, attualmente, possono
trovare spazi di intervento altri gruppi anche non
indigeni.
Deve rimanere, pertanto, alta la tensione di contrasto ed
elevato lo stato delle conoscenze su tutti i fenomeni
ricollegabili a fattispecie criminose.
In ogni caso, le attuali difficoltà in cui versa la
malavita tarantina, portano a ritenere che le operazioni
delittuose verranno ad assumere forme più cruente ed
aggressive.
Tale circostanza già si nota nel contrabbando dei tabacchi
lavorati esteri dove le difficoltà internazionali collegate
Pag. 109
alla situazione dei paesi balcanici e dell'Albania ha reso più
difficoltosi gli approvvigionamenti e, di conseguenza, più
preziosi i carichi e più forti le resistenze per la difesa
degli stessi.
Per altro verso, si registra una maggiore penetrazione
dell'economia illegale nei settori produttivi legali.
Costituiscono segnali preoccupanti di tale fenomeno - segnali,
tuttavia, che ancora non hanno trovato riscontro in
procedimenti giudiziari definiti - l'elevato numero delle
società finanziarie operanti nella città (135) e nella
provincia (40), nonché il rilevante "turn over" di esercizi
commerciali che cessano, e di altrettanti che iniziano, la
propria attività. Si tratta, evidentemente, di operazioni
connesse al riciclaggio di denaro proveniente da reato, denaro
di cui nella zona vi è grande disponibilità per la proficua
attività di contrabbando ed estorsiva.
Circa l'attività di prevenzione va rilevato che la
maggiore consistenza delle forze dell'ordine consente di avere
una più puntuale conoscenza del territorio ed una più corretta
lettura dei fatti socio-economici ivi presenti.
Vi è una maggiore coscienza civile contro i fatti
criminosi, soprattutto nei confronti di quelli estorsivi
avverso i quali si organizzano associazioni antiracket di
categoria e di cittadini. D'altro lato, l'aver messo a fuoco i
settori di tradizionale connivenza (appalti e raccolta rifiuti
solidi urbani) tra amministratori di enti locali e criminalità
organizzata, ha prodotto l'effetto di una diminuzione delle
interferenze politiche locali.
Resta, tuttavia, concorde il giudizio fortemente critico
sulle disattenzioni, inefficienza, incapacità di intervento
della amministrazione regionale (soprattutto nel settore
industriale e dell'agricoltura) e delle amministrazioni
locali.
Anche il mondo della scuola e dei giovani appare coinvolto
nel processo della riconquista quella legalità. Dalla
affollata ed attiva assemblea studentesca tenutasi presso il
Provveditorato agli studi di Taranto, alla quale hanno
partecipato i membri della Commissione insieme a studenti,
docenti ed operatori scolastici, le forze della scuola hanno
testimoniato, con prese di posizione meditate e coraggiose, la
volontà di reazione dei giovani contro la società
criminale.
La Commissione ritiene emblematica tale testimonianza e
interpreta nell'assemblea degli studenti tarantini la voce di
tutti i giovani della Puglia, riuniti nelle comunità
scolastiche, nelle associazioni e nei movimenti di
volontariato, che all'unisono affermano di voler considerare
definitivamente chiusa la stagione dell'indifferenza e
dell'omertà per tornare a riappropriarsi degli spazi di
democrazia e di vivere civile di cui affermano avere
diritto.
La Commissione fa proprie, altresì, le istanze degli
studenti che chiedono maggiore attenzione verso i problemi del
mondo del lavoro e del collegamento di questo con il mondo
della scuola. Un maggiore coinvolgimento di taluni settori
produttivi, quali quello dell'artigianato, potrebbe essere
risolutivo per i problemi occupazionali dei giovani.
* * *
LECCE
A Lecce la Commissione ha proceduto alle audizioni del
prefetto, del questore, del comandante del gruppo carabinieri,
del comandante del ROS, del comandante della Guardia di
Finanza, dei magistrati operanti presso i vari organi
inquirenti e giudicanti, del presidente e dei capigruppo della
giunta provinciale, del sindaco e dei capigruppo del Consiglio
comunale, del presidente del comitato regionale di controllo,
del direttore della locale sede della Banca d'Italia, dei
rappresentanti dei sindacati di polizia SIULP,COISP e SIAP,
del presidente della Camera di commercio, dei rappresentanti
dei sindacati CGIL, CISL, UIL e CISNAL del segretario
provinciale della Confartigianato, dei rappresentanti delle
associazioni antiracket, dei rappresentanti delle associazioni
produttive ed imprenditoriali.
I dati raccolti nella quasi totalità delle audizioni
confermano che, nell'intera provincia, nonostante il recente
Pag. 110
radicamento dell'organizzazione criminale Sacra Corona Unita,
fenomeno che risale agli inizi degli anni ottanta, deve
considerarsi essere definitivamente venuta meno la situazione
ottimale che si registrava prima di tale data. E ciò,
nonostante siano emersi indubbi dati positivi. Deve, infatti,
porsi in evidenza che il forte allarme lanciato dalla
Commissione nella precedente legislatura ha fatto crescere la
coscienza civile sul problema sicché allo stato attuale non è
dato registrare, come nel passato, la resistenza culturale a
riconoscere la esistenza e la gravità del fenomeno. Le forze
politiche e socio-economiche sembrano meglio attrezzate a
contrastare le presenze criminali ed adottano sia pure ancora
sporadicamente iniziative di lotta.
Le forze dell'ordine appaiono congruamente rinforzate e
ben coordinate. Nonostante la sua vastità (97 comuni), i
carabinieri hanno una puntuale conoscenza del territorio della
provincia e nel corso dell'anno hanno eseguito 998 arresti,
con un aumento di 150 unità rispetto all'anno precedente.
Parimenti, dai dati riguardanti l'azione di contrasto
anche da parte della polizia e della guardia di finanza, si
registrano significative diminuzioni in tipologie di reati
(omicidi, rapine, attentati dinamitardi) indicativi di
attività mafiosa.
Anche la sensibile diminuzione dei furti denota un
maggiore controllo del territorio da parte delle forze
dell'ordine ed una più grande capacità di intervento.
Gli stessi successi sul piano giudiziario, con la
conclusione del noto maxiprocesso che ha decapitato i capi
storici della Sacra Corona Unita, con la individuazione dei
responsabili dell'attentato al treno Lecce-Milano e di quello
al palazzo di giustizia e con la disponibilità delle
informazioni anche tramite importanti collaboratori di
giustizia, denotano una azione di contrasto più efficace.
Tuttavia, a questi dati positivi fa riscontro una realtà
di insediamenti criminali che appare ben lungi dall'essere
sconfitta o debellata.
E' stata indicata nel leccese l'esistenza di vari gruppi
criminali riferibili alla organizzazione della Sacra Corona
Unita. I più consistenti sono quelli facenti capo ai De
Tommasi, ai Tornese, ai Rizzo ed ai Gianfreda. Tali gruppi
operano prevalentemente nel nord della provincia spingendosi,
grosso modo, fino a Nardò. Più a sud operano i gruppi dei
Padovano, Scarlino e Giannelli.
Il gruppo più importante del nord è quello dei De Tommaso;
a sud il più consistente è quello dei Padovano originario di
Gallipoli.
Sono stati individuati circa 800 affiliati. Rispetto al
precedente sopralluogo, la novità processualmente accertata
più rilevante, è costituita dalla presenza del gruppo Raffaele
Gianfreda ed Angelo Vincenti (di cui si ricorda la sua
ingerenza nell'amministrazione comunale di Surbo) al quale
vengono attribuiti metodi di lotta particolarmente violenti e
pericolosi, e si imputa la responsabilità dell'attentato al
treno Lecce-Zurigo che, solo occasionalmente, non ha provocato
una vera e propria strage.
Con l'ingresso di tale gruppo, si ritiene che il livello
criminale della zona abbia fatto un ulteriore salto perché non
vi erano precedenti di utilizzazione di strumenti stragisti
per fini di criminalità organizzata e per affermare (anche nei
confronti dei gruppi rivali) il proprio predominio nel
territorio. Peraltro, gli attentati dinamitardi consumati nei
confronti del palazzo di giustizia di Lecce, testimoniano una
volontà di attacco portato direttamente alle istituzioni.
Vanno anche letti come segnali per influenzare il maxi
processo (allora in corso) e gli equilibri di forza interni
all'organizzazione criminale.
I vari gruppi agiscono per zone ben definite. Il che
riprova un accordo sulla spartizione del territorio. Contrasti
vi sono tra i gruppi De Tommasi e Tornese; la conseguente
faida ha portato ad un rilevante numero di omicidi.
Oggetto di rilievo e di raccomandazione per la futura
azione delle forze dell'ordine è la circostanza che, nel corso
delle audizioni, sono emerse conoscenze molto approfondite in
ordine alla criminalità della zona settentrionale della
Pag. 111
provincia di Lecce, mentre è stata denunciata la mancanza di
analoghe conoscenza riguardo alla zona meridionale per la
riscontrata maggiore impermeabilità alle indagini del gruppo
facente capo alla famiglia Padovano della quale deve
confermarsi la pericolosità, già emersa nel corso del
precedente sopralluogo, per i suoi legami con il mondo
imprenditoriale della zona.
I settori di presenza dei vari gruppi sono ancora quelli
ormai di consolidato radicamento, delle estorsioni, del
traffico degli stupefacenti e delle truppe A.I.M.A.
Per quanto riguarda, in particolare, le estorsioni queste
si manifestano non soltanto attraverso il tradizionale
pagamento del "pizzo" ma anche - in particolare nel settore
dell'edilizia e dell'agricoltura - con il furto del mezzo di
lavoro e la successiva richiesta di una somma per la sua
restituzione.
In ogni caso, si tratta di un fenomeno molto diffuso che
interessa tutto il mondo della produzione e dei servizi e che
presenta peculiarità per i mezzi di ritorsione impiegati
(taglio di interi oliveti, incendio di coltivazioni,
manomissione di serre) inibizione di taluni mercati (nel
comune di Leverano agli imprenditori commerciali è stato
proibito di presentarsi al mercato floricolo).
Tale fenomeno rende oggettivamente ancora più difficile il
permanere degli imprenditori nel mercato già gravato dalla
onerosità dei finanziamenti bancari (il costo del denaro è
giunto fino al 22,5 per cento) e dall'affievolimento
dell'intervento pubblico). Le frodi comunitarie, pertanto,
sono alimentate non solo dalla ben organizzata struttura
criminale ma anche dagli stessi produttori che trovano nel
contributo irregolarmente concesso una sorta di compenso alla
estorsione subita ed alla onerosità del finanziamento.
Il mondo cooperativo è in piena crisi. I produttori
agricoli sono costretti a vendere sotto costo e
progressivamente a lasciare l'attività. Attraverso l'attività
di credito esercitata da finanziarie sospettate di riciclare
denaro proveniente da reato ad interessi usurai, vengono man
mano rilevate le aziende in crisi che si concentrano intorno a
soggetti non qualificati.
Per la produzione della sanza d'oliva di fatto si è venuta
a creare una situazione di monopolio che praticamente ha
azzerato il prezzo del prodotto reperito fuori dai canali
illegali.
Gli interventi a sostegno delle attività produttive
appaiono inadeguati e, comunque, i finanziamenti alle varie
attività vengono concessi con tali ritardi da risultare
inutili e sono sospettati di clientele e di accordi con
organizzazioni di consulenza che prestano la loro attività in
modo molto oneroso (una pratica di finanziamento finisce con
il gravare per il 6 per cento sull'ammontare dell'operazione,
qualunque sia il valore).
In ogni caso, produttori ed imprenditori giudicano molto
negativamente l'attività della Pubblica Amministrazione
sospettata di clientelismo e connivenze.
Tale contesto produttivo, unito alla crisi generale
dell'intero Paese, ha generato un ulteriore aggravamento della
situazione occupazionale. I dati dell'osservatorio regionale
sul mercato del lavoro indicano in 89.408 unità gli iscritti
al collocamento, di cui 52.085 giovani. La percentuale di
disoccupazione sul piano provinciale è pari al 10,92 per cento
della forza lavoro.
Tale dato, rapportato al livello regionale di
disoccupazione, pari al 9,30 per cento - appare allarmante se
si considera che la realtà del leccese era considerata fino a
qualche anno fa una "isola felice".
Ancora più allarmante, se si considera che il territorio
della provincia presenta ancora rilevanti occasioni produttive
soprattutto nell'agricoltura, nel turismo e nel settore della
trasformazione agro-alimentare.
Resta confermato, anche per la provincia di Lecce, il dato
della rilevante presenza di società finanziarie. Operano nella
provincia 78 imprese di intermediazione finanziaria.
La presenza di tali imprese, il cui elevato numero non
concorda con la crisi attualmente in atto, fa desumere una
cospicua attività di riciclaggio di denaro di provenienza da
Pag. 112
reato. Il numero tuttavia non è cresciuto negli ultimi anni
evidentemente per la saturazione anche di questo mercato
illegale.
Relativamente ai rapporti tra criminalità organizzata e
politica è da porre in rilievo che soltanto di recente è stata
posta attenzione a questo problema. Nel mese di luglio la
D.D.A., di Lecce ha chiesto una autorizzazione a procedere nei
confronti dell'on. Antonio Bruno, del PSDI, per una ipotesi di
voto di scambio con il gruppo dei fratelli Modeo. Ancora
recentemente, sono stati avviati procedimenti penali nei
confronti di amministratori dei comuni di Leverano, Maglie e
Scorrano per ipotesi di reato di corruzione e di concussione.
Accertamenti patrimoniali sono in corso su politici che hanno
acquisito cospicue ricchezze.
Ciò nonostante, secondo il procuratore generale della
Corte di Appello, sui collegamenti tra criminalità, politica,
pubblica amministrazione ed imprenditoria, non sono ancora
emersi i fatti più significativi avendo le indagini soltanto
colpito situazioni marginali.
La magistratura si sta muovendo con grande impegno anche
se, talvolta, non riesce a gestire con la dovuta lucidità i
conflitti di competenza che si sono venuti a creare per la
gestione di alcuni collaboratori di giustizia (Annacondia e
Cirfeta) in ordine ai quali si è aperto un vero e proprio
contrasto tra le procure di Bari e di Lecce. E' giudizio della
Commissione che sul problema occorra che i responsabili della
Direzione Nazionale Antimafia detti norme più precise che
riducano al massimo la discrezionalità delle varie procure. E
ciò, anche al fine di evitare che possibili eccessi di
protagonismo da parte degli inquirenti possano nuocere alle
indagini.
* * *
COMUNI SCIOLTI EX LEGE n.221/1991
Nel corso dei due sopralluoghi la Commissione si è anche
soffermata ad esaminare la situazione dei comuni sciolti ai
sensi della normativa diretta a combattere i fenomeni di
infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso (legge n.221
del 22 luglio 1991).
GALLIPOLI
(comune sciolto il data 30 marzo 1991)
Gli amministratori straordinari hanno riferito di avere
trovato una situazione amministrativa ed economica disastrosa.
L'operazione dei commissari rivolta al riassesto finanziario
ha avuto un certo successo nel senso che la situazione di
cassa è stata richiamata.
Il riassetto ha comportato, però, l'impoverimento di
alcuni servizi pubblici quali l'asilo nido ed i trasporti
urbani. La stessa casa di riposo rappresenta, al momento, un
onere giudicato eccessivo per le finanze comunali.
Sono state registrate collusioni, o quanto meno gravi
disattenzioni, in quasi tutti i settori di competenza. Gli
organici dei comuni sono insufficienti e risultano carenti
soprattutto dei dirigenti. La burocrazia comunale non appare
pienamente affidabile anche perché, in taluni casi, sembra
avere conservato i legami con i vecchi amministratori.
Dopo una prima fase di completo isolamento, i commissari
straordinari hanno nuovamente contattato le forze politiche
(le segreterie delle sezioni) per renderle compartecipi ad
alcune scelte di fondo della città (adozione nuovo piano
regolatore generale, privatizzazione di alcuni servizi,
allocazione di un depuratore). La risposta è apparsa positiva
e sembra che tali forze vogliano riavvicinarsi
all'amministrazione dell'ente locale con maggiore
responsabilità.
Anche i rapporti con la popolazione appaiono, nel
complesso, migliorati e viene avvertito un minore distacco
dall'amministrazione straordinaria.
Nonostante l'attenzione al problema, non è stato ancora
aggiundicato l'appalto per la raccolta e lo smaltimento dei
rifiuti solidi urbani; l'influenza dei soggetti legati alla
Sacra Corona Unita impediscono l'affidamento dell'appalto a
terzi.
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Permangono le difficoltà dei commissari nel trovare
affidabili referenti in soggetti in qualche modo partecipi
alle vecchie gestioni. Sotto tale profilo suggeriscono di
dotare i comuni scilti, per il periodo di commissariamento,
anche di un segretario comunale esterno alla città.
* * *
SURBO
(comune sciolto il 30 settembre 1991)
Viene percepita dai commissari una volontà di cambiamento
da parte delle forze politiche contattate (Rifondazione
Comunista, PDS, PRI, MSI-DN e DC) le quali si sono impegnate a
non candidare persone compromesse in episodi malavitosi o
comunque poco chiari.
Sono stati isolati i vecchi amministratori che, in un
primo momento, tentavano di mantenere i rapporti con la
burocrazia comunale. Allo stato non è possibile affermare che
siano cessate le collusioni ed i condizionamenti che avevano
determinato lo scioglimento. Sta di fatto, però, che con
l'arresto del capomafia Vincenti, si è determinato,
nell'amministrazione e nella cittadinanza, un clima di
maggiore favore.
La esposizione finanziaria del comune, pur se grave, non
era disastrosa ed è stata richiamata.
Il problema maggiore rimane quello dei dipendenti
(organico insufficiente) che tuttora non mostrano di voler
pienamente collaborare. Vi è il sospetto che, dietro
atteggiamenti giudicati a volte ostruzionistici, vi siano
ancora vecchi contatti ed interessi.
Permane grave la situazione della criminalità nel comune,
criminalità che si manifesta soprattutto con estorsioni ai
danni di commercianti e con atti di delinquenza di strada
(furti e danneggiamenti ad edifici pubblici). Peraltro, la
presenza delle forze dell'ordineè giudicata assolutamente
insufficiente (una stazione di carabinieri con solo sei
militari).
* * *
TERLIZZI
(comune sciolto in data 3 marzo 1993)
Il recente episodio (7 maggio scorso) dell'autobomba
esplosa davanti alla sede comunale con il ferimento di un
vigile urbano, testimonia la gravità della situazione
dell'ordine pubblico nel comune.
Terlizzi è una cittadina di 25 mila abitanti che ospita
uno dei più importanti mercati dei fiori dei centro-sud. Vi
confluiscono operatori dalla Calabria, Basilicata, Campania ed
Abruzzi oltre che dal resto della Puglia. Il mercato è
occasione di rilevanti affari ed appare governato dalla
malavita locale che ne controlla gli accessi ed i prezzi. Le
forze dell'ordine sono assolutamente insufficienti e non
riescono ad avere il controllo della zona.
L'organizzazione del comune è meno che approssimativa. Ai
problemi di carenza di personale (circa il 50 per cento
dell'organico) si aggiungono problemi di incompetenza e di
inaffidabilità. L'ufficio tecnico è come se non esistesse. Il
piano regolatore generale non risulta ancora redatto anche se
i commissari stanno cercando di accelerare i tempi. Molti
esercizi artigiani, carenti di fognature o non in regola con
le norme che disciplinano le variazioni di destinazione d'uso,
debbono chiudere a seguito dell'intervento dei Carabinieri che
appongono i sigilli.
I commissari stanno operano per il ripristino della
legalità soprattutto nel settore degli appalti di lavori e
delle forniture. E' stato eliminato completamente
l'affidamento a trattativa privata. Si sta operando per
rompere con il regime precedente che assegnava gli appalti
"per turnazione", sempre alle stesse ditte.
* * *
MODUGNO
(comune sciolto in data 30 marzo 1993)
La burocrazia comunale registra un vuoto di organico di
circa il 40 per cento. Appare ancora legata ai vecchi
amministratori. Sono vacanti tutti i posti di dirigenza più
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importanti e vi sono problemi di professionalità. I commissari
sono dovuti ricorrere ad un contratto di collaborazione con un
vice segretario comunale di un comune vicino. La pressocché
totale assenza di vigili urbani (15 su 50 di organico) rende
impossibile controllare interi settori comunali quali il
commercio, l'annona e l'abusivismo. Il piano regolatore
generale non è stato approvato, nonostante inviato, già da
tempo, alla regione Puglia. Tale circostanza genera, di fatto,
un blocco totale delle nuove iniziative industriali con una
ulteriore caduta dei livelli occupazionali.
Il dissesto finanziario non appare grave. Occorre
ridimensionare i progetti eccessivamente onerosi dei
precedenti amministratori ed operare per i servizi essenziali
del comune (mancano fognature ed impianti di
illuminazione).
L'assenza di piano regolatore ha provocato anche un
diffuso abusivismo edilizio. I commissari stanno operando per
individuare aree per insediamenti di edilizia economica e
popolare.
VALUTAZIONE CONCLUSIVE
Occorre, conclusivamente, porre in rilievo, sul piano
generale, alcuni elementi che sono emersi in modo uniforme da
tutte le audizioni ed, in particolare, da quelle tenute con i
vari organi inquirenti e giudicanti della magistratura
ordinaria.
In primo luogo è stato registrato un apprezzamento unanime
per la legislazione premiale che è stata adottata nei
confronti dei collaboratori di giustizia. Tale normativa sta
stimolando numerose collaborazioni, delle quali talune
particolarmente importanti, che hanno consentito una più
profonda conoscenza del fenomeno ed ha fatto fare alle
indagini quel salto di qualità da tempo auspicato. L'esito del
"maxi-processo" celebratosi a Lecce nei confronti dei vertici
della Sacra Corona Unita conforta tali tesi.
Anche a prescindere dalle positive ripercussioni sulla
successiva azione di contrasto condotta nei confronti
dell'organizzazione criminale - la quale, a tutt'oggi,
dimostra di non avere ancora riassorbito il colpo -, il
"maxi-processo" ha dimostrato come un'attenta valutazione del
ruolo dei "pentiti" ed una loro corretta utilizzazione
processuale, consenta di mettere a fuoco fenomeni altrimenti
non pienamente conoscibili. Peraltro, sembra finalmente
battuta la linea difensiva che tentava di presentare i
soggetti implicati come soggetti non organizzati nè collegati
alla criminalità organizzata. E' stato giudizialmente
accertato che la Sacra Corona Unita è un'organizzazione
verticistica strutturata sul modello di "Cosa Nostra".
Sono anche state chiarite molte delle interconnessioni tra
le varie organizzazioni criminose e tra queste ed alcuni
settori politici ed imprenditoriali. Ciò anche se, come è
stato costantemente osservato, occorre procedere con grande
prudenza e cautela nella valutazione delle notizie fornite dai
pentiti sì da evitare inquinamenti da parte di falsi
collaboratori.
Per altro verso, il fatto che quasi tutti i capi storici
dei vari clan, oggi detenuti, abbiano deciso di collaborare
con la giustizia sembra avere attenuato l'esempio di omertà
offerto agli altri appartenenti al gruppo. Sembra essersi
indebolita la figura carismatica del "capo" nè sembrano
essersi affermati altri soggetti capaci di dettare regole
riconosciute da tutti. Una ulteriore azione di contrasto della
magistratura e delle forze dell'ordine induce a ritenere che
per i vari gruppi risulterà più difficile riorganizzarsi.
Sotto altro profilo, dalle audizioni è emerso il fatto
che, il più delle volte, le misure restrittive della libertà
personale non appaiono idonee ad impedire che i capi detenuti
continuino ad avere collegamenti con i gruppi di appartenenza.
A tale proposito è stato anche lamentato che, in taluni casi,
i collegamenti sono tenuti per il tramite dei difensori. Si
tratta di casi non frequenti ma preoccupa il fatto che
attraverso gli strumenti più delicati di garanzia
dell'imputato, possa giungersi a partecipare al delinquere.
Sul problema sembra sia da promuovere una iniziativa con la
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camera penale per individuare concrete e rigorose regole di
deontologia professionale e congrue sanzioni.
Parimenti, deve essere evidenziato il fatto che il ricorso
al Tribunale della libertà viene spesso utilizzato ai soli
fini di conoscere in dettaglio lo stato delle indagini
condotte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura. Si
ravvisa la necessità di procedere - senza indebolire i momenti
di garanzia del processo - ad una revisione legislativa
dell'istituto sì da limitare a definite fasi processuali il
ricorso al Tribunale della libertà.
In ogni caso, è urgente procedere ad una nuova verifica
sui criteri di allocazione dei detenuti nelle carceri e
riesaminare se non sia il caso di escludere che questi
risiedano nelle località dove è il centro dei loro affari
illeciti. Tale circostanza, infatti, consente ai condannati di
continuare a gestire le proprie attività. Rafforza nella
malavita la coscienza del proprio potere e della impunità; non
rompe i legami con l'organizzazione ma, anzi, ne crea
altri.
Del pari, urgente è procedere ad una energica azione
moralizzatrice all'interno degli istituti di pena entro i
quali si registrano, troppo spesso, episodi di corruzione e di
interessi tra personale e detenuti.
Altro dato comune per tutte le provincie è la
constatazione della insufficienza degli organici dei
magistrati. Si tratta di un problema antico per la
magistratura pugliese al quale ancora non è stata data
adeguata risposta. Anzi la nuova articolazione posta in essere
con la creazione delle Procure Distrettuali Antimafia (DDA) se
da un lato ha consentito una più puntuale azione di contrasto
e maggiori conoscenze del fenomeno, per altro verso ha
ulteriormente indebolito le procure della Repubblica che si
sono trovate a fronteggiare l'immensa casistica di reati di
natura non mafiosa con un organico ulteriormente ridotto.
Ulteriore aspetto venuto in evidenza è la constatazione
che il più attento coordinamento delle forze dell'ordine
registrato in tutte le provincie ha consentito di utilizzare
al meglio le forze disponibili e di avere un più efficace
controllo del territorio. Peraltro la specialità di talune
forze quali il ROS ed il GICO hanno consentito interventi più
puntuali sul piano militare ed una azione più articolata nei
confronti di reati di più complessa lettura quali quelli
connessi all'attività di riciclaggio mediante imprese
finanziarie, le truffe comunitarie ed all'INPS,
l'impossessamento di imprese produttive a seguito di attività
creditizie ed estorsive.
A questo proposito, la Commissione rappresenta ancora
l'esigenza di apportare modifiche all'articolo 12 quinquies
del D.L. 8 giugno 1992, n.306, anche così come modificato dal
recente D.L. 20 maggio 1993, n.153 (articolo 5), poiché
l'attuale stesura non risulta congrua per potere
tempestivamente aggredire i patrimoni illeciti in via
preventiva e cioè prima del formale inizio dell'azione penale.
E' auspicabile un ulteriore intervento legislativo che
consenta, superando i problemi di legittimità costituzionale
presenti nell'originaria stesura, l'adozione del provvedimento
cautelare di sequestro almeno all'atto della emissione della
informazione di garanzia.
Da ultimo è emerso, con carattere di generalità, che a
fronte della diffusa illegalità, approssimazione, noncuranza,
assenteismo, eccessiva burocratizzazione in cui operano le
pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, mancano
strumenti di controllo effettivamente utili nè per prevenire,
nè per reprimere, le attività illecite o semplicemente
illegali. Occorre riesaminare, sia sul piano dei controlli
interni, sia su quelli dei controlli giurisdizionali, l'intero
sistema che dovrà, in primo luogo, garantire l'autonomia e
l'indipendenza dei soggetti controllori e la non confusione
tra attività controllata ed attività di controllo. La
Commissione è del parere che il disegno di legge-quadro sulle
opere pubbliche attualmente all'esame della Camera dei
Deputati, ed il lavoro della Commissione bicamerale per le
riforme istituzionali, possano essere strumenti utili per
rendere più penetranti ed incisivi i sistemi di controllo.
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Il restituire legalità e trasparenza all'azione
amministrativa costituisce indispensabile mezzo di lotta alla
criminalità organizzata; occorre, infatti, rompere - con il
concorso anche della partecipazione dei cittadini - con il
regime di irresponsabilità, collusione ed impunità che
attualmente si registra in numerose amministrazioni, locali e
centrali.
La conclusione dei laboriosi maxi-processi di Lecce,
celebratisi in primo grado dall'ottobre 1990 al 23 maggio 1991
ed in secondo grado dal gennaio al 17 aprile 1992, ha
definitivamente sancito la esistenza della cosiddetta "quarta
mafia" operante in Puglia. Ulteriori elementi su tali presenze
criminose emergono dal maxi-processo di Brindisi, da numerosi
altri atti giudiziari e dalle puntuali e concordi
dichiarazioni di pentiti ritenuti affidabili.
L'osservazione di tale organizzazione criminale variamente
articolata e di volta in volta denominata "Sacra Corona
Unita", "Famiglia Salentina Libera", "Nuova Famiglia
Salentina", "Remo Lecce Libera", "Nuova Sacra Corona Unita",
"La Rosa" e "Rosa dei Venti", a seconda delle zone di
influenza e del momento storico, è di particolare importanza
perché scientificamente dimostra come, al di là dei rituali
adottati dalle varie associazioni a delinquere e al di là
della imitazione ed importazione di modelli di comportamento e
di "specializzazioni" in questi o in quegli affari, la
criminalità organizzata nasce ed alligna dove, unitamente ad
interessi da coltivare, vi è una non efficiente organizzazione
amministrativa, una debole presenza sociale, un tessuto
economico fragile, una presenza istituzionale pigra,
disattenta e talvolta collusa, una presenza politica incapace
di indicare delle vie di sviluppo e troppo preoccupata a
riprodurre se stessa che non a ricercare un vero consenso.
In Puglia, "camorra", "'ndrangheta", e "Cosa Nostra"
rivendicano tutte - ed a buon motivo - "padri fondatori".
Il raggruppamento operativo speciale (ROS) Carabinieri
della Puglia ha ricostruito dettagliatamente il nascere e
l'espandersi delle varie organizzazioni criminali nella
regione.
Al di là dell'interesse storico, si tratta di uno studio
di grande rilievo perché consente di ricostruire i passaggi
fondamentali attraverso i quali la criminalità organizzata si
appropria di un territorio.
La Commissione - che è anche impegnata in un'azione di
analisi e di contrasto alla criminalità organizzata che opera
nelle zone di presenza non tradizionalmente mafiose - ritiene
utile, per una ulteriore chiave di lettura, offrire, al
termine della relazione, uno stralcio di tale studio.
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