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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XI Legislatura

Documento


68723
STC0060-0006
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA MAFIA Resoc. Stenogr. n. 60 del 14 settembre 1993 (STC11-MAF-60)
(suddiviso in 103 Unità Documento)
Unità Documento n.6 (che inizia a pag.2658 dello stampato)
...Comunicazioni del presidente.
MASSIMO BRUTTI.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE
ZZSTC ZZSTC140993 ZZSTC930914 ZZSTC000993 ZZSTC000093 ZZSTC60 ZZMAF ZZMAF140993 ZZMAF930914 ZZMAF000993 ZZMAF000093 ZZMAF60 ZZ11
    MASSIMO BRUTTI.  Sarei dell'avviso di delineare subito il
  quadro dei lavori, perché il rischio è quello di protrarre il
  momento delle decisioni dilungandoci su una serie di
  questioni.  Dopo avere sentito i soggetti che oggi riterremo
  opportuno ascoltare, prenderemo atto dei risultati delle
  audizioni svolte.  Credo sia questo l'itinerario più lineare da
  seguire, perché ci consentirebbe di non trascinare troppo a
  lungo la questione.
     Al di là di quanto ci dirà il ministro Rognoni, le cui
  dichiarazioni è senz'altro importante acquisire, ritengo che
  la Commissione antimafia debba far chiarezza su una vicenda
  che per la prima volta mi sembra sia stata ammessa e
  dichiarata da responsabili dei servizi e da fonti
  istituzionali di alto livello: mi riferisco al fatto che nei
  giorni della primavera e dell'estate del 1981 vi è stata una
  trattativa caratterizzata, con ogni probabilità, da due linee
  che, sviluppandosi contemporaneamente, si sono intrecciate tra
  loro: una con coloro che avevano sequestrato Cirillo - quindi
  in rapporto ai terroristi e alle Brigate rosse -; l'altra, un
  po' diagonale, con la camorra e, tramite quest'ultima, con gli
  ambienti della fazione terroristica che gestiva il sequestro
  Cirillo.  Sappiamo che da tutto ciò conseguì un finanziamento
  alle Brigate rosse e, più precisamente, all'ala militarista
  delle medesime.
     In questa trattativa è intervenuto qualcuno che, in
  qualche modo, poteva considerarsi rappresentante delle
  istituzioni.  I due responsabili dei servizi che sono stati
  sentiti dalla Commissione antimafia hanno detto che, mentre
  per un certo periodo - i primi dieci giorni, se ho capito bene
  - della questione si occupava il SISDE, in seguito se ne
  occupò il SISMI e successivamente intervenne un terzo
  soggetto, a proposito del quale non abbiamo notizie
  sufficienti, che riuscì a condurre in porto l'operazione, in
  quanto considerato autorevole dalla camorra.  Credo che la
  nostra Commissione sia particolarmente interessata a conoscere
  questo terzo soggetto e a capire come si sono svolti i fatti.
  In particolare, ritengo si debba chiarire in che modo si è
  stabilito il rapporto con le organizzazioni camorristiche e
  come, tramite queste, è stata condotta la trattativa avente,
  come altri referenti, Senzani e le Brigate rosse.
     Ripeto, a mio parere è importante sentire ancora sia i
  personaggi che ci hanno già detto cose rilevanti, sia quelli
  che nella vicenda hanno svolto un ruolo essenziale, ma non
  ancora del tutto chiarito.  Il primo di questi personaggi,
  credo debba essere il generale Pietro Musumeci, all'epoca
  figura importante del SISMI, condannato in relazione ad
  un'azione di depistaggio per le indagini sulla strage del 2
  agosto alla stazione di Bologna.  Musumeci è uomo della P2 ed è
  colui che per un tratto gestisce la trattativa; anzi, se
  dobbiamo stare a ciò che ci è stato detto, è colui che in
  qualche modo
 
                             Pag. 2659
 
  preclude al SISDE ogni ulteriore intervento, sottolineando
  che la pista che egli ha nelle mani è quella giusta.  Credo
  sarebbe opportuno chiedere al generale Musumeci se ha qualcosa
  da dirci sulla trattativa condotta per il sequestro Cirillo,
  in quanto egli rappresenta una fonte diretta, di prima mano.
     Ritengo anche che sarebbe utile sentire l'avvocato di
  Cutolo, Francesco Cangemi, secondo il quale il problema di una
  eventuale raccolta di informazioni non interessava Cutolo,
  essendo questi interessato a stabilire un rapporto
  sinallagmatico di dare e di avere.  Sentire l'avvocato Cangemi
  ci consentirebbe di chiarire il senso di quelle parole e di
  sapere ciò di cui è a conoscenza in merito a questa vicenda.
     Prima di concludere, vorrei avanzare altre due proposte
  che considero rilevanti perché riferite a personaggi che per
  motivi diversi possono dire molto.
     Su tutta la vicenda che finora abbiamo preso in esame,
  manca il versante dell'ambiente terroristico, nonostante vi
  sia un uomo, Pasquale Notarnicola, che ha svolto un ruolo di
  raccordo e che non è propriamente un brigatista o un
  terrorista, in quanto è un detenuto comune politicizzato
  adesso in libertà.  Credo sia opportuno per la Commissione
  antimafia acquisire le dichiarazioni di questo personaggio.
     Sono dell'avviso, infine, che dobbiamo fare il possibile
  per mettere a fuoco la natura e la composizione di quel terzo
  soggetto occulto di cui si è parlato, il quale, soppiantando i
  due servizi, almeno nelle loro forme istituzionali, entra in
  gioco con successo perché ha autorevolezza sia nel rapporto
  con la camorra, sia nella trattativa che tramite essa riesce a
  stabilire con i terroristi.  Quando parliamo di un soggetto
  occulto in quell'epoca, in quei mesi, viene alla mente un dato
  già emerso in una serie di processi, cioè l'esistenza,
  all'interno del SISMI, del cosiddetto Supersismi, una
  struttura che, in qualche modo, riusciva a condizionare, anzi,
  a soppiantare lo stesso Santovito, direttore del SISMI.  Si
  trattava di una struttura di comando facente capo a Francesco
  Pazienza.  Sono dell'avviso che la Commissione debba ascoltare
  anche quest'ultimo, oltre a Musumeci, Notarnicola - per il
  versante riguardante i rapporti con i brigatisti - e Francesco
  Cangemi, avvocato di Cutolo.
 
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