| MASSIMO BRUTTI. Sarei dell'avviso di delineare subito il
quadro dei lavori, perché il rischio è quello di protrarre il
momento delle decisioni dilungandoci su una serie di
questioni. Dopo avere sentito i soggetti che oggi riterremo
opportuno ascoltare, prenderemo atto dei risultati delle
audizioni svolte. Credo sia questo l'itinerario più lineare da
seguire, perché ci consentirebbe di non trascinare troppo a
lungo la questione.
Al di là di quanto ci dirà il ministro Rognoni, le cui
dichiarazioni è senz'altro importante acquisire, ritengo che
la Commissione antimafia debba far chiarezza su una vicenda
che per la prima volta mi sembra sia stata ammessa e
dichiarata da responsabili dei servizi e da fonti
istituzionali di alto livello: mi riferisco al fatto che nei
giorni della primavera e dell'estate del 1981 vi è stata una
trattativa caratterizzata, con ogni probabilità, da due linee
che, sviluppandosi contemporaneamente, si sono intrecciate tra
loro: una con coloro che avevano sequestrato Cirillo - quindi
in rapporto ai terroristi e alle Brigate rosse -; l'altra, un
po' diagonale, con la camorra e, tramite quest'ultima, con gli
ambienti della fazione terroristica che gestiva il sequestro
Cirillo. Sappiamo che da tutto ciò conseguì un finanziamento
alle Brigate rosse e, più precisamente, all'ala militarista
delle medesime.
In questa trattativa è intervenuto qualcuno che, in
qualche modo, poteva considerarsi rappresentante delle
istituzioni. I due responsabili dei servizi che sono stati
sentiti dalla Commissione antimafia hanno detto che, mentre
per un certo periodo - i primi dieci giorni, se ho capito bene
- della questione si occupava il SISDE, in seguito se ne
occupò il SISMI e successivamente intervenne un terzo
soggetto, a proposito del quale non abbiamo notizie
sufficienti, che riuscì a condurre in porto l'operazione, in
quanto considerato autorevole dalla camorra. Credo che la
nostra Commissione sia particolarmente interessata a conoscere
questo terzo soggetto e a capire come si sono svolti i fatti.
In particolare, ritengo si debba chiarire in che modo si è
stabilito il rapporto con le organizzazioni camorristiche e
come, tramite queste, è stata condotta la trattativa avente,
come altri referenti, Senzani e le Brigate rosse.
Ripeto, a mio parere è importante sentire ancora sia i
personaggi che ci hanno già detto cose rilevanti, sia quelli
che nella vicenda hanno svolto un ruolo essenziale, ma non
ancora del tutto chiarito. Il primo di questi personaggi,
credo debba essere il generale Pietro Musumeci, all'epoca
figura importante del SISMI, condannato in relazione ad
un'azione di depistaggio per le indagini sulla strage del 2
agosto alla stazione di Bologna. Musumeci è uomo della P2 ed è
colui che per un tratto gestisce la trattativa; anzi, se
dobbiamo stare a ciò che ci è stato detto, è colui che in
qualche modo
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preclude al SISDE ogni ulteriore intervento, sottolineando
che la pista che egli ha nelle mani è quella giusta. Credo
sarebbe opportuno chiedere al generale Musumeci se ha qualcosa
da dirci sulla trattativa condotta per il sequestro Cirillo,
in quanto egli rappresenta una fonte diretta, di prima mano.
Ritengo anche che sarebbe utile sentire l'avvocato di
Cutolo, Francesco Cangemi, secondo il quale il problema di una
eventuale raccolta di informazioni non interessava Cutolo,
essendo questi interessato a stabilire un rapporto
sinallagmatico di dare e di avere. Sentire l'avvocato Cangemi
ci consentirebbe di chiarire il senso di quelle parole e di
sapere ciò di cui è a conoscenza in merito a questa vicenda.
Prima di concludere, vorrei avanzare altre due proposte
che considero rilevanti perché riferite a personaggi che per
motivi diversi possono dire molto.
Su tutta la vicenda che finora abbiamo preso in esame,
manca il versante dell'ambiente terroristico, nonostante vi
sia un uomo, Pasquale Notarnicola, che ha svolto un ruolo di
raccordo e che non è propriamente un brigatista o un
terrorista, in quanto è un detenuto comune politicizzato
adesso in libertà. Credo sia opportuno per la Commissione
antimafia acquisire le dichiarazioni di questo personaggio.
Sono dell'avviso, infine, che dobbiamo fare il possibile
per mettere a fuoco la natura e la composizione di quel terzo
soggetto occulto di cui si è parlato, il quale, soppiantando i
due servizi, almeno nelle loro forme istituzionali, entra in
gioco con successo perché ha autorevolezza sia nel rapporto
con la camorra, sia nella trattativa che tramite essa riesce a
stabilire con i terroristi. Quando parliamo di un soggetto
occulto in quell'epoca, in quei mesi, viene alla mente un dato
già emerso in una serie di processi, cioè l'esistenza,
all'interno del SISMI, del cosiddetto Supersismi, una
struttura che, in qualche modo, riusciva a condizionare, anzi,
a soppiantare lo stesso Santovito, direttore del SISMI. Si
trattava di una struttura di comando facente capo a Francesco
Pazienza. Sono dell'avviso che la Commissione debba ascoltare
anche quest'ultimo, oltre a Musumeci, Notarnicola - per il
versante riguardante i rapporti con i brigatisti - e Francesco
Cangemi, avvocato di Cutolo.
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